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Stati Uniti / Il sindacato al Congresso: sostenete l'economia
Il piano Marshall dell'Afl-Cio
di Davide Orecchio

Già prima dell'11 settembre era un'economia in crisi. Da quel giorno la situazione è peggiorata. Mezzo milione di posti di lavoro bruciati. Il tasso di disoccupazione cresciuto dal 4,9% (agosto 2001) al 5% (ma a New York sono al 6.6%). L'amministrazione Bush ha stanziato fondi per sostenere i settori più colpiti dell'economia americana. Il Congresso è chiamato a prendere altre misure. Ma l'Afl-Cio, la centrale sindacale, sostiene che le misure non bastano, che l'economia e il mondo del lavoro hanno bisogno di aiuti più solidi, e questi aiuti li elenca nel "Piano per la ripresa economica" che ha proposto ai deputati e ai senatori degli Stati Uniti. Vediamolo nel dettaglio.

Per il sindacato il pacchetto di interventi economici presentato dai repubblicani al Congresso (“Economic Security and Recovery Act of 2001") è del tutto insufficiente. Si concentra - sostiene l'Afl-Cio - solo su sgravi fiscali per le grandi imprese, soccorre le corporations ma non i lavoratori "in prima linea" sul fronte della crisi economica. Per questo motivo i membri del Congresso lo dovrebbero bocciare. I provvedimenti che servono all'economia americana dovrebbero essere di ben altro livello.

Innanzitutto, spiega l'Afl-Cio nel suo Piano, bisogna rispondere ai bisogni immediati, e dunque si dovrebbe: estendere il diritto ai sussidi di disoccupazione, garantire l'assicurazione sanitaria anche a chi ha perso il posto, investire in formazione, aumentare i minimi salariali, aumentare gli sgravi fiscali per i lavoratori o, in alternativa, sospendere temporaneamente le trattenute in busta paga.

Stando al sindacato, un serio programma di sostegno dovrebbe movimentare dai 100 ai 200 miliardi di dollari, ossi investimenti pari all' 1-2% del prodotto interno lordo.

Parte di questi soldi dovrebbe incanalarsi in aiuti federali agli Stati e alle amministrazioni locali. Ma per l'Afl-Cio è altrettanto necessario che gli Stati Uniti investano nelle infrastrutture. "La recessione economica - si legge nel documento sindacale - potrebbe avere una prospettiva di lungo termine, così come la minaccia terroristica cui siamo sottoposti". Per questo motivo le unions sono convinte che siano necessari interventi di ampio respiro.

In primo luogo "il ripristino della base industriale" degli Usa. L'industria manifatturiera - ritiene l'Afl-Cio - deve essere aiutata puntando sulla legislazione del lavoro già vigente e su di una svalutazione del dollaro di almeno il 25%. A questa manovra si devono aggiungere interventi di sostegno al sistema sanitario nazionale, che per il sindacato "versa in condizioni critiche ed è assolutamente impreparato ad affrontare l'emergenza bioterrorismo". Pari attenzione dovrebbe essere riservata ai trasporti (autostrade, ferrovie, aviolinea), dove ogni miliardo investito potrebbe creare circa 40 mila posti di lavoro.

A postilla di questo elenco di misure, un vero e proprio piano Marshall per l'economia americana, l'Afl-Cio non dimentica la propria vena protezionistica e invita a rinsaldare lo "spirito di unità nazionale" con uno slogan molto preciso: "Buy American or Buy New York". Vale a dire: comprate beni prodotti negli Stati Uniti. "Tutti gli incentivi fiscali ad esternalizzare attività industriali all'estero devono essere aboliti. (...) Occorre assicurare che i dollari delle famiglie americane che lavorano duro siano investiti nella costruzione di un'economia vitale, un'economia che crei buoni lavori e protegga la nostra sicurezza e i nostri interessi nazionali".

(22 ottobre 2001)

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