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Dieci anni da quel giorno che scosse l'Italia e che
provocò un sussulto di indignazione e di rabbia in tutta la Sicilia,
il giudice Falcone finiva massacrato con la moglie Francesca Morvillo
e i tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco
Di Cillo. Dieci anni dopo, ancora polemiche e l'amara constatazione
che a ricordarlo a Palermo ci sono solo duemila persone, poche,
davvero poche rispetto alle centomila che scesero in piazza al primo
anniversario. "La società civile è stata indebolita -
dice Tano Grasso - e con i tempi che corrono, rischia ad
esporsi, perciò quella di oggi è comunque una grande risposta".
In questo clima si è svolta la commemorazione ufficiale promossa
dalla Fondazione Falcone, conclusa dal presidente del Senato Marcello
Pera. che come il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini,
invita a non dividersi: "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino -
sottolinea Pera - sono un patrimonio di tutti e a cui noi tutti
dobbiamo ispirarci".
E se il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, presentando il
francobollo dedicato alla memoria due magistrati, assicura: "La
lotta alla mafia resta una priorità per il governo", il
segretario dei ds Piero Fassino, anche lui a Palermo, sollecita
l'esecutivo "a compiere atti visibili e chiari". E per l'ex
procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli: "Oggi celebriamo un
martire, un eroe, ma un paese che cerca un pretesto per attaccare i
magistrati vivi a Falcone non sarebbe piaciuto". "In questi
anni - aggiunge - i magistrati sono stati attaccati come se fossero
loro gli imputati, e questo ha dato spazio alla mafia per potersi
riorganizzare".
Rassegna Online vuole ricordare il giudice Falcone riproponendo gli
articoli apparsi subito dopo la strage su Rassegna sindacale: un
intervista a Bruno Trentin che traccia tratti inediti della
personalità di Falcone e dei suoi rapporti con la Cgil e un
intervento dello stesso giudice in ricordo di Libero Grassi.
(23 maggio 2002) |