|
|
|
|
IRES
Rapporto Nidil
|
|
Il lavoro atipico
in Italia:
le
tendenze
del 2001
|
|
|
 |
Indice
|
|
|
 |
Indietro
|
|
|
|
|
|
|
|
IRES/Rapporto per Nidil - Cgil
|
|
|
Il lavoro atipico in Italia: le
tendenze del 2001 |
|
Giovanna Altieri – Cristina Oteri |
|
|
Working Paper n. 3, gennaio 2002
Il presente rapporto è stato commissionato all’IRES da Nidil Cgil
ed è stato redatto da Giovanna Altieri e Cristina Oteri. Ha
collaborato all’elaborazione dati Maurizio Catalani. |
|
| Indice |
|
|
1. Introduzione
2. I collaboratori coordinati e continuativi
2.1 Le tendenze in corso pag. 8
2.2 Tra Nord e Sud pag. 10
2.3 I mestieri dei collaboratori pag.
15
2.4 I committenti pag. 21
3. Il lavoro interinale pag. 23
3.1 Un fenomeno ancora poco
conosciuto pag. 23
3.2 Le caratteristiche dei lavoratori
interinali pag. 24
3.3 Il ruolo del lavoro interinale
nel mercato del lavoro italiano pag. 28
Bibliografia pag. 33
Appendice statistica
1.Introduzione
E’ convinzione diffusa che le forme
di lavoro flessibile abbiano fornito un contributo rilevante alla
crescita occupazionale degli ultimi anni. In effetti, tra il 1997 e il
2000, il lavoro atipico è aumentato in misura decisamente maggiore di
quello standard: ad esempio il lavoro dipendente full time è cresciuto
solo dell’1%, mentre quello temporaneo e il part-time sono aumentati
entrambi del 26%. Nel 2001 i contratti a tempo determinato hanno invece
registrato dinamiche decisamente rallentate rispetto al passato.
Infatti, nella media del 2001 l’occupazione dipendente a tempo pieno
ed indeterminato è cresciuta rispetto al 2000 di 335mila unità, mentre
quella a termine e /o a tempo parziale soltanto di 55mila unità. Ciò
significa che l’86% della crescita è dovuto all’occupazione
standard.
Il rallentamento della crescita dell’occupazione
a termine è in parte da attribuirsi alla flessione dei contratti di
formazione lavoro, apprendistato, tirocini e borse di lavoro, ma anche
ad un orientamento espresso dal sistema delle imprese ad una maggiore
stabilizzazione dei rapporti di lavoro, probabilmente connesso alla
tenuta del tasso di crescita degli ultimi anni e agli incentivi previsti
per le assunzioni a tempo indeterminato. In questo quadro di tendenze
dell’occupazione, i collaboratori coordinati e continuativi, hanno
superato nello stesso periodo (maggio 2001) le 1.900mila unità, con
un'incidenza sull'occupazione pari al 9,0%, dimostrando così di essere
una delle forme di lavoro preferite dalle imprese.
Questi dati sembrano in parte
smentire la tesi sostenuta da molti secondo i quali, ci si sarebbe
irrimediabilmente avviati verso una crescita impetuosa del lavoro
atipico, mentre quello standard rappresenterebbe ormai solo un retaggio
del passato fordismo.
In realtà le tendenze in corso sono
molto più complesse di quelle osservabili attraverso la lente delle
forme contrattuali, mentre i cambiamenti che, comunque, stanno avvenendo
nel mercato del lavoro richiedono approfondimenti che riguardano sia i
modelli organizzativo/tecnologici delle imprese, sia i nuovi
orientamenti della offerta di lavoro.
Così come gettano un po’ più di
luce sul nesso esistente tra misure di protezione dell’impiego ed
andamento del mercato del lavoro. Si sostiene, infatti da più parti che
la diffusione di forme flessibili d’impiego non sarebbe solo una
convenienza aziendale o un’opportunità per i lavoratori ma,
rappresenterebbe anche una via per contribuire al mantenimento dei
livelli occupazionali, al contenimento della disoccupazione e alla
creazione di nuova occupazione.
Nonostante la stessa OCSE abbia
sostenuto "l’assenza di qualsiasi correlazione certa tra la
rigidità delle misure di protezione dell’impiego adottate nei singoli
paesi ed i relativi livelli occupazionali" si continuano a
confrontare le performance occupazionali dell’Europa e degli USA
correlandoli in maniera piuttosto semplicistica ai due modelli di
mercato del lavoro. Altri viceversa hanno argomentato che l’effetto
della regolazione si esaurisce in una ridistribuzione dell’impiego.
Certo la società dell’informazione
sta modificando il rapporto tra crescita economica e crescita dell’occupazione
nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi; non si è però modificato
il senso di tale relazione. I dati ultimi ce lo dimostrano ampiamente.
In soli 3 anni ( tra il 1997 ed il 2000) si registra un incremento di
ben 873mila unità tra gli occupati e i dati del 2001 registrano una
riduzione del tasso di disoccupazione al di sotto, anche se di poco,
della fatidica cifra del 10%.
Questa rilevante crescita
occupazionale, solleva più di un interrogativo rispetto alla tesi, che
anche illustri economisti avevano sostenuto negli anni passati, di
esserci ormai avviati verso una jobless growth. Il fatto che l’occupazione
sia cresciuta in presenza di un modesto tasso d‘incremento del PIL, ci
mostra viceversa un’elevata intensità occupazionale della crescita
economica e in qualche modo relativizza il ruolo degli assetti
istituzionali del mercato del lavoro.
Occorre, in ogni modo, riflettere
sulla natura e qualità della crescita. Molte organizzazioni stanno,
infatti, sperimentando che i modelli convenzionali di management non
sono più adeguati al nuovo contesto strategico, caratterizzato dall’aumento
dell’intensità e della complessità della competizione.
"Cambia la natura stessa della
competizione, non essendo più sufficiente l’efficienza se non
accompagnata da capacità innovativa, qualità, servizio e
flessibilità". Su queste basi cambiano anche i fattori richiesti
ai lavoratori per essere competitivi "in un mercato individuale del
lavoro".
C’è però in questo mutato
scenario di convenienze un aspetto ancora irrisolto che riguarda i
destini dei soggetti coinvolti nelle forme di lavoro atipico e
discontinuo.
La Commissione Europea, pur
riconoscendo che questa tipologia di occupazione può rappresentare un’importante
opportunità di impiego per i lavoratori a bassa qualifica o senza
precedenti esperienze lavorative, in grado di favorire un loro ingresso
nel mondo del lavoro (considerando che circa un terzo di questi
lavoratori entro l’anno trasformano il loro impiego in una modalità
permanente), riconosce, comunque, che questa mobilità non interessa
tutti i lavoratori temporanei. Circa la metà di essi, infatti, di anno
in anno permangono in quella che potremmo definire un’instabilità
immutabile e più del 20% fuoriesce dal mondo del lavoro, ripiombando
nella disoccupazione (EC, Employment in Europe 2001).
Nel caso italiano occorre, inoltre, tenere conto di
alcune peculiarità legate al fatto che i diversi assetti produttivi e
istituzionali danno ai bisogni di flessibilità, sia delle imprese che
degli individui risposte diverse e i mix regionali di lavori atipici
mutano da contesto a contesto, creando concorrenze e convenienze, così
come mutano i profili sociali dei lavoratori coinvolti in queste forme
di lavoro.
In relazione alle caratteristiche dei
diversi contesti, i modi di agire dei soggetti cambiano, favorendo
alcune opportunità e scartandone altre. E’ così che politiche del
lavoro formalmente simili, hanno avuto nelle regioni italiane esiti
diversi.
Alcune ricerche sul mercato del
lavoro hanno dimostrato l’influenza che l’ambiente
economico-produttivo e quello sociale possono avere sui comportamenti
dell’offerta. Ad esempio, si è visto che le azioni di ricerca del
lavoro sono minori laddove il bisogno di lavoro è maggiore, e ancora
che alcune forme di lavoro atipico, in particolare i contratti di
collaborazione coordinata e continuativa, si sono sviluppati
maggiormente in questi anni, laddove il mercato è più vivace, ossia
dove i tassi di disoccupazione sono minori e i tassi di attività
maggiori. Altri studi inoltre, hanno ipotizzato che in alcuni contesti a
deficit di sviluppo vi sia una concorrenza "al ribasso" tra le
forme di lavoro atipico e il lavoro nero. Si potrebbe quindi sospettare
che l’efficacia di politiche attive del lavoro quali l’apprendistato
e i contratti di formazione lavoro e del lavoro interinale sia, in
alcuni contesti "poveri", ostacolata dall’ampia diffusione
concorrenziale del lavoro nero.
Capitolo 2
I collaboratori coordinati e
continuativi
2.1 Le tendenze in corso
I collaboratori coordinati e
continuativi hanno raggiunto a metà del 2001, le 1.978.05 unità, con
un incremento rispetto al 1999 del 29,6%. La crescita è avvenuta
soprattutto nel primo anno (+16,8%), mentre nell’ultimo anno è stata
più contenuta, sebbene comunque rilevante (11%, pari a +196.457)
(Tab.1). In sostanza il fondo INPS dalla sua istituzione, ha registrato
una continua crescita delle iscrizioni. Le collaborazioni si confermano
dunque essere una formula fortemente gradita ai datori di lavoro e
probabilmente rimane a tutt’oggi una delle forme di flessibilità a
disposizione delle imprese tra le più " convenienti". Sulle
tendenze future incideranno gli esiti dei provvedimenti attualmente in
discussione nell’ambito della riforma pensionistica. Ulteriori
riflessi avrà inoltre la regolamentazione delle diverse forme di
contratti atipici.
