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Raggiungere un risultato operativo
"quanto meno in pareggio" e dimezzare l'indebitamento netto
accumulato alla fine del 2001: è questo l'obiettivo che si è posto
per il 2002 il Gruppo Fiat, che ha riunito questa mattina l'Assemblea
degli azionisti. Gli uomini dell'azienda, raccolti nel Lingotto di
Torino, per la prima volta in 60 anni orfani di Gianni Agnelli (negli
Usa a curarsi), hanno "fatto i conti" di un anno terribile,
il 2001, e assaporato le prospettive ancora amare di un 2002 che, già
si sa, non sarà facile. Non sarà facile proprio per il core
business del gruppo, il settore auto, che con le sue cifre in rosso
sta compromettendo la salute del Gruppo. Per il 2002, appunto, non si
prevedono buone notizie: "I mercati di principale interesse del
Gruppo - si legge nel comunicato stampa Fiat - non dovrebbero
manifestare sostanziali inversioni di tendenza (...). La domanda
automobilistica si manterrà debole soprattutto in Italia".
Il presidente del Gruppo Fiat, Paolo Fresco, ha spiegato nella
relazione introduttiva all''assemblea che l'azienda andrà avanti con
le dismissioni previste: sono stati già ceduti Magneti Marelli,
Immobiliare San Babila, Sistemi Elettrici, Aftermarket e sono in corso
trattative per Mmss, Teksid e Comau; il piano di ristrutturazione
approvato a dicembre prevede poi la chiusura di 18 stabilimenti (due in
Italia) e il taglio di 6 mila posti di lavoro entro il 2004. Il tutto
dovrebbe portare nelle casse del gruppo 2 miliardi di euro quest'anno e
un miliardo il prossimo. Inoltre, sempre lo scorso dicembre, è stata
approvata la sottoscrizione di un aumento di capitale per oltre un
miliardo di euro.
Ma evidentemente non basta. Per questo la decisione, annunciata sempre
da Fresco, di ricorrere al mercato: 'In quest'ambito - ha detto Fresco
- rientrano il già annunciato aumento di capitale di Cnh e la decisione di arrivare entro l'anno alla quotazione in Borsa della Ferrari, operazioni da cui contiamo di ricavare almeno un miliardo di euro''.
''Abbiamo attraversato - ha proseguito Fresco -, tra lo scorso anno e i
primi mesi di questo, un momento particolarmente travagliato in cui si
sono combinate alcune nostre debolezze con un contesto esterno
rapidamente peggiorato. Sappiamo quali sono e dove stanno i problemi.
Abbiamo messo in cantiere provvedimenti e iniziative per risolverli e
risalire la china. Siamo consapevoli che i primi mesi sarebbero stati
anche i più faticosi, ma abbiamo le forze per superarli''.
I prossimi mesi diranno se la Fiat riuscirà a sopportare le pressioni
senza arrivare a prendere decisioni "pesanti" (l'autorevole
quotidiano economico Financial Times ha già consigliato alla
Fiat, in un editoriale, di cedere il settore auto a General Motors).
Per il momento restano sotto gli occhi i dati di bilancio del primo
trimestre del 2002. Pessimi.
Nei primi tre mesi dell'anno il risultato operativo ha registrato una perdita di
529 milioni di euro, mentre nello stesso periodo del 2001 si era
registrato un utile di 193 milioni di euro. "Il fatturato -
si legge nella nota del Gruppo - è stato di 14.100 milioni di euro, in
calo di circa il 4% (-6% circa a parità di perimetro) rispetto al
corrispondente periodo dell’anno scorso, a causa dei minori volumi di
vendita nei Settori automobilistico e componentistico solo parzialmente
compensati dalla crescita dei servizi".
Epicentro della crisi è, come detto, il settore dell'auto: rispetto a
un anno fa il mercato europeo si è contratto del 4% e quello italiano
addirittura del 13%. In tale contesto Fiat Auto nei primi tre mesi del 2002
ha registrato un fatturato di 5.993 milioni di euro, in calo dell’11,2% rispetto allo stesso periodo
del 2001. Le auto vendute sono state 518.000 (-14,9%). E di quei 529
milioni di euro persi dalla Fiat, ben 429 milioni vengono dal settore
auto.
Le cose vano meglio nel settore delle macchine per l'agricoltura e le
costruzioni (+ 3,3% di fatturato) e in quello dei veicoli industriali
Iveco (+ 2,2%). Negli altri settori ottimo l'utile di FiatAvio (+14%) e
di Toro Assicurazioni (che ha incrementato del 5,7% la raccolta premi).
(14 maggio 2002)
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