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Roberto Petrini

Il grande bluff

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Roberto Petrini / Il grande bluff

Gioco scoperto

di Beniamino Lapadula

Il grande bluff. Perché non va l’economia di Berlusconi
Roberto Petrini
Roma-Bari, Laterza, 2002
pp. 176, 14 euro

Nei giorni in cui ha annunciato al paese di non avere la bacchetta magica, Berlusconi deve rimpiangere molto i bei tempi della campagna elettorale se, come ha lasciato trapelare sulla stampa, pensa già a nuove elezioni politiche. Gli piacerebbe parlare di nuovo di un futuro dorato per tutti noi, magari ancora una volta a Porta a porta con un compiacente Bruno Vespa pronto a fare da notaio a un nuovo “contratto per gli italiani”. La propaganda, si sa, è l’elemento in cui il Cavaliere si muove con più disinvoltura ma la realtà è diversa e il bluff prima o poi si scopre. È quanto è accaduto in oltre un anno di governo delle destre e Roberto Petrini, brillante giornalista economico di Repubblica lo illustra con un’analisi documentata in questo suo libro.

L’autore ripercorre l’avventura governativa di Berlusconi e del suo superministro dell’Economia Giulio Tremonti, facendo il bilancio di un anno perduto, con una denuncia sferzante delle promesse non mantenute. Questi due disinvolti personaggi, che durante un’interminabile campagna elettorale avevano promesso un nuovo miracolo economico, da un certo punto in poi cominciano a confessare di non essere Mandrake. Si materializza così, sottolinea Petrini, l’immagine del grande illusionista, protagonista di uno dei più celebri comics americani. Di grande illusione, infatti, si deve parlare a proposito di una politica economica intrisa di radicalismo liberista americano e  basata su una ricetta “offertista” secondo cui, previa una drastica riduzione delle imposte e massicce dosi di deregolazione del mercato del lavoro, si sarebbe conseguita una crescita straordinaria, a prescindere dalla congiuntura economica internazionale.

I toni, nei primi cento giorni di attività governativa, erano quelli di una partenza da turboeconomia. Tremonti bis, abolizione dell’imposta di successione, emersione del sommerso, liberalizzazione di contratti a tempo determinato, possibilità di essere “padroni in casa propria”. Un ricco antipasto prima del piatto forte: quello delle deleghe sul mercato del lavoro, sul fisco, sulla previdenza. Così, ricorda l’autore, secondo la Free Foundation, think tank della Casa delle libertà, si sarebbero messi in movimento aspettative e “spiriti vitali” spingendo la crescita, alla fine della legislatura, verso il 4 per cento.

Il libro ripercorre il fallimento di questa terapia e con dovizia di particolari ricostruisce grandi e piccoli fatti. Dal “video-buco” al buco vero creato da un governo che ha lasciato andare per mesi i conti pubblici alla deriva. Dalle privatizzazioni bloccate agli esercizi di finanza creativa. Dall’assalto alle fondazioni bancarie alla beffa delle pensioni minime. Nelle pagine del libro non sfilano solo le grandi manovre, ma anche  le piccole trovate: le dentiere di Stato e il tentativo di liberalizzare le slot machine, il goffo progetto, contenuto nella delega fiscale,

di contrapporre alla Tobin tax la de-tax, in pratica uno sconto sull’Iva che dovrebbe dare corpo a quel liberismo filantropico a cui vuole ispirarsi Tremonti.

Ogni capitolo del Grande bluff ripercorre con cura e rigore sia le scelte e le proposte dell’esecutivo che le vicende politiche e sindacali dell’anno che è alle nostre spalle. Di particolare interesse è l’ultimo capitolo, intitolato “L’idiosincrasia sindacale”. Sono pagine in cui si tratteggia la strategia adottata dal governo, in stretta sintonia con Confindustria, per dividere i sindacati. Per fare questo scende in campo il nuovo direttore generale Stefano Parisi, che con il cosiddetto “Patto di Milano” aveva già fatto nel capoluogo lombardo, in qualità di city manager, le prove generali della spaccatura tra sindacati. Un altro patto, quello “della lavanderia”, che vede come protagonisti Gianfranco Fini e i segretari generali di Cisl e Uil Pezzotta e Angeletti, preparerà il terreno per la grave divisione tra le confederazioni che sfocerà nel cosiddetto “Patto per l’Italia”.

Il racconto del libro, che tratteggia con rigorosa chiarezza le mosse lucide e determinate di Cofferati e le iniziative della Cgil,  che reagisce con forza al tentativo di isolarla e metterla in ginocchio, si ferma alle soglie dell’autunno. Le premesse dello svolgimento successivo, fino all’approvazione del disegno di legge finanziaria, sono però già ampiamente presenti nel libro di Petrini. L’unica parziale sorpresa è rappresentata dalla rottura tra governo e Confindustria, esplosa con il decreto fiscale di settembre, dopo che i rapporti avevano già cominciato a incrinarsi a seguito dei tagli al bonus per l’occupazione e agli incentivi per gli investimenti nel Mezzogiorno.

Un ideale ulteriore capitolo del libro potrebbe forse intitolarsi “L’idiosincrasia confindustriale” e analizzare l’avversione ideologica del superministro dell’Economia per le grandi imprese, considerate assieme al sindacato come un intralcio ai propri disegni. Si sa, Giulio Tremonti ha messo da tempo il suo destino politico nelle mani di Umberto Bossi e guarda ai piccoli e piccolissimi imprenditori e lavoratori autonomi leghisti come al proprio blocco sociale di riferimento.

Non a caso, come ricorda Il grande bluff, è stato il padre padrone della Lega a difenderlo, nell’agosto del 2002, dalle richieste di dimissioni del centrosinistra e dalle critiche interne alla maggioranza. Basterà questo sostegno per risparmiargli gli assalti di quello che Petrini definisce “il partito della fase due”? Si tratta di un composito schieramento che chiede una svolta nella politica economica e che vede come suoi elementi di punta il governatore della Banca d’Italia Fazio e il Presidente di Confindustria D’Amato. Ancora una volta queste posizioni critiche riportano alla ribalta il tema delle pensioni e non è un caso, a giudizio dell’autore, che abbiano trovato una sponda nell’area centrista del governo che fa capo al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.

La partita è dunque aperta e le pagine del libro ci aiutano a capire in quale direzione si muoveranno gli eventi che ci attendono. Se fosse ancora nella fase di stesura del testo, Petrini, a conferma delle sue previsioni, non dimenticherebbe di parlare di una cena svoltasi a casa di Lamberto Dini, nei primi giorni di ottobre, in cui si sono ritrovati, certamente non per una mera coincidenza, tutti i principali esponenti del partito “della fase due”: dal presidente della Camera, appunto, al governatore di Bankitalia, al capo degli industriali.

(Rassegna sindacale, n. 38, 22 ottobre 2002)