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Il Consiglio dei ministri ha dato oggi il via
libera al decreto che autorizza la ripresa dell'attività del Petrolchimico di Gela.
Si sblocca così una situazione che aveva portato la città alla
paralisi, vista la mobilitazione dei lavoratori dello stabilimento, che
da tre giorni ne bloccano i cancelli e sono ancora oggi in sciopero
generale. La magistratura aveva posto i sigilli al Petrolchimico per
violazione delle norme ambientali, ossia per emissione di sostanze
nocive. La sostanza incriminata, il pet-coke, è stata però sdoganata
dal decreto legge approvato dal Governo su proposta del ministro
dell'Ambiente Matteoli. Il pet-coke, infatti, è stato derubricato tra
i combustibili ed eliminato dalla lista dei prodotti di scarto della
lavorazione del petrolio. In questo modo lo stabilimento potrà
riaprire e i lavoratori torneranno alla propria attività.
In particolare, il decreto autorizza la combustione del coke da petrolio (pet-coke) in impianti di
combustione con potenza termica nominale per singolo focolare uguale o superiore a 50 MW.
Il provvedimento aggiorna alcuni aspetti della classificazione dei combustibili derivanti dalla direttiva
europea 96/61/CE per quanto riguarda l'autorizzazione della combustione del pet-coke. La direttiva europea fa esplicito richiamo
all'impianto di
Gela, considerato un modello al quale devono conformarsi tutti gli impianti simili. Il ricorso al Dl, conclude il
comunicato,
si è reso necessario per superare le gravi ripercussioni sociali a seguito del blocco dell'impianto.
Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, nel dare
notizia del varo del decreto ha detto che è stato risolto un caso
"spinoso". "Il decreto - ha aggiunto il ministro - dovrà
essere convertito in legge dalle Camere e non dubito minimamente del
fatto che nessuno si vorrà mettere di traverso per togliere alla
Sicilia una delle più importanti fonti di occupazione e lavoro che ci
siano nell'isola". "Questa volta - ha detto ancora la Loggia
- la politica è stata all'altezza dei tempi". Secondo La Loggia
non esiste un problema di inquinamento a Gela: "nessuno vuole
mettere a repentaglio la salute di qualcuno".
Di tutt'altro avviso il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio,
secondo il quale saremmo di fronte a "una truffa, un nuovo condono.
Invece di stanziare fondi per salvaguardare salute e occupazione
il governo ha preferito legalizzare inquinamento e malattie". "I posti di lavoro
- ha proseguito Pecoraro Scanio- vanno salvaguardati con piani di
riconversione produttiva, senza mettere a repentaglio la salute e l'ambiente: la via d'uscita proposta dal governo è solo un
raggiro, visto che il decreto classifica il pet-coke come un combustibile, nonostante si
tratti in realtà di un residuo del processo di raffinazione del petrolio, e
dunque di una sostanza altamente dannosa. Non solo viene by-passata la legge Ronchi ma soprattutto viene messo a rischio
la salute di chi lavora e vive a Gela. Il petrolchimico resta così uno dei siti a più alto rischio - conclude Pecoraro - una
vera bomba ambientale che il governo Berlusconi preferisce mantenere".
(7 marzo 2002)
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