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La Caritas italiana licenzia le
anticipazioni del suo nuovo “Dossier Statistico Immigrazione”, il
dodicesimo, e sfata qualche luogo comune sull'argomento. L'organismo
pastorale calcola che all'inizio del 2002, in Italia, ci siano 1.600.000
mila immigrati, pari al 2,8% della popolazione. Il rapporto è di uno
straniero ogni 38 residenti: secondo la Caritas una proporzione
tutt'altro che allarmante "che dovrebbe far vincere la sindrome da
accerchiamento e indurre a maggiore serenità".
Più preoccupante, invece, la stima delle condizioni economiche e
sociali in cui vivono gli immigrati, dato che molti di loro sono spesso
costretti a regredire da uno status di legalità alla clandestinità a
causa della perdita di lavoro o di remunerazioni non sufficienti per
sopravvivere. I soggiornanti stranieri - rileva il rapporto sulla basa
dei dati del ministero dell'Interno -, che erano risultati 1.388.153 alla fine del 2000, sono scesi a 1.362.630 al 31 dicembre 2001. E' come se per un anno l'immigrazione dall'estero fosse stata sospesa, anche se in concreto così non è stato perché sono venuti in 130.000 tra lavoratori e familiari.
Non si è trattato solo della eliminazione dei permessi doppi e di quelli scaduti.
"E' fonte di preoccupazione il fatto che, mentre prima chi era regolare tale solitamente restava, ora si assiste a una più frequente trasformazione di immigrati regolarmente soggiornanti in irregolari, quando un permesso di lavoro non viene più rinnovato in mancanza di rigorose condizioni di reddito (pari almeno a quello previsto per la concessione dell'assegno sociale) e di lavoro regolarmente dichiarato: questi requisiti non sono alla portata di tutti gli immigrati e non perché non svolgano un lavoro ma perché sono costretti a farlo in nero con una scarsa incidenza ispettiva delle strutture
pubbliche.
Le regioni
Il Nord Ovest (32,7%) e il Nord Est (24,1%) arrivano insieme al 56,8%
della presenza immigrata, per cui il Nord si accredita sempre più come
l’epicentro dell’immigrazione: secondo la Caritas questo lascia
intendere che è solo una questione di pochi anni il superamento della
soglia del 60% del totale. In primo piano viene la Lombardia, che da
sola accoglie quasi un quarto di tutti gli immigrati. Anche il Piemonte
conosce un forte aumento di 12.000 unità. Nel Nord Est a livello di
126-127.000 permessi troviamo l’Emilia Romagna e il Veneto
(quest’ultima però ha perso 12.000 permessi nel nuovo conteggio).
Il Centro continua a restare un punto al di sotto del 30%, mentre una
volta deteneva quasi la metà dei permessi di soggiorno. A fronte di
una regione come le Marche, che aumenta del 10%, altre come il Lazio e
la Toscana subiscono un ridimensionamento rispettivamente di 20.000 e
9.000 permessi di soggiorno.
Al Sud e alle Isole spetta solo la
quota del 14%: rispetto allo scorso anno, gli aggiustamenti dello
schedario fanno registrare una perdita di 11.000 unità delle quali la
metà circa in Campania. In ogni modo il Meridione si conferma in parte
un’area di residenza stabile (basti pensare alla Campania e alla
Puglia) e in parte un’area di passaggio e di primo smistamento.
Perché gli immigrati vengono in Italia
La parte del leone la fa ovviamente il lavoro: il 59% delle persone
viene in Italia per cercare un'occupazione; il 29%, poi, per motivi
familiari, e il 7% per altri motivi anch’essi stabili o comunque di
una certa durata (adozione, motivi religiosi, residenza elettiva).
"Nel complesso si tratta del 95% del totale - commenta il rapporto
Caritas - e ciò, senza alcun margine di dubbio, porta a leggere
l’immigrazione come una dimensione strutturale della nostra società
che esige una correlativa politica di accoglienza e inclusione".
Gli immigrati soggiornanti per motivi di lavoro sono 800.680 (50.000 in
meno rispetto al 2000), così ripartiti: quasi 90.000 lavoratori
autonomi, 651.000 lavoratori dipendenti in attività e 60.000
disoccupati o alla ricerca di lavoro (mentre nel 2001 erano 98.000 gli
immigrati senza lavoro): il tasso di disoccupazione (7,5%) è quindi
molto contenuto. Hanno lievemente aumentato la loro incidenza i
lavoratori autonomi (poco più di 1 su 10 lavoratori) e sono fortemente
diminuite le persone in attesa di occupazione (35.000 in meno.
"Non va sottaciuto - fa notare la Caritas - che un buon numero di
persone lavora senza copertura contributiva e talvolta anche senza la
titolarità di un permesso di soggiorno, tanto nel settore domestico
(collaboratrici domestiche e assistenti familiari per anziani e
malati), quanto nel settore delle imprese: è perciò auspicabile una
regolarizzazione ampia, che tenga conto dell’effettivo inserimento
nel mondo del lavoro". Registrate come soggiornanti per motivi
familiari sono quasi 400.000 persone, 40.000 in più rispetto allo
scorso anno e questo perché i ricongiungimenti familiari sono
continuati con intensità.
La sponsorizzazione: Bossi e Fini hanno fatto male a toglierla
La nuova legge sull'immigrazione, la cosiddetta Bossi-Fini (dai
nomi dei suoi estensori), ha soppresso l'istituto della
sponsorizzazione inserito nella precedente legge Turco-Napolitano,
considerandolo, scrive la Caritas, "una sorta di porta
d’ingresso per etnie e individui poco raccomandabili: alla luce di
un’analisi statistica queste risultano però delle riserve
preconcette". Secondo la Caritas la sponsorizzazione
garantiva la possibilità di un incontro tra domanda e offerta
specialmente per determinati tipi di lavoro, per dare uno sbocco legale
alle cosiddette reti familiari e catene migratorie di parenti, amici e
conoscenti, e per coinvolgere la società (gli italiani e gli stessi
immigrati) nello sforzo per una dignitosa politica di accoglienza in
grado di assicurare vitto, alloggio e assistenza sanitaria senza alcun
onere a carico dello Stato.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2001 sono
risultati in corso di validità 11.630 permessi per
“sponsorizzazione”. Come risaputo il contingente annuale era di
15.000 unità, andato esaurito nel volgere di pochi giorni (le persone
interessate alla sponsorizzazione erano notoriamente molte di più):
dal Ministero degli Affari Esteri risultano comunque rilasciati solo
14.204 visti. Si può ipotizzare che una parte di queste persone,
avendo trovato subito il lavoro, abbia modificato il titolo di
soggiorno e figuri ormai tra gli occupati, mentre gli altri per questo
cambiamento attendono la scadenza del loro permesso annuale oppure, non
avendo trovato il posto, siano costretti a rimpatriare.
(26 giugno 2002)
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