Ciò che risulta comunque evidente è
il fatto che tale forma contrattuale ha ormai conquistato una porzione
consistente del mercato del lavoro, catturando vecchi e nuovi mestieri.
Tab 1 Iscritti al fondo INPS 10-13% e
tassi di crescita (1999-2001)
|
|
Giugno 1999 |
Maggio 2001 |
Tassi di crescita 1999-2001 |
|
|
Maschi |
Fem. |
Totale |
Maschi |
Fem. |
Totale |
Maschi |
Fem. |
Tot |
|
Piemonte |
69.361 |
49.109 |
118.470 |
83.507 |
64.347 |
147.854 |
20,4 |
31,0 |
24,8 |
|
Val d'Aosta |
2.697 |
1.881 |
4.578 |
3.162 |
2.406 |
5.568 |
17,2 |
27,9 |
21,6 |
|
Lombardia |
206.976 |
149.045 |
356.021 |
251.068 |
194.584 |
445.652 |
21,3 |
30,6 |
25,2 |
|
Liguria |
25.594 |
17.927 |
43.521 |
31.457 |
23.932 |
55.389 |
22,9 |
33,5 |
27,3 |
|
Trentino A.A. |
24.678 |
13.055 |
37.733 |
29.493 |
17.554 |
47.047 |
19,5 |
34,5 |
24,7 |
|
Veneto |
93.350 |
55.248 |
148.598 |
112.166 |
72.207 |
184.373 |
20,2 |
30,7 |
24,1 |
|
Friuli V.G. |
25.337 |
18.017 |
43.354 |
31.123 |
23.597 |
54.720 |
22,8 |
31,0 |
26,2 |
|
Emilia R. |
93.734 |
57.294 |
151.028 |
111.095 |
74.287 |
185.382 |
18,5 |
29,7 |
22,7 |
|
Nord |
541.727 |
361.576 |
903.303 |
653.071 |
472.914 |
1.125.985 |
20,6 |
30,8 |
24,7 |
|
Toscana |
73.599 |
45.950 |
119.549 |
91.375 |
64.159 |
155.534 |
24,2 |
39,6 |
30,1 |
|
Umbria |
13.630 |
9.856 |
23.486 |
17.550 |
14.090 |
31.640 |
28,8 |
43,0 |
34,7 |
|
Marche |
25.917 |
16.152 |
42.069 |
32.258 |
22.495 |
54.753 |
24,5 |
39,3 |
30,2 |
|
Lazio |
78.193 |
70.523 |
148.716 |
105.793 |
104.190 |
209.983 |
35,3 |
47,7 |
41,2 |
|
Centro |
191.339 |
142.481 |
333.820 |
246.976 |
204.934 |
451.910 |
29,1 |
43,8 |
35,4 |
|
Abruzzo |
12.896 |
10.720 |
23.616 |
17.179 |
16.287 |
33.466 |
33,2 |
51,9 |
41,7 |
|
Molise |
2.755 |
2.534 |
5.289 |
3.700 |
3.686 |
7.386 |
34,3 |
45,5 |
39,6 |
|
Campania |
30.915 |
36.225 |
67.140 |
42.051 |
52.021 |
94.072 |
36,0 |
43,6 |
40,1 |
|
Puglia |
26.721 |
32.531 |
59.252 |
35.786 |
45.256 |
81.042 |
33,9 |
39,1 |
36,8 |
|
Basilicata |
3.872 |
4.690 |
8.562 |
5.290 |
6.735 |
12.025 |
36,6 |
43,6 |
40,4 |
|
Calabria |
9.641 |
11.245 |
20.886 |
13.582 |
16.476 |
30.058 |
40,9 |
46,5 |
43,9 |
|
Sicilia |
26.783 |
41.516 |
68.299 |
36.490 |
57.218 |
93.708 |
36,2 |
37,8 |
37,2 |
|
Sardegna |
17.981 |
17.116 |
35.097 |
23.208 |
24.542 |
47.750 |
29,1 |
43,4 |
36,1 |
|
Sud |
131.564 |
156.577 |
288.141 |
177.286 |
222.221 |
399.507 |
34,8 |
41,9 |
38,6 |
|
N.D. |
305 |
130 |
435 |
448 |
204 |
652 |
46,9 |
56,9 |
49,9 |
|
Italia |
864.935 |
660.764 |
1.525.699 |
1.077.781 |
900.273 |
1.978.054 |
24,6 |
36,2 |
29,6 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
maggio 2001
L’incremento delle iscrizioni al
fondo INPS ha interessato soprattutto le donne, che negli ultimi due
anni sono aumentate del 36,2% (+239.509 unità), contro il 24,6% degli
uomini (+212.846 unità).
Di conseguenza le donne hanno
conquistato, rispetto all’anno precedente, un maggior peso tra gli
iscritti al fondo Inps. Attualmente esse sono il 45,5% degli iscritti a
livello nazionale, con alcune variazioni territoriali. Al Sud le donne
sono il 55,6% degli iscritti al fondo, mentre al Nord sono il 42%, con
una differenza dunque di ben 13,6 punti. In alcune regioni del Sud il
dato supera abbondantemente la media nazionale e in Sicilia si raggiunge
una punta di ben il 61%. L’elevata presenza delle donne tra gli
iscritti al fondo INPS nelle regioni meridionali va messo in relazione
alle caratteristiche del sistema produttivo di queste realtà e alla
preponderanza dei servizi alle persone come ambito privilegiato di
utilizzo delle collaborazioni coordinate e continuative nel Mezzogiorno.
Inoltre è ipotizzabile che in tali contesti le collaborazioni
coordinate e continuative abbiano facilitato l’emersione di rapporti
di lavoro precedentemente svolti in nero.
La crescita è avvenuta soprattutto
nel Sud, dove gli iscritti sono aumentati del 38,6% negli ultimi due
anni, contro il 24,7% del Nord e il 35,4% del Centro. Come mostra la
tabella 1, in tutte le aree territoriali la crescita ha comunque
interessato più le donne degli uomini.
2.2 Tra Nord e Sud
Nonostante i tassi di crescita
maggiori si siano registrati al Sud, è al Nord che continua ancora a
concentrarsi la maggior parte dei lavoratori parasubordinati. Sebbene,
infatti, il Nord perda leggermente peso, rispetto all’anno precedente,
è lì che risiede oltre la metà dei parasubordinati. Di fatto, se
osserviamo la distribuzione territoriale degli occupati in Italia e la
confrontiamo con quella dei lavoratori parasubordinati, ci accorgiamo
che mentre nel Nord e nel Centro quest’ultimi sono sovrarappresentati,
nel Sud, viceversa, vi è una sottorappresentazione. Infatti, risiede al
Nord il 51,6% degli occupati e il 56,9% degli iscritti al fondo Inps e
al Centro risiede il 20,1% degli occupati e il 22,8% dei parasubordinati,
mentre al Sud i rispettivi valori sono del 28,3% contro il 20,2%.
Osservando la distribuzione dei
parasubordinati a livello regionale, notiamo che la Lombardia da sola
copre il 22,5%, seguita dal Lazio con il 10,6%, dall’Emilia Romagna
con il 9,4%.Tra le regioni meridionali spiccano Campania e Sicilia, con
pesi rispettivamente del 4,8% e del 4,7%.
La prima provincia per concentrazione
di iscritti continua a essere Milano (11,5%), seguita da Roma con l’8,9%.
Continua ad aumentare l’incidenza
delle collaborazioni coordinate e continuative sull’occupazione.
Rispetto all’anno precedente si è avuto un incremento di mezzo punto
passando dall’8,6% del 2000 all’attuale 9,1%. Il lavoro
parasubordinato pesa sull’occupazione più al Centro e al Nord (circa
10%), che al Sud (6,5%). La situazione muta se si osserva invece la
distribuzione per genere. Tra le donne meridionali occupate, infatti
quasi il 12% ha un contratto di collaborazione coordinata e
continuativa, contro il 10,4% delle donne settentrionali. Tra gli
occupati meridionali invece il lavoro parasubordinato ha un peso
decisamente esiguo (4,2%) (Tab.2).
Cioè, nel Sud non solo la
collaborazione coordinata e continuativa è una forma di lavoro
relativamente meno diffusa che nelle altre ripartizioni del Paese, ma è
anche un lavoro quasi esclusivamente per le donne. In questi contesti
vengono, infatti, preferite, soprattutto per gli uomini, altre formule
di lavoro atipico, come ad esempio il lavoro a tempo determinato.
Tab. 2 Occupati, Iscritti al fondo
Inps 10-13% e incidenza sull’occupazione per regioni
|
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
|
Piemonte |
8,0 |
8,7 |
8,3 |
|
Val d'Aosta |
9,9 |
10,5 |
10,2 |
|
Lombardia |
10,5 |
12,2 |
11,2 |
|
Liguria |
8,5 |
9,5 |
8,9 |
|
Trentino A.A. |
11,4 |
10,3 |
11,0 |
|
Veneto |
9,2 |
9,2 |
9,2 |
|
Friuli V.G. |
10,3 |
11,4 |
10,8 |
|
Emilia R. |
10,6 |
9,5 |
10,1 |
|
Nord |
9,8 |
10,4 |
10,0 |
|
Toscana |
10,6 |
10,6 |
10,6 |
|
Umbria |
8,8 |
10,5 |
9,5 |
|
Marche |
9,1 |
9,0 |
9,0 |
|
Lazio |
8,7 |
14,1 |
10,8 |
|
Centro |
9,4 |
11,8 |
10,4 |
|
Abruzzo |
5,6 |
9,3 |
7,0 |
|
Molise |
5,1 |
9,2 |
6,6 |
|
Campania |
3,7 |
11,0 |
5,8 |
|
Puglia |
4,1 |
11,9 |
6,5 |
|
Basilicata |
4,2 |
12,1 |
6,6 |
|
Calabria |
3,5 |
9,4 |
5,3 |
|
Sicilia |
3,7 |
14,6 |
6,8 |
|
Sardegna |
6,2 |
13,7 |
8,7 |
|
Sud |
4,2 |
11,9 |
6,5 |
|
Italia |
7,9 |
11,0 |
9,1 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
maggio 2001
I giovani sono una buona porzione
degli iscritti al fondo INPS, infatti il 27% circa ha meno di 32 anni e
il 30% ha un’età compresa tra i 32 e i 41 anni. Le donne sono
mediamente più giovani degli uomini, infatti più di un terzo ha meno
di 32 anni, contro il 20% circa degli uomini. Il 32,3% delle donne ha un’età
compresa tra i 32 e i 41 anni, contro il 28% degli uomini.
