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L'occasione socialista 
nell'era della globalizzazione

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Salvadori / L'occasione socialista nell'era della globalizzazione

Prima che sia troppo tardi

di Francesca D'Amico

L'occasione socialista nell'era della globalizzazione
di Massimo Salvadori
Roma-Bari , Laterza, 2002
Euro 12,39  (l. 24.000)

In un mondo tanto profondamente mutato, e in via di ulteriore straordinario mutamento, quale parte spetta ancora al socialismo. Questo l’interrogativo che Massimo Salvadori pone alla base del suo ultimo lavoro L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, presentato il 7 febbraio 2002 a Roma nella sede della casa editrice Laterza.

 “Parlare di socialismo significa porsi su un terreno minato, ma io mi muovo agevolmente in questo terreno” dice Salvadori. “Proprio perché le nuove oligarchie minacciano democrazia e giustizia sociale – aggiunge lo storico -, la socialdemocrazia mantiene la sua vitalità”. La globalizzazione, che trasforma l’esistenza in modi paragonabili a quelli dell’industrializzazione, rilancia il ruolo del socialismo che può avere come scopo l’ordine nella democrazia e nella giustizia sociale. Un socialismo però rinnovato, spiega Salvadori, che sia libero da tentazioni corporative e che sappia misurarsi con le giovani generazioni. 

Compito dei socialisti, secondo Salvadori, è anche quello di esportare diritti e valori, ossia di “lottare per far sì che tutti abbiano quelle risorse sociali e materiali senza le quali non si diventa persona”. Un suo ruolo, quindi, il socialismo lo possiede ancora, così come del resto la stessa politica, “perché il problema di distribuzione delle merci non può essere risolto interamente dal mercato. E’ compito dei politici e non degli intellettuali capire con quali strumenti si può controllare l’espansione dei grandi processi economici”.

Anche per il segretario dei Ds Piero Fassino, presente al dibattito, la globalizzazione ha messo in causa tutte le variabili lungo le quali si è costituita la sinistra: conquista della democrazia nello Stato, rapporto tra decisione e consenso, rapporto tra mercati aperti e proibizionismo. “La sinistra  - spiega Fassino - si è costruita in un quadro di economia proibizionista che oggi è saltato, ciò comporta che cambi anche l’esperienza della contrattazione da parte del sindacato”.

 

Giovanni Berlinguer, intervenendo alla presentazione del libro, ha ricordato l’importanza del movimento no global all’interno della sinistra e la sua dimensione propositiva, che si esplica nella critica a una globalizzazione che trasla dalle istituzionii internazionali più democratiche ad altri organismi meno democratici come il G8.    

L’altro argomento trattato nel libro riguarda il ruolo dell’Europa in un quadro in cui appare irreversibile il declino della sovranità degli Stati non solo piccoli, ma anche medio-grandi, un quadro in cui sono destinate a contare soltanto le maggiori entità statali, cioè quelle che controllano le risorse strategiche fondamentali.

Per Salvadori, infatti, “gli Stati Uniti grandeggiano come solitaria superpotenza, gli interessi dei maggiori centri finanziari e delle grandi multinazionali dominano il mercato internazionale, l’Europa resta un gigante economico con una debole testa politica e istituzionale”. Dunque se soltanto i grandi Stati possono essere titolari dei processi decisionali, si pone la necessità, che “un altro centro di potere mondiale, si affianchi agli Stati Uniti e alla Cina e che l’Unione Europea ascenda da grande entità economica a vera potenza militare e politica, dotandosi di maggior forza e di istituzioni atte a promuoverla”.

(14 febbraio 2002)