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La più grande riforma del mercato del lavoro nella
storia della Repubblica. A esprimersi così, alla vigilia della
discussione parlamentare relativa alla conversione in legge, prevista
per oggi (19 novembre), di alcune parti del rapporto della “commissione
Hartz”, è il nuovo ministro del Lavoro e dell’Economia, il
socialdemocratico Wolfgang Clement.
A partire dal 2003 saranno molte le novità.
Intanto, dopo l’intensificazione della promozione del lavoro
interinale con l’avvio delle prime Agenzie
di Personal Service e un collocamento più rapido dei senza
lavoro (riforma
dell’Ufficio federale del lavoro), va segnalata
l’introduzione di un programma promozionale dell’Istituto di
credito per la ricostruzione (Kfw).
Anch’esso si propone di incentivare l’occupazione (100 mila euro di
prestito per ogni disoccupato assunto), tramite la concessione a
piccole e medie imprese di crediti a condizioni agevolate. Mentre le
variazioni collegate ai suggerimenti della commissione Hartz dovrebbero
alleggerire il bilancio statale (ma appare un po’ come la quadratura
del cerchio) e incrementare il numero dei lavoratori temporanei di
50.000 unità, il programma del Kfw – denominato “Capitale per il
lavoro” (Floates) – dovrebbe creare, grazie alla concessione di
crediti per 5 miliardi di euro e sempre per il 2003, altri 50.000 posti
di lavoro. Il condizionale è d’obbligo, non solo perché si parla di
possibili prospettive ma anche perché la congiuntura continua a essere
negativa: crescita del pil nel 2002: + 0,4 per cento, mentre le
previsioni per il 2003 non superano il + 1,5.
Gli scettici, e tra questi vari istituti di ricerca
economica, sono in grande maggioranza. Pur giudicando le proposte della
commissione Hartz un contributo a un collocamento migliore e più
rapido dei disoccupati, le ritengono tuttavia insufficienti a
intervenire sulle cause. Ne sono riprova le cifre raggiunte dal lavoro
nero. Secondo i calcoli dell’Istituto di ricerca economica applicata
di Tubinga, negli ultimi 12 anni la quota di occupazione illegale è
cresciuta di quasi il 40 per cento, interessando una produzione di
merci di circa 350 miliardi di euro, pari al 16,5 per cento del pil. A
molti poi i programmi per combattere la disoccupazione, annunciati con
enfasi alcuni mesi fa, appaiono oggi annacquati, al punto che ormai
pochi credono a rapidi cambiamenti della situazione del mercato del
lavoro: anche l’anno prossimo i senza lavoro saranno più di 4
milioni.
Il progetto di legge è diviso in due parti. La
prima, non sottoposta all’approvazione della Camera dei Länder (dove
l’opposizione ha la maggioranza), prevede la riforma della formazione
professionale e l’allargamento del numero delle imprese di lavoro
interinale. La seconda, che richiede la collaborazione della Camera dei
Länder, riguarda l’introduzione di “mini jobs” per servizi di
assistenza familiare, la promozione di imprese individuali create da
disoccupati e condizioni più flessibili per l’uscita dal mercato del
lavoro dei lavoratori anziani. Ecco le misure previste: i lavoratori
appena licenziati devono segnalare immediatamente all’Ufficio del
lavoro il loro stato di disoccupazione; se non lo fanno rischiano di
vedersi ridurre l’indennità di disoccupazione (tra i 7 e i 50 euro a
seconda dell’ammontare del sussidio). Inoltre sono obbligati, durante
il periodo in cui sono ancora nella vecchia azienda, di farsi parte
attiva nella ricerca di un nuovo posto. Per questo il datore di lavoro
dovrà esonerarli in parte dal lavoro prima del definitivo abbandono.
Tutti gli Uffici del lavoro sono sollecitati a istituire Agenzie di
Personal service (Aps) che, in collaborazione con aziende di lavoro
temporaneo già esistenti o, nel caso non sia possibile, fondando
imprese proprie, dovranno collocare in particolare i disoccupati di
lungo periodo. Retribuzione e orari di lavoro degli occupati nelle Aps
si orienteranno alle condizioni vigenti nell’azienda in cui
lavoreranno. Gli ostacoli finora presenti (proibizione del ripetuto
collocamento nella stessa azienda oppure assunzione solo per una
precisa attività) saranno eliminati per l’intero settore
interessato. La riforma si propone, fra l’altro, di ridurre il numero
degli straordinari.
In caso di riqualificazione di disoccupati, ma
anche di occupati, finanziata dall’Ufficio del Lavoro, agli stessi
verrà concessa una più ampia autonomia. A precise condizioni
riceveranno dei “buoni di formazione” di cui potranno fare uso, a
scelta, presso enti di formazione professionale riconosciuti. La
concorrenza tra gli enti di formazione garantirà una migliore offerta
formativa. I disoccupati ultra 55enni potranno dimettersi del
tutto, percependo metà dell’indennità di disoccupazione, oppure un
contributo sul nuovo salario netto se questo è inferiore all’ultimo
percepito. Per i disoccupati che si mettono in proprio è previsto, nel
caso di un reddito annuale inferiore a 25.000 euro, per tre anni, un
incentivo finanziario di 600 euro mensili per il primo anno, di 360 per
il secondo e di 240 per il terzo. Tali figure sono sottoposte
all’assicurazione obbligatoria, ma ancora non è chiara la normativa
sull’imposizione fiscale che viene loro applicata. Il progetto della
commissione Hartz prevede un’aliquota forfettaria del 10 per cento.
Per gli occupati nel settore familiare privato, con un salario fino a
500 euro, si dovranno versare solo quote forfettarie per
l’assicurazione contro le malattie e per la pensione. Se gli occupati
in “mini jobs” non godono di altre entrate, l’ammontare
dell’aliquota del datore di lavoro sarà pari al 10 per cento della
retribuzione. Per facilitare la creazione di nuove imprese personali,
l’ordinamento dell’artigianato sarà reso più flessibile, e il
diploma di “Mastro” non sarà sempre necessario.
(Rassegna sindacale, n.43, novembre 2002)
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