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Adecco / Diritti negati nella multinazionale franco-svizzera

Il sindacato entra in azienda 

di Roberto Greco

“Lavoriamo per il tuo successo”. Lo slogan apre il sito Internet di Adecco, la multinazionale del lavoro interinale, leader sul mercato italiano, che in soli quattro anni d’attività ha aperto più di 500 sedi nel nostro paese, dando in affitto alle imprese 220.000 persone nel 2001, con un fatturato di 772 milioni di euro (il 44 per cento in più del 2000). Tutto bene? Non proprio. Dietro la dorata immagine aziendale, ci sono 2.500 dipendenti (tutti giovani sui trent’anni, diplomati e laureati, molti alla loro prima esperienza lavorativa) che hanno cominciato a non poterne più di lavorare senza orario, festivi compresi, di venire sottopagati rispetto alla pluralità di mansioni esercitate, e di essere sottoposti, in alcuni casi denunciati, a ogni genere di vessazioni. Come è successo a due giovani dipendenti Adecco di Bergamo, che, circa due mesi fa, sono andate alla Filcams locale a denunciare le condizioni di lavoro in azienda, raccontando la loro esperienza ai giornali.

La filosofia del gruppo
“La nostra situazione era diventata impossibile – racconta Enrica Torresani, responsabile della filiale di Cologno sul Serio –: oltre a svolgere una pluralità di compiti non previsti dal contratto, a lavorare tutti i giorni oltre i limiti senza una lira di straordinario, a dover restare in ufficio anche durante la pausa pranzo, perché il servizio va assicurato senza interruzioni, a dover lavorare fino alle 2 di notte o di sabato e domenica se l’azienda ti obbliga, siamo arrivati all’intimidazione psicologica, alle visite continue dei capi in ufficio, alle violazioni della privacy, con le perquisizioni dei nostri computer e dentro i cassetti personali, fino alle violenze gratuite, come strappare la foto di mio figlio appesa al muro”.

Ma perché tutto questo? Per motivi disciplinari, per scarso rendimento o per quale altro motivo? “È una precisa filosofia del gruppo – risponde Torresani –, finalizzata a sfruttare i dipendenti il più possibile, per poi scaricarli con i pretesti più assurdi, dopo averli spremuti come limoni. Esiste un turn over strutturale di due–tre anni, trascorsi i quali la direzione tende a rinnovare il personale. Se ti rifiuti sono guai, comincia la guerra. Vieni emarginato, “non sei un profilo Adecco, fai il lavoro in modo sbagliato”, ti ripetono ossessivamente: anche se non è vero, solo per costringerti a dare le dimissioni. Nel nostro caso, non ce l’hanno fatta e, adesso, sia io che la mia collega, ora in maternità, siamo intenzionate a resistere a tutti i costi, anche se sappiamo bene che sarà dura”.

In una realtà da “Grande fratello”, dove tutto sembrava sotto controllo e al di sopra della legge (“Il sindacato? Sono io!”, era solito ripetere in modo arrogante uno dei responsabili Adecco), l’attenzione di media e sindacati ha avuto un effetto dirompente. “Quando si sono accorti – spiega ancora Torresani – che comunicavamo per e-mail fra noi dipendenti e all’esterno con il sindacato, hanno cercato di ostacolarci, mettendo prima un filtro ai collegamenti via Intranet, dopo aver registrato ogni cosa, e poi prendendo provvedimenti disciplinari nei nostri riguardi, con la scusa che non avevamo diritto a usare le strutture aziendali per motivi personali. In seguito, sono cominciate le persecuzioni: per sapere chi si era rivolto alle organizzazioni sindacali, chi aveva partecipato alle riunioni, chi era andato a lamentarsi alla direzione generale”. Fino a che dai vertici aziendali hanno cercato di correre ai ripari: il direttore di Adecco Italia ha scritto a tutti i dipendenti, per prevenire il malcontento e la protesta (ai fini, soprattutto, di scongiurare l’arrivo del sindacato in azienda).


L’incontro con l’azienda
Ma è stato inutile, di fronte al fiume di messaggi di solidarietà inviati da tutte le filiali all’indirizzo delle lavoratrici sott’accusa. “Abbiamo aperto una nostra chat line per i lavoratori Adecco – dice Paolo Agliardi, segretario della Filcams di Bergamo – e, nel contempo, abbiamo contattato l’azienda, chiedendo un incontro urgente. Si sono subito dimostrati gentili e disponibili, perché l’immagine, per loro, conta sopra ogni cosa. Siamo riusciti a far ritirare i provvedimenti punitivi verso le due dipendenti e c’è stato anche il cambio del responsabile Adecco della Lombardia orientale. Abbiamo organizzato le prime riunioni con i lavoratori presso le nostre sedi, raccogliendo numerose iscrizioni, e ora siamo in attesa di andare a fare un’assemblea con i 150 lavoratori della sede generale di Milano, per discutere la piattaforma dell’integrativo che abbiamo messo a punto e che verrà sottoposta a consultazione per posta elettronica a tutti i lavoratori del gruppo”.

