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Ancora non sono terminate le manifestazioni ma
l'eco delle notizie che giungono da tutte le regioni parlano chiaro,
l'adesione allo sciopero generale è stata altissima e così anche la
partecipazione alle manifestazioni indette dai sindacati. Il primo
commento di fonte governativa arriva via Ansa dal vicepresidente
Gianfranco Fini che ribadisce quanto ha già detto sulla legittimità
di una protesta che in questo caso assume un 'fortissimo significato
politico'
Domani, dice il leder di An, comunque "si trattera' di riprendere
il dialogo sociale, fermo restando che il governo non ha alcuna
intenzione di retrocedere rispetto alla necessita' di modificare
l'articolo 18".
Anche secondo Umberto Bossi "finiti i riti, le parti dovranno
vedersi perchè sanno che c'è il problema del mercato del lavoro, del
fisco e delle pensioni che in un paese sempre più vecchio non
si può risolvere solo con le trattenute".
E' già pronto l'ordine del giorno per aprire una serie di incontri
tra governo e parti sociali, lo affrema il sottosegretario al Lavoro
Maurizio Sacconi. Si parlerà di protezione sociale e di incentivi per
un ingressi più rapido nel mondo del lavoro.
Dal corteo romano la prima valutazione dei
dirigenti del centro sinistra: sull' art.18 e la previdenza sarebbe
ragionevole che il governo facesse marcia indietro, ha detto Massimo
D'Alema. Per il presidente Ds il governo e la maggioranza parlano di
dialogo ma in realta' vogliono lo scontro con i sindacati, e la prova
e' che hanno chiesto la fiducia, per avere un voto subito dopo lo
sciopero generale, su una misura che i sindacati contrattano.
Dal corteo napoletano il segretario dei Ds Fassino ricorda che la
prima grande questione che pone proprio la manifestazione di Napoli e'
quella del Mezzogiorno. Tema, il Mezzogiorno, che secondo Fassino non
e' nell' agenda politica di questo governo, lo si vede, spiega,
nell'assenza di una politica per il sostegno alle imprese del
Mezzogiorno, per il lavoro, per la formazione.
Per Francesco Rutelli "difficilmente il governo accettera' di
rivedere le sue posizioni" sulla riforma dell'articolo 18 perche'
ormai l'ha trasformata "in una battaglia politica e
ideologica". In un'intervista a "La Tribune" uscita nel
giorno dello sciopero generale, il leader della Margherita sostiene
che e' "falso" affermare che "la scomparsa o la rimessa
in questione dei diritti essenziali dei lavoratori sia una tappa
indispensabile per il rilancio dell'economia e lo sviluppo delle
imprese".
Con il quotidiano finanziario francese, Rutelli ha lamentato in
particolare il fatto che governo e industriali puntino sulla
flessibilita' "dimenticando di creare le condizioni essenziali al
rilancio", a partire da "una politica di investimenti per il
Mezzogiorno".
Per il leader di Rifondazione comunista, Fausto
Bertinotti, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, la
partita su cui e' stato indetto lo sciopero generale di oggi ''o si
vince o si perde''. Negli ultimi 20 anni, aggiunge, ''governo e
Confindustria non sono mai stati cosi' divisi come oggi mentre il
mondo del lavoro non e' mai stato cosi' unito: ci sono tutte le
condizioni per vincere lo scontro''.
L'ex leader del Ppi ed ex ministro del Lavoro, oltre che ex segretario
generale della Cisl, Franco Marini, si ''augura che il governo capisca
il grave errore che ha fatto''. ''Oggi scioperano anche i sindacati
corporativi e tanti lavoratori che hanno votato per Berlusconi: spero
che questo induca il governo a riflettere'' conclude l'esponente della
Margherita.
''I cittadini italiani vogliono difendere i loro diritti'' aggiunge il
presidente dei Comunisti italiani, Armando Cossutta. ''Questo vuol
dire fare politica, come e' politica la decisione del governo di
sopprimere l'art.18. Solo che quella e' politica reazionaria. Dai dati
che ci giungono - conclude - risultano che la manifestazione come lo
sciopero siano grandiosi, senza precedenti nella storia della
Repubblica italiana''.
''L'esecutivo, insieme a Confindustria, deve prendere atto di essere
in posizione minoritaria in Italia sulla riforma del mercato del
lavoro per evitare di inasprire il conflitto sociale'' dichiara
all'agenzia Asca il diessino Fabio Mussi, mentre secondo il presidente
del gruppo Ds alla Camera, Luciano Violante ''il governo potrebbe
anche sfasciarsi'' qualora non facesse un passo distensivo per trovare
una soluzione sull'art.18. ''Continuare ad insistere a non prendere
nessun provvedimento'', invece che rinunciare ''a questa follia della
modifica dell'art.18'' e' ''assurdo'' per il leader Verde, Pecoraro
Scanio, che teme invece che ''saremo costretti a raccogliere le firme
per il referendum''.
(16 aprile 2002)
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