Gli ultrasessantenni continuano ad
avere comunque un peso superiore a quello che hanno nella struttura
occupazionale italiana, infatti il 7,6% degli iscritti ha più di 61
anni. Tale fenomeno riguarda però soprattutto gli uomini del
Centro-Nord e in modo marginale le donne e in generale il Sud.
Ancora una volta è possibile
osservare alcune differenze territoriali: mentre al Sud la classe dei
più giovani (fino a 32 anni) ha un peso del 33,4%, al Nord pesa il
24,6%, con una differenza dunque di quasi 9 punti. Al Nord viceversa
pesano più che nelle altre ripartizioni territoriali le ultime due
classi di età (Tab. 3). Ciò significa che i soggetti coinvolti nelle
collaborazioni coordinate e continuative hanno caratteristiche socio
anagrafiche diverse in relazione ai diversi mercati del lavoro
regionali: sono prevalentemente giovani donne al Sud, mentre al Nord
sono uomini e donne nelle classi centrali di età e in quelle più
avanzate.
Tali differenze sono da leggersi in
funzione non soltanto della diversa disponibilità di offerta di lavoro,
ma anche del diverso utilizzo che le imprese fanno di tale modalità
lavorativa. In alcuni contesti infatti vi è una concorrenza tra le
diverse forme di lavoro atipico e del lavoro irregolare, sicché come
vedremo meglio successivamente, l’utilizzo di tale strumento varia,
infatti vi sono differenze territoriali nelle professioni svolte, così
come nelle retribuzioni.
Tab. 3 Iscritti al fondo Inps 10-13%
per classi di età, sesso e ripartizione territoriale
(valori percentuali)
|
|
Sesso |
|
Ripartizione territoriale |
Maschi |
Femmine |
Totale |
|
Nord |
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
18,6 |
33,0 |
24,6 |
|
Da 32 a 41 anni |
26,9 |
30,9 |
28,6 |
|
Da 42 a 51 anni |
22,1 |
18,4 |
20,5 |
|
Da 52 a 61 anni |
20,8 |
13,2 |
17,6 |
|
62 anni e oltre |
11,7 |
4,6 |
8,7 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Centro |
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
21,1 |
35,4 |
27,6 |
|
Da 32 a 41 anni |
28,7 |
33,6 |
30,9 |
|
Da 42 a 51 anni |
21,4 |
17,1 |
19,4 |
|
Da 52 a 61 anni |
18,1 |
10,1 |
14,5 |
|
62 anni e oltre |
10,7 |
3,7 |
7,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Sud |
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
24,6 |
40,5 |
33,4 |
|
Da 32 a 41 anni |
31,5 |
34,1 |
33,0 |
|
Da 42 a 51 anni |
21,0 |
16,5 |
18,5 |
|
Da 52 a 61 anni |
15,2 |
6,9 |
10,6 |
|
62 anni e oltre |
7,8 |
2,0 |
4,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Italia |
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
20,2 |
35,4 |
27,1 |
|
Da 32 a 41 anni |
28,0 |
32,3 |
30,0 |
|
Da 42 a 51 anni |
21,7 |
17,6 |
19,9 |
|
Da 52 a 61 anni |
19,2 |
10,9 |
15,5 |
|
62 anni e oltre |
10,8 |
3,7 |
7,6 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
Maggio 2001
La suddivisione per tipologie di
collaboratori non presenta novità rispetto agli anni precedenti. Tra
gli iscritti al fondo, infatti la maggior parte (88,7%) continua a
ricadere sotto la tipologia del collaboratore puro, mentre l’8,4% è
un "professionista" e il 2,9% un cosiddetto collaboratore
professionista.
Piccole variazioni si osservano
confrontando i dati per ripartizione territoriale e per sesso: al Sud ad
esempio, il 90% degli iscritti è un collaboratore e tra le donne
meridionali tale valore raggiunge ben il 94,9%.
I professionisti inoltre, sono
maggiormente presenti nelle classi di età centrali: il 10% di coloro
che ha un’età compresa tra i 42 e i 51 anni è infatti un
professionista.
Tab. 4 Iscritti al fondo Inps 10-14%
per tipologia e classi di età.
|
|
Tipologia di iscritti |
|
Ripartizione territoriale |
Professionisti |
Collaboratori |
Profes./Collab. |
Totale |
|
Nord |
|
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
17,7 |
25,4 |
20,1 |
24,6 |
|
Da 32 a 41 anni |
34,5 |
27,7 |
36,8 |
28,6 |
|
Da 42 a 51 anni |
23,9 |
20,2 |
21,4 |
20,5 |
|
Da 52 a 61 anni |
16,8 |
17,7 |
15,7 |
17,6 |
|
62 anni e oltre |
7,1 |
9,0 |
6,0 |
8,7 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Centro |
|
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
24,2 |
28,1 |
25,2 |
27,6 |
|
Da 32 a 41 anni |
34,8 |
30,2 |
39,5 |
30,9 |
|
Da 42 a 51 anni |
22,3 |
19,1 |
18,8 |
19,4 |
|
Da 52 a 61 anni |
13,4 |
14,7 |
11,8 |
14,5 |
|
62 anni e oltre |
5,3 |
7,9 |
4,7 |
7,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Sud |
|
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
17,7 |
35,1 |
21,6 |
33,4 |
|
Da 32 a 41 anni |
37,5 |
32,3 |
43,8 |
33,0 |
|
Da 42 a 51 anni |
25,9 |
17,8 |
19,6 |
18,5 |
|
Da 52 a 61 anni |
14,5 |
10,2 |
10,9 |
10,6 |
|
62 anni e oltre |
4,3 |
4,6 |
4,1 |
4,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Italia |
|
|
|
|
|
Fino a 31 anni |
19,4 |
28,0 |
21,6 |
27,1 |
|
Da 32 a 41 anni |
35,1 |
29,2 |
38,5 |
30,0 |
|
Da 42 a 51 anni |
23,8 |
19,5 |
20,5 |
19,9 |
|
Da 52 a 61 anni |
15,5 |
15,5 |
14,0 |
15,5 |
|
62 anni e oltre |
6,1 |
7,8 |
5,4 |
7,6 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps
2.3 I mestieri dei collaboratori
Abbiamo visto che i lavoratori
coordinati e continuativi hanno caratteristiche molto differenziate tra
di loro in relazione all’area territoriale in cui risiedono, al
genere, alla loro età. Essi, come è noto non sono accomunati neanche
dalla professione svolta, anzi al contrario il grande contenitore del
fondo INPS raccoglie soggetti che svolgono lavori molto diversi. Vi è
infatti un’ampia varietà di professioni e anche notevoli differenze
di reddito, vi sono i professionisti "veri" (anche se non
svolgono le cosiddette libere professioni canoniche, per le quali vi
sono invece albi e ordini professionali) e i professionisti
"forzati".
L’anomalia dell’estrema
eterogeneità nella composizione degli iscritti al fondo trova radici
nella sua istituzione. La nascita del fondo INPS infatti, fu motivata
dall’esigenza di dare copertura previdenziale a lavoratori che ne
erano privi, ma in verità spinta anche da esigenze di riequilibrio nei
conti della sicurezza sociale. Si cercavano infatti, nuovi assicurati
che potessero contribuire a riequilibrare i conti dell’Istituto di
previdenza.
Tale situazione ha portato oggi ad
avere sotto l’ombrello della parasubordinazione soggetti con
professionalità così diverse, che invero hanno assai poco o nulla in
comune. E’ il caso, ad esempio del pony express e dell’operatrice di
call center rispetto al consulente aziendale o all’amministratore
di società.
Se si escludono le figure
professionali legate al fondo INPS più per ragioni fiscali (
amministratori di società, consiglieri di amministrazione, partecipanti
a organi societari, revisori, ecc.) che non di mercato, l’articolazione
professionale rimane, comunque, molto articolata e diversificata in
rapporto a caratteristiche del lavoro quali, ad esempio il reddito, l’autonomia,
le modalità concrete di lavoro. Ciononostante, quello che accomuna
questi soggetti è l’esigenza di vedere garantiti alcuni diritti
connessi alla condizione di lavoro, da quelli minimi di avere la
sicurezza del pagamento per il lavoro prestato, alla possibilità di
accedere alla formazione, alla certezza di avere una prospettiva
previdenziale, al rispetto di diritti universali, quali ad esempio la
tutela della salute e della maternità.