Dopo il putiferio scoppiato in Lombardia, all’interno di Adecco il sindacato non è più una chimera. Sono già oltre un centinaio gli iscritti alle sigle di categoria, quasi tutti alla Filcams. Il successo è stato travolgente soprattutto in Toscana, dove sulla cinquantina di addetti delle 19 agenzie esistenti, hanno preso la tessera in 37. A Firenze, lo scorso 4 maggio, si è tenuta nella sede della Filcams provinciale la prima assemblea nazionale dei lavoratori Adecco e sabato 18 se n’è tenuta un’altra a Napoli. “Una cosa incredibile – osserva Sergio Pennati, direttore di filiale a Firenze e rappresentante sindacale delle agenzie Adecco del Nord Italia –: l’assemblea con i lavoratori è andata benissimo, al di là delle più rosee previsioni. Già l’anno scorso avevamo cominciato a discutere dei nostri problemi con l’azienda, ma adesso che il coperchio della pentola è saltato, la situazione è ben diversa, e credo ci sarà una maggiore disponibilità al dialogo da parte della direzione”.


L’intervento del sindacato
La Filcams non limita il suo intervento al diritto d’assemblea e d’attività sindacale nell’ambito di Adecco. Sul tappeto ci sono da regolare anche le questioni relative alle mansioni svolte e non riconosciute e a un utilizzo improprio dei contratti di formazione. Per non parlare delle norme sulla sicurezza, dei corsi di formazione del tutto disattesi e degli orari di lavoro non rispettati. “Abbiamo richiesto per molti dipendenti – specifica Agliardi – le spettanze di straordinari arretrati e mai pagati. Per ora, l’azienda ha risposto picche su tutta la linea, ma non ci fermeremo qui. Probabilmente, si andrà a un inasprimento del confronto: se la direzione continuerà a nicchiare, avvieremo le prime vertenze”. Un’altra faccenda delicata riguarda i premi di produzione, distribuiti a totale discrezionalità dell’azienda. “Se per un mese la mia filiale non fa utili – afferma Maria Rosaria Luongo, direttore di filiale a Napoli, Rsa delle agenzie Adecco del Centro–Sud –, il premio non mi viene dato. Se c’è stata una perdita, la si deve detrarre dall’utile successivo. Il risultato è che si può avere nello stesso territorio delle enormi disparità di stipendio, a parità di ruolo ricoperto: c’è chi arriva a guadagnare 5–6 milioni al mese, solo perché ha un serbatoio di clienti assicurati nella sua area d’intervento e, quindi, fa sempre utili, e c’è chi, come nel mio caso, non supera i due, quando non scatta il premio, pur lavorando con profitto”.


Un ostacolo alla carriera
Anche a Napoli, come a Firenze, le sigle sindacali di categoria stanno facendo proseliti all’Adecco: in città si è iscritta la quasi totalità dei dipendenti (12 su 15 alla Filcams). Sostanzialmente diversa la situazione in provincia, dove il sindacato non è ancora riuscito a far breccia tra il personale della multinazionale. “Le motivazioni sono diverse  – spiega ancora Luongo –: dalla scarsa conoscenza del sindacato, visto più che altro come un ostacolo alla carriera, al fatto di sentirsi, in virtù del ruolo assunto, dei piccoli imprenditori, interessati a dialogare solo con l’azienda, senza dover passare per altri interlocutori. Dimenticando che il riconoscimento dei propri diritti è fondamentale. Per questo ci battiamo per migliorare la qualità della vita sul lavoro, finora decisamente scarsa, e per ottenere una disciplina ad hoc che regolamenti tutte le mansioni: compresa, ed è il mio caso specifico, quella di centralinista anche durante la pausa pranzo, magari con il panino in mano, in mancanza di una segreteria telefonica”.

In generale, nelle filiali Adecco del Sud la situazione appare meno critica sul piano dei rapporti umani. “Anche noi – dice Domenico Cacopinto, direttore commerciale di una filiale Adecco di Bari –, soffriamo per la cattiva organizzazione del lavoro: il 90 per cento della mia attività si svolge all’esterno, a contattare clienti, ma ogni giorno devo riuscire a coprire anche i compiti in agenzia. I capi, però, si dimostrano attenti e sensibili ai nostri problemi, forse perché i responsabili fino a poco tempo fa erano nostri colleghi”. Ma anche nelle agenzie meridionali le cose devono cambiare al più presto. “Oggi – sostiene Cacopinto – siamo tutti giovani e ipermotivati, ma è impensabile continuare ancora per molto tempo con gli attuali ritmi “giapponesi”. Diversamente che al Nord, qui da noi il turn over non può essere strutturale: non possiamo permetterci di lasciare il lavoro, perché dalle nostre parti è pressoché impossibile trovare un’altra occupazione come questa”. Anche in Puglia è visto favorevolmente l’ingresso del sindacato in azienda. “Gli iscritti alle organizzazioni sindacali – conclude Cacopinto – si contano sulle dita di una mano, ma allo sciopero generale del 16 aprile ha aderito l’80 per cento degli addetti e la maggior parte delle filiali della regione è rimasta chiusa. Molti miei colleghi cominciano a rendersi conto che la conquista del contratto integrativo è davvero indispensabile”.

(Rassegna sindacale, n. 20, maggio 2002)

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