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“Lavoriamo per il tuo successo”. Lo slogan apre
il sito Internet di Adecco, la multinazionale del lavoro interinale,
leader sul mercato italiano, che in soli quattro anni d’attività ha
aperto più di 500 sedi nel nostro paese, dando in affitto alle imprese
220.000 persone nel 2001, con un fatturato di 772 milioni di euro (il
44 per cento in più del 2000). Tutto bene? Non proprio. Dietro la
dorata immagine aziendale, ci sono 2.500 dipendenti (tutti giovani sui
trent’anni, diplomati e laureati, molti alla loro prima esperienza
lavorativa) che hanno cominciato a non poterne più di lavorare senza
orario, festivi compresi, di venire sottopagati rispetto alla pluralità
di mansioni esercitate, e di essere sottoposti, in alcuni casi
denunciati, a ogni genere di vessazioni. Come è successo a due giovani
dipendenti Adecco di Bergamo, che, circa due mesi fa, sono andate alla
Filcams locale a denunciare le condizioni di lavoro in azienda,
raccontando la loro esperienza ai giornali.
La filosofia
del gruppo
“La nostra situazione era diventata impossibile – racconta Enrica
Torresani, responsabile della filiale di Cologno sul Serio –: oltre a
svolgere una pluralità di compiti non previsti dal contratto, a
lavorare tutti i giorni oltre i limiti senza una lira di straordinario,
a dover restare in ufficio anche durante la pausa pranzo, perché il
servizio va assicurato senza interruzioni, a dover lavorare fino alle 2
di notte o di sabato e domenica se l’azienda ti obbliga, siamo
arrivati all’intimidazione psicologica, alle visite continue dei capi
in ufficio, alle violazioni della privacy, con le perquisizioni dei
nostri computer e dentro i cassetti personali, fino alle violenze
gratuite, come strappare la foto di mio figlio appesa al muro”.
Ma perché tutto questo? Per motivi disciplinari, per scarso rendimento
o per quale altro motivo? “È una precisa filosofia del gruppo –
risponde Torresani –, finalizzata a sfruttare i dipendenti il più
possibile, per poi scaricarli con i pretesti più assurdi, dopo averli
spremuti come limoni. Esiste un turn over strutturale di due–tre
anni, trascorsi i quali la direzione tende a rinnovare il personale. Se
ti rifiuti sono guai, comincia la guerra. Vieni emarginato, “non sei
un profilo Adecco, fai il lavoro in modo sbagliato”, ti ripetono
ossessivamente: anche se non è vero, solo per costringerti a dare le
dimissioni. Nel nostro caso, non ce l’hanno fatta e, adesso, sia io
che la mia collega, ora in maternità, siamo intenzionate a resistere a
tutti i costi, anche se sappiamo bene che sarà dura”.
In una realtà da “Grande fratello”, dove tutto sembrava sotto
controllo e al di sopra della legge (“Il sindacato? Sono io!”, era
solito ripetere in modo arrogante uno dei responsabili Adecco),
l’attenzione di media e sindacati ha avuto un effetto dirompente.
“Quando si sono accorti – spiega ancora Torresani – che
comunicavamo per e-mail fra noi dipendenti e all’esterno con il
sindacato, hanno cercato di ostacolarci, mettendo prima un filtro ai
collegamenti via Intranet, dopo aver registrato ogni cosa, e poi
prendendo provvedimenti disciplinari nei nostri riguardi, con la scusa
che non avevamo diritto a usare le strutture aziendali per motivi
personali. In seguito, sono cominciate le persecuzioni: per sapere chi
si era rivolto alle organizzazioni sindacali, chi aveva partecipato
alle riunioni, chi era andato a lamentarsi alla direzione generale”.
Fino a che dai vertici aziendali hanno cercato di correre ai ripari: il
direttore di Adecco Italia ha scritto a tutti i dipendenti, per
prevenire il malcontento e la protesta (ai fini, soprattutto, di
scongiurare l’arrivo del sindacato in azienda).
L’incontro
con l’azienda
Ma è stato inutile, di fronte al fiume di messaggi di solidarietà
inviati da tutte le filiali all’indirizzo delle lavoratrici
sott’accusa. “Abbiamo aperto una nostra chat line per i lavoratori
Adecco – dice Paolo Agliardi, segretario della Filcams di Bergamo –
e, nel contempo, abbiamo contattato l’azienda, chiedendo un incontro
urgente. Si sono subito dimostrati gentili e disponibili, perché
l’immagine, per loro, conta sopra ogni cosa. Siamo riusciti a far
ritirare i provvedimenti punitivi verso le due dipendenti e c’è
stato anche il cambio del responsabile Adecco della Lombardia
orientale. Abbiamo organizzato le prime riunioni con i lavoratori
presso le nostre sedi, raccogliendo numerose iscrizioni, e ora siamo in
attesa di andare a fare un’assemblea con i 150 lavoratori della sede
generale di Milano, per discutere la piattaforma dell’integrativo che
abbiamo messo a punto e che verrà sottoposta a consultazione per posta
elettronica a tutti i lavoratori del gruppo”.
