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La flessibilità è riformabile

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Gallino / Il costo umano della flessibilità

La flessibilità è riformabile

 

di Davide Orecchio

 

Il costo umano della flessibilità
di Luciano Gallino
Roma-Bari, Laterza 2001
pp. 92, euro 4,65  (l. 9.000)

 

Nel suo saggio breve e denso, centrato sugli effetti del lavoro flessibile, Luciano Gallino parte da un principio di realtà: la flessibilità «può non piacere (…) ma è qui per restare a lungo», poiché è intrecciata strettamente «coi modelli organizzativi e le tecnologie delle imprese del XXI secolo». Dato questo presupposto, il sociologo indica poi un obiettivo, ossia un principio di riforma della realtà: si può intervenire sulla nuova organizzazione del lavoro e tale intervento «consiste nel rendere meno rigida la flessibilità», dunque nel renderla una «flessibilità sostenibile». Il libro sta tutto in questo percorso. L’autore ha scelto un determinato aspetto della flessibilità: il prezzo che ciascun lavoratore deve pagarle sul piano personale e sociale, le conseguenze del nuovo modo di lavorare sulla famiglia e sulla comunità. 

Al momento questi oneri si traducono, come sottolinea il sociologo, in una precarizzazione del lavoro cui pochi si sottraggono: dall’operatore di call center al giornalista, dall’addetto di un’impresa di pulizie al ricercatore universitario, dal gestore di un supermercato al web master. Nessuno è immune. Nessuno è libero. Quasi nessuno ha un lavoro sicuro.

 

Se questa è la flessibilità del presente, argomenta Gallino, il mondo del lavoro 
dovrà in fretta sapersi riconquistare nuove tutele e nuove sicurezze, dovrà inventarsi una flessibilità appunto sostenibile. Individiduato lo scopo, il sociologo indica almeno cinque itinerari per raggiungerlo: 1) fare in modo che la perdita, anche ripetuta, di un posto di lavoro non sia vissuta come un trauma, ossia come un passo verso l'esclusione definitiva dal mercato del lavoro; 2) evitare che dalla precarietà dell'occupazione consegua anche l’instabilità della vita privata; 3) dare

 

 

continuità e progressione a profili di carriera discontinui; 4) ridare consistenza su nuove basi all'idea di «luogo di lavoro» come luogo di identità personale e integrazione sociale; 5) attenuare le diseguaglianze di genere, età, zona geografica di fronte alla flessibilità.

Per Gallino tale trasformazione della flessibilità si deve esplicare in determinati interventi. Ne riassumiamo alcuni. 1) La creazione di istituzioni che accompagnino il lavoratore nel suo frammentato percorso di carriera. A questo proposito Gallino propone il recupero delle gilde dei lavoratori: corporazioni che diano «una casa stabile ai loro membri nel momento in cui questi passano da un’occupazione all’altra». 2) La certificazione delle competenze professionali che valga nel passaggio da un’azienda all’altra (così che il lavoratore non scivoli in una sorta di carriera a gambero). Una misura che renderebbe possibile a tutti, non solo ai manager, lo sviluppo di carriere multi-datore. 3) Compiere interventi sull’organizzazione del lavoro di modo che nessuno, a 40 anni o giù di lì, sia già considerato un potenziale esubero e un lavoratore psico-fisicamente obsoleto. 4) Potenziare la formazione.

(Rassegna sindacale, n. 2, gennaio 2002)