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Armi
chimiche e palloncini di sangue infetto. I giornali di
destra hanno dato prova di grande immaginazione nella
descrizione delle violenze del popolo di Seattle. Ma
anche la Repubblica e il Corriere non sono stati da meno
con la pubblicazione di "informazioni riservate dei
servizi segreti". Se fiumi di inchiostro sono stati
versati per improbabili foto a raggi x dei manifestanti
anti G8, gusti musicali e abbigliamento compresi, meno
attenzione č stata dedicata all'ambiguitā del
"dialogo" avviato dal governo Berlusconi o
alla militarizzazione totale di Genova. Eppure il
movimento č andato avanti e dimostra ogni giorno una
grande abilitā nella gestione dell'unica guerriglia
fino ad ora combattuta: quella comunicativa. "Don't
hate the media - Become the media" (Non odiare i
media - Diventa i media) č lo slogan di Indymedia
(http://italy.indymedia.org) ovvero il network mondiale
di giornalisti, videomaker, radio e cronisti di strada
che, da Seattle in poi, offre un'efficace copertura
mediale dei piccoli e grandi eventi antiliberisti. La
cooperazione tra tutti gli attivisti della
comunicazione, che saranno a Genova armati di
videocamera, microfoni e pc portatile, č al centro
dell'appello Comunicare Genova lanciato dalla
rivista Carta (www.carta.org).
E nei giorni del controvertice ci sarā un grande media
center autogestito in cui saranno a disposizione
strumenti e spazi per la produzione di informazioni.
Quel
che č certo č che ai mass media tradizionali il
movimento preferisce quelli molecolari come la rete.
Anche attraverso Internet infatti ha creato e
sedimentato relazioni, diffuso idee e linguaggi che via
via hanno fatto crescere la partecipazione. E oggi le
mille anime che compongono l'eterogeneo popolo di
Seattle (nome che Vittorio Agnoletto, portavoce delle
rete di associazioni Genoa Social Forum, propone di
sostituire con quello di "popolo di Porto Alegre",
dal nome della sede brasiliana dove si č svolto a
gennaio il primo World Social Forum) si muovono agili
anche nel cyberspazio. Si va da "cattolici
irrequieti" italiani come quelli di Pax Christi e i
Beati costruttori di pace ai gruppi nazionali di Attac (www.attac.org)
che promuove la campagna per la Tobin Tax, dalle Tute
Bianche (www.tutebianche.org), che nel loro sito hanno
avviato una consulta telematica sulle pratiche da
attivare nell'assedio del G8, ad intellettuali radicali
come Noam Chomsky (www.zmag.org/chomsky/)
e Vandana Shiva (www.vshiva.net) , dagli anarchici (http://www.ecn.org/csoapinelli/Sitonog8/home.html)
alle organizzazioni ecologiste (www.greenpeace.it), dai
gruppi di azione diretta Reclaim the Street (www.reclaimthestreet.net)
ai migranti (http://www.controg8.org)
che manifesteranno il 19 luglio, fino alle associazioni
di donne (http://digilander.iol.it/antig8donne/).
E su Internet ha viaggiato anche il manifesto Dalle
moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso
Genova scritto da Wu Ming
(www.wumingfoundation.com), "atelier di produzioni
narrative" creato da militanti bolognesi giā
animatori del Luther Blisset Project, che afferma:
"Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre. Siamo
antichi per il futuro, esercito di disobbedienza le cui
storie sono armi, da secoli in marcia su questo
continente".
Ad
unire i nodi di questa rete "glocale", che
riesce a tenere insieme e connettere le istanze globali
con quelle locali, č l'opposizione alla globalizzazione
neo-liberista e il sostegno a quella dei diritti. Su
tutto il resto, strategie e tattiche di lotta,
riferimenti politici e culturali, linguaggi e contenuti,
le differenze sono profonde e incancellabili. Ma č
proprio questa eterogeneitā che farā dei giorni di
Genova un "carnevale di disobbedienza".
Tutte
le informazioni per raggiungere la cittā e il programma
completo delle iniziative sono disponibili nel sito del
Genoa Social Forum (http://www.genoa-g8.org/
).
(16 luglio 2001) |