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La Corte dei Conti boccia il governo Berlusconi;
per riportare i conti pubblici entro gli obiettivi fissati dal Dpef
servirebbe una manovra bis. L'esecutivo aveva quantificato la cifra da
stanziare in 12 miliardi di Euro; ma secondo la Corte per attuare gli
obiettivi indicati dal documento serve, nel 2003, una manovra ben
superiore a 18/19 miliardi. "Non deve essere sottovalutata
l'eventualità che, senza nuovi interventi correttivi, i conti
pubblici possano presentare un consuntivo 2002 significativamente
peggiore di quello illustrato nel Dpef" dicono i magistrati
contabili. Gli interventi di contenimento della spesa primaria sono
"in larga misura privi di valutazione sugli effetti quantitativi
attesi per il 2003, prevalentemente orientati a tracciare linee di
riorganizzazione e riforma dagli esiti incerti e, comunque, non
immediati". I magistrati contabili ricordano come nella Relazione
sul rendiconto generale dello Stato, trasmessa al Parlamento nel
giugno scorso, fosse stato sottolineato "il rischio di uno
scostamento tra obiettivi programmatici e risultati già per il 2002,
anche in considerazione della temporaneità e della non piena
efficacia dei provvedimenti disposti con la manovra dell'autunno
scorso".
La Corte poggia il suo giudizio negativo sulle cifre annunciate dal
Ministero delle Finanze: "Se alla manovra di correzione del
disavanzo tendenziale si sommano le esigenze finanziarie derivanti dal
programma di sgravi fiscali, dagli oneri retributivi eccedenti la mera
indennità di vacanza contrattuale, dai normali adeguamenti degli
stanziamenti delle spese di investimento previste nelle leggi
pluriennali e, infine, dai nuovi oneri per la realizzazione del piano
di opere e infrastrutture pubbliche preannunciato dal governo, se ne
trae una stima complessiva della manovra 2003 significativamente
superiore ai 18/19 miliardi di euro e ancor di più ai 12 miliardi di
euro della precisazione governativa".
Secondo la magistratura contabile il Dpef
presentato dal governo risponde "in misura assai ridotta alle
attese". Fra le varie critiche, trova un posto di rilievo
l'ottimismo governativo: "Il documento offre una rappresentazione
dell'andamento della finanza pubblica nel 2002 che sembra ancora
accogliere le ipotesi più favorevoli tra quelle formulate sulla
chiusura dei conti pubblici nell'anno in corso".
Far transitare una quota di investimenti pubblici dal bilancio statale
alla contabilità della nuova società Infrastrutture, che ha come
corollario la riduzione dell'entità dei tagli di spesa da realizzare
nell'ambito della manovra 2003. Questa è l'ipotesi dell'esecutivo,
che lascia perplessi i magistrati: "Non è comprensibile come
l'eventuale spostamento al di fuori del bilancio pubblico di spese di
investimento possa applicarsi alle grandezze esposte nel quadro
tendenziale a legislazione vigente", dove sono iscritti programmi
"già avviati sulla base di leggi di spesa affidate alle diverse
amministrazioni pubbliche". Ne deriva, secondo la Corte,
"l'impossibilità di operare, almeno nel 2003, svuotamenti di
bilancio pubblico di importi apprezzabili; dunque la necessità di
reperire, a parità di obiettivi programmatici, strumenti di effettivo
controllo e contenimento della spesa primaria, in grado di assicurare
le complessive risorse finanziarie richieste".
Nel frattempo i consumatori denunciano il mancato
confronto con il governo: secondo Adoc, Adusbef, Codancos e
Federconsumatori il metodo con cui il governo ha presentato il Dpef è
''confuso e improvvisato''; chiedono un incontro d'urgenza per
discutere su alcuni temi del documento di programmazione. Si legge
nella nota: "E' grave, dopo l'esperienza vissuta quest'anno da
milioni di consumatori di un'inflazione superiore a quella 'ufficiale',
che il governo preveda per il 2003 un aumento dei prezzi dell'1,4%. E
questo senza prevedere nello stesso Dpef una seria riforma del sistema
tariffario di importanti servizi come le Ferrovie, l'elettricità e i
servizi pubblici locali. Un altro esempio di improvvisazione del Dpef
riguarda il richiamo all'ingresso delle mutue nel sistema sanitario
che ha provocato fratture e contestazioni
anche all'interno della stessa maggioranza di governo''. Riferendosi
al servizio sanitario, la comunicazione è lapidaria: "' le
disfunzioni devono essere affrontate e corrette ma e' inaccettabile
pensare di risolvere i problemi privatizzando il servizio sanitario
nazionale peggiorando il livello di garanzie
e di tutele dei cittadini".
(15 luglio 2002)
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