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Le imprese che non sfruttano il lavoro minorile
avranno un marchio "doc" di riconoscimento. I prodotti
sportivi fabbricati senza ricorrere a manodopera infantile saranno
contrassegnati da una "certificazione universale": è questa
la proposta presentata oggi dal Parlamento europeo e approvata
all'unanimità da tutti i gruppi parlamentari. Gli eurodeputati hanno
sottolineato che ''il ricorso al lavoro infantile nell'industria
calcistica e' tuttora pratica comune diffusa in tutto il mondo malgrado
la Fifa e le aziende di articoli sportivi siano vincolate da un
contratto sottoscritto nel 1998''. Secondo l'Europarlamento ''risulta
chiaramente che numerosi bambini, in alcuni casi di eta' non superiore
ai 10 anni'', in India e in Pakistan in particolare, continuano a
produrre palloni da calcio, spesso ''addirittura muniti di etichette
con la dicitura 'prodotto senza manodopera infantile'''. Nel documento
l'assemblea Ue ha ribadito la propria condanna di ogni forma di
sfruttamento infantile e ne ha chiesto l'eradicazione ''particolarmente
nell'industria calcistica''.
La risoluzione del Parlamento europeo è strettamente collegata a una
campagna internazionale di sensibilizzazione sul lavoro minorile e
infantile, la Global march against child labour, avviata in
occasione dei mondiali di calcio nippo-coreani. “Centinaia di migliaia di bambini – ricorda Kailash
Satyarthi, ispiratore e
organizzatore della Global march – non vanno a scuola per lavorare clandestinamente alla
produzione di palloni e di altri strumenti destinati al divertimento".
E' dal 1996 che la Fifa - la Federazione internazionale del calcio - si
è impegnata a non assegnare commesse a aziende che sfruttano il lavoro
infantile per la produzione di palloni e altri articoli sportivi,
arrivando a firmare nel 1998 un contratto che tutela i lavoratori del
settore. Ma i rapporti elaborati dall'osservatorio della Global March
sui paesi più a rischio dimostrano che il fenomeno è molto lontano
dall'essere debellato.
In Pakistan, ad esempio, nella regione di Sialkot, grazie all'impegno
dell'Ufficio internazionale del lavoro (Oil), sono stati strappati al
lavoro circa 5 mila bambini, successivamente inseriti in programmi di
formazione scolastica. Ma nelle zone limitrofe a questa regione, fitte
di villaggi e piccoli centri, si stima che molti altri minori
continuino a lavorare in particolar modo nella cucitura di palloni da
calcio: un lavoro usurante, svolto in certi casi per più di 14 ore al
giorno, rimanendo seduti sempre nella stessa posizione e stringendo in
mano i tessuti di pelle da cucire, con conseguenze serie per la vista e
la colonna vertebrale.
Anche in Cina il fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti,
specialmente nel ramo dell'industria sportiva e soprattutto dopo che le
imprese cinesi, negli ultimi anni, hanno aumentato la produzione sino
ad entrare a far parte della Federazione mondiale del settore (la World
Federation of the Sporting Goods Industry). Secondo un rapporto
licenziato ad aprile 2002 dall'Hong Kong Christian Industrial Committee
- un'associazione indipendente per i diritti del lavoro - in tutta la
Cina le condizioni dei lavoratori dell'industria sportiva sono senza
dubbio disagiate. La lista dei soprusi è lunga: dalle violazioni dei
diritti a compensi sotto i livelli minimi, da orari lunghissimi alla
restrizione delle libertà personali degli addetti. Secondo il rapporto
molte di queste aziende forniscono prodotti alla Fifa (non solo palloni
ma anche scarpe, abbigliamento, merchandising) nonostante il contratto
del 1998.
250 milioni di babylavoratori nel mondo
Secondo un rapporto globale dell’Oil (“A future
without child labour”) sono 246 milioni i ragazzi dai 5 ai 17 anni
costretti al lavoro. Tra di essi, 179 milioni svolgono mansioni
pericolose per la salute fisica, morale e mentale.
Davvero allarmanti gli altri dati: circa 111 milioni di bambini
sono costretti a lavori pericolosi, 59 milioni di giovani tra 15 e 17
anni avrebbero urgenti necessità di protezione e 8,4 milioni di essi
sono sottoposti a: schiavitù, schiavitù per debito, lavori forzati,
prostituzione,. Il maggior numero di bambini tra i 15 e 24 anni lavora
nella regione Asia-Pacifico (127 milioni, il 60% del totale), Africa
subsahariana (23%), America latina e Caraibi (8 per cento).
Nel 2001 l’Oil ha avviato il suo primo programma sul lavoro minorile
con una scadenza: l’obiettivo è quello di eliminare le forme
peggiori di lavoro minorile in un paese e in un tempo determinato, tra
5 e 10 anni. I primi tre paesi beneficiari del programma sono El
Salvador, Nepal, Tanzania e interessa 100.000 bambini.
“L’abolizione effettiva del lavoro minorile – ha dichiarato
Somavia – è una delle missioni più urgenti del nostro tempo.
Occorre farne un obiettivo universale”. Saranno altrettanto
consapevoli governi e organizzazioni di imprenditori?
(14 giugno 2002)
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