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Difficile essere
antiamericani dopo l'11 settembre. Difficile esserlo come lo si era
prima. Il mondo è cambiato anche per loro: per chi era a Genova a
manifestare, per i pacifisti, per le organizzazioni che difendono i
diritti umani, per gli intellettuali. Tutto il "movimento"
(diciamo così per semplificare) cammina sul filo del rasoio. Dalle
prime reazioni emerge però un timore comune, quello dell'escalation di
morte e violenza che potrebbero riservarci i prossimi giorni.
"La giustizia deve trionfare, non la vendetta": questa la
dichiarazione di Amnesty International. Secondo l'associazione
per i diritti umani i terroristi e i loro complici "devono essere
consegnati alla giustizia", ma gli Stati Uniti e il mondo intero,
nella loro reazione, devono mantenere "il più alto rispetto per i
diritti umani". "La solidarietà internazionale alle vittime
- prosegue Amnesty - non si esplica tanto nella ricerca di una vendetta
quanto nella cooperazione per assicurare alla legge i
responsabili".
Sulla stessa lunghezza d'onda Human Rights Watch. "Il
presidente Bush - dichiara l'associazione - ha detto che gli Stati
Uniti non distingueranno tra i terroristi che hanno commesso questi
atti e chi li ha ospitati. Eppure le distinzioni devono essere fatte:
tra colpevoli e innocenti, tra gli esecutori e i civili che potrebbero
vivere accanto a loro, tra chi commette atrocità e chi ne condivide
solo il credo religioso o l'origine etnica". "Al mondo ci
sono persone e governi - continua Human Rights Watch - che ritengono
che, nella lotta contro il terrorismo, il fine giustifica sempre i
mezzi. Ma questa è anche la logica del terrorismo. Qualsiasi essa sia,
la risposta alla violenza non può avvalorare la logica del terrorismo.
Al contrario, deve difendere i principi attaccati ieri (l'11 settembre,
ndr), rispettando le vite innocenti e la legge internazionale.
E' l'unico modo per sottrarre la vittoria finale al terrorismo".
Anche dal mondo sindacale viene un appello analogo: è quello di Klaus
Zwickel, leader dell'IG Metall, il sindacato dei
metalmeccanici tedeschi. Zwickel ha messo in guardia da un'escalation
di violenza: i terroristi e le loro strutture, ha detto, "devono
essere perseguiti con tutti i mezzi legali" ma "non possiamo
ripagare violenza e terrore con la stessa moneta". La soluzione al
problema del terrorismo internazionale, per Zwickel, deve essere
innanzitutto politica e si deve incentrare nell'appianamento dei
conflitti che gravano in molte regioni del mondo.
Il commento di Noam Chomsky, linguista americano e massimo
esponente dell'intellighentsia radical e noglobal, alle stragi di New
York e Washington è stato uno dei primi a circolare (in Italia è
stato tradotto da Peacelink, alla pagina www.peacelink.it/editorl/editorl.html).
Chomsky non rinuncia agli argomenti sui quali ha sempre insistito:
"Questi attacchi terroristici sono gravi atrocità. Per
proporzioni, forse non raggiungono il livello di molte altre, ad
esempio i bombardamenti di Clinton in Sudan senza un pretesto
credibile, che hanno distrutto metà delle scorte farmaceutiche del
paese, uccidendo un numero sconosciuto di persone". "Ma è
indubbio - prosegue Chomsky - che questo sia un crimine orrendo.
Le vittime principali, come al solito, sono lavoratori: addetti alle
pulizie, segretari, vigili del fuoco, ecc. E' probabile che questo
evento colpirà in modo devastante i palestinesi ed altri popoli poveri
ed oppressi. E' altresì probabile che porterà a severi controlli di
sicurezza, con molte ramificazioni possibili per mettere a repentaglio
le libertà civili e l’autodeterminazione interna".
"Gli eventi - sostiene l'intellettuale americano - rivelano
drammaticamente la stupidità del progetto di 'difesa missilistica'.
Com’è evidente da sempre, e com’è stato rilevato a più riprese
dagli analisti strategici, se qualcuno vuole causare danni ingenti
negli USA, anche usando armi per la distruzione di massa, è assai
improbabile che questo qualcuno intraprenda un attacco missilistico,
visto che in questo modo si guadagnerebbe una distruzione immediata".
"Questo crimine è un regalo fatto alla destra radical-sciovinista
- conclude Chomsky -, a quanti sperano di usare la forza per
controllare i loro ambiti di competenza. Questo anche mettendo da parte
le probabili azioni statunitensi e ciò che esse scateneranno - forse
altri attacchi di questo tipo, magari anche più gravi. Abbiamo davanti
a noi prospettive ancora più inquietanti di quanto non potesse
apparire prima di queste ultime atrocità".
I noglobal italiani, le tante anime del social forum che era a
Genova a luglio, hanno condannato gli attentati: cordoglio e denunce
del terrorismo sono venuti da Attac!, dal Forum sociale mondiale e
dalla Rete Lilliput, ma anche dai centri sociali (il Zapata di Genova,
il Corto circuito di Roma). Ma resta alta la preoccupazione per
possibili atti di guerra, tanto che la Rete Lilliput invita tutti i
suoi aderenti a inviare una lettera al Presidente Ciampi, nella quale
è scritto: "Signor Presidente, La supplico di agire perché alla strage disumana compiuta negli Stati Uniti
nessuno risponda con la vendetta militare. Proprio perché quel crimine colpisce tutta l'umanità, deve essere un tribunale
che rappresenta l'intera comunità dei popoli umani a compiere le indagini
ed emettere il giudizio con tutte le garanzie giuridiche. Ad un crimine, per quanto grande, non si risponde con la
guerra".
Ha parlato anche una delle "eroine" del popolo di Seattle, Naomi
Klein, autrice di NoLogo, la bibbia del movimento. Per Klein
gli aerei bomba che hanno colpito l'America hanno messo la parola fine
all'epoca della "guerra videogioco". "Guardare quello
che accadeva sulla Cnn - ha commentato dalle pagine del suo sito - è
stato molto diverso rispetto alle ultime volte". Questo, per la
teorica degli antiglobal, "era il set di una guerra vera",
"non il campo di battaglia in stile space invader della
Guerra del Golfo". "Allora vedevamo gli obiettivi inanimati
delle bombe, edifici di cemento che prima c'erano e poi,
all'improvviso, non c'erano più. Ma chi viveva in quei poligoni
astratti? Non l'abbiamo mai saputo".
"E quando la Nato - prosegue Klein - bombardò gli obiettivi
civili in Jugoslavia - supermercati, ospedali, colonne di rifugiati,
treni passeggeri e una stazione televisiva - l'Nbc non fece interviste
dalla strada ai sopravvissuti, chiedendo loro quanto fossero scioccati
e quanto indiscriminata fosse stata quella distruzione".
Ora, ci spiega Naomi Klein, gli americani hanno scoperto che la guerra
macella le sue vittime, che "la guerra è la perdita di figli,
di
madri e di padri". Ma hanno un effetto macabro, queste parole. Ed
è macabro, nel giorno del lutto più atroce, rinfacciare a un paese il
suo passato.
(14 settembre 2001)
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