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Brasile / Intervista a Lula

Il mio contratto sociale

di Andrea Lanzi

 

Luiz Inácio “Lula” Da Silva, candidato alle elezioni presidenziali in Brasile, ha sfiorato la vittoria al primo turno, con il 47 per cento dei voti. Ora lo attende il ballottaggio con il candidato di governo José Serra. Quella che segue è un’intervista che Andrea Lanzi, nostro collaboratore e direttore della rivista italo-brasiliana Forum Democratico, dell’Associazione Anita e Giuseppe Garibaldi, ha realizzato con il leader 

del Pt (Partido dos Trabalhadores) e tradotto per Rassegna.  

Alle elezioni presidenziali del 1989 il presidente dell’Associazione imprenditori di San Paolo, Mario Amato, minacciò la fuga di 800 mila imprenditori nell’eventualità di una vittoria di Lula. Oggi un imprenditore, José Alencar, è il suo candidato a vice presidente. Chi è cambiato di più, Lula e il Pt oppure gli imprenditori?

Lula  Una parte non piccola degli 800 mila che secondo Amato avrebbero abbandonato il Brasile se avessi vinto le elezioni del 1989 sono falliti negli ultimi anni come risultato della politica economica del governo di Fernando Henrique Cardoso. Oggi l’imprenditoria brasiliana è cambiata. Dopo il processo di privatizzazione le vecchie imprese familiari non hanno più l’influenza che avevano nella politica nazionale. Le imprese multinazionali possono anche non avere simpatia per il Pt, ma i loro dirigenti hanno esperienze in paesi – come Spagna, Italia e Germania – dove i contrasti sono molto più forti che da noi. La classe imprenditoriale si è evoluta, ha conquistato una visione sociale, ha maggiore attenzione nei confronti del consumatore. Francamente è un onore avere un uomo come José Alencar come mio vice. Non è soltanto un grande imprenditore, è un grande uomo, che intende dare il suo contributo per costruire un Brasile più giusto.

E il Pt come è cambiato?

Lula  Essenzialmente ci siamo mantenuti intatti. Siamo a favore della distribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, della lotta ai pregiudizi. E a favore della democrazia. Ovviamente, visto che il nostro partito ha compiuto 22 anni, siamo più maturi. Oggi il Pt governa più di 50 milioni di brasiliani in cinque stati, 7 capitali e molte città con più di 200 mila abitanti. Personalmente non ho cambiato i principi che guidano la mia vita. Ma in 30 anni di attività politica ho accumulato molta esperienza viaggiando in tutto il Brasile, preparandomi per trovare le risposte ai problemi che la società brasiliana affronta da secoli. Sono maturato per comprendere meglio il mio ruolo di leader e le responsabilità che questo comporta. Per questo sono pronto ad assumere l’incarico di presidente. La società brasiliana non crede più nei postulati ideologici: vuole votare qualcuno che dia risposte ai problemi e vuole sperimentare se le cose possono cambiare.

Quali sono le proposte del Pt in materia economica e sociale?

Lula  Il nostro primo obiettivo è la ripresa della crescita economica attraverso lo sviluppo di un robusto mercato interno e massicci investimenti nel settore produttivo. Ricorreremo a tutti i mezzi per aumentare l’offerta di beni di consumo di massa, industriali e agricoli, e l’offerta di servizi pubblici essenziali. Il nostro programma ci indica come far crescere il prodotto interno lordo di oltre il 4 per cento e produrre milioni di posti di lavoro attraverso misure di politica industriale, a favore del commercio estero, del settore energetico e delle infrastrutture. Occorrerà poi portare a termine riforme fondamentali in materia fiscale, nel settore agricolo, nel mercato del lavoro, nella previdenza e nell’amministrazione dello Stato. Ho assunto l’impegno di presentare al Parlamento, entro il primo anno di governo, un progetto di riforma tributaria basato sull’equità, sulla progressività delle imposte e sull’alleggerimento degli oneri che gravano sulla produzione e sulle esportazioni. La riforma agraria sarà portata avanti con il consenso dei lavoratori senza terra, dei sindacati e dei proprietari rurali. Non sarà necessaria nessuna occupazione di terre e nessuna violenza. Il Brasile possiede 90 milioni di ettari di terra improduttiva e possiamo distribuirla a tutte le persone che vogliano coltivarla.

E qual è il programma di politica estera?

Lula  Il nostro governo difenderà con fermezza gli interessi del paese, esercitando tutto il peso che il Brasile possiede nel contesto internazionale. La nostra influenza oggi è ridotta ma il Brasile è ancora la decima economia del mondo. Non possiamo essere trattati come una repubblica delle banane. Combatteremo il protezionismo e tenteremo di aprire il mercato per i nostri prodotti e, soprattutto, di difendere la nostra sovranità nei confronti di tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti. In questo momento per il Brasile è importante difendere anche il Mercosur, che attraversa una crisi ma continua a svolgere un ruolo fondamentale per accrescere le relazioni commerciali fra i suoi aderenti. Rafforzare il Mercosur significa attirare i paesi andini dentro l’accordo, rafforzare i legami con l’Unione europea, ampliare il commercio con la Cina, l’India, con l’Asia nel suo complesso, con il Sudafrica e con tutti gli altri paesi del mondo.

Il Presidente Cardoso sostiene che con la vittoria di Lula il Brasile rischia di precipitare in una crisi come quella argentina. Cosa risponde?

Lula  Queste previsioni fanno parte del terrorismo elettorale contro l’opposizione. È irresponsabile da parte del governo fare dichiarazioni che provocano instabilità nel paese e favoriscono gli speculatori. Il popolo brasiliano ha già pagato un prezzo molto alto a causa della sottomissione del governo agli interessi degli speculatori internazionali e alle condizioni poste dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale, e della sua timidezza nei confronti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Da questo punto di vista l’eredità del governo Cardoso è pesante, in termini di squilibrio dei conti con l’estero, di debito pubblico, di bassi investimenti in infrastrutture e nello sviluppo tecnologico. Il pericolo è che il governo, in un clima di fine della festa, lasci che le cose si deteriorino ulteriormente. L’ultima novità negativa è l’aumento del saldo attivo della bilancia dal 3,75 al 3,88 del pil richiesto dal Fondo monetario internazionale. Gli investitori però conoscono bene l’importanza del nostro mercato. E sanno che un governo democratico e popolare in Brasile offrirà infrastrutture, manodopera qualificata e disponibilità di mercato per chi voglia investire e produrre nel nostro paese.

Sul fronte interno come intende garantire il Pt la partecipazione di tutti i cittadini alla vita democratica?

Lula  Se sarò eletto presidente il governo servirà gli interessi di tutto il popolo brasiliano e non solo di una ristretta élite. La nostra politica sarà caratterizzata dal dialogo e da una pratica di negoziazione. Tutti sanno che ho iniziato la mia vita politica negoziando come sindacalista. Il primo grande accordo che ho concluso riguardava l’industria automobilistica e risale al maggio 1978. Durante tutta la mia vita ho imparato a negoziare, a fare accordi per risolvere tutti i problemi che si presentavano ed è questo che intendo fare adesso. Convocherò gli imprenditori, le confederazioni e i sindacati di categoria affinché siano conclusi accordi nell’interesse del paese. Il contratto sociale che vogliamo sottoscrivere sarà fondamentale per realizzare le riforme che ho citato.

(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002)

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