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propria esperienza e
sulla rete di amicizie, che non chiedono tutele
contrattuali, ma opportunità e bonus formativi. Su di loro il
sociologo
Aldo Bonomi, attento osservatore delle forme territoriali del
capitalismo contemporaneo, ha scritto "Il distretto del
piacere", un
piccolo volume pubblicato dalla Bollati Boringhieri.
Il distretto in questione è il quadrilatero che si estende da
Gardaland
(Verona) a Rimini, passando per Venezia e Bologna. Un sistema
del
divertimento composto da alberghi, discoteche e parchi a tema e
che mette al lavoro, ogni stagione, circa 200.000 addetti. Una filiera
delle emozioni e del desiderio, ma anche un laboratorio delle nuove
forme di produzione immateriale, di un genere di consumo che ha
per oggetto l’immaginario.
Potrà colpire che
questo grande "divertimentificio" si guadagni il
titolo di distretto. Eppure la definizione è precisa, poiché lì si
affinano
le tecniche, le forme dei lavori, le competenze che trattano il
desiderio degli uomini. Il distretto nasce dalla trasformazione
dell’universo turistico della riviera adriatica. Un tempo orientato alla
vacanza standardizzata degli operai e degli impiegati delle fabbriche
fordiste, oggi sistema funzionale e destinato al nuovo consumatore.
O
per, dirla con Bonomi, "consumattore": una figura sincretica
di
consumatore e attore, con gusti ipermoderni e interessi
precisi.
"Uno snodo molto importante – spiega Davide Imola, del
coordinamento nazionale Cgil Nidil – è stata la crisi ecologica
dei
primi anni novanta, la famosa vicenda delle mucillagini. Questa
ha
accentuato la diversificazione dell’offerta turistica: non potendo
più
proporre la spiaggia, ci si è rivolti al pubblico più vasto dei
parchi a
tema e delle discoteche. Un passaggio ben visibile nelle
cittadine
della riviera: viale Ceccarini, a Riccione, era il luogo dei
ristoranti di
pesce e del passeggio, oggi è diventato il regno dei fast food
e
dell’appuntamento veloce".
Il distretto del piacere
è una testimonianza del passaggio da
un’economia della produzione di beni a un’economia della
produzione di esperienze. Con due aspetti da mettere in rilievo.
Il
primo è che l’intrattenimento non è più subordinato ai tempi
della
fabbrica: è uno spazio dove s’individuano le tendenze, gli stili
di vita
e di consumo da cui dipende la produzione di merci. A differenza
del
passato, adesso è il tempo libero a dettare prodotti e forme
del
produrre alla fabbrica. Il secondo, come scrive Enzo Rullani in
una
recensione apparsa di recente sul trimestrale dell’Ires Veneto,
riguarda i produttori dell’intrattenimento. Questi non
realizzano
soltanto il divertimento, ma anche i contesti che rendono
possibile
l’assegnazione di significati a determinate situazioni. Il
produttore
costruisce con il consumatore il contesto delle sue scelte e
delle
sue azioni, ossia costruisce un’esperienza possibile: ed è
questa
che il consumatore è disposto a pagare.
Da Gardaland a
Mirabilandia
all'insegna del tempo libero
Nel suo volume, Bonomi cita alcuni casi d’eccellenza del
distretto.
A cominciare da Gardaland, il primo parco a tema italiano,
inaugurato nel ’75. Nato come funzione complementare, oggi è
il
traino dell’intera economia dell’area, con i suoi 3 milioni di
visitatori
annui e i 100 miliardi di fatturato. Un risultato che ha favorito
la
nascita nella zona del Basso Garda di un microdistretto dei
parchi
comprendente, in un raggio di 20 chilometri, altre 6
strutture.
Poco più a Sud c’è il secondo parco a tema del nostro
paese,
Mirabilandia, realizzato nel ’92 vicino a Ravenna. Il modello è
lo
stesso: un forte bacino turistico locale dato dalla vicina
riviera
romagnola e una città d’arte contigua. "Questi centri d’attrazione
–
continua Imola – stanno trasformando i settori tradizionali.
L’industria del mobile per alberghi e discoteche è ormai un
comparto
distinto, il tessile è sempre più legato al turismo, con
produzioni e
design esplicitamente rivolti all’estate e alla notte. A
fianco
dell’intrattenimento sta anche nascendo tutta una filiera
del
benessere, della cura del corpo, della riscoperta della
gastronomia
tipica. I pacchetti degli alberghi cominciano a offrire escursioni
in
tesori artistici sconosciuti ed eventi legati allo star bene,
mentre
emergono nuove figure di animatori, promotori culturali e istruttori
di
fitness".
Esempio di quest’esigenza collettiva di uso intelligente del
tempo
libero (Bonomi la chiama edutainment, acronimo di
educational-entertainment, cioè educare intrattenendo) sono Le
Navi
di Cattolica, il parco marino più innovativo d’Europa. Le
Navi
mostrano la storia della terra dal big bang fino alla nascita del
mare
e alla comparsa di flora e fauna, senza dimenticare la possibilità
di
vivere un’esperienza emozionante come un naufragio.
I lavoratori
del piacere
Le tante funzioni che
emergono nel distretto del piacere sono
realizzate da lavoratori che fanno attività, ma che non
producono
alcuna opera. Il loro compito è dare attenzione al cliente,
individuarne le aspettative, interpretarne i desideri. Offrono
servizi
(è il caso dei driver delle attrazioni dei parchi a tema o dei dj
del
"popolo della notte") fatti di informazioni e
creatività.
Nell’organizzazione produttiva postfordista, quest’attività
senz’opera
è il prototipo del lavoro salariato. Ma salariati, questi
lavoratori non
intendono essere, anche se la loro carriera è incerta, affidata
alla
capacità personale d’imporsi sul mercato. Il percorso di
costruzione
della propria identità è infatti tutto individuale: non chiedono
tutele o
sindacati che li organizzino, bensì di accrescere le
capacità
comunicative e di relazione, cioè quei beni che utilizzano e per
cui
sono pagati.
"Occorre introdurre – conclude Imola – una cultura della
tutela
collettiva in un panorama di professionalità individuali, in
forte
concorrenza tra loro. Una sfida che abbiamo raccolto e a cui
rispondiamo con la creazione di mutue di solidarietà o con l’offerta
di servizi, come la tenuta della contabilità per le professioni
non
regolamentate. Non condivido, invece, questa visione degli
atipici
come insensibili ai diritti. I primi esempi di contrattazione
collettiva
nelle collaborazioni, come quello recentemente firmato dall’Arci,
il
superamento della corresponsione esclusivamente legata al
fatturato
o alle percentuali, con l’introduzione di un pur minimo reddito
delle
regole, il riconoscimento della malattia e della maternità,
la
prospettiva previdenziale, l’assicurazione obbligatoria per gli
infortuni,
sono tutte questioni che ci pongono i lavoratori".
(Rassegna sindacale, n. 21,
giugno 2001) |