Un contributo rilevante nel
determinare la forte eterogeneità di condizioni tra i collaboratori è
sicuramente fornito dai redditi percepiti. Solo una esigua minoranza (il
5,8%) ha un reddito superiore ai 90 milioni annui, mentre oltre il 64%
guadagna al massimo 20 milioni annui. (Tab.5) Le donne guadagnano circa
la metà degli uomini. Ciò indica che esse sono in generale più
presenti nelle professioni a cui corrispondono bassi livelli
retributivi, ma anche che sono maggiormente esposte a rapporti di
collaborazione più volatili rispetto agli uomini, che produrranno nel
tempo verosimilmente anche rendimenti pensionistici molto poveri. Così,
i primi dati forniti dall’INPS sui livelli delle pensioni dei
collaboratori indicano che nel 2002 l’assegno teorico per la pensione
di vecchiaia sarà in media di 824,46 euro annui e di 63,42 euro
mensili, mentre l’assegno di reversibilità sarà pari a 311, 09 annui
e a 23,14 euro mensili. Si tratta cioè di livelli al di sotto della
pensione sociale. Se è probabile che per questi pensionati di oggi,
quello derivante dal fondo INPS è soltanto un assegno supplementare,
non è altrettanto probabile che ciò avvenga anche per i giovani
trentenni iscritti attualmente al fondo. Per quest’ultimi, infatti,
gli accantonamenti al fondo INPS potrebbero essere gli unici della loro
vita lavorativa.
Tab. 5 Classi di reddito per classi
di età e sesso degli iscritti al fondo INPS 10-13% -1999-
|
|
Fino a 30 anni |
31-40 anni |
41-50 anni |
51-60 anni |
61 anni e oltre |
Totale |
|
|
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
|
Fino a 20 milioni |
77,3 |
88,6 |
57,1 |
77,8 |
49,5 |
69,9 |
47,0 |
64,4 |
52,2 |
65,4 |
55,8 |
77,5 |
|
Da 20 a 30 milioni |
9,5 |
6,3 |
12,4 |
9,3 |
11,2 |
10,2 |
11,0 |
10,7 |
10,6 |
10,4 |
11,1 |
8,8 |
|
Da 30 a 40 milioni |
4,9 |
2,4 |
8,5 |
4,9 |
8,4 |
6,0 |
8,2 |
6,8 |
7,7 |
6,5 |
7,8 |
4,6 |
|
Da 40 a 50 milioni |
2,9 |
1,0 |
5,9 |
2,7 |
6,6 |
3,9 |
6,4 |
4,8 |
5,8 |
4,6 |
5,7 |
2,7 |
|
Da 50 a 70 milioni |
2,8 |
0,9 |
7,0 |
2,7 |
8,9 |
4,4 |
9,2 |
5,6 |
7,7 |
5,2 |
7,3 |
2,9 |
|
Da 70 a 90 milioni |
1,2 |
0,3 |
3,6 |
1,1 |
5,3 |
2,2 |
5,5 |
2,8 |
4,8 |
2,5 |
4,1 |
1,3 |
|
Da 90 a 130 milioni |
0,9 |
0,3 |
3,4 |
1,0 |
5,8 |
2,0 |
6,9 |
3,0 |
5,8 |
2,9 |
4,6 |
1,3 |
|
Da 130 e oltre milioni |
0,5 |
0,2 |
2,0 |
0,5 |
4,4 |
1,3 |
5,8 |
1,9 |
5,5 |
2,4 |
3,5 |
0,8 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dai INPS
Fig. 1 Redditi dei collaboratori
coordinati e continuativi – Maschi -

Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
1999

Fig. 2
Redditi dei collaboratori coordinati e continuativi – Femmine -
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
1999
Vediamo ora alcuni dati sulla
composizione professionale degli iscritti al fondo Inps. Anzitutto, gli
amministratori di società, che sono stati una porzione rilevante degli
iscritti fin dalla costituzione del fondo. Essi sono la professione
maggiormente esercitata, sebbene negli anni si sia avuta una diminuzione
del loro peso, probabilmente fisiologica. Fin dall’inizio infatti, la
legislazione fu chiara sul fatto che gli amministratori si sarebbero
dovuti iscrivere al fondo, mentre per le altre professionalità
"non regolamentate" ci fu una certa confusione. Negli anni
però, a seguito di circolari dell’Inps, che hanno chiarito quali
siano le professioni potenzialmente interessate ai rapporti di
collaborazione coordinata e continuativa, ma anche in seguito alla
diffusione di tale modalità lavorativa, si sono avute delle modifiche
nei pesi che le diverse professionalità hanno all’interno del fondo
Inps.
Gli amministratori di società dunque
sono attualmente diminuiti, passando dal 41,6% del 1997 al 37,5% degli
iscritti, viceversa gli insegnanti e i formatori sono invece aumentati
passando dal 2,2% al 6%, i venditori dal 5,7% al 7,7%, gli operatori in
campo assistenziale e medico dal 1,3% all’1,7%. Sono cioè diminuite
le figure confluite nel fondo per ragioni fiscali, mentre sono aumentate
quelle legate agli andamenti del mercato.
Tra gli altri gruppi professionali
segnaliamo i consulenti aziendali, fiscali e amministrativi che sono il
6,4% degli iscritti, archivisti e traduttori che insieme rappresentano
il 2,5%, sondaggisti e pubblicitari, che sono il 2%.
I dati forniti dall’Inps consentono
di avere alcune informazioni sulle caratteristiche dei soggetti che
svolgono le diverse professionalità. Ad esempio, come mostra la tabella
6 gli amministratori di società sono prevalentemente maschi, così come
gli amministratori di condominio, i tecnici, i consulenti, e gli
intermediatori. Viceversa tra traduttori, archivisti, assistenti
sanitari, fisioterapisti, sondaggisti, pubblicitari e venditori a
domicilio vi è una netta prevalenza di donne.
Nei gruppi professionali dei
formatori, insegnanti, istruttori sportivi e artisti invece vi è una
buona rappresentanza di entrambi i sessi. Sostanzialmente dunque, si
può affermare che permane nel nostro mercato del lavoro una
segregazione professionale, infatti, come abbiamo visto vi sono mestieri
decisamente femminili o maschili. Questo è una fenomeno che interessa
nella stessa misura le diverse ripartizioni territoriali.
Tab.6 Professioni degli iscritti al
fondo INPS 10-13% per sesso (valori percentuali)
|
|
Nord |
Centro |
Sud |
Isole |
|
|
M |
F |
T |
M |
F |
T |
M |
F |
T |
M |
F |
T |
|
Non dichiarata |
45,3 |
54,7 |
100,0 |
58,0 |
42,0 |
100,0 |
41,8 |
58,2 |
100,0 |
56,1 |
43,9 |
100,0 |
|
Amministratore,
sindaco,revisore |
76,8 |
23,2 |
100,0 |
75,7 |
24,3 |
100,0 |
82,7 |
17,3 |
100,0 |
81,2 |
18,8 |
100,0 |
|
Amministratore di condomino |
70,4 |
29,6 |
100,0 |
68,8 |
31,2 |
100,0 |
77,2 |
22,8 |
100,0 |
72,8 |
27,2 |
100,0 |
|
Servizi amministrativi,
archiviazione,traduzione |
26,0 |
74,0 |
100,0 |
33,1 |
66,9 |
100,0 |
38,0 |
62,0 |
100,0 |
37,4 |
62,6 |
100,0 |
|
Ass. tecnica, macchinari, impianti |
87,6 |
12,4 |
100,0 |
85,7 |
14,3 |
100,0 |
89,2 |
10,8 |
100,0 |
86,3 |
13,7 |
100,0 |
|
Collab. a giornali,
mezzi di comunicazione |
55,4 |
44,6 |
100,0 |
56,7 |
43,3 |
100,0 |
63,6 |
36,4 |
100,0 |
71,4 |
28,6 |
100,0 |
|
Consulenze aziendali, fiscali, amministrative |
59,9 |
40,1 |
100,0 |
59,7 |
40,3 |
100,0 |
64,8 |
35,2 |
100,0 |
64,3 |
35,7 |
100,0 |
|
Estetica, igiene |
25,5 |
74,5 |
100,0 |
27,9 |
72,1 |
100,0 |
47,0 |
53,0 |
100,0 |
43,1 |
56,9 |
100,0 |
|
Formazione, istruzione |
45,2 |
54,8 |
100,0 |
41,9 |
58,1 |
100,0 |
41,6 |
58,4 |
100,0 |
44,6 |
55,4 |
100,0 |
|
Intermediazione, recupero crediti, notifica
atti |
63,2 |
36,8 |
100,0 |
60,4 |
39,6 |
100,0 |
66,1 |
33,9 |
100,0 |
38,4 |
61,6 |
100,0 |
|
Moda, arte, sport |
47,5 |
52,5 |
100,0 |
48,8 |
51,2 |
100,0 |
54,2 |
45,8 |
100,0 |
53,6 |
46,4 |
100,0 |
|
Partecipazione
a collegi
e commissioni |
83,6 |
16,4 |
100,0 |
85,2 |
14,8 |
100,0 |
88,5 |
11,5 |
100,0 |
83,0 |
17,0 |
100,0 |
|
Salute, assistenza |
24,0 |
76,0 |
100,0 |
30,0 |
70,0 |
100,0 |
26,0 |
74,0 |
100,0 |
17,3 |
82,7 |
100,0 |
|
Sondaggi, marketing, pubblicità |
26,2 |
73,8 |
100,0 |
27,0 |
73,0 |
100,0 |
34,2 |
65,8 |
100,0 |
25,4 |
74,6 |
100,0 |
|
Trasporti e spedizioni |
81,3 |
18,7 |
100,0 |
86,9 |
13,1 |
100,0 |
77,8 |
22,2 |
100,0 |
90,6 |
9,4 |
100,0 |
|
Turismo, animazione, mostre, mercati |
35,3 |
64,7 |
100,0 |
37,8 |
62,2 |
100,0 |
34,6 |
65,4 |
100,0 |
29,6 |
70,4 |
100,0 |
|
Vendite a domicilio |
23,1 |
76,9 |
100,0 |
39,2 |
60,8 |
100,0 |
21,6 |
78,4 |
100,0 |
33,3 |
66,7 |
100,0 |
|
Altre |
58,8 |
41,2 |
100,0 |
57,4 |
42,6 |
100,0 |
59,9 |
40,1 |
100,0 |
58,1 |
41,9 |
100,0 |
|
Dottorato di ricerca |
49,4 |
50,6 |
100,0 |
53,1 |
46,9 |
100,0 |
40,7 |
59,3 |
100,0 |
100,0 |
0,0 |
100,0 |
|
Totale |
60,0 |
40,0 |
100,0 |
61,6 |
38,4 |
100,0 |
60,4 |
39,6 |
100,0 |
60,3 |
39,7 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
1999
La tabella 7 mostra le professioni
esercitate dai giovani e quelle esercitate dai più adulti. Gli ambiti
lavorativi in cui sono maggiormente coinvolti i giovani sono la
attività di traduzioni, i servizi amministrativi, le attività
sportive, i sondaggi, l’estetica e le collaborazioni a giornali.
