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Mentre l’America e il
mondo tremano all’ipotesi di una ancora indefinita e ipotetica guerra
batteriologica, a Manhattan, nel cimitero delle torri gemelle, il
rischio chimico ha già un nome concreto: polvere di amianto. In mezzo
a questa polvere, ormai da due settimane, migliaia di volontari,
pompieri, addetti dei servizi di protezione civile, giornalisti e cine
operatori scavano, raccolgono notizie e fotografano. Nessuno di loro,
però, sembra dotato di adeguate misure di protezione, se non di
qualche poco utile mascherina di carta usa e getta.
L’agenzia federale di protezione ambientale (Epa) ha comunque fornito
dati rassicuranti sul livello di amianto a New York. Delle 24
misurazioni effettuate nei due giorni successivi al disastro, ha
spiegato Tina Kreisher, portavoce dell’Epa, soltanto quella
effettuata nell’epicentro del disastro ha rivelato un livello di
presenza di polvere di amianto superiore alla soglia di sicurezza (con
il 4.5% di fibra di amianto). Tuttavia, ha rassicurato l’Epa, l’esposizione
all’asbesto è pericolosa solo se prolungata nel tempo, e dunque non
riguarda la grandissima maggioranza dei cittadini della Grande Mela.
Epa e Osha (l’Occupation safety health administration) continueranno
comunque a monitorare l’aria della città.
I rischi di chi vive e
opera nell’epicentro del disastro possono essere limitati, raccomanda
ancora l’Epa, con l’uso di maschere dotate di filtri speciali che
però "quasi nessuno ha usato o usa", denuncia ancora l’agenzia
ambientale statunitense. Essendo le fibre di amianto di dimensioni
ridottissime, le tradizionali protezioni usate dai medici in sala
operatoria non bastano.
La costruzione delle torri
del World Trade Center fu terminata nel 1973; le strutture in acciaio
furono spruzzate con amianto (contenente il 30 per cento di crisotilo)
e 5 mila tonnellate di amianto furono utilizzate per le tramezze e le
coibentazioni. Ma, almeno ufficialmente, solo fino al quarantesimo
piano: in seguito alla presa di posizione di numerosi scienziati Usa,
tra cui uno studio fondamentale di Irving Selikoff, gli altri settanta
livelli furono elevati utilizzando ulteriori materiali. Nel febbraio
del 1972, poi, l’utilizzazione dell’amianto nell’edilizia
newyorkese fu vietata per legge.
In realtà, sulla quantità
di amianto presente nei grattacieli al momento dell’esplosione non c’è
accordo. Ed Ferrand, membro del Dipartimento di scienza e tecnologia
della città di New York, ancora ricorda l’asbesto piovere
copiosamente dalle torri al momento dell’installazione:
"Camminavo – dice – e dovevo togliermi l’amianto dalle
spalle. Alcune zone erano ricoperte da parecchi centimetri di
polvere". Secondo Guy Tozzoli, l’ingegnere responsabile della
costruzione e manutenzione del Wtc (rimasto in carica fino al 1987), l’amianto
fu utilizzato solo fino al trentanovesimo piano, poi fu impiegato altro
materiale, "con un costo aggiuntivo di 400 mila dollari",
precisa l’ingegnere. In seguito, ha detto Tozzoli, l’amianto
presente nelle torri fu stoccato in speciali contenitori di plastica e
nei primi anni ottanta "interamente rimosso". In realtà si
tratta di analisi non condivise da tutti: secondo alcuni, fino all’11
settembre erano ben visibili, all’ultimo piano, travi coibentate con
amianto a spruzzo.
C’è anche qualcuno che,
nella tragedia, trova occasione per tirare fuori la vecchia, e si
sperava superata, polemica sull’effettiva pericolosità dell’amianto.
Secondo Richard Wilson, docente di fisica all’Università di
Cambridge nel Massachusetts, la resistenza al calore della sostanza
avrebbe potuto proteggere in maniera più efficace le colonne portanti
dei due grattacieli, ritardandone il crollo di qualche ora e,
probabilmente, salvando centinaia di vite umane. Steve Miller, editor
del sito scientifico junk-science.com, conferma: "L’amianto è
il migliore isolante che conosciamo e non usarlo a causa di isteriche
ragioni di salute pubblica è assurdo". L’argomento usato dai
sostenitori dell’asbesto è che la sostanza, allo stato solido, non
sarebbe pericolosa: in realtà altri e più attendibili studi rivelano
che anche in questo caso, con il tempo, l’amianto si sfalda e libera
fibre nell’atmosfera.
Ma a Manhattan la mappa del
rischio tossico non si ferma purtroppo all’amianto. Dopo il crollo
altre sostanze pericolose potrebbero essere state liberate nell’atmosfera:
il freon (dai condizionatori d’aria onnipresenti nel Wtc), Pcb e
idrocarburi. L’Epa ha inviato sul posto unità mobili speciali per il
monitoraggio dell’aria. Mezzi dello stesso modello usato in Kuwait
durante la guerra del Golfo per misurare le tossine prodotte dalla
combustione dei pozzi petroliferi.
(26 settembre 2001)
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