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Rispetto all'anno scorso
sono aumentati del 10,9%: 137 mila nuovi cittadini stranieri hanno
ottenuto un permesso di soggiorno nel nostro paese. E' questo il dato
principale contenuto nell'XI rapporto della Caritas sui flussi
migratori presentato oggi. Facciamo qualche altro conto (sulla base del
dossier curato dall'agenzia Redattore
sociale): al momento gli immigrati regolari in Italia sono 1.388.153;
a loro, però, dobbiamo aggiungere circa 200 mila minori senza permesso di soggiorno e
altri 100 mila permessi ancora non registrati. Il totale degli
immigrati, dunque, si dovrebbe aggirare intorno a 1.687.000 persone.
Più difficile quantificare gli irregolari, visto che dal 1998 mancano
stime ufficiali sul fenomeno. Il dato più cauto si attesta intorno
alle 300 mila unità.
Gli immigrati sono concentrati per il 62 per cento nella fascia di età tra i 25 e i 49 anni e provengono nel 40 per cento dei casi dall'Europa (compresi i paesi extraeuropei), dall'Africa (27,8), dall'Asia (20 per cento), dall'America (11,9), dall'Oceania (0,2).
Le donne, col 54,2%, sono più presenti degli uomini. Nel 2000, su ogni 100 immigrati già soggiornanti ne sono venuti 12 in più, soprattutto nel Nord Est e sulle coste meridionali. Le province con un maggior numero di nuovi ingressi sono state Roma (21.000), Milano (16.000), Firenze (6.000), Torino e Vicenza (4.000). I nuovi arrivati sono giunti, in sette casi su dieci, per motivi legati al ricongiungimento familiare e alla ricerca di un lavoro.
Questi i dati del rapporto Caritas, che sottolinea ottimisticamente un
elemento meno tangibile dei riscontri numerici ma comunque sostanziale:
ossia che il rapporto tra i cittadini stranieri e l'Italia volgerebbe
verso una sempre più profonda integrazione, composta di legami
culturali e stabilità.
Immigrati e sindacato
Dall'integrazione e dall'inserimento nel mondo del lavoro consegue una
maggiore consapevolezza dei propri diritti che si traduce anche in un
ricorso più consistente ai sindacati. Stando ai dati più recenti il totale
degli iscritti stranieri alle organizzazioni del lavoro è di 223.632
persone, di cui 27.500 alla Uil, 90 mila alla Cgil, 105 mila alla Cisl.
Nel dato rientrano i lavoratori dipendenti, i temporanei e i disoccupati.
Secondo un’indagine dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le
frontiere) i lavoratori immigrati si sono rivolti al sindacato per i seguenti motivi: 35 per cento per svolgere pratiche burocratiche; il 32 per cento per cercare lavoro; 16 per cento per tutela del lavoro.
Negli gli accordi sindacali, inoltre, cresce il riconoscimento dei
diritti degli immigrati: monte ore per recarsi nei paesi d’origine, anticipi sulla retribuzione per necessità particolari, rispetto nelle mense aziendali sulle culture alimentari e delle prescrizioni religiose, spazi e tempi per il culto religioso.
Del resto è da quasi un decennio, ormai, che i sindacati curano
iniziative mirate all'universo dell'immigrazione sotto il profilo della
formazione professionale e dell'insegnamento della lingua italiana. In
aumento anche la presenza degli immigrati nelle rappresentanze
sindacali: è quasi triplicata, con almeno 400 immigrati eletti o cooptati nelle strutture confederali dei sindacati e più del doppio nelle strutture delle categorie.
I flussi e i lavori
Le regioni dove si sono diretti i neoimmigrati nel 2000 sono quelle del
Nord Est. Analizzando gli ingressi per settore di occupazione, risulta
che le regioni di punta per l'agricoltura sono il Trentino e la Puglia (77,4 e 64,8), seguite dal Veneto e dalla Basilicata (45 e 46 per cento); il Friuli e l'Umbria chiamano lavoratori per le industrie (43,7 e 41 per cento) insieme alla Lombardia e alle Marche (37,9 e 36,5); il terziario infine in tutte le regioni del Nord Est è il settore
più gettonato.
Ai paesi dell'Europa dell'Est è andato il 71,3 % delle autorizzazioni concesse. Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca
forniscono oltre il 70% del fabbisogno di lavoratori stagionali.
Al confronto con gli italiani i lavoratori stranieri sono più
disponibili a spostarsi: nel 1999, infatti, tra gli stranieri iscritti nelle anagrafi dei residenti la mobilità
interna ha coinvolto più di 70 mila persone. Il che significa che un
immigrato su 17 ha cambiato comune di residenza contro un italiano su 50.
La maggior parte dei movimenti si registra nel settentrione.
Per quanto riguarda gli avviamenti al lavoro, stando ai dati forniti
dall'Osservatorio occupazionale Inail, nel 2000 sono stati creati 110.575 posti di lavoro in più per
i cittadini stranieri. Il 65% dei neoassunti è composto da giovani tra i 18 e i 35
anni addetti alle Pmi, soprattutto nel settore manifatturiero, nel
turismo, nell'agricoltura e nell'edilizia.
Se si fa un confronto tra i nuovi assunti italiani e quelli stranieri, cade il luogo comune secondo cui l'immigrato "ruba" il lavoro all'italiano. Nelle aziende fino a 10 dipendenti, infatti, gli italiani assunti sono il 26,6 per cento contro 28,8 di stranieri; lo scarto aumenta di poco nelle aziende con 11-50 dipendenti (26,3 per cento di italiani contro il 31 per cento di immigrati), mentre la tabella si capovolge quando si tratta di aziende con oltre 50 dipendenti (47,1 italiani contro 40,2 per cento di stranieri).
Infine i disoccupati. Ufficialmente, tra gli stranieri, ve ne sono
circa 91 mila (87 per cento già presenti nel nostro Paese e solo 13 per cento coloro che sono entrati per cercare lavoro).
Sono il 6,6 per cento di tutti gli immigrati regolari, il 10,7 delle forze lavoro immigrate, il 3,6 per cento di tutti i disoccupati italiani.
Sud e isole contano il maggior numero di immigrati disoccupati.
(26 ottobre 2001)
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