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Attacco 
agli Usa
Il commento di 
Sergio Cofferati
Attacco 
agli Usa
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Attentato Usa 
Cgil, Cisl e Uil si 
mobilitano contro 
il terrorismo
Attacco agli Usa / La comunità internazionale alla prova
Una risposta forte anche 
sul piano politico
di Sergio Cofferati

Quello dell’11 settembre è un atto tremendo che può cambiare il corso della storia futura. È un atto di terrorismo senza precedenti che colpisce la comunità internazionale, non un solo paese. Un atto che, come sempre capita nelle scelte di chi pratica il terrorismo, ha una fortissima valenza simbolica: gli obiettivi scelti, quelli colpiti ma anche quelli mancati (Camp David o la Casa Bianca), rappresentano valori che appartengono alle democrazie di gran parte della comunità internazionale. Bisogna dunque tener conto delle esplicite intenzioni di offesa e di morte, ma anche del tentativo di produrre una rottura che passa per quello che gli obiettivi scelti rappresentano sul piano dell’immaginario collettivo.

1. Proprio per questo la risposta deve coinvolgere la collettività internazionale: anche se il paese direttamente colpito sono gli Stati Uniti, il problema riguarda tutti coloro che ancorano le proprie democrazie ai valori della libertà, della convivenza e del rispetto tra diversi. Occorre evitare che si producano effetti negativi come la chiusura verso l’autarchia economica o la differenza e la divisione tra i paesi, o la rottura dei rapporti tra le persone, rischi possibili quando in attentati come quelli che abbiamo visto in presa diretta attraverso la televisione vengono uccise migliaia e migliaia di persone: la dimensione della violenza è tale che può creare reazioni diffuse, quasi spontanee nel comportamento dei singoli, che si sommano a quelle dei paesi e delle rappresentanze istituzionali.

Quello che è capitato a New York e a Washington dimostra che il terrorismo internazionale è vivo, vegeto e in grado di colpire utilizzando strumenti in larga misura inediti rispetto alla sua storia precedente: anche questa commistione di capacità tecnologiche sofisticate e di strumenti apparentemente più banali come le armi da taglio o da fuoco – e peggio ancora gli aerei civili utilizzati per offendere – apre una serie di problemi più delicati rispetto a quelli affrontati nel passato nella lotta al terrorismo.

2. La prima cosa necessaria è una forte azione di contrasto: la comunità internazionale, attraverso i suoi organismi, deve mettere in campo contestualmente azioni repressive e azioni politiche.

Quelle repressive devono essere efficaci e circoscritte: occorre individuare i terroristi e intervenire per punirli e far sì che non possano ripetere atti di questa natura. Questo sarà uno dei problemi più delicati dei prossimi giorni. Tra le cose da evitare c’è senza dubbio una generica ritorsione che avrebbe molti effetti negativi. Due i più evidenti: da un lato, quello di rivolgersi contro persone che non hanno responsabilità nella pratica o nella protezione del terrorismo; dall’altro, non colpendo i terroristi, la possibilità di provocarne ulteriori azioni. L’azione di contrasto deve essere mirata e preparata con attenzione: bisogna colpire i colpevoli e a farlo deve essere la comunità internazionale, non solo gli Usa. Sbagliare o debordare nella repressione dei terroristi sarebbe un danno grave per tutti.

Nel contempo bisogna mettere in campo, sempre attraverso le organizzazioni internazionali, forti azioni politiche. Perché bisogna rimuovere le condizioni che nel mondo hanno favorito il permanere di sacche di odio, di fortissime disuguaglianze, di forme degenerative di povertà. Tutto ciò non può mai, in alcun modo, giustificare il terrorismo, che danneggia ancor più i più deboli e i più poveri. Ma il permanere di disuguaglianze così stridenti contribuisce a dare una copertura ideologica, creando le condizioni per cui fasce non indifferenti della popolazione mondiale tollerano, quando non simpatizzano, con il terrorismo.

3. Bisognerà poi che la comunità internazionale si interroghi anche sulle crisi dei suoi organismi sovrannazionali – dall’Onu alla Nato – anche se nell’immediato è costretta a utilizzarli: crisi di rappresentanza, di democrazia, che hanno reso la loro funzione, soprattutto quella preventiva, scarsamente efficace nel corso di questi anni. Non c’è alternativa a utilizzarli, ma nel contempo bisogna discutere seriamente su come riformarli, partendo dalla cessione di quote di sovranità da parte di ogni singolo paese per costruire strutture sovrannazionali in forma democratica, dotandole degli strumenti necessari per intervenire efficacemente nei processi politici ed economici.

4. E poi bisognerà affrontare i prevedibili effetti economici. Le reazioni emotive non riguardano soltanto le persone ma anche le imprese, i sistemi economici. E queste possono portare nel breve periodo alla scelta di comportamenti prudenti che possono danneggiare l’economia. Noi siamo più esposti di altri, perché la crescita italiana era già in dubbio e – come abbiamo detto anche di recente – inevitabilmente inferiore alle ottimistiche previsioni del governo, quelle che stavano alla base del Dpef. La mancata realizzazione di quelle ipotesi di crescita si può tradurre, anche in ragione dei vincoli comunitari, nel tentativo da parte del governo di intervenire sulla spesa corrente come elemento di compensazione. Non credo che, per quanto riguarda il patto di stabilità, l’Unione europea cambierà opinione davanti alle nuove condizioni di scenario, ma, anche in questo caso, la crescita italiana sarà inferiore a quella ipotizzata dal governo e dunque i problemi che riguardano l’andamento della spesa e le intenzioni dell’esecutivo su temi come le pensioni e i diritti dei lavoratori verranno riproposti con la stessa pesantezza che è stata annunciata in agosto.

E' significativo che al ministero del Tesoro, che pure non ha competenze in merito, mentre il ministro parlava al meeting di Comunione e Liberazione di un nuovo boom economico per l’autunno, si stesse preparando un’ipotesi d’intervento sulle pensioni che stravolge la riforma Dini e produce tagli di spesa già nel 2002: mentre il ministro faceva propaganda a Rimini i suoi tecnici cercavano di individuare gli strumenti per compensare la crescita che non ci sarà.

Ma i nodi ormai vengono al pettine e le previsioni errate del governo, accentuate prevedibilmente dal nuovo scenario, ci porteranno con tutta probabilità alle difficoltà di cui parliamo da tempo. La Finanziaria è alle porte e tutti a quel punto saremo chiamati a scelte coerenti per difendere quelli che rappresentiamo.

(Rassegna sindacale, n. 34, settembre 2001)

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