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Ieri da soli, oggi “organizzati”. I
lavoratori Fiat scendono in piazza contro i tagli chiamati in
piazza dalla Fiom: 8 ore di agitazione negli stabilimenti del
gruppo e 4 ore per tutti i metalmeccanici. A Palermo, invece,
lo sciopero è unitario: la prova generale di quanto avverrà,
su scala nazionale, il 15 novembre prossimo.
L’esito dell’incontro di Palazzo Chigi
di ieri ha gettato ulteriore benzina sul fuoco di una
situazione già incandescente: 15 mila lavoratori manifestano
a Torino; a Mirafiori adesioni allo sciopero fra 60 e 70% e a
Termini Imerese hanno sfilato in 20.000. Presidi e blocchi
anche a Pomigliano D’Arco e Cassino (adesioni all’80%).
E proprio a Termini Imerese, tra gli stabilimenti più colpiti
nel piano Fiat, la tensione è alta. Duecento operai hanno
sostato di notte sul piazzale per bloccare l’uscita dei Tir
carichi di Punto; con loro anche il vescovo, Francesco Anfuso.
“Siamo pronti a occupare lo stabilimento, le strade, le
autostrade, gli aeroporti, non appena avremo la sensazione che
l'azienda si prepara a smobilitare sia le autovetture sia i
macchinari”, ha minacciato Roberto Mastrosimone, delegato
Rsu dello stabilimento. Dura anche la presa di posizione della
Cgil siciliana: ''Le dichiarazioni del ministro Maroni, che
prima dice no alla cassa integrazione se Termini Imerese
chiude poi fa marcia indietro, sono contraddittorie'', dice il
segretario generale della Cgil siciliana Carmelo Diliberto. Il
sospetto è che “l'esecutivo sapesse cosa bolliva in pentola
e che il governo e la Fiat siano complici. Chiediamo
l'azzeramento delle procedure di cassa integrazione e un nuovo
piano industriale. Lo stabilimento di Termini e il suo indotto
non devono assolutamente chiudere''.
Per Giuseppe Lumia, deputato Ds eletto nel collegio sicilano,
“quella di stamattina è stata una grande e pacifica
manifestazione di tutta la gente di Termini Imerese”. Una
manifestazione che si è svolta con un “alto senso di civiltà
nonostante questo sia messo a dura prova dall'irresponsabilita'
della Fiat e del governo Berlusconi''.
Quindicimila tute blu sono scese in piazza anche Torino.
Secondo la Fiom l'astensione dal lavoro a Mirafiori ha
interessato il 60-70% degli addetti, al polo di Chivasso la
percentuale di partecipazione oscilla tra il 75 e il 90%, alla
Bertone, Magneti Marelli e Pininfarina è stata del 90%, alla
Teksid di Borgaretto del 98%. Per Claudio Stacchini,
responsabile dell’ufficio sindacale dei meccanici Cgil di
Torino, ''oggi siamo piu' forti di ieri e questo lo si deve
tanto ai lavortori quanto alla determinazione di Cgil e Fiom''.
Sul piano dei rapporti tra Cgil, Cisl e Uil potrebbe pesare il
buon esito dello sciopero unitario di Termini Imerese. Gia
questa mattina, il segretario generale della Uil, Luigi
Angeletti, ha definito “acqua passata” le difficoltà di
questi mesi tra i confederali e ha sottolineato come di fronte
all’emergenza Fiat “non esistono scenari e obiettivi
differenti. Siamo uniti. La sospensione della cassa
integrazione ora la chiediamo tutti insieme. Una buona
occasione per riaprire il dialogo”.
Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil,
intervistato a margine del Forum Sociale Europeo, ha spiegato
che nell’incontro di lunedì con Cisl e Uil si farà “il
punto della situazione”. In questa occasione, “se le cose
che sono state dette troveranno conferma - ha detto il leader
della Cgil - spero che si possa lavorare insieme almeno per la
gestione di questa delicatissima vertenza, che non riguarda
solo i lavoratori, ma la prospettiva industriale del
paese".
Cgil, Cisl e Uil sulla vicenda Fiat sono unite nell’invocare
un intervento del governo. "Prima il governo decide di
intervenire e di assumere un ruolo in questa vicenda e meglio
é", ha ribadito Epifani. L’intervento dovrebbe poi
partire “naturalmente dai lavoratori che ora dopo ora vedono
peggiorare le loro condizioni e le loro ansie". Per il
segretario generale della Cgil, “bisogna ritirare il piano
dell'aziend perché prevede licenziamenti e non dà
prospettive al settore dell'auto in Italia. Ieri abbiamo
chiesto al governo di intervenire e di esprimere una
valutazione precisa e naturalmente il governo ha diritto a
riflettere, ma c'é il tempo che passa".
(8 novembre 2002)
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