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Il capitalismo si basa
sulla fiducia e richiede una certa dose di stabilità. Quali possono
essere gli effetti su questo sistema degli attentati che si sono
verificati negli Stati Uniti, soprattutto nell’ipotesi malaugurata
che possano ripetersi, in quel paese o in altre aree dell’Occidente?
Ne parliamo con Giorgio Rodano, professore di Politica monetaria all’università
La Sapienza di Roma
Rodano Il sistema economico americano mostrava già segni di
difficoltà prima dell’11 settembre. Alla base della congiuntura
negativa vi era l’emergere di segnali di debolezza per quanto
riguarda la spesa per i consumi. Parte della forte dinamica della spesa
aggregata che aveva sostenuto la crescita degli anni precedenti
derivava dal fatto che le famiglie americane non risparmiavano, e anzi
s’indebitavano, perché avevano fiducia nelle previsioni di crescita
dell’intera economia e nelle conseguenti plusvalenze che si sarebbero
realizzate sui mercati mobiliari.
Nei mesi scorsi, a fronte delle prime difficoltà della Borsa, si sono
create tensioni che hanno indotto le famiglie a risparmiare, se non
altro per pagare i debiti già contratti. In questo senso è
significativo, come segno del mutato atteggiamento, l’impiego che i
contribuenti hanno dato al bonus fiscale recentemente distribuito dal
presidente Bush, indirizzato soprattutto verso il risparmio anziché
verso i consumi. Gli attentati terroristici sono intervenuti su tale
congiuntura, di per sé delicata e complessa, e il loro primo effetto
è stato quello d’intensificare un fenomeno già in atto, la
depressione della Borsa, con quel che ne consegue.
Rassegna Questo vuol
dire che in prospettiva i risparmiatori investiranno meno che in
passato "in America"?
Rodano Non è facile prevederlo. Fino a due anni fa questo paese
attirava ingenti capitali dall’esterno. Per promuovere oggi un
analogo flusso di investimenti c’è bisogno di un solido clima di
fiducia e di stabilità. Su questo terreno gli attentati hanno inciso,
non sappiamo, per ora, quanto a fondo. E non sappiamo quanto tempo ci
vorrà per rimarginare le ferite. Molto dipenderà da quel che
succederà nei prossimi mesi: se il terrorismo colpirà ancora; dove
colpirà, e così via
Rassegna E l’Europa?
Rodano La situazione dell’Europa non è sostanzialmente
differente sotto il profilo qualitativo rispetto a quella americana.
Nella disgraziata ipotesi che gli attentati dovessero ripetersi negli
Stati Uniti, non c’è da attendersi una fuga dal dollaro verso l’euro;
è probabile invece che si profili per tutto il sistema una fase in cui
le aspettative volgono al ribasso, gli investimenti si riducono, il
consumo s’indebolisce e l’insieme di queste dinamiche finisca per
innescare una fase di recessione.
Rassegna In altre
parole, se prima vi erano previsioni di recessione, oggi queste
previsioni appaiono più probabili...
Rodano Direi proprio
di sì. C’è però un aspetto da considerare, che rappresenta quasi
un rovescio della medaglia, paradossale per l’orientamento
ultraliberista dell’amministrazione Bush e dei cittadini che l’hanno
eletto. Subito dopo questi attentati si è fatto largo nell’opinione
pubblica americana un atteggiamento favorevole a una politica di
sostegno dell’economia e si è stabilito un clima di revival delle
idee keynesiane per cui ci si fida meno dei mercati e si apprezzano
governi forti e capaci di intervenire nell’economia. Franco
Modigliani, intervenuto a caldo subito dopo gli episodi terroristici,
ha suggerito all’Europa di non fare affidamento sull’America nel
prossimo futuro ma di cercare di cavarsela da sé, iniziando a
stimolare la domanda anziché continuare a nutrire un’esagerata paura
nei confronti dell’inflazione. Si tratta di un’opinione che l’economista
ha sempre espresso ma che oggi ha più seguito rispetto al passato
Rassegna E sarebbe
una ricetta sensata per l’Europa?
Rodano Riguardo alle
misure avviate dalla Banca centrale europea è possibile pensarne tutto
il male o il bene che si vuole, ma una cosa è certa, e cioè che esse
sono condizionate dall’economia tedesca e che quest’ultima, benché
versi in cattive acque, è relativamente poco interessata a una
politica espansiva. Più di tutti gli altri paesi europei, la Germania
apprezza una politica mirata al controllo dell’inflazione ed è
avvantaggiata dalla debolezza dell’euro. Per la sua struttura
economica la dimensione della domanda interna risulta invece meno
rilevante.
Rassegna Quali
possono essere le conseguenze per l’Europa del nuovo scenario che si
prospetta nei prossimi mesi sul mercato americano?
Rodano Considerando
solo il rapporto di cambio tra euro e dollaro, dovrebbe verificarsi un
certo rafforzamento della moneta europea. Ne dovrebbero seguire due
effetti di segno opposto sulla domanda aggregata: un effetto recessivo,
dovuto alla riduzione delle esportazioni, e uno espansivo, che passa
per il rallentamento dell’inflazione, che fa crescere il reddito
disponibile e quindi sostiene i consumi. Naturalmente bisogna tener
conto di ulteriori variabili: da un lato la dimensione dei capitali che
s’indirizzano verso l’Europa anziché verso gli Stati Uniti ma
anche, dall’altro, la gravità della recessione che si ripercuote sui
mercati europei.
In fondo la questione è
banale. Se negli Stati Uniti si dovesse profilare una recessione
pesante, con variabili che si avvitano su se stesse, tutti i paesi ne
pagherebbero le conseguenze. Se invece la recessione si dimostrasse
modesta, il fenomeno rimarrebbe limitato nel tempo e potrebbe persino
far registrare qualche vantaggio congiunturale per l’Europa. In prima
battuta mi sembra che non vi siano elementi per avanzare ipotesi di
tipo catastrofico. Più plausibile è immaginare che i recenti episodi
di terrorismo possano determinare conseguenze negative nel breve
periodo, perché si sono intensificate le difficoltà già esistenti e
se ne sono aggiunte di nuove, a partire dalla necessità di ristabilire
un clima di fiducia e di far fronte a una serie d’incrementi di costo
che si ripercuotono su tutti i beni, come per esempio quelli relativi
al trasporto.
È prevedibile che lo Stato
porrà in essere una serie di misure di sostegno per i settori più
colpiti. E si deve tener conto del fatto che l’economia statunitense
ha sempre mostrato una notevole capacità di riallocare rapidamente le
risorse dai comparti in difficoltà a quelli in sviluppo.
Rassegna Con quali
conseguenze sull’occupazione?
Rodano Il sistema
sociale americano è in grado di sopportare livelli di disoccupazione
inferiori a quelli sostenibili in Europa, non disponendo di ampie reti
di protezione. Ma va anche detto che si parte da tassi inferiori al 5
per cento, che sono largamente inferiori al livello medio di lungo
periodo.
(Rassegna sindacale, n. 35, ottobre 2001)
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