Dopo il putiferio scoppiato in Lombardia, all’interno di Adecco il
sindacato non è più una chimera. Sono già oltre un centinaio gli
iscritti alle sigle di categoria, quasi tutti alla Filcams. Il successo
è stato travolgente soprattutto in Toscana, dove sulla cinquantina di
addetti delle 19 agenzie esistenti, hanno preso la tessera in 37. A
Firenze, lo scorso 4 maggio, si è tenuta nella sede della Filcams
provinciale la prima assemblea nazionale dei lavoratori Adecco e sabato
18 se n’è tenuta un’altra a Napoli. “Una cosa incredibile –
osserva Sergio Pennati, direttore di filiale a Firenze e rappresentante
sindacale delle agenzie Adecco del Nord Italia –: l’assemblea con i
lavoratori è andata benissimo, al di là delle più rosee previsioni.
Già l’anno scorso avevamo cominciato a discutere dei nostri problemi
con l’azienda, ma adesso che il coperchio della pentola è saltato,
la situazione è ben diversa, e credo ci sarà una maggiore
disponibilità al dialogo da parte della direzione”.
L’intervento
del sindacato
La Filcams non limita il suo intervento al diritto d’assemblea e
d’attività sindacale nell’ambito di Adecco. Sul tappeto ci sono da
regolare anche le questioni relative alle mansioni svolte e non
riconosciute e a un utilizzo improprio dei contratti di formazione. Per
non parlare delle norme sulla sicurezza, dei corsi di formazione del
tutto disattesi e degli orari di lavoro non rispettati. “Abbiamo
richiesto per molti dipendenti – specifica Agliardi – le spettanze
di straordinari arretrati e mai pagati. Per ora, l’azienda ha
risposto picche su tutta la linea, ma non ci fermeremo qui.
Probabilmente, si andrà a un inasprimento del confronto: se la
direzione continuerà a nicchiare, avvieremo le prime vertenze”.
Un’altra faccenda delicata riguarda i premi di produzione,
distribuiti a totale discrezionalità dell’azienda. “Se per un mese
la mia filiale non fa utili – afferma Maria Rosaria Luongo, direttore
di filiale a Napoli, Rsa delle agenzie Adecco del Centro–Sud –, il
premio non mi viene dato. Se c’è stata una perdita, la si deve
detrarre dall’utile successivo. Il risultato è che si può avere
nello stesso territorio delle enormi disparità di stipendio, a parità
di ruolo ricoperto: c’è chi arriva a guadagnare 5–6 milioni al
mese, solo perché ha un serbatoio di clienti assicurati nella sua area
d’intervento e, quindi, fa sempre utili, e c’è chi, come nel mio
caso, non supera i due, quando non scatta il premio, pur lavorando con
profitto”.
Un ostacolo
alla carriera
Anche a Napoli, come a Firenze, le sigle sindacali di categoria
stanno facendo proseliti all’Adecco: in città si è iscritta la
quasi totalità dei dipendenti (12 su 15 alla Filcams). Sostanzialmente
diversa la situazione in provincia, dove il sindacato non è ancora
riuscito a far breccia tra il personale della multinazionale. “Le
motivazioni sono diverse – spiega ancora Luongo –: dalla
scarsa conoscenza del sindacato, visto più che altro come un ostacolo
alla carriera, al fatto di sentirsi, in virtù del ruolo assunto, dei
piccoli imprenditori, interessati a dialogare solo con l’azienda,
senza dover passare per altri interlocutori. Dimenticando che il
riconoscimento dei propri diritti è fondamentale. Per questo ci
battiamo per migliorare la qualità della vita sul lavoro, finora
decisamente scarsa, e per ottenere una disciplina ad hoc che
regolamenti tutte le mansioni: compresa, ed è il mio caso specifico,
quella di centralinista anche durante la pausa pranzo, magari con il
panino in mano, in mancanza di una segreteria telefonica”.
In generale, nelle filiali Adecco del Sud la situazione appare meno
critica sul piano dei rapporti umani. “Anche noi – dice Domenico
Cacopinto, direttore commerciale di una filiale Adecco di Bari –,
soffriamo per la cattiva organizzazione del lavoro: il 90 per cento
della mia attività si svolge all’esterno, a contattare clienti, ma
ogni giorno devo riuscire a coprire anche i compiti in agenzia. I capi,
però, si dimostrano attenti e sensibili ai nostri problemi, forse
perché i responsabili fino a poco tempo fa erano nostri colleghi”.
Ma anche nelle agenzie meridionali le cose devono cambiare al più
presto. “Oggi – sostiene Cacopinto – siamo tutti giovani e
ipermotivati, ma è impensabile continuare ancora per molto tempo con
gli attuali ritmi “giapponesi”. Diversamente che al Nord, qui da
noi il turn over non può essere strutturale: non possiamo permetterci
di lasciare il lavoro, perché dalle nostre parti è pressoché
impossibile trovare un’altra occupazione come questa”. Anche in
Puglia è visto favorevolmente l’ingresso del sindacato in azienda.
“Gli iscritti alle organizzazioni sindacali – conclude Cacopinto
– si contano sulle dita di una mano, ma allo sciopero generale del 16
aprile ha aderito l’80 per cento degli addetti e la maggior parte
delle filiali della regione è rimasta chiusa. Molti miei colleghi
cominciano a rendersi conto che la conquista del contratto integrativo
è davvero indispensabile”.
(Rassegna sindacale, n. 20, maggio 2002)
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