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Dopo avere illustrato anche su Rassegna
la proposta di riforma del sistema pensionistico, il professor Franco
Modigliani accetta di rispondere ad alcune domande sull’attualità
politico-sindacale italiana, pur precisando che alcune delle questioni
trattate attengono alla politica interna del nostro paese, e pertanto,
non essendo cittadino italiano, non si sente di esprimere giudizi dal
suo osservatorio del Massachussets Institute of Technologies di Boston.
In primo luogo gli chiediamo cosa pensa riguardo al
metodo della concertazione che oggi rischia di essere definitivamente
accantonato. “La concertazione – osserva Modigliani – ha avuto
un’importanza enorme, avendo permesso all’Italia di risollevarsi
dalla crisi del ’93 e di superare i problemi legati all’instabilità
della lira. Anche se è più importante in tempi tempestosi che in
tempi tranquilli, è un metodo che si va estendendo in molte parti del
mondo e che ha una funzione importante, in
particolare quella di evitare gli effetti deleteri della rincorsa tra
prezzi e salari. Non c’è quindi alcuna ragione per abolirla, anzi è
sbagliato cercare di limitarla o di cancellarla”.
Rassegna Eppure è proprio quello che
intende fare il governo italiano.
Modigliani Non ho particolare simpatia
per il governo italiano, che non è il mio. Credo che sia uno sbaglio
muoversi verso un liberismo privo di senso. L’accordo evita i
conflitti ed è utile in qualunque sistema. Ma il conflitto attuale è
su punti molto particolari, non riguarda salari e prezzi. Ciò
significa minore disponibilità, anche se non credo che voglia dire la
fine di ogni collaborazione. Senza dubbio il governo intende ancora
evitare lo scontro, ma occorre essere in due a volerlo.
Rassegna Il conflitto riguarda appunto
la proposta di riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori
da parte del governo. Proposta che, secondo i sindacati, colpisce un
diritto fondamentale: quello al reintegro per i licenziamenti senza
giusta causa.
Giusta causa e
compenso economico
Modigliani Non si può equiparare il reintegro
nell’azienda, stabilito da un giudice, a un diritto fondamentale. Il
compenso per un licenziamento senza giusta causa è comprensibile, ma
il reintegro non esiste da nessuna parte del mondo. In molte parti del
mondo il licenziamento è previsto anche senza giusta causa, al
contrario di quanto avviene in Italia e in altri paesi europei. Non
vedo perché il compenso economico non sia sufficiente quando una
persona viene allontanata da un’azienda con cui non è più in
sintonia. Non credo che su questo aspetto valga la pena fare scioperi.
Rassegna Il diritto al reintegro ha
avuto anche la funzione storica di impedire le discriminazioni
politiche o sindacali all’interno delle aziende.
Modigliani Certo. Questo è
comprensibile. Ma la giusta causa esclude il licenziamento per ragioni
politiche.
Rassegna Non ritiene che l’attacco
al sindacato, che finora ha garantito la coesione sociale sostituendosi
anche ai partiti politici, nasconda la volontà di eliminare ogni
ostacolo al liberismo dilagante?
Modigliani È vero che il sindacato ha
avuto un ruolo politico, riempiendo il vuoto lasciato
dall’inefficienza del sistema politico. Ma è bene che questa
funzione sia limitata. Quando i governi sono soddisfacenti non è
richiesto un ruolo politico attivo del sindacato, mentre al contrario,
quando i governi non sono buoni, è inevitabile che il sindacato assuma
un ruolo politico che non gli è proprio. Questo può essere
all’origine di alcuni conflitti, perché non sempre il sindacato
difende gli interessi generali. Ad esempio il discorso sulle pensioni
di anzianità è falsato dal fatto che il sindacato è diventato
rappresentante della popolazione anziana, dei pensionati, e quindi
spinge per misure che non sono nell’interesse di tutti i lavoratori.
Io ho sempre trovato che le pensioni d’anzianità siano una vergogna
puramente italiana, perché i furbi sfruttano i poveracci, e ho
dimostrato che chi va in pensione d’anzianità ha un reddito
superiore rispetto alla media. In questo modo invece di ridursi le
disuguaglianze aumentano, e a rimetterci sono i lavoratori nel loro
complesso.
