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del Pt (Partido dos Trabalhadores) e tradotto per Rassegna.
Alle elezioni presidenziali del 1989
il presidente dell’Associazione imprenditori di San Paolo,
Mario Amato, minacciò la fuga di 800 mila imprenditori
nell’eventualità di una vittoria di Lula. Oggi un
imprenditore, José Alencar, è il suo candidato a vice
presidente. Chi è cambiato di più, Lula e il Pt oppure gli
imprenditori?
Lula Una parte non piccola
degli 800 mila che secondo Amato avrebbero abbandonato il
Brasile se avessi vinto le elezioni del 1989 sono falliti
negli ultimi anni come risultato della politica economica
del governo di Fernando Henrique Cardoso. Oggi
l’imprenditoria brasiliana è cambiata. Dopo il processo
di privatizzazione le vecchie imprese familiari non hanno più
l’influenza che avevano nella politica nazionale. Le
imprese multinazionali possono anche non avere simpatia per
il Pt, ma i loro dirigenti hanno esperienze in paesi –
come Spagna, Italia e Germania – dove i contrasti sono
molto più forti che da noi. La classe imprenditoriale si è
evoluta, ha conquistato una visione sociale, ha maggiore
attenzione nei confronti del consumatore. Francamente è un
onore avere un uomo come José Alencar come mio vice. Non è
soltanto un grande imprenditore, è un grande uomo, che
intende dare il suo contributo per costruire un Brasile più
giusto.
E il Pt come è cambiato?
Lula Essenzialmente ci
siamo mantenuti intatti. Siamo a favore della distribuzione
della ricchezza, della giustizia sociale, della lotta ai
pregiudizi. E a favore della democrazia. Ovviamente, visto
che il nostro partito ha compiuto 22 anni, siamo più
maturi. Oggi il Pt governa più di 50 milioni di brasiliani
in cinque stati, 7 capitali e molte città con più di 200
mila abitanti. Personalmente non ho cambiato i principi che
guidano la mia vita. Ma in 30 anni di attività politica ho
accumulato molta esperienza viaggiando in tutto il Brasile,
preparandomi per trovare le risposte ai problemi che la
società brasiliana affronta da secoli. Sono maturato per
comprendere meglio il mio ruolo di leader e le responsabilità
che questo comporta. Per questo sono pronto ad assumere
l’incarico di presidente. La società brasiliana non crede
più nei postulati ideologici: vuole votare qualcuno che dia
risposte ai problemi e vuole sperimentare se le cose possono
cambiare.
Quali sono le proposte del Pt in
materia economica e sociale?
Lula Il nostro primo
obiettivo è la ripresa della crescita economica attraverso
lo sviluppo di un robusto mercato interno e massicci
investimenti nel settore produttivo. Ricorreremo a tutti i
mezzi per aumentare l’offerta di beni di consumo di massa,
industriali e agricoli, e l’offerta di servizi pubblici
essenziali. Il nostro programma ci indica come far crescere
il prodotto interno lordo di oltre il 4 per cento e produrre
milioni di posti di lavoro attraverso misure di politica
industriale, a favore del commercio estero, del settore
energetico e delle infrastrutture. Occorrerà poi portare a
termine riforme fondamentali in materia fiscale, nel settore
agricolo, nel mercato del lavoro, nella previdenza e
nell’amministrazione dello Stato. Ho assunto l’impegno
di presentare al Parlamento, entro il primo anno di governo,
un progetto di riforma tributaria basato sull’equità,
sulla progressività delle imposte e sull’alleggerimento
degli oneri che gravano sulla produzione e sulle
esportazioni. La riforma agraria sarà portata avanti con il
consenso dei lavoratori senza terra, dei sindacati e dei
proprietari rurali. Non sarà necessaria nessuna occupazione
di terre e nessuna violenza. Il Brasile possiede 90 milioni
di ettari di terra improduttiva e possiamo distribuirla a
tutte le persone che vogliano coltivarla.
E qual è il programma di politica
estera?
Lula Il nostro governo
difenderà con fermezza gli interessi del paese, esercitando
tutto il peso che il Brasile possiede nel contesto
internazionale. La nostra influenza oggi è ridotta ma il
Brasile è ancora la decima economia del mondo. Non possiamo
essere trattati come una repubblica delle banane.
Combatteremo il protezionismo e tenteremo di aprire il
mercato per i nostri prodotti e, soprattutto, di difendere
la nostra sovranità nei confronti di tutti i paesi,
compresi gli Stati Uniti. In questo momento per il Brasile
è importante difendere anche il Mercosur, che attraversa
una crisi ma continua a svolgere un ruolo fondamentale per
accrescere le relazioni commerciali fra i suoi aderenti.
Rafforzare il Mercosur significa attirare i paesi andini
dentro l’accordo, rafforzare i legami con l’Unione
europea, ampliare il commercio con la Cina, l’India, con
l’Asia nel suo complesso, con il Sudafrica e con tutti gli
altri paesi del mondo.
Il Presidente Cardoso sostiene che
con la vittoria di Lula il Brasile rischia di precipitare in
una crisi come quella argentina. Cosa risponde?
Lula Queste previsioni
fanno parte del terrorismo elettorale contro
l’opposizione. È irresponsabile da parte del governo fare
dichiarazioni che provocano instabilità nel paese e
favoriscono gli speculatori. Il popolo brasiliano ha già
pagato un prezzo molto alto a causa della sottomissione del
governo agli interessi degli speculatori internazionali e
alle condizioni poste dal Fondo Monetario e dalla Banca
Mondiale, e della sua timidezza nei confronti
dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Da questo
punto di vista l’eredità del governo Cardoso è pesante,
in termini di squilibrio dei conti con l’estero, di debito
pubblico, di bassi investimenti in infrastrutture e nello
sviluppo tecnologico. Il pericolo è che il governo, in un
clima di fine della festa, lasci che le cose si deteriorino
ulteriormente. L’ultima novità negativa è l’aumento
del saldo attivo della bilancia dal 3,75 al 3,88 del pil
richiesto dal Fondo monetario internazionale. Gli
investitori però conoscono bene l’importanza del nostro
mercato. E sanno che un governo democratico e popolare in
Brasile offrirà infrastrutture, manodopera qualificata e
disponibilità di mercato per chi voglia investire e
produrre nel nostro paese.
Sul fronte interno come intende
garantire il Pt la partecipazione di tutti i cittadini alla
vita democratica?
Lula Se sarò eletto
presidente il governo servirà gli interessi di tutto il
popolo brasiliano e non solo di una ristretta élite. La
nostra politica sarà caratterizzata dal dialogo e da una
pratica di negoziazione. Tutti sanno che ho iniziato la mia
vita politica negoziando come sindacalista. Il primo grande
accordo che ho concluso riguardava l’industria
automobilistica e risale al maggio 1978. Durante tutta la
mia vita ho imparato a negoziare, a fare accordi per
risolvere tutti i problemi che si presentavano ed è questo
che intendo fare adesso. Convocherò gli imprenditori, le
confederazioni e i sindacati di categoria affinché siano
conclusi accordi nell’interesse del paese. Il contratto
sociale che vogliamo sottoscrivere sarà fondamentale per
realizzare le riforme che ho citato.
(Rassegna sindacale, n. 37, 15 ottobre 2002) |