Viceversa l’attività di consulenze e di amministrazione di società,
come era lecito attendersi, coinvolgono maggiormente lavoratori in età
più adulta.
Tab. 7 Professioni degli iscritti al
fondo INPS 10-13% per classi di età (valori percentuali)
|
|
Fino a 29 anni |
Da 30 a 39 anni |
Da 40 a 49 anni |
Da 50 a 59 anni |
Oltre 59 anni |
Totale |
|
Amministratore,
sindaco, revisore |
9,9 |
26,9 |
27,6 |
25,3 |
10,2 |
100,0 |
|
Amministratore di condominio |
16,5 |
26,0 |
22,7 |
23,3 |
11,6 |
100,0 |
|
Servizi Amministrativi, Archiviazione,
traduzione |
36,1 |
31,2 |
15,7 |
11,9 |
5,0 |
100,0 |
|
Ass. Tecnica, macchinari, impianti |
22,5 |
20,3 |
12,6 |
27,5 |
17,1 |
100,0 |
|
Collab. Giornali,
mezzi comunicazione |
37,1 |
31,3 |
14,8 |
11,6 |
5,2 |
100,0 |
|
Consulenze aziendali, Fiscali, Amministrative |
30,0 |
28,5 |
14,7 |
17,0 |
9,8 |
100,0 |
|
Estetica, igiene |
39,6 |
31,1 |
14,1 |
11,1 |
4,0 |
100,0 |
|
Formazione, istruzione |
30,9 |
39,3 |
16,2 |
10,0 |
3,6 |
100,0 |
|
Intermediazione, recupero crediti,
notifica
Atti |
32,8 |
27,3 |
17,3 |
15,2 |
7,3 |
100,0 |
|
Moda, arte, sport |
46,8 |
33,2 |
11,1 |
6,1 |
2,9 |
100,0 |
|
Partecipazione
a collegi
e commissioni |
3,7 |
17,1 |
30,5 |
31,8 |
16,9 |
100,0 |
|
Salute, assistenza |
37,5 |
33,1 |
16,3 |
10,0 |
3,1 |
100,0 |
|
Sondaggi, marketing, pubblicità |
47,7 |
26,4 |
13,0 |
9,9 |
3,0 |
100,0 |
|
Trasporti e spedizioni |
44,9 |
20,7 |
13,8 |
13,7 |
7,0 |
100,0 |
|
Turismo, animazione, mostre, mercati |
51,3 |
28,3 |
10,7 |
6,2 |
3,5 |
100,0 |
|
Vendite a domicilio |
31,9 |
29,8 |
22,8 |
12,7 |
2,8 |
100,0 |
|
Altre |
26,6 |
29,2 |
18,5 |
17,3 |
8,4 |
100,0 |
|
Dottorato di ricerca |
51,8 |
41,8 |
3,8 |
1,9 |
0,7 |
100,0 |
|
Non dichiarato |
40,9 |
29,2 |
12,8 |
11,3 |
5,8 |
100,0 |
|
Totale |
22,6 |
28,8 |
21,4 |
19,0 |
8,2 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
1999
Osservando la tabella 8 si può
inoltre rilevare che il peso delle diverse professioni muta in relazione
alle diverse ripartizioni territoriali. Così ad esempio, gli
amministratori hanno una presenza massima del 39% nel Nord, per scendere
al 37,5% al Centro e al 26% nel Meridione. Anche i consulenti sono
maggiormente presenti nelle aree settentrionali che al Sud. Al contrario
formatori e operatori socio-sanitari sono più presenti al Sud che al
Nord. E’ quindi ipotizzabile che nelle aree settentrionali i contratti
di collaborazione coordinata e continuativa siano maggiormente legati
alla domanda delle imprese. Al Sud, invece, sembrerebbe acquistare un
peso rilevante la domanda proveniente dall’indotto della pubblica
amministrazione, che ha trovato interesse in questa formula
contrattuale, consentendo peraltro per questa via di far emergere quote
di lavoro nero.
Tab. 8 Professioni degli iscritti al
fondo Inps 10-13% per ripartizione territoriale. (Valori percentuali)
|
|
Nord |
Centro |
Sud |
Isole |
Italia |
|
Non dichiarata |
0,4 |
0,4 |
0,7 |
1,3 |
0,4 |
|
Amministratore,sindaco,revisore |
39,1 |
37,5 |
26,0 |
24,1 |
37,5 |
|
Amministratore di condomino |
0,2 |
0,6 |
1,2 |
0,7 |
0,4 |
|
Servizi amministrativi,
archiviazione,traduzione |
2,4 |
3,1 |
2,7 |
1,9 |
2,5 |
|
Ass. tecnica, macchinari, impianti |
1,4 |
1,2 |
1,1 |
1,3 |
1,3 |
|
Collab. a giornali, mezzi di comunicazione |
1,6 |
1,9 |
1,4 |
2,9 |
1,7 |
|
Consulenze aziendali, fiscali, amministrative |
6,5 |
7,1 |
4,9 |
3,9 |
6,4 |
|
Estetica, igiene |
0,3 |
0,3 |
0,3 |
0,2 |
0,3 |
|
Formazione, istruzione |
5,5 |
6,4 |
7,1 |
9,5 |
5,9 |
|
Intermediazione, recupero crediti, notifica
atti |
0,4 |
0,3 |
0,5 |
1,9 |
0,4 |
|
Moda, arte, sport |
1,9 |
2,1 |
1,1 |
0,9 |
1,9 |
|
Partecipazione a collegi e commissioni |
1,4 |
1,3 |
2,5 |
2,1 |
1,5 |
|
Salute, assistenza |
1,3 |
1,4 |
3,8 |
3,1 |
1,5 |
|
Sondaggi, marketing, pubblicità |
2,1 |
2,2 |
0,8 |
1,0 |
2,0 |
|
Trasporti e spedizioni |
0,2 |
0,4 |
0,1 |
0,1 |
0,2 |
|
Turismo, animazione, mostre, mercati |
0,6 |
0,9 |
0,4 |
1,2 |
0,7 |
|
Vendite a domicilio |
9,6 |
2,2 |
8,0 |
3,7 |
7,7 |
|
Altre |
24,9 |
30,2 |
35,8 |
40,2 |
27,2 |
|
Dottorato di ricerca |
0,3 |
0,3 |
1,6 |
0,0 |
0,3 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
1999
2.4 I committenti
Così come i collaboratori anche i
committenti sono concentrati soprattutto al Nord. In Lombardia ad
esempio risiede il 26,7% ed in Veneto il 10,9%.
Un dato da rilevare è che le
collaborazioni si confermano come una modalità contrattuale tipica
delle aree metropolitane. Infatti in tutte le regioni, sono le grandi
città e le metropoli ad assorbire la quota più consistente sia di
collaboratori che di committenti, con punte che raggiungono l’85,8%
nel caso di Roma e il 53,1% del caso di Milano. Da Nord a Sud il quadro
non cambia, infatti il 59,7% dei committenti campani risiede a Napoli ed
il 49,4% di quelli pugliesi risiede a Bari.
Nella tabella 9 è riportato il
numero medio di collaboratori che lavora presso ciascun committente.
Scopriamo così che in media ogni committente ha circa 4 collaboratori.
La situazione è sostanzialmente omogenea in tutto il territorio
nazionale. Ciò suggerisce che l’utilizzo delle collaborazioni
coordinate e continuative non è per le imprese che la utilizzano, una
modalità occasionale di "assunzione" della manodopera, bensì
sistematica.
