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Da Gardaland 
a Rimini 
Il distretto 
del piacere
DA GARDALAND
 A MIRABILANDIA
I LAVORATORI 
DEL PIACERE

Da Gardaland a Rimini
Il distretto del piacere
di Marco Togna
  Il loro compito è scovare le diversità, per 
poi apprenderle, impacchettarle e 
trasformarle in divertimento. Jeremy 
Rifkin li chiama "intermediari culturali": 
sono cubiste, direttori artistici, ingegneri 
del suono, professionisti del live. 
Lavoratori che contano soltanto sulla 

propria esperienza e sulla rete di amicizie, che non chiedono tutele 
contrattuali, ma opportunità e bonus formativi. Su di loro il sociologo 
Aldo Bonomi, attento osservatore delle forme territoriali del 
capitalismo contemporaneo, ha scritto "Il distretto del piacere", un 
piccolo volume pubblicato dalla Bollati Boringhieri

Il distretto in questione è il quadrilatero che si estende da Gardaland 
(Verona) a Rimini, passando per Venezia e Bologna. Un sistema del 
divertimento composto da alberghi, discoteche e parchi a tema e 
che mette al lavoro, ogni stagione, circa 200.000 addetti. Una filiera 
delle emozioni e del desiderio, ma anche un laboratorio delle nuove 
forme di produzione immateriale, di un genere di consumo che ha 
per oggetto l’immaginario.

Potrà colpire che questo grande "divertimentificio" si guadagni il 
titolo di distretto. Eppure la definizione è precisa, poiché lì si affinano 
le tecniche, le forme dei lavori, le competenze che trattano il 
desiderio degli uomini. Il distretto nasce dalla trasformazione 
dell’universo turistico della riviera adriatica. Un tempo orientato alla 
vacanza standardizzata degli operai e degli impiegati delle fabbriche 
fordiste, oggi sistema funzionale e destinato al nuovo consumatore. 
O per, dirla con Bonomi, "consumattore": una figura sincretica di 
consumatore e attore, con gusti ipermoderni e interessi precisi. 

"Uno snodo molto importante – spiega Davide Imola, del 
coordinamento nazionale Cgil Nidil – è stata la crisi ecologica dei 
primi anni novanta, la famosa vicenda delle mucillagini. Questa ha 
accentuato la diversificazione dell’offerta turistica: non potendo più 
proporre la spiaggia, ci si è rivolti al pubblico più vasto dei parchi a 
tema e delle discoteche. Un passaggio ben visibile nelle cittadine 
della riviera: viale Ceccarini, a Riccione, era il luogo dei ristoranti di 
pesce e del passeggio, oggi è diventato il regno dei fast food e 
dell’appuntamento veloce".

Il distretto del piacere è una testimonianza del passaggio da 
un’economia della produzione di beni a un’economia della 
produzione di esperienze. Con due aspetti da mettere in rilievo. Il 
primo è che l’intrattenimento non è più subordinato ai tempi della 
fabbrica: è uno spazio dove s’individuano le tendenze, gli stili di vita 
e di consumo da cui dipende la produzione di merci. A differenza del 
passato, adesso è il tempo libero a dettare prodotti e forme del 
produrre alla fabbrica. Il secondo, come scrive Enzo Rullani in una 
recensione apparsa di recente sul trimestrale dell’Ires Veneto, 
riguarda i produttori dell’intrattenimento. Questi non realizzano 
soltanto il divertimento, ma anche i contesti che rendono possibile 
l’assegnazione di significati a determinate situazioni. Il produttore 
costruisce con il consumatore il contesto delle sue scelte e delle 
sue azioni, ossia costruisce un’esperienza possibile: ed è questa 
che il consumatore è disposto a pagare.