Rassegna In questi giorni si discute
dell’asse Blair Berlusconi sulle questioni del mercato del lavoro e
della flessibilità. Che cosa ne pensa?
Modigliani Non conosco i termini
dell’intesa fra Berlusconi e Blair, ma è certo che la flessibilità
del mercato del lavoro in entrata e in uscita è molto importante per
riassorbire la disoccupazione. I contratti che diventano indissolubili
costituiscono un danno e hanno contribuito alla crescita della
disoccupazione giovanile, in particolare delle donne. Anche questo è
un fenomeno tutto italiano. In Germania addirittura avviene il
contrario: la disoccupazione giovanile ha il tasso più basso. Quando
le imprese non possono mandare via nessuno non assumono neppure, e in
particolare non assumono i giovani. Quindi sono a favore dei contratti
che permettono una maggiore flessibilità, inclusi i contratti di
lavoro interinale. Questi ultimi hanno prodotto risultati ottimi
ovunque, e buoni risultati anche in Italia. In Europa vi è una varietà
di esperienze in materia di flessibilità, ma in generale si può dire
che i paesi che hanno fatto grandi progressi nella lotta alla
disoccupazione, come Irlanda, Spagna e Inghilterra, hanno spinto di più
in direzione della liberalizzazione del mercato del lavoro. Fino a
qualche anno fa l’Inghilterra aveva tassi del 10-11 per cento, simili
a quelli italiani. Oggi la disoccupazione è scesa a livelli molto
bassi.
Berlusconi e l’euro
, Berlusconi e le tasse
Rassegna In realtà la domanda era più maliziosa:
alcuni ritengono che l’intesa tra Blair e Berlusconi abbia un
significato sostanzialmente filoamericano e antieuropeo.
Modigliani Questo non sono in grado di
dirlo. Se flessibilità vuol dire imitare gli Stati Uniti non c’è
niente di male. Anche oggi, tenuto conto dei fenomeni ciclici, la
disoccupazione negli Stati Uniti è a livelli enormemente più bassi
rispetto a quasi tutti i paesi europei. Qui il licenziamento non
richiede causa ed è completamente rimesso alla libera scelta del
datore di lavoro. Ma capisco che questa è un’esagerazione per la
tradizione europea. Per quanto riguarda l’attacco all’Europa, o
meglio all’euro, non ho un’idea precisa. Blair è a capo
dell’Inghilterra, paese che non fa parte dell’euro, mentre
Berlusconi continua a fare dichiarazioni a favore dell’euro. Non so
se sia una falsità. Tuttavia in questo momento l’Italia è molto
inserita nel sistema mentre l’Inghilterra ne è mezza fuori.
Rassegna Il governo ha avanzato
una proposta di riforma fiscale che riprende in parte il modello
americano. Ritiene giusta la critica avanzata dall’opposizione
secondo cui viene colpito il principio costituzionale della
progressività dell’imposta, favorendo i ceti più abbienti a danno
dei redditi piccoli e medi, difesi dal sindacato e dalle sue politiche
mirate alla ridistribuzione della ricchezza?
Modigliani Anch’io ho riserve sulla
riforma fiscale, in particolare sull’idea di limitarsi a due
scaglioni di reddito. Sono convinto della necessità di una
progressività ragionevole, non esagerata, e da questo punto di vista
due scaglioni mi sembrano inadeguati perché favoriscono le persone più
ricche. Alla stesso modo sono contrario alla riforma dei sistemi di
successione ereditaria. Anche qui occorre una tassazione ragionevole.
Abolire la tassa significa alimentare una delle fonti principali
attraverso cui vengono perpetuate le disuguaglianze economiche. Si è
parlato di questa eventualità anche negli Stati Uniti, dove le tasse
di successione sono molto alte, sebbene sia molto facile evaderle
attraverso una serie di trucchi. Il presidente Bush è riuscito a far
passare una misura di detassazione, che però è posposta di molti
anni. Resta da vedere se quella misura verrà mai applicata.
(Rassegna sindacale, n. 9, marzo 2002)
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