Tab. 9 Committenti e collaboratori per
regione
|
|
|
Collaboratori |
|
|
|
Committenti |
Maschi |
Femmine |
Totale |
Numero di collaboratori medio
per committente |
|
Piemonte |
43.669 |
88.177 |
58.684 |
146.861 |
3,4 |
|
Aosta |
1.487 |
3.412 |
1.899 |
5.311 |
3,6 |
|
Lombardia |
155.067 |
328.438 |
351.091 |
679.529 |
4,4 |
|
Liguria |
16.074 |
30.544 |
18.204 |
48.748 |
3,0 |
|
Trentino A.A. |
13.975 |
31.424 |
16.601 |
48.025 |
3,4 |
|
Veneto |
63.449 |
127.280 |
127.124 |
254.404 |
4,0 |
|
Friuli V.G. |
16.663 |
33.056 |
19.600 |
52.656 |
3,2 |
|
Emilia R. |
62.896 |
121.428 |
72.289 |
193.717 |
3,1 |
|
Toscana |
50.630 |
94.834 |
58.578 |
153.412 |
3,0 |
|
Umbria |
8.585 |
22.105 |
21.063 |
43.168 |
5,0 |
|
Marche |
16.925 |
32.013 |
18.297 |
50.310 |
3,0 |
|
Lazio |
59.311 |
137.784 |
133.531 |
271.315 |
4,6 |
|
Abruzzo |
8.328 |
16.810 |
10.648 |
27.458 |
3,3 |
|
Molise |
1.567 |
3.410 |
2.040 |
5.450 |
3,5 |
|
Campania |
17.893 |
36.284 |
23.035 |
59.319 |
3,3 |
|
Puglia |
14.501 |
30.624 |
23.784 |
54.408 |
3,8 |
|
Basilicata |
1.848 |
4.478 |
2.899 |
7.377 |
4,0 |
|
Calabria |
3.821 |
9.825 |
5.902 |
15.727 |
4,1 |
|
Sicilia |
14.151 |
29.946 |
19.985 |
49.931 |
3,5 |
|
Sardegna |
9.518 |
21.541 |
15.705 |
37.246 |
3,9 |
|
Italia |
580.358 |
1.203.413 |
1.000.959 |
2.204.372 |
3,8 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati Inps,
maggio 2001
Capitolo 3
Il lavoro interinale
3.1. Un fenomeno ancora poco conosciuto
La legge 196/97 ha introdotto in
Italia il lavoro interinale, anche se l’avvio effettivo di tale
istituto risale alla metà del 1998, quando furono concesse le prime
autorizzazioni alle agenzie e furono precisati alcuni elementi demandati
alla contrattazione.
Nonostante siano passati circa tre
anni dall’avvio del lavoro interinale in Italia, le informazioni a
riguardo sono ancora frammentate. Per avere un quadro del fenomeno,
infatti occorre far ricorso a una molteplicità di fonti, che offrono
però dati non sempre comparabili tra di loro.
E’ da sottolineare comunque lo
sforzo compito in quest’ultimo anno dall’Osservatorio del mercato
del Lavoro e dall’Isfol, che lavorando su campioni e su dati di fonte
amministrativa, hanno cercato di ricostruire il quadro del lavoro
interinale in Italia.
In particolare, i dati dell’Osservatorio
del mercato del lavoro sono relativi a un campione di dati forniti da
Manpower Italia, che come è noto è una delle maggiori società di
lavoro temporaneo.
La ricerca dell’Isfol, invece si
basa su un campione di 10.000 moduli di avviamento al lavoro interinale
raccolti presso i centri per l’impiego.
Le indagini finora dunque sono state
condotte prevalentemente su fonti amministrative e su dati forniti dalle
stesse agenzie di lavoro interinale. Mancano tuttavia analisi
approfondite sulle ragioni dell'utilizzo dell'interinale da parte delle
imprese, sulle modalità di utilizzo dei lavoratori interinali e sui
loro destini lavorativi e più puntuali valutazioni circa il peso dei
fattori che condizionano o che viceversa agevolano l'utilizzo di tale
strumento.
D’altro canto, va anche tenuto
presente che il fenomeno è complesso e fluido per sua natura, composto
da migliaia di "flussi", che costituiscono l’essenza di
questa modalità contrattuale, ma che al contempo complicano il suo
monitoraggio.
-
Caratteristiche dei lavoratori interinali
Al momento i dati sui quali si
fondano le analisi del fenomeno sono quelli forniti dalle principali
associazioni delle Agenzie di lavoro interinale, che ci segnalano che
tale modalità lavorativa, che l’Istat include nella dizione di lavoro
temporaneo insieme alle altre forme di "lavoro a tempo", ha
avuto un notevole trend di sviluppo. Dai 194.836 contratti di lavoro
avviati nel 1999 si è passati a 472.000 contratti nel 2000. Gli ultimi
dati stimano che alla fine del primo semestre del 2001 i lavoratori
interinali avviati hanno raggiunto le 291.072 unità, con un incremento
rispetto al primo semestre dello scorso anno che supera il 25%. Nella
lettura di questi dati, come opportunamente sottolinea l’Isfol, vanno
tenute presenti alcune avvertenze. Innanzitutto le informazioni
disponibili riguardano soltanto gli avviati, mentre mancano conoscenze
su quei lavoratori che si rivolgono alle agenzie fornitrici, ma che in
realtà non verranno mai avviati. Ciò significa che si conoscono solo
le preferenze espresse dalle imprese utilizzatrici e non il successo dei
lavoratori interinali che si iscrivono alle agenzie. Inoltre, i dati sui
lavoratori avviati possono essere ricondotti alle cifre dell’occupazione
dipendente standard soltanto con estrema cautela. Ad esempio, è
possibile che alcuni contratti possano prevedere poche ore di lavoro.
Infine, va ricordato che i dati divulgati dalle agenzie si riferiscono a
contratti stipulati e quindi non vanno riferiti direttamente a soggetti:
un lavoratore, infatti, può avere più di un contratto.
Proprio per quest’ultima ragione,
si tende a ricondurre i dati sulle missioni dei lavoratori interinali, a
posti di lavoro equivalenti full time. Attraverso questa operazione l’Isfol
stima che il lavoro interinale abbia coinvolto circa 70.000 posizioni
lavorative nel 2001. Pur con le cautele sopra esposte, va rilevato che,
nonostante la crescita sostenuta, l’incidenza sull’occupazione è
ancora piuttosto contenuta, specie se confrontata con il peso che altre
forme di lavoro atipico hanno nel mercato del lavoro italiano (per
esempio, le collaborazioni coordinate e continuative) e con la
situazione di altri paesi europei. Infatti, le 70mila posizioni
lavorative hanno un peso pari allo 0,3% sull’occupazione e al 4,5%
sull’occupazione a termine. I valori sono abbondantemente al di sotto
della media europea (1,5% sull’occupazione), anche se va considerato
che in molti paesi tale strumento contrattuale è decollato prima che in
Italia.
I lavoratori interinali presentano
una forte concentrazione territoriale: oltre il 74% di essi lavora al
Nord (di cui il 54,2% nel Nord-Ovest)) e la Lombardia e il Piemonte sono
le regioni in cui si registrano le maggiori presenze (rispettivamente
30,7% e il 14,3% del totale nazionale). E’ da notare, comunque la
buona performance del Sud che, pur avendo una quota modesta di
lavoratori interinali nell'ultimo anno ha guadagnato circa 3 punti,
passando dal 10,2% al 13,1%.
I dati forniti dalle diverse Agenzie
e Associazioni di lavoro interinale, pur di grande utilità, presentano
tuttavia alcune lacune e discrepanze, di cui non è possibile verificare
il motivo. Ad esempio, secondo Confinterim le donne coinvolte nel lavoro
interinale sono il 38,7%, mentre secondo Manpower sono il 59%: quanto di
questo scostamento risale al differente universo rappresentato? Ancora,
i dati sulle età dei lavoratori interinali non sono confrontabili,
poiché queste due fonti hanno adottato per la statistica differenti
classi di età.
Al momento la fonte relativamente
più certa sembra, comunque, essere quella dell’Isfol, che si basa su
dati amministrativi. Attraverso quest’ultima fonte apprendiamo così
che i lavoratori interinali sono soprattutto giovani e uomini ( il 37,5%
è al di sotto dei 25 anni e il 26,6% ha un'età compresa tra i 25 ed i
29 anni), presumibilmente in ingresso nel mercato del lavoro. ( Tab. 10)
Tab. 10 Missioni di lavoro interinale
per classi di età, sesso e cittadinanza (avviamenti + proroghe) (valori
percentuali)
|
Classe di età |
Sesso |
Cittadinanza |
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
Italiani |
Stranieri |
Totale |
|
15-19 anni |
7,8 |
6,1 |
7,2 |
8,8 |
1,5 |
7,2 |
|
20-24 anni |
30,6 |
29,5 |
30,3 |
34,7 |
13,6 |
30,3 |
|
25-29 anni |
25,1 |
30,1 |
26,6 |
27,7 |
22,4 |
26,6 |
|
30-34 anni |
17,5 |
15,9 |
17,0 |
13,8 |
29,0 |
17,0 |
|
35-39 anni |
9,5 |
9,2 |
9,4 |
7,3 |
17,5 |
9,4 |
|
40-44 anni |
5,6 |
5,7 |
5,7 |
4,4 |
10,7 |
5,7 |
|
45-49 anni |
5,4 |
2,1 |
2,3 |
1,9 |
3,7 |
2,3 |
|
50 anni e oltre |
1,6 |
1,4 |
1,5 |
1,5 |
1,6 |
1,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: Isfol
La ricerca Isfol consente anche di
smentire una convinzione che si era diffusa circa le caratteristiche
sociali del lavoratore interinale tipo, ossia che tale forma di lavoro
coinvolgesse prevalentemente soggetti con livelli medio alti d’istruzione.
