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Dpef / Le perplessità del servizio Bilancio della Camera

"Obiettivi molto impegnativi"

 

Il Dpef del governo trova assai pochi estimatori. Dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti, oggi è la volta delle perplessità dei tecnici della Camera, che giudicano "molto impegnativi" gli obiettivi programmatici indicati nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Nella consueta analisi del Documento il servizio bilancio della Camera dei deputati mette in evidenza "l'insufficienza delle indicazioni del Dpef circa l'ammontare e le modalità di reperimento delle risorse necessarie" al conseguimento degli obiettivi. Il rapporto sottolinea inoltre che la riduzione delle tasse delineata nel documento risulta essere "di entità  minore rispetto a quella indicata nel precedente Dpef".

"Il Dpef 2003-2006 - si legge nell'analisi del servizio Bilancio della Camera - pone obiettivi programmatici molto impegnativi, anche in relazione alle richieste dell'Unione europea, che ha più volte sottolineato l'esigenza di arrivare entro il 2003 ad un livello di disavanzo 'close to balance'". "Infatti, se l'obiettivo di indebitamento delle pubbliche amministrazioni viene stabilito nello 0,8% nel 2003 e nello 0,3% nel 2004, con un rinvio del pareggio di bilancio di almeno un anno rispetto alle più ottimistiche previsioni del precedente Dpef, viene contestualmente fissato - scrivono i tecnici della Camera - un obiettivo di riduzione del rapporto debito pubblico-Pil di circa 10 punti percentuali entro il 2004, anno nel quale per la prima volta tale indicatore scenderebbe sotto il 100%. Per consentire questo risultato il fabbisogno dovrà essere ridotto di 2,4 punti nel 2003 e di un ulteriore 0,8% nel 2004".

"Questi risultati di finanza pubblica - prosegue il rapporto - dovrebbero essere conseguiti unitamente ad altri di carattere strutturale sul versante delle entrate, volti a ridurre la pressione fiscale di circa 2,6 punti entro il 2006. Tale obiettivo, di entità  minore rispetto a quella indicata nel precedente Dpef (-3,8 punti in cinque anni), verrebbe perseguito con una riduzione di 0,5 punti nel 2003 e nel 2004, un punto nel 2005, mezzo punto nel 2006".

L'analisi sottolinea che "è essenziale che il Dpef svolga il compito di informare il Parlamento e l'opinione pubblica sugli obiettivi programmatici perseguiti dal governo. Tale informazione deve per altro essere corredata da tutti i dati e gli elementi che dimostrino che gli obiettivi sono effettivamente perseguibili, precisando in quali tempi, con quali risorse, con quale impatto sui conti pubblici". A questo proposito, però, l'analisi constata che "a fronte della rilevante entità  degli impegni finanziari connessi al conseguimento degli obiettivi programmatici, va evidenziata l'insufficienza delle indicazioni del Dpef circa l'ammontare e le modalità di reperimento delle risorse necessarie".

L'analisi ricorda, infatti, che oltre agli obiettivi indicati sul fronte dei conti pubblici il governo ha preso una serie di impegni, che comportano comunque oneri di bilancio. Tra questi viene menzionata "la delega previdenziale", che contiene "un sostanziale sgravio contributivo (fino a cinque punti) per i neo-assunti per favorire l'aumento dell'occupazione". C'è poi "sul lato del mercato del lavoro la conclusione dell'accordo di luglio 2002", che "prospetta interventi di tipo strutturale, volti ad ottenere maggiore flessibilità , prevedendo anche misure a carattere oneroso, quali la riforma degli ammortizzatori sociali ed in particolare l'aumento
dell'indennità  di disoccupazione".

Come se non bastasse, l'analisi richiama anche "la riforma dei cicli scolastici, attualmente all'esame del Senato, che prevede oneri per la finanza pubblica, la cui quantificazione e copertura è rinviata in larga parte alla finanziaria". "Tra gli interventi di tipo strutturale riveste infine particolare importanza il piano di investimenti per la realizzazione di grandi opere, a fronte del quale, per altro, la legislazione già  varata sembra offrire canali di finanziamento anche attraverso l'attivazione del contributo ai privati". 

Sotto la lente d'ingrandimento dei tecnici della Camera finisce anche "la questione della riduzione del debito". L'analisi rileva che "le risorse complessive per conseguire l'obiettivo di indebitamento per il 2003 ammontano a poco meno di 11 miliardi di euro. Quelle necessarie a conseguire l'obiettivo di riduzione del rapporto debito-Pil per il medesimo anno ammontano a quasi 56 miliardi di euro". "Per ottenere una contrazione di tale entità , un contributo significativo è atteso dal programma di privatizzazioni e dismissioni, che viene quantificato in 20 miliardi di euro. Resterebbe tuttavia una differenza contabile di circa 25 miliardi di euro, che non è chiaro per quanta parte possa essere colmata da politiche di gestione attiva del debito".

(19 luglio 2002)

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