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Inflazione / Le richieste delle associazioni dei consumatori

Sciopero della spesa, secondo round

I consumatori tornano a scioperare. Come lo scorso 5 luglio (e fu un successo, con 10 milioni di adesioni), niente acquisti il prossimo 12 settembre per protestare contro il caro vita. “Vogliamo tenere alta l’attenzione di tutti – spiega Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori che insieme ad Adoc, Adusbef e Codacons forma l’Intesa dei consumatori –. Berlusconi non ha infatti ancora risposto alla nostra richiesta d’incontro, mentre tra i commercianti finora l’unico appuntamento lo abbiamo concordato con Confesercenti”. Ma l’Intesa ha molto da chiedere anche all’Istat, sotto accusa per un tasso d’inflazione (2,2 per cento a luglio e 2,3 ad agosto) a cui non crede più nessuno e già corretto in 2,4 da Eurostat e, addirittura, al 9 dal presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. All’istituto di statistica l’Intesa chiederà nei prossimi incontri un “paniere” più articolato, e dunque più vicino ai consumi reali delle diverse tipologie di famiglie, con una maggiore attenzione alle rilevazione territoriali dei dati sui prezzi. Quanto al blocco delle tariffe annunciato dal governo, Trefiletti si mostra scettico: “Se ci sarà blocco, non saremo certo noi a dire di no – spiega –. Tuttavia per una vera soluzione servono serie riforme di settore nel campo delle assicurazioni e dell’energia”.

Intanto il caro vita preoccupa anche i sindacati. Secondo il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, ormai si tratta di “un problema sotto gli occhi di tutti” e, proprio per questo, “prezzi e inflazione sono ai primi posti all’interno delle piattaforme contrattuali”. “Un’inflazione del 2,3 per cento a luglio non è credibile – spiega Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori –. Per noi il dato reale si avvicina al 4 per cento. E poi, non è possibile che tra tante città italiane ci siano differenziali inflattivi anche del 100 per cento. Vuol dire che qualcosa nel sistema delle rilevazioni non funziona”. Un sistema di calcolo dell’inflazione che, va sottolineato, risponde a una serie di norme risalenti addirittura al 1926; mentre, secondo quanto denunciato da Eurispes, quasi il 50 per cento dei prezzi rilevati dall’Istat lo sarebbero in base a leggi e tariffe degli ordini professionali e non al mercato.

In questi mesi computer e scrivanie delle associazioni dei consumatori sono stati subissati dalle denunce di migliaia di cittadini. Tra le più curiose quella che raccontano ad Altroconsumo. Un signore di Rivoli (To), che chiameremo S., ha avuto la pazienza di seguire nel corso dei mesi il prezzo del suo frutto preferito: il pompelmo. E si è accorto che, dal passaggio dalla lira all’euro di dicembre e gennaio, il costo al chilo del suo agrume è cresciuto. Gradualmente ma inesorabilmente: 0,99 euro a gennaio, 1,39 euro a marzo e 1,89 a maggio. Alla fine, fa più 90 per cento di aumento. Frutta, medicine, prodotti per la casa, Rca auto: per l’Intesa dei consumatori una famiglia media che spende 26.400 euro all’anno avrà quest’anno uscite maggiori per 749 euro. Non solo. Al ritorno dalle vacanze il signor S. troverà bollette molto più pesanti: da settembre il canone telefonico costa il 4,9 per cento in più, il 3,3 per cento la luce, il 2,1 per cento il gas e il 15 per cento l’assicurazione per le moto. La corsa di prezzi e tariffe viene da lontano. “Abbiamo cominciato a richiamare l’attenzione su questi rischi già dallo scorso ottobre – dice Trefiletti –, durante tutta la fase del passaggio da lira a euro. Un semplice monitoraggio svolto tra una quarantina di prodotti mostrò che soltanto l’arrotondamento e il “taglio” dei centesimi producevano una ricaduta inflattiva dello 0,9 per cento”. Con l’avvento della nuova moneta, molti prodotti hanno nei mesi subìto un triplice rincaro: aumento “preventivo” in lire, arrotondamento in euro e ancora aumento in euro.

Ma l’Intesa non chiede la “testa” dell’Istat. Trefiletti: “Siamo assolutamente contrari a panieri alternativi (quello che per esempio sta costruendo Eurispes con altre otto associazioni di consumatori, ndr). Vanno bene gli osservatori, ma il ruolo dell’Istat è insostituibile e non può essere affidato ad altri. I suoi dati servono per i contratti di lavoro, le pensioni, i tassi d’interesse. Il punto, allora, è un altro: come migliorare il sistema di rilevazione”. D’accordo anche Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Privatizzando le rilevazioni si correrebbe il rischio che a farle, un domani, siano commercianti e industrie, che potrebbero “fornire, magari a pagamento, i dati che fanno più comodo”.

Delle tre richieste presentate dall’Intesa all’Istat, di una però non si discuterà neanche: l’aggiornamento di un paniere anacronistico, dove c’è il salmone fresco, ma l’assicurazione per gli autoveicoli incide ancora per pochissimi punti percentuali. “Ci hanno detto che su questo sono vincolati dalle leggi – racconta il presidente di Federconsumatori –. Ma sul resto all’Istat sono disposti a discutere”. Uno dei temi più delicati al tavolo sarà quello dei rilevamenti territoriali, realizzati non dall’istituto ma dagli uffici comunali di statistica, che, secondo molti, sarebbero condotti con scarsa accuratezza e tali dunque da pregiudicare la correttezza dell’indice dei prezzi finale. I vertici dell’istituto nazionale di statistica prenderanno invece in considerazione la possibilità di costruire panieri più specifici: per esempio per famiglie anziane, numerose o a basso reddito.

Il segretario generale della Funzione pubblica Cgil, Laimer Armuzzi, solleva, tuttavia, anche un problema politico. “Un ente come l’Istat dovrebbe essere totalmente autonomo, fare calcoli in base alle leggi della statistica e non rispondere a input di natura politica”. Dunque, ci sarebbe il rischio di un condizionamento dei dati? “Con il clima che corre non ne sarei stupito – risponde il leader dei dipendenti pubblici della Cgil – . L’Istat è stata già minacciato di privatizzazione e con l’aria che tira in Italia credo siano in molti ad avere paura di contraddire, anche con i numeri, le politiche dei governo”. Il quale governo, del resto, promette maggiori controlli, ma continua a dire (con l’eccezione di Bossi e di un Buttiglione in cerca di rimpasti), che, tutto sommato, l’inflazione non è poi così alta.

(S.I., Rassegna sindacale, n. 34, 3 settembre 2002)

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