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Errore umano? Sì, forse, ma quante lacune, inadeguatezze,
negligenze, ritardi, dietro la tragedia di Linate. Se n'è accorta, dopo
pochi giorni, la magistratura, che ha emesso una serie di avvisi di
garanzia per disastro colposo ai responsabili degli enti che
supervisionano il funzionamento dell'aeroporto milanese (Sea, Enav,
Enac) e ai controllori di volo incaricati di tenere i contatti con i piloti
dei due aerei coinvolti nell'incidente costato la vita a 118 persone.
Ma che le cose non funzionassero a dovere a Linate lo aveva
denunciato, fin dal gennaio scorso, la Filt locale, segnalando invano
in un documento indirizzato alla direzione dell'impianto il livello di
degrado esistente.
L'elenco è lungo, dal radar, inservibile da due anni, alla torre di
controllo vecchia di 40 anni, dove ci piove dentro, al generale stato
di abbandono dei locali operativi, sporchi e privi di riscaldamento e
con strumentazioni rotte e inservibili. Un'incuria così diffusa,
sottolinea il sindacato, da provocare numerosi incidenti sul lavoro,
contribuendo all'abbassamento degli standard tecnologici, già non
elevati, dello scalo. 'Un aeroporto del 2000 - rileva Luigi Scrignoli,
delegato Filt allo smistamento bagagli della Sea di Linate - che si
porta dietro problemi come il funzionamento delle docce e la pulizia
dei reparti vuol dire che non è all'altezza'.
'Le disfunzioni sono evidenti - conferma Massimo Vitelli,
responsabile Filt del Centro assistenza al volo di Linate -. Siamo
costretti a operare in ambienti angusti, con infrastrutture deteriorate
e un'organizzazione del lavoro non ottimale. Il terzo scalo del paese
non può avere impianti così obsoletI. Anche perché le strutture
aeroportuali devono essere continuamente ammodernate, di fronte a
limiti di sicurezza sempre più elevati. Ma, malgrado tutto, non siamo
in condizioni di rischio".
L'apertura di Malpensa nel novembre 1998, dicono i lavoratori, ha
finito col complicare la situazione. "I nostri guai sono cominciati
allora - sostiene Scrignoli -. Da quella data, infatti, la Sea ha puntato
tutto sul nuovo hub, mentre su Linate non si sono più fatti
investimenti. Ma un aeroporto in queste condizioni è destinato a
morire". E una grossa mano all'affossamento dell'impianto milanese
l'hanno data gli ultimi governi. "In quattro anni - ricorda Franco
Brioschi, segretario Filt di Varese - abbiamo avuto quattro decreti
ministeriali contraddittori fra loro; l'ultimo, il dm Bersani del 2000, ha
cambiato per l'ennesima volta le quote di traffico, sulla falsariga delle
sentenze Ue, portando Linate a una dimensione di 300 movimenti al
giorno, dopo che inizialmente si era pensato di concentrare l'attività
sulla tratta Roma-Milano, particolarmente appetita dalla clientela per
la vicinanza dal centro".
"A Linate ci sono indubbiamente difficoltà strutturali - afferma
Alessandro D'Alessio, responsabile nazionale Filt dei lavoratori Enav
-, ma una sala radar all'avanguardia in Italia ce l'ha solo Ciampino,
che controlla la più estesa mole di traffico aereo nazionale. Tutti gli
aeroporti del Nord hanno il radar di avvicinamento, ma non quello di
terra". Il cui mancato funzionamento, è l'opinione di Giuseppe
Bellastella, coordinatore nazionale Filt dei tecnici di volo, non è la
causa principale della sciagura. "Volo da 32 anni, di cui 25 passati
a Linate, in tutte le condizioni ambientali possibili. Oggi vi sono
sistemi che permettono di atterrare anche con visibilità zero. Ma non
basta la buona volontà e la bravura del singolo. Il problema è che
vanno sempre aumentati i livelli di prevenzione, obbligando tutti gli
operatori a farlo".