Da Gardaland a Mirabilandia 
all'insegna del tempo libero


Nel suo volume, Bonomi cita alcuni casi d’eccellenza del distretto. 
A cominciare da Gardaland, il primo parco a tema italiano, 
inaugurato nel ’75. Nato come funzione complementare, oggi è il 
traino dell’intera economia dell’area, con i suoi 3 milioni di visitatori 
annui e i 100 miliardi di fatturato. Un risultato che ha favorito la 
nascita nella zona del Basso Garda di un microdistretto dei parchi 
comprendente, in un raggio di 20 chilometri, altre 6 strutture. 

Poco più a Sud c’è il secondo parco a tema del nostro paese, 
Mirabilandia, realizzato nel ’92 vicino a Ravenna. Il modello è lo 
stesso: un forte bacino turistico locale dato dalla vicina riviera 
romagnola e una città d’arte contigua. "Questi centri d’attrazione – 
continua Imola – stanno trasformando i settori tradizionali. 
L’industria del mobile per alberghi e discoteche è ormai un comparto 
distinto, il tessile è sempre più legato al turismo, con produzioni e 
design esplicitamente rivolti all’estate e alla notte. A fianco 
dell’intrattenimento sta anche nascendo tutta una filiera del 
benessere, della cura del corpo, della riscoperta della gastronomia 
tipica. I pacchetti degli alberghi cominciano a offrire escursioni in 
tesori artistici sconosciuti ed eventi legati allo star bene, mentre 
emergono nuove figure di animatori, promotori culturali e istruttori di 
fitness". 

Esempio di quest’esigenza collettiva di uso intelligente del tempo 
libero (Bonomi la chiama edutainment, acronimo di 
educational-entertainment, cioè educare intrattenendo) sono Le Navi 
di Cattolica, il parco marino più innovativo d’Europa. Le Navi 
mostrano la storia della terra dal big bang fino alla nascita del mare 
e alla comparsa di flora e fauna, senza dimenticare la possibilità di 
vivere un’esperienza emozionante come un naufragio.


I lavoratori del piacere

Le tante funzioni che emergono nel distretto del piacere sono 
realizzate da lavoratori che fanno attività, ma che non producono 
alcuna opera. Il loro compito è dare attenzione al cliente, 
individuarne le aspettative, interpretarne i desideri. Offrono servizi 
(è il caso dei driver delle attrazioni dei parchi a tema o dei dj del 
"popolo della notte") fatti di informazioni e creatività. 
Nell’organizzazione produttiva postfordista, quest’attività senz’opera 
è il prototipo del lavoro salariato. Ma salariati, questi lavoratori non 
intendono essere, anche se la loro carriera è incerta, affidata alla 
capacità personale d’imporsi sul mercato. Il percorso di costruzione 
della propria identità è infatti tutto individuale: non chiedono tutele o 
sindacati che li organizzino, bensì di accrescere le capacità 
comunicative e di relazione, cioè quei beni che utilizzano e per cui 
sono pagati. 

"Occorre introdurre – conclude Imola – una cultura della tutela 
collettiva in un panorama di professionalità individuali, in forte 
concorrenza tra loro. Una sfida che abbiamo raccolto e a cui 
rispondiamo con la creazione di mutue di solidarietà o con l’offerta 
di servizi, come la tenuta della contabilità per le professioni non 
regolamentate. Non condivido, invece, questa visione degli atipici 
come insensibili ai diritti. I primi esempi di contrattazione collettiva 
nelle collaborazioni, come quello recentemente firmato dall’Arci, il 
superamento della corresponsione esclusivamente legata al fatturato 
o alle percentuali, con l’introduzione di un pur minimo reddito delle 
regole, il riconoscimento della malattia e della maternità, la 
prospettiva previdenziale, l’assicurazione obbligatoria per gli infortuni, 
sono tutte questioni che ci pongono i lavoratori".

(Rassegna sindacale, n. 21, giugno 2001)

LINK 
Gardaland
Mirabilandia
Rimini.com
Le Navi 
di Cattolica
www.rassegna.it