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Già prima dell'11
settembre era un'economia in crisi. Da quel giorno la situazione è
peggiorata. Mezzo milione di posti di lavoro bruciati. Il tasso di
disoccupazione cresciuto dal 4,9% (agosto 2001) al 5% (ma a New York
sono al 6.6%). L'amministrazione Bush ha stanziato fondi per sostenere
i settori più colpiti dell'economia americana. Il Congresso è
chiamato a prendere altre misure. Ma l'Afl-Cio, la centrale sindacale,
sostiene che le misure non bastano, che l'economia e il mondo del
lavoro hanno bisogno di aiuti più solidi, e questi aiuti li elenca nel
"Piano per la ripresa economica" che ha proposto ai deputati
e ai senatori degli Stati Uniti. Vediamolo nel dettaglio.
Per il sindacato il pacchetto di interventi economici presentato dai
repubblicani al Congresso (“Economic Security and Recovery Act of
2001") è del tutto insufficiente. Si concentra - sostiene l'Afl-Cio
- solo su sgravi fiscali per le grandi imprese, soccorre le corporations
ma non i lavoratori "in prima linea" sul fronte della crisi
economica. Per questo motivo i membri del Congresso lo dovrebbero
bocciare. I provvedimenti che servono all'economia americana dovrebbero
essere di ben altro livello.
Innanzitutto, spiega l'Afl-Cio nel suo Piano, bisogna rispondere ai
bisogni immediati, e dunque si dovrebbe: estendere il diritto ai
sussidi di disoccupazione, garantire l'assicurazione sanitaria anche a
chi ha perso il posto, investire in formazione, aumentare i minimi
salariali, aumentare gli sgravi fiscali per i lavoratori o, in
alternativa, sospendere temporaneamente le trattenute in busta paga.
Stando al sindacato, un serio programma di sostegno dovrebbe
movimentare dai 100 ai 200 miliardi di dollari, ossi investimenti pari
all' 1-2% del prodotto interno lordo.
Parte di questi soldi dovrebbe incanalarsi in aiuti federali agli Stati
e alle amministrazioni locali. Ma per l'Afl-Cio è altrettanto
necessario che gli Stati Uniti investano nelle infrastrutture. "La
recessione economica - si legge nel documento sindacale - potrebbe
avere una prospettiva di lungo termine, così come la minaccia
terroristica cui siamo sottoposti". Per questo motivo le unions
sono convinte che siano necessari interventi di ampio respiro.
In primo luogo "il ripristino della base industriale" degli
Usa. L'industria manifatturiera - ritiene l'Afl-Cio - deve essere
aiutata puntando sulla legislazione del lavoro già vigente e su di una
svalutazione del dollaro di almeno il 25%. A questa manovra si devono
aggiungere interventi di sostegno al sistema sanitario nazionale, che
per il sindacato "versa in condizioni critiche ed è assolutamente
impreparato ad affrontare l'emergenza bioterrorismo". Pari
attenzione dovrebbe essere riservata ai trasporti (autostrade,
ferrovie, aviolinea), dove ogni miliardo investito potrebbe creare
circa 40 mila posti di lavoro.
A postilla di questo elenco di misure, un vero e proprio piano Marshall
per l'economia americana, l'Afl-Cio non dimentica la propria vena
protezionistica e invita a rinsaldare lo "spirito di unità
nazionale" con uno slogan molto preciso: "Buy American or Buy
New York". Vale a dire: comprate beni prodotti negli Stati Uniti. "Tutti gli incentivi fiscali ad esternalizzare
attività industriali all'estero devono essere aboliti. (...) Occorre
assicurare che i dollari delle famiglie americane che lavorano duro
siano investiti nella costruzione di un'economia vitale, un'economia
che crei buoni lavori e protegga la nostra sicurezza e i nostri
interessi nazionali".
(22 ottobre 2001)
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