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Germania / In dirittura d'arrivo la riforma del mercato del lavoro

La (ex) locomotiva scommette 
sulla flessibilità

di Roberto Goldin

La più grande riforma del mercato del lavoro nella storia della Repubblica. A esprimersi così, alla vigilia della discussione parlamentare relativa alla conversione in legge, prevista per oggi (19 novembre), di alcune parti del rapporto della “commissione Hartz”, è il nuovo ministro del Lavoro e dell’Economia, il socialdemocratico Wolfgang Clement.

A partire dal 2003 saranno molte le novità. Intanto, dopo l’intensificazione della promozione del lavoro interinale con l’avvio delle prime Agenzie di Personal Service e un collocamento più rapido dei senza lavoro (riforma dell’Ufficio federale del lavoro), va segnalata l’introduzione di un programma promozionale dell’Istituto di credito per la ricostruzione (Kfw). Anch’esso si propone di incentivare l’occupazione (100 mila euro di prestito per ogni disoccupato assunto), tramite la concessione a piccole e medie imprese di crediti a condizioni agevolate. Mentre le variazioni collegate ai suggerimenti della commissione Hartz dovrebbero alleggerire il bilancio statale (ma appare un po’ come la quadratura del cerchio) e incrementare il numero dei lavoratori temporanei di 50.000 unità, il programma del Kfw – denominato “Capitale per il lavoro” (Floates) – dovrebbe creare, grazie alla concessione di crediti per 5 miliardi di euro e sempre per il 2003, altri 50.000 posti di lavoro. Il condizionale è d’obbligo, non solo perché si parla di possibili prospettive ma anche perché la congiuntura continua a essere negativa: crescita del pil nel 2002: + 0,4 per cento, mentre le previsioni per il 2003 non superano il + 1,5.

Gli scettici, e tra questi vari istituti di ricerca economica, sono in grande maggioranza. Pur giudicando le proposte della commissione Hartz un contributo a un collocamento migliore e più rapido dei disoccupati, le ritengono tuttavia insufficienti a intervenire sulle cause. Ne sono riprova le cifre raggiunte dal lavoro nero. Secondo i calcoli dell’Istituto di ricerca economica applicata di Tubinga, negli ultimi 12 anni la quota di occupazione illegale è cresciuta di quasi il 40 per cento, interessando una produzione di merci di circa 350 miliardi di euro, pari al 16,5 per cento del pil. A molti poi i programmi per combattere la disoccupazione, annunciati con enfasi alcuni mesi fa, appaiono oggi annacquati, al punto che ormai pochi credono a rapidi cambiamenti della situazione del mercato del lavoro: anche l’anno prossimo i senza lavoro saranno più di 4 milioni.

Il progetto di legge è diviso in due parti. La prima, non sottoposta all’approvazione della Camera dei Länder (dove l’opposizione ha la maggioranza), prevede la riforma della formazione professionale e l’allargamento del numero delle imprese di lavoro interinale. La seconda, che richiede la collaborazione della Camera dei Länder, riguarda l’introduzione di “mini jobs” per servizi di assistenza familiare, la promozione di imprese individuali create da disoccupati e condizioni più flessibili per l’uscita dal mercato del lavoro dei lavoratori anziani. Ecco le misure previste: i lavoratori appena licenziati devono segnalare immediatamente all’Ufficio del lavoro il loro stato di disoccupazione; se non lo fanno rischiano di vedersi ridurre l’indennità di disoccupazione (tra i 7 e i 50 euro a seconda dell’ammontare del sussidio). Inoltre sono obbligati, durante il periodo in cui sono ancora nella vecchia azienda, di farsi parte attiva nella ricerca di un nuovo posto. Per questo il datore di lavoro dovrà esonerarli in parte dal lavoro prima del definitivo abbandono. Tutti gli Uffici del lavoro sono sollecitati a istituire Agenzie di Personal service (Aps) che, in collaborazione con aziende di lavoro temporaneo già esistenti o, nel caso non sia possibile, fondando imprese proprie, dovranno collocare in particolare i disoccupati di lungo periodo. Retribuzione e orari di lavoro degli occupati nelle Aps si orienteranno alle condizioni vigenti nell’azienda in cui lavoreranno. Gli ostacoli finora presenti (proibizione del ripetuto collocamento nella stessa azienda oppure assunzione solo per una precisa attività) saranno eliminati per l’intero settore interessato. La riforma si propone, fra l’altro, di ridurre il numero degli straordinari.

In caso di riqualificazione di disoccupati, ma anche di occupati, finanziata dall’Ufficio del Lavoro, agli stessi verrà concessa una più ampia autonomia. A precise condizioni riceveranno dei “buoni di formazione” di cui potranno fare uso, a scelta, presso enti di formazione professionale riconosciuti. La concorrenza tra gli enti di formazione garantirà una migliore offerta formativa. I disoccupati ultra  55enni potranno dimettersi del tutto, percependo metà dell’indennità di disoccupazione, oppure un contributo sul nuovo salario netto se questo è inferiore all’ultimo percepito. Per i disoccupati che si mettono in proprio è previsto, nel caso di un reddito annuale inferiore a 25.000 euro, per tre anni, un incentivo finanziario di 600 euro mensili per il primo anno, di 360 per il secondo e di 240 per il terzo. Tali figure sono sottoposte all’assicurazione obbligatoria, ma ancora non è chiara la normativa sull’imposizione fiscale che viene loro applicata. Il progetto della commissione Hartz prevede un’aliquota forfettaria del 10 per cento. Per gli occupati nel settore familiare privato, con un salario fino a 500 euro, si dovranno versare solo quote forfettarie per l’assicurazione contro le malattie e per la pensione. Se gli occupati in “mini jobs” non godono di altre entrate, l’ammontare dell’aliquota del datore di lavoro sarà pari al 10 per cento della retribuzione. Per facilitare la creazione di nuove imprese personali, l’ordinamento dell’artigianato sarà reso più flessibile, e il diploma di “Mastro” non sarà sempre necessario.

(Rassegna sindacale, n.43, novembre 2002)

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