In realtà, dai dati Isfol emerge che ben il 51,3% ha il diploma di
scuola media inferiore e l’8,8% ha soltanto il diploma elementare,
sicché i diplomati sono in realtà circa un terzo e i laureati poco
meno del 5%. Le donne sono in media più scolarizzate degli uomini,
infatti tra di esse oltre il 50% ha almeno il diploma. (Tab. 2)
Seppure possiamo scontare che nell’ultimo
periodo ci sia stata una crescita dell’impiego di lavoratori con bassi
livelli di istruzione, è probabile che questa sia una caratteristica
tipica di questa forma di lavoro. Ciò è coerente con il fatto che la
maggior parte dei lavoratori interinali ha la qualifica di operaio
(78,4%). Questa condizione riguarda la stragrande maggioranza degli
uomini (88,6%) e un po’ più della metà delle donne, tra le quali
invece oltre il 25% ha la qualifica di impiegato e un altro 20% svolge
lavoro non manuale di servizio. Nel primo caso, come segnalato dall’Isfol,
si tratta prevalentemente di "centraliniste", ovvero
operatrici di call center e addette al data entry, mentre
nel secondo di commesse, cassiere e venditrici.
Ancora, dalla stessa fonte
apprendiamo che quasi l’85% delle missioni impegna i lavoratori per
36-40 ore la settimana e soltanto il 15% delle missioni è a tempo
parziale.
Si può dunque affermare che il
lavoro interinale è un lavoro a tempo pieno. Una modalità coerente
dunque con le figure sociali (uomini e operai) prevalentemente coinvolti
in tale forma di lavoro.
Tab. 11 Missioni per sesso, qualifica
e titolo di studio (avviamenti + proroghe)
(Valori percentuali)
|
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
|
Qualifica |
|
|
|
|
Impiegati e tecnici |
6,3 |
25,1 |
12,3 |
|
Operai |
88,6 |
56,2 |
78,4 |
|
Lavoro non manuale servizi |
1,3 |
13,9 |
5,3 |
|
Lavoro manuale servizi |
3,8 |
4,8 |
4,1 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
Titolo di studio |
|
|
|
|
Laurea |
3,6 |
8,6 |
4,9 |
|
Diploma |
26,6 |
35,6 |
29,0 |
|
Diploma breve |
5,9 |
6,3 |
6,0 |
|
Obbligo |
52,7 |
47,7 |
51,3 |
|
Elementare |
11,3 |
1,8 |
8,8 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: Isfol
Una specificità del lavoro
interinale, infine sembra essere la buona presenza degli immigrati, che
svolgono oltre il 20% delle missioni. Da segnalare che, rispetto ai
lavoratori italiani, essi sono di gran lunga più adulti. Come mostra la
tabella 10 infatti, vi è una buona presenza tra gli immigrati di
lavoratori al di sopra dei 35 anni. Tra di essi inoltre la presenza
femminile è ridotta al 10%.
Le differenze socio anagrafiche dei
lavoratori italiani e dei lavoratori stranieri, dunque, inducono a
ritenere che nel caso dei primi si tratti per lo più di giovani in
ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto nel caso degli uomini,
mentre nel caso della forza lavoro immigrata si tratterebbe di soggetti
già con esperienze lavorative alle spalle.
Tab. 12 Missioni di lavoro interinale
per sesso e settore – valori assoluti e %
|
Settore |
Maschi |
Femmine |
Totale |
|
V.A. |
V.P. |
V.A. |
V.P. |
V.A. |
V.P. |
|
Agricoltura |
145 |
1,5 |
33 |
0,7 |
178 |
1,2 |
|
Chimica |
700 |
7,1 |
213 |
4,6 |
913 |
6,3 |
|
Pelli |
67 |
0,7 |
43 |
0,9 |
110 |
0,8 |
|
Vetro, ceramica |
76 |
0,8 |
64 |
1,4 |
140 |
1,0 |
|
Metalmeccanici |
4.982 |
50,2 |
1.376 |
29,7 |
6.358 |
43,7 |
|
Mecc. Precisione |
19 |
0,2 |
14 |
0,3 |
33 |
0,2 |
|
Tessili |
990 |
10,0 |
601 |
13,0 |
1.591 |
10,9 |
|
Lavanderie |
125 |
1,3 |
86 |
1,9 |
211 |
1,4 |
|
Oggetti |
79 |
0,8 |
18 |
0,4 |
97 |
0,7 |
|
Alimentari e tabacco |
217 |
2,2 |
349 |
7,5 |
566 |
3,9 |
|
Edilizia |
105 |
1,1 |
13 |
0,3 |
118 |
0,8 |
|
Stampa ed editoria |
393 |
4,0 |
129 |
2,8 |
522 |
3,6 |
|
Commercio |
1.136 |
11,4 |
1.215 |
26,3 |
2.351 |
16,2 |
|
Alberghi, turismo e spettacolo |
90 |
0,9 |
141 |
3,0 |
231 |
1,6 |
|
Trasporti |
65 |
0,7 |
42 |
0,9 |
107 |
0,7 |
|
Assicurazioni e credito |
29 |
0,3 |
52 |
1,1 |
81 |
0,6 |
|
Comunicazioni |
1 |
0,0 |
2 |
0,0 |
3 |
0,0 |
|
Ministeri ed Enti locali |
78 |
0,8 |
52 |
1,1 |
130 |
0,9 |
|
Sanità |
2 |
0,0 |
3 |
0,1 |
5 |
0,0 |
|
Scuola |
0 |
0,0 |
2 |
0,0 |
2 |
0,0 |
|
Altri |
626 |
6,3 |
179 |
3,9 |
805 |
5,5 |
|
Totale |
9.925 |
100,0 |
4.627 |
100,0 |
14.552 |
100,0 |
Fonte: Isfol
3.3 Il ruolo del lavoro interinale nel mercato del
lavoro italiano
Come mostrano le poche statistiche
disponibili in merito, ma anche alcune ricerche di campo, l'interinale
fin qui è stato uno strumento di flessibilità a disposizione
soprattutto della aree del Nord e si è sviluppato al pari di altre
forme di lavoro atipico, proprio nei contesti caratterizzati da buoni
livelli di sviluppo economico.
In generale, secondo un’indagine
Isfol- Unioncamere le imprese italiane che utilizzano il lavoro
interinale sono soltanto l’1,6%. Di queste ben il 42,9% è localizzato
nel Nord Ovest e il 32,3% nel Nord Est. E’ proprio in queste aree
peraltro, dove il mercato offre diverse opportunità, che le agenzie del
lavoro interinale hanno investito prevalentemente le loro risorse. Dei
1.917 sportelli, facenti capo alle 67 società di lavoro interinale
autorizzate, ben il 74% è infatti localizzato al nord del paese, di cui
il 32% nella sola Lombardia, mentre al Centro e al Sud sono presenti
rispettivamente soltanto il 15% degli sportelli ed il 10,4%.
Tab. 13 Distribuzione degli sportelli
delle Agenzie di lavoro interinale per ripartizione territoriale
|
|
V.A. |
V.P. |
|
Nord |
1.414 |
74,0 |
|
Centro |
298 |
15,6 |
|
Sud |
202 |
10,4 |
|
Totale |
1.914 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati
Ministero del Lavoro
Le imprese che finora hanno
utilizzato in maggior misura lo strumento dell'interinale
appartengono, al settore industriale ed in particolare a quello
metalmeccanico, che da solo copre il 43,7% di tutte le missioni.
Rispetto all’anno precedente, nel 2001 si segnala una crescita
dell'utilizzo del lavoro interinale nel terziario, soprattutto nel
settore del commercio (10%)
Dai dati Isfol e Unioncamere
apprendiamo inoltre, che le imprese di media dimensione utilizzano
maggiormente rispetto alle altre il lavoro interinale (46,3%) (Tab.5).
Tab. 14 Imprese che utilizzano il
lavoro interinale per dimensione di impresa e area territoriale.
|
|
V.A. |
V.P |
|
Dimensione di impresa |
|
|
|
Piccola impresa |
1.908 |
32,6 |
|
Media impresa |
2.702 |
46,3 |
|
Grande impresa |
1.235 |
21,1 |
|
Area geografica |
|
|
|
Nord ovest |
2.507 |
42,9 |
|
Nord est |
1.886 |
32,3 |
|
Centro |
747 |
12,8 |
|
Sud |
547 |
9,4 |
|
Isole |
157 |
2,6 |
|
Totale |
5.844 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni IRES su dati
Isfol-Unioncamere
Si può dire dunque che il lavoro
interinale non viene utilizzato in maniera diffusa nel sistema delle
imprese, ma riguarda soltanto specifici ambiti territoriali e
settoriali, ossia soprattutto in contesti manifatturieri del Nord.
Il lavoro interinale è stato
introdotto nel mercato del lavoro italiano con la motivazione di
mettere a disposizione delle imprese uno strumento che permettesse
loro di occupare forza lavoro temporaneamente, legandola a fattori
stagionali o a picchi produttivi, ecc. In realtà, come alcune
ricerche hanno mostrato, le imprese hanno cominciato ad usare il
lavoro interinale anche per ragioni diverse. Ad esempio, una ricerca
svolta dall’IRES su un campione di quasi 500 imprese ha evidenziato
che si ricorre al lavoro interinale per fronteggiare la variabilità
del mercato, ma anche per soddisfare l’esigenza di specifiche figure
professionali e provare il personale in vista di nuove assunzioni.
Così, allo stato attuale il
ricorso al lavoro interinale sembra rispondere ad esigenze molto
diversificate: sostituto del lavoro a termine, selezione di figure
professionali, semplificazione delle pratiche di assunzione e periodo
di prova, in vista di un'assunzione.
In Italia, secondo alcune ipotesi,
le imprese si avvarrebbero maggiormente del lavoro interinale per
assumere dipendenti stabili, perché questa sarebbe l’unica strada
per trovare il lavoratore adatto e tenerselo, in considerazione del
fatto che le agenzie sanno selezionare e sanno collocare, e questo –
salvo poche eccezioni – non lo sa ancora fare il collocamento
pubblico. Inoltre, va ricordato che in effetti le agenzie hanno saputo
sfruttare le enormi potenzialità di Internet nell’agevolare l’incontro
tra domanda e offerta di lavoro.
