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Si apre il 31 agosto a
Durban (Sudafrica), sebbene gravata dal boicottaggio di Usa e Israele,
la Conferenza Onu sul razzismo. Tra i temi che il consesso affronterà
durante una settimana di lavori (la chiusura è prevista per il 7
settembre) spiccano le nuove schiavitù e il traffico di esseri umani,
l'immigrazione e la discriminazione razziale, la questione
mediorientale e i diritti delle minoranze etniche.
Sarà un meeting che richiederà molte mediazioni, come confermano le
parole di Kofi Annan, segretario Onu, il quale ha dichiarato che
"nessun popolo è immune dalla piaga del razzismo".
Gli Stati Uniti hanno annunciato che il segretario di Stato Colin
Powell non parteciperà alla Conferenza di Durban. Il motivo, com'è
ormai noto, è l'equiparazione, fatta nei documenti ufficiali delle
Nazioni Unite, tra sionismo e razzismo. Nelle ultime ore c'è stata una
mediazione: alcune delle espressioni che avevano sollevato le critiche
americane e israeliane sono state espunte, e gli Usa hanno annunciato
l'invio di una delegazione a Durban che cercherà di ottenere la
censura completa dei testi "incriminati". Dall'esito di
questa trattativa dipenderanno le modalità della partecipazione Usa
alla Conferenza. Per il momento, ad ogni modo, l'assenza di Powell è
confermata.
Sebbene privata della presenza Usa, la Conferenza affronterà tematiche
scottanti. Il cosiddetto trafficking, ossia il traffico di
esseri umani (in particolare donne e bambini), è una di queste. Si
parla, al proposito, di una vera e propria "nuova tratta degli
schiavi" (sono queste le parole pronunciate dal presidente
nigeriano Olusegun Obasanjo). Si calcola che soltanto negli Stati Uniti
siano "trafficati" ogni anno 45-50 mila donne e bambini. Le
tratte più battute di un fenomeno che coinvolge milioni di persone
sono quelle che portano dall'Asia meridionale al Nordamerica e
dall'Africa e dall'Europa orientale verso l'Europa occidentale. Il più
delle volte il trafficking foraggia l'industria del sesso e
della prostituzione nei paesi sviluppati, dove è altissima la
richiesta di donne e minori di cui fare mercimonio.
I paesi africani hanno chiesto che la Conferenza sancisca dei
risarcimenti per la tratta degli schiavi, ma sarà difficile trovare un
accordo a Durban, dato che gli Stati Uniti si sono già opposti a
qualsiasi ipotesi di indennizzo, e così l'Italia. E' probabile che si
arrivi a una simbolica ammissione di colpa da parte dei paesi del Primo
Mondo.
Accanto ad esseri umani deportati con la forza ve ne sono altri che
scelgono di migrare, sebbene anch'essi costretti dallo stato di
necessità. Al fenomeno delle migrazioni e della discriminazione
razziale la Conferenza Onu dedicherà un'attenzione particolare. E' un
fenomeno che coinvolge, secondo le stime, circa 150 milioni di persone,
pari al 3% della popolazione mondiale. L'Organizzazione internazione
del lavoro (Oil) ha calcolato che almeno 80 milioni di questi migranti
si mettono in movimento per cercare lavoro. Sono persone cui, nei paesi
di approdo, non vengono quasi mai riconosciuti i diritti minimi nei
luoghi di lavoro. Persone sottoposte a sfruttamento spietato.
Al Forum economico mondiale di Davos, lo scorso gennaio 2001, Mary
Robinson, Alto commissario per i diritti umani e segretario generale
della Conferenza Onu, ammonì gli imprenditori contro la piaga del
razzismo nei luoghi di lavoro e la sua "drammatica
attualità". Un mese prima, nel vertice di Palermo (dicembre
2000), circa 100 nazioni sottoscrissero la Convenzione contro la
criminalità transnazionale, un documento che contiene anche protocolli
sul trafficking e sullo sfruttamento dei migranti. Tuttavia,
fino ad oggi, solo 16 paesi hanno ratificato la Convenzione del 1990
sulla protezione degli immigrati.
La Conferenza si occuperà anche della questione delle caste, sollevata
nel rapporto di Human Rights Watch (Hrw), una Ong americana.
Secondo l'Hrw almeno 25 milioni di persone sono relegate in condizioni
di schiavitù e segregazione, in particolare nei paesi del Sud
asiatico, a causa del sistema delle caste.
(D.O., 30 agosto 2001)
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