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Attacco agli Usa / Le reazioni di pacifisti e anti-global 
Una sola paura: l'escalation del terrore
di Davide Orecchio

Difficile essere antiamericani dopo l'11 settembre. Difficile esserlo come lo si era prima. Il mondo è cambiato anche per loro: per chi era a Genova a manifestare, per i pacifisti, per le organizzazioni che difendono i diritti umani, per gli intellettuali. Tutto il "movimento" (diciamo così per semplificare) cammina sul filo del rasoio. Dalle prime reazioni emerge però un timore comune, quello dell'escalation di morte e violenza che potrebbero riservarci i prossimi giorni.

"La giustizia deve trionfare, non la vendetta": questa la dichiarazione di Amnesty International. Secondo l'associazione per i diritti umani i terroristi e i loro complici "devono essere consegnati alla giustizia", ma gli Stati Uniti e il mondo intero, nella loro reazione, devono mantenere "il più alto rispetto per i diritti umani". "La solidarietà internazionale alle vittime - prosegue Amnesty - non si esplica tanto nella ricerca di una vendetta quanto nella cooperazione per assicurare alla legge i responsabili".

Sulla stessa lunghezza d'onda Human Rights Watch. "Il presidente Bush - dichiara l'associazione - ha detto che gli Stati Uniti non distingueranno tra i terroristi che hanno commesso questi atti e chi li ha ospitati. Eppure le distinzioni devono essere fatte: tra colpevoli e innocenti, tra gli esecutori e i civili che potrebbero vivere accanto a loro, tra chi commette atrocità e chi ne condivide solo il credo religioso o l'origine etnica". "Al mondo ci sono persone e governi - continua Human Rights Watch - che ritengono che, nella lotta contro il terrorismo, il fine giustifica sempre i mezzi. Ma questa è anche la logica del terrorismo. Qualsiasi essa sia, la risposta alla violenza non può avvalorare la logica del terrorismo. Al contrario, deve difendere i principi attaccati ieri (l'11 settembre, ndr), rispettando le vite innocenti e la legge internazionale. E' l'unico modo per sottrarre la vittoria finale al terrorismo".

Anche dal mondo sindacale viene un appello analogo: è quello di Klaus Zwickel, leader dell'IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi. Zwickel ha messo in guardia da un'escalation di violenza: i terroristi e le loro strutture, ha detto, "devono essere perseguiti con tutti i mezzi legali" ma "non possiamo ripagare violenza e terrore con la stessa moneta". La soluzione al problema del terrorismo internazionale, per Zwickel, deve essere innanzitutto politica e si deve incentrare nell'appianamento dei conflitti che gravano in molte regioni del mondo
.

Il commento di Noam Chomsky, linguista americano e massimo esponente dell'intellighentsia radical e noglobal, alle stragi di New York e Washington è stato uno dei primi a circolare (in Italia è stato tradotto da Peacelink, alla pagina
www.peacelink.it/editorl/editorl.html). Chomsky non rinuncia agli argomenti sui quali ha sempre insistito: "Questi attacchi terroristici sono gravi atrocità. Per proporzioni, forse non raggiungono il livello di molte altre, ad esempio i bombardamenti di Clinton in Sudan senza un pretesto credibile, che hanno distrutto metà delle scorte farmaceutiche del paese, uccidendo un numero sconosciuto di persone". "Ma è indubbio  - prosegue Chomsky - che questo sia un crimine orrendo. Le vittime principali, come al solito, sono lavoratori: addetti alle pulizie, segretari, vigili del fuoco, ecc. E' probabile che questo evento colpirà in modo devastante i palestinesi ed altri popoli poveri ed oppressi. E' altresì probabile che porterà a severi controlli di sicurezza, con molte ramificazioni possibili per mettere a repentaglio le libertà civili e l’autodeterminazione interna".

"Gli eventi - sostiene l'intellettuale americano - rivelano drammaticamente la stupidità del progetto di 'difesa missilistica'. Com’è evidente da sempre, e com’è stato rilevato a più riprese dagli analisti strategici, se qualcuno vuole causare danni ingenti negli USA, anche usando armi per la distruzione di massa, è assai improbabile che questo qualcuno intraprenda un attacco missilistico, visto che in questo modo si guadagnerebbe una distruzione immediata". "Questo crimine è un regalo fatto alla destra radical-sciovinista - conclude Chomsky -, a quanti sperano di usare la forza per controllare i loro ambiti di competenza. Questo anche mettendo da parte le probabili azioni statunitensi e ciò che esse scateneranno - forse altri attacchi di questo tipo, magari anche più gravi. Abbiamo davanti a noi prospettive ancora più inquietanti di quanto non potesse apparire prima di queste ultime atrocità".

I noglobal italiani, le tante anime del social forum che era a Genova a luglio, hanno condannato gli attentati: cordoglio e denunce del terrorismo sono venuti da Attac!, dal Forum sociale mondiale e dalla Rete Lilliput, ma anche dai centri sociali (il Zapata di Genova, il Corto circuito di Roma). Ma resta alta la preoccupazione per possibili atti di guerra, tanto che la Rete Lilliput invita tutti i suoi aderenti a inviare una lettera al Presidente Ciampi, nella quale è scritto: "Signor Presidente, La supplico di agire perché alla strage disumana compiuta negli Stati Uniti nessuno risponda con la vendetta militare. Proprio perché quel crimine colpisce tutta l'umanità, deve essere un tribunale che rappresenta l'intera comunità dei popoli umani a compiere le indagini ed emettere il giudizio con tutte le garanzie giuridiche. Ad un crimine, per quanto grande, non si risponde con la guerra".

Ha parlato anche una delle "eroine" del popolo di Seattle, Naomi Klein, autrice di NoLogo, la bibbia del movimento. Per Klein gli aerei bomba che hanno colpito l'America hanno messo la parola fine all'epoca della "guerra videogioco". "Guardare quello che accadeva sulla Cnn - ha commentato dalle pagine del suo sito - è stato molto diverso rispetto alle ultime volte". Questo, per la teorica degli antiglobal, "era il set di una guerra vera", "non il campo di battaglia in stile space invader della Guerra del Golfo". "Allora vedevamo gli obiettivi inanimati delle bombe, edifici di cemento che prima c'erano e poi, all'improvviso, non c'erano più. Ma chi viveva in quei poligoni astratti? Non l'abbiamo mai saputo". 

"E quando la Nato - prosegue Klein - bombardò gli obiettivi civili in Jugoslavia - supermercati, ospedali, colonne di rifugiati, treni passeggeri e una stazione televisiva - l'Nbc non fece interviste dalla strada ai sopravvissuti, chiedendo loro quanto fossero scioccati e quanto indiscriminata fosse stata quella distruzione".

Ora, ci spiega Naomi Klein, gli americani hanno scoperto che la guerra macella le sue vittime, che "la guerra è la perdita di figli, di 
madri e di padri". Ma hanno un effetto macabro, queste parole. Ed è macabro, nel giorno del lutto più atroce, rinfacciare a un paese il suo passato.

(14 settembre 2001)

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