Il ruolo stabilizzante del lavoro
interinale sembrerebbe testimoniato dal fatto che una buona
percentuale di lavoratori interinali (22,6%.) viene assunta dalle
aziende dopo un periodo di "prova" con contratto di lavoro
interinale. La buona percentuale di lavoratori interinali che si
stabilizzano attraverso un percorso in questa modalità lavorativa,
viene però in parte ridimensionata ove si consideri il dato
richiamato dall’Isfol, relativo al fatto che nel 2000 il tasso di
uscita dalla disoccupazione per soggetti con precedenti lavorativi è
stato del 29% e del 15,4% per chi è alla ricerca del primo impiego.
Allo stato attuale in realtà
possono avanzarsi soltanto delle ipotesi, infatti i dati disponibili e
le ricerche finora realizzate non consentono di capire quale relazioni
ci siano fra la frequenza delle missioni, la loro durata e la quota di
lavoratori interinali assunti stabilmente dalle imprese utilizzatrici.
Anche i dati sulle durate delle missioni, vanno analizzati con spirito
critico. I dati di fonte Confinterim sembrano avvalorare l’ipotesi
che le missioni in Italia siano piuttosto lunghe, se confrontate con
la media delle due settimane europee, infatti parlano di una durata
media delle missioni pari a 3 mesi. Ciò conforterebbe l’ipotesi di
utilizzo del lavoro interinale come canale di reclutamento dal lato
delle imprese e di potenziale percorso di stabilizzazione per i
lavoratori. Durante questo periodo, quindi, una buona parte delle
imprese "proverebbe" i lavoratori in vista di una futura
assunzione.
I dati Isfol, viceversa, mostrano
una durata media delle missioni piuttosto breve. Quasi i due terzi
delle missioni infatti non superano i 30 giorni e quasi un terzo è
inferiore alla settimana. Alle donne inoltre toccherebbero missioni
più brevi rispetto agli uomini.
In tal caso l’interinale avrebbe
soprattutto un ruolo di accrescere l’occupabilità dei soggetti in
quanto esperienza lavorativa e non tanto quello di inserirli
stabilmente nel mercato del lavoro.
Allo stato attuale dunque, non si
è in grado di valutare se tale strumento concorra ulteriormente ad
esporre i lavoratori alla precarietà del lavoro, con un’alta
probabilità di disoccupazione ricorrente, come sostengono alcuni o,
viceversa, se si inserisce in una logica di percorso professionale,
corrispondendo peraltro alle richieste delle imprese di avere
manodopera "a tempo", secondo altri.
Quel che al momento sembra emergere
dai dati è un utilizzo differenziato dello strumento da parte delle
imprese. Tale differenziazione sembrerebbe legata più a fattori di
contesto territoriale (Rapporti regionali Bankitalia, 2001),
settoriale o di modello organizzativo aziendale, che non a
caratteristiche proprie dello strumento.
|
|
|
Bibliografia |
|
|
Accornero
A, L’anomalia italiana, in Rassegna sindacale, n.11/2001
Aa. Vv., Nuovi
rapporti di lavoro, "Quaderni di rassegna sindacale, n. 3,
2001
Aa. Vv., Sviluppo
locale, "Meridiana", a. XII, n. 34-35, novembre 1999
AaVv, Il
lavoro che cambia, numero monografico di "L'assistenza
sociale", n. 3/1997
Accornero
A., Pezzi di lavoro, in Il Mulino, n.1/2001
Accornero
A., Altieri G., Oteri C., Lavoro flessibile. Cosa pensano davvero
imprenditori e manager, Ediesse, 2001
Agenzia
per l’Impiego del Veneto, Solo una grande giostra? La diffusione
del lavoro a tempo indeterminato, Milano, F. Angeli, 2000
Altieri
G. "New economy, lavori "atipici" e conseguenze di
genere in Il diritto del mercato del lavoro n.2/2001
Altieri,
G. e Carrieri, M. (a cura di), Il popolo del 10%. Il boom del
lavoro atipico, Roma, Donzelli, 2000
Amato F.
(a cura di), I destini del lavoro, F. Angeli, Milano, 1998
Banca d’Italia,
Note sull’andamento dell’economia, rapporti regionali 2001
Barbieri
P., Lavoro autonomo di "seconda generazione": problemi e
prospettive, in Polis n. 2, 1998
Barbieri,
P., Liberi di rischiare. Vecchi e nuovi lavoratori autonomi in
Stato e mercato, n. 3, 1999
Bartezzaghi
E., Spina G., Verganti R., Nuovi modelli d’impresa e tecnologie d’integrazione,
F. Angeli, Milano, 1994
Bologna
S. e Fumagalli A. (a cura di), Il lavoro autonomo di seconda
generazione, Feltrinelli, 1997
Bonomi
A., Il capitalismo molecolare: la società al lavoro nel nord
Italia, Einaudi, 1997
Cerruti G.,
Incertezza, flessibilità e sicurezza sociale del lavoro in L’assistenza
sociale n. 4/ 2000
Cersosimo
D. e Donzelli C., Mezzo Giorno. Realtà, rappresentazioni e
tendenze del cambiamento territoriale, Roma, Donzelli, 2000.
Contini,
B., Lavoro autonomo e flessibilità, "Impresa &
Stato", n. 46, luglio-agosto, 1998
Del Boca
A., Zaniboni A.,Il lavoro interinale è uno strumento efficace contro
la disoccupazione?, paper 1999 ( www.lex.unict.it)
Esping-Andersen,
G., Serve la deregolazione del mercato del lavoro? Occupazione e
disoccupazione in America e in Europa, "Stato e
mercato", n. 56, 1999.
European
Commission, Employment in Europe 2001. Recent Trends and Prospects,
July 2001
Garibaldo,
F. (a cura di), Flessibili o marginali? Le "nuove" forme
di lavoro in Italia e in Europa, Roma, Ediesse, 1992
Gavosto,
A., Sestito, P., Costi di aggiustamento e flessibilità
dell'occupazione: l'eterogeneità tra piccole e grandi imprese,
"Lavoro e relazioni industriali", n. 2, aprile-giugno, 1994
Ichino
P., La fuga dal lavoro subordinato in Democrazie e diritto,
XXX, n.1, 1990
IRES, Le
nuove forme di lavoro: opportunità, caratteristiche e problemi
regolativi del lavoro coordinato e continuativo, Rapporto per il
Ministero del lavoro, settembre 1998.
IRES, Pratiche
di lavoro a distanza: alcuni casi studio, Working Paper, n. 12.,
ottobre 2000.
Istat,
Comunicato Stampa della Rilevazione Trimestrale delle Forze di lavoro,
ottobre 2001
Magatti
M., Fullin G., Migliavacca M., Pais I., Lavoratori interinali e
collaboratori coordinati e continuativi. Un approfondimento sulla
Lombardia, rapporto intermedio, maggio 2001
Minguzzi
P., Deregolazione del mercato del lavoro e occupazione: i nuovi
dubbi dell’OCSE, Sociologia del lavoro, n.78-79, 2000
Ministero
del Lavoro, 2° Rapporto di Monitoraggio sulle politiche nazionali
e del lavoro, gennaio 2001
Ministero
del Lavoro, Analisi degli andamenti e degli effetti delle forme di
occupazione atipica o "flessibile", Conferenza Nazionale
del lavoro, Gennaio 2001
Oteri C.,
Chiavi di lettura dell’andamento del lavoro atipico in Italia,
in via di pubblicazione su Diritto del mercato del lavoro, n.
3/2001
Reynaud,
E., Romani, C., Maruani, M. (a cura di), La flessibilità del
lavoro in Italia, Milano, F. Angeli, 1990
Reyneri E.,
Sociologia del mercato del lavoro, Il Mulino, 1996
Reyneri,
E., Flessibilità del mercato del lavoro e relazioni industriali,
"Quaderni di economia del lavoro", n. 41-42, 1990
Rullani
E., 1998, Dal fordismo realizzato al postfordismo possibile: la
difficile transizione", in Rullani E., Romano L., (a cura
di), Il postfordismo. Idee per il capitalismo prossimo venturo,
Etaslibri, Milano.
Scarpetta,
S., Riforme strutturali e flessibilità del mercato del lavoro nei
paesi Ocse: sviluppi ed effetti sulla disoccupazione, "Lavoro
e relazioni industriali", n. 1, gennaio-giugno, 1998.
Sestito
P., Alcune note sull'occupazione indipendente in Italia,
in "Economia e Lavoro", n. 3/1989
Touraine
A., Stiamo entrando in una civiltà del lavoro,
"Sociologia del lavoro", n. 80, 2000.
Traù F.,
(a cura di), La "questione dimensionale" nell’industria
italiana, Bologna, il Mulino, 1999
Italia
Oggi, Parasubordinati come gli autonomi, 5/12/01
Il sole
24 ore, Parasubordinati come dipendenti, 31/3/2000
Grandi A.
Maternità, tasse e ora la pensione. Gli "atipici" sempre
meno atipici, l’Unità, 27/3/00
Isfol, Federalismo
e politiche del lavoro, rapporto 2001, Franco Angeli, 2001
Isfol, Il
lavoro interinale. Prime analisi su dati amministrativi,
Monografie sul mercato del lavoro e le politiche per l’impiego,
novembre 2001.
Ministero
del Lavoro, 2° Rapporto di Monitoraggio sulle politiche nazionali
e del lavoro, 2001 |
|
 |
|
|