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La Banca d'Italia dà fiducia alla politica
economica del governo e alle sue previsioni sulla crescita per il
2002-2003. E indica un periodo per la ripresa dell'economia: la prima
metà del 2003. Ma subordina tale fiducia a determinate condizioni: il
rilancio delle opere pubbliche e di una fase di riforme strutturali. In assoluta controtendenza rispetto alle previsioni
più recenti di istituti di ricerca e centri studi (compreso quello
della Confindustria), il bollettino economico presentato oggi dalla banca centrale italiana avvalora
le cifre stimate dal governo nella Finanziaria e spegne il fuoco
d'allarme sul destino dei conti pubblici nostrani. O almeno ci prova. La crescita del Pil 2003
dell'Italia, secondo Bankitalia, potrà arrivare fino al 2,3%,
esattamente come previsto dal governo, se sara' avviato il programma
infrastrutturale e si attenueranno le incertezze internazionali causate dal rischio guerra.
Collimano le stime, tra l'esecutivo e l'istituto guidato da Antonio
Fazio, anche per quanto riguarda l'anno in corso: nel 2002 il Pil - si
legge sempre nel bollettino - crescerà dello 0,6%, specie se riprenderanno i lavori
pubblici.
La ripresa solo con le "riforme"
Secondo via Nazionale la crescita del 2,3% nel 2003 dovrebbe
verificarsi in un contesto preciso, contraddistinto fra l'altro dal ''riavvio del ciclo
degli investimenti privati, al momento frenato dalle incertezze degli imprenditori sulle prospettive della domanda''.
Inoltre Bankitalia attende che gli investimenti pubblici, che ''appaiono in ripresa'', registrino un'ulteriore espansione
il prossimo anno. Nel corso della conferenza stampa in cui e' stato illustrato
il bollettino, e' stato precisato che ''l'obbiettivo di un tasso di crescita 2003 come media annua e' possibile,
non si puo' escludere, nell' ambito della realizzazione di un determinato
scenario'', anche internazionale. "Nel quadro internazionale positivo - è scritto nel Bollettino -
la ripresa dovrebbe manifestarsi nella prima meta' del 2003. Le
esportazioni beneficeranno dello sviluppo degli scambi.
L'accelerazione della domanda nazionale sarebbe sostenuta dalla spesa
delle famiglie, che tornerebbe a crescere in linea con l'andamento
delle tradizionali determinanti". Gli investimenti pubblici
segnalano una ripresa, come emerge anche da un'indagine Bankitalia, e
si attende una ulteriore espansione nel primo semestre 2003.
Ma, perché il paese riprenda a crescere, per Bankitalia è
indispensabile una riduzione delle tasse che rilanci la competività.
“In linea con i programmi del governo – spiega il bollettino –
è necessaria una progressiva e durevole riduzione del prelievo
tributario e contributivo, nonché il rafforzamento della dotazione di
infrastrutture del Paese”. Ma per conciliare queste azioni con
“l'obiettivo del pareggio di bilancio” servono “riforme che
incidano sulla dinamica della spesa corrente primaria”.
L'Istituto dunque invita il governo a una maggiore spinta
riformatrice, anche perché 'il riavvio dello sviluppo richiede che, concluso l' iter della legge finanziaria, si affrontino i
nodi strutturali dell'economia''. Inoltre ''per imprimere un deciso impulso
all'attivita' economica occorre fermare la perdita di quote di mercato dei prodotti italiani in atto da vari
anni''.
E ''il ritorno a migliori condizioni di competitivita' e di profittabilita' delle imprese e l' aumento
degli investimenti consentiranno di riportare il reddito e l'occupazione su un sentiero di sviluppo
sostenuto''.
Questo l'auspicio. Di fronte a una situazione attuale che, al
contrario, resta problematica. Come conferma l'aumento dei
licenziamenti tra il luglio 2001 e il luglio 2002 rilevato nel
bollettino.
E i conti pubblici non preoccupano
Per quanto riguarda i conti pubblici, "non sono a rischio",
ma anche gli analisti di Bankitalia sottolineano l'eccesso di misure
una tantum nella prossima legge finanziaria (concordato fiscale,
cartolarizzazioni) e indicano la necessità di correzioni strutturali.
Secondo il direttore centrale della ricerca economica di Banca d'Italia, Giancarlo Morcaldo,
il governo si e' impegnato a tenere a freno la spesa con una serie di operazioni che, se saranno attuate,
"consentiranno di stare entro gli obiettivi prefissati". Lo ha affermato il direttore centrale della ricerca economica di Banca
d'Italia, Giancarlo Morcaldo, nel presentare il Bollettino economico dell'istituto. "Il governo ha posto degli obiettivi
che ritieniamo possibili - ha detto l'economista - e, comunque vada, noi andremo meglio degli altri. C'e' qualche rischio ma
penso che il governo manterra' fede ai suoi impegni".
Quella delle una tantum, a giudizio dell'Istituto, resta però una
scelta controversa, legata al difficile momento congiunturale. Oltre
ad avere effetti temporanei, sono pure difficili da quantificare
perche', come nel caso del concordato fiscale, il gettito dipende dai
contribuenti. Incluse le cartolarizzazioni, dunque, Bankitalia cifra
le entrate temporanee all'1,3% del Pil e insiste sulla necessita' di
tradurle in misure strutturali. Anche le azioni di contenimento della
spesa, fa notare la Banca centrale, per "esercitare azioni
permanenti richiedono innovazioni nei meccanismi decisionali e
nell'assetto organizzativo delle Amministrazioni pubbliche".
Il debito pubblico, dunque, dopo aver toccato il livello record a settembre (1.387 miliardi) salira' ancora ad
ottobre, ''presumibilmente in base al disavanzo registrato dal settore statale''. Ma dopo ''dovrebbe ridursi nell' ultimo
bimestre dell' anno, anche in connessione con entrate straordinarie attesa da operazioni di cartolarizzazione'''.
Il bollettino ricorda come nel Dpef il governo preveda una flessione del rapporto
debito pil di 0,4 punti a quota 109,4%: Questo - spiega il documento -
''implica un aumento del debito in valore assoluto dell' ordine di 36 miliardi, a 1.371 miliardi, contro
quello di 48,5 registrato lo scorso anno''.
(18 novembre 2002)
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