Accanto alla ricerca di responsabilità sull'incidente, osservano i
sindacati, bisogna anche capire come possano accadere disastri
del genere. Un aspetto che emerge è il cattivo funzionamento del
coordinamento di Enav ed Enac, tanto che si parla ora di istituire un
superispettore di controllo, col compito di coordinare tutte le attività
del settore e vigilare sulla corretta attuazione delle norme di
sicurezza. "Noi addetti ai lavori - continua D'Alessio - sappiamo che
il problema esiste da tempo, così com'è necessario arrivare a una
semplificazione dei tanti soggetti (da 5 a 10, secondo i casi) che
convivono in un aeroporto, e a uno snellimento delle attuali
procedure, troppo farraginose. L'errore può avvenire proprio nel
passaggio da una competenza istituzionale all'altra e ciò influisce
sull'iter operativo di uno scalo. In una situazione del genere, può
accadere, come a Linate, che per sostituire un radar non siano
sufficienti sette anni".
Sotto tiro anche la professionalità dei lavoratori degli aeroporti. A
cominciare da quelli Enav: 3.400 addetti, fra amministrativi, tecnici,
controllori (1.400) ed esperti di assistenza al volo (un migliaio), che
oltre al controllo aereo si occupano di osservazioni meteorologiche,
piani di volo e avvisi ai naviganti. "Sul piano professionale siamo al
massimo - sottolinea D'Alessio -, come dimostrano gli attestati
internazionali ricevuti, anche se esistono delle carenze". Come
quelle agli organici, che costringono gli "uomini radar", compresi
quelli di Linate, a pesanti straordinari, soprattutto durante i periodi di
maggior traffico, cui si potrebbe ovviare, secondo la Filt, con
l'introduzione di nuove tecnologie, razionalizzando meglio le squadre
e abbattendo l'orario di frequenza in cuffia (30 ore su 35), il più
gravoso per gli operatori.
La cattiva organizzazione non risparmia i lavoratori di terra, coinvolti
drammaticamente a Linate nella dinamica dell'incidente. "Il personale è diminuito negli ultimi anni del 40 per cento - precisa
Scrignoli - (da 180 a 104 addetti), a fronte di un aumento della mole
di lavoro e di mezzi a disposizione sempre più inadeguati. Per
colmare i vuoti, la Sea assume stagionali durante i picchi di traffico".
Ma situazioni del genere si ritrovano anche altrove. "In condizioni di
lavoro precarie sono un po' tutti gli scali italiani - spiega Alberto
Garzia, responsabile nazionale Filt dei lavoratori di terra del trasporto
aereo -; ma il problema più serio da affrontare è ora quello della
sicurezza sul versante controlli, a seguito degli eventi dell'11
settembre. Oggi, di fronte alle sofisticate tecniche terroristiche,
anche Fiumicino, l'aeroporto nazionale più sicuro, ha bisogno di
grandi investimenti in materia. Su questo piano lo Stato deve
rientrare al più presto nel settore con risorse massicce, perché i
privati, come abbiamo visto, da soli non ce la fanno".
Anche il personale di volo è finito nella sequela di responsabilità sulla tragedia: sotto accusa, in particolare, il livello di formazione e
l'addestramento dei piloti delle compagnie private commerciali.
"Dimenticando - osserva il comandante Dimo Raffaelli, coordinatore
nazionale piloti Filt - che i controlli cui vengono sottoposti sono
rispettosi delle norme. Non esistono aeroporti pericolosi, ma,
eventualmente, aeroporti penalizzati. Tali penalizzazioni sono
diverse fra loro, e vanno dalla collocazione geografica (vicinanza di
rilievi orografici ecc.) all'inefficienza o mancanza di apparati o
strutture a terra, alle condizioni meteorologiche prevalenti (nebbia,
ecc). Un'ulteriore limitazione è rappresentata dal ridotto numero di
movimenti orari. Occorre poi fare una distinzione tra la sicurezza nel
sistema dei trasporti (security ) e la prevenzione degli incidenti nelle
operazioni di volo (safety ). La security deve avere il suo cardine
primario nelle operazioni di controllo di passeggeri, bagagli, merci,
aree aeroportuali, prima dell'imbarco. Questo è compito congiunto di
istituzioni, organi di polizia, società di gestione aeroportuale,
compagnie aeree. La safety, invece, riguarda le attività connesse
alle operazioni di volo e investe più direttamente Jaa, Enav, Enac,
Agenzia nazionale per la sicurezza del volo e vettori".
(Rassegna sindacale, n. 38,
ottobre 2001)
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