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Aspettando "il cinese"...

di Davide Orecchio

Questo pomeriggio Sergio Cofferati aprirà i lavori del 14° congresso nazionale Cgil. L’attesa per quello che dirà è molta. I maggiori quotidiani ipotizzano i temi che attraverseranno la relazione del segretario generale: il confronto/scontro con il Governo all’indomani dell’accordo sul pubblico impiego, il rapporto con Cisl e Uil, la tensione con Confindustria, il ruolo di Cofferati nella sinistra e nei Ds, ossia, in altri termini: il futuro (politico o ancora nel sindacato?) del leader della Cgil.

"Il suo sindacato – scrive Bruno Ugolini sull’Unità - è tra i più forti d’Europa, i tesserati aumentano, e non solo tra i pensionati. Non solo: è cresciuto anche un giovane virgulto, il Nidil, l’organizzazione delle nuove identità di lavoro, degli atipici, della marea di collaboratori e lavoratori in affitto, un po’ precari in attesa di posti fissi e un po’ lavoratori semiautonomi, non certo nostalgici di un cartellino da timbrare".

"Certo – prosegue Ugolini -, Sergio Cofferati, detto "il cinese", per quel suo sguardo un po’ asiatico, ha soprattutto "resistito". Resistito ad un attacco durissimo, portato avanti da governi di centrodestra e da una Confindustria incattivita. L’operazione, cominciata a Milano con un accordo separato, continuata tra i metalmeccanici, intendeva introdurre un cuneo tra le grandi Confederazioni, isolare la Cgil, ridurla a com’era negli anni Cinquanta, chiusa nei suoi campi confino. Non è andata così. Oggi i tre sindacati marciano ancora uniti, firmano un importante accordo sul pubblico impiego, promuovono scioperi e manifestazioni che hanno già costretto il governo ad una prima retromarcia e che non si concluderanno senza aver cancellato il vergognoso tentativo di promuovere i "licenziamenti facili". E la Cgil, in un panorama di macerie a sinistra, mantiene salde e perfino unite le proprie forze. Non è un risultato da poco".

Insomma, in una situazione dura, di vero e proprio accerchiamento, la Cgil di Cofferati è riuscita a strappare successi importanti. Lo riconosce anche Marcello Sorgi in un editoriale sulla Stampa. "Archiviato come un incidente di percorso l’insuccesso di Pesaro – scrive Sorgi -, è tornato a dedicarsi in pieno all’attività sindacale. Il bilancio che presenta oggi a Rimini è in attivo: uscito dall’isolamento, ha concluso, proprio alla vigilia del congresso, un contratto vantaggioso per gli statali (altro discorso è vedere quale impatto avranno sui conti del governo aumenti medi di cento euro per milioni di impiegati pubblici). Ha rinsaldato l’unità sindacale". "Facendo leva su Fini, ha riaperto un canale di comunicazione con il governo e ha posto Berlusconi di fronte a un’alternativa: o mette tra parentesi la riforma dell’articolo 18 (licenziamenti), o si ritrova con altri scioperi generali e cortei da seicentomila persone in piazza, alla vigilia della campagna elettorale per le amministrative. Se il governo gli verrà incontro, la Confindustria, che preme per questa come per altre più radicali riforme dell’economia, si troverà in un angolo." "E man mano che il campo di D’Amato si restringe – conclude Sorgi -, potrebbe anche allargarsi lo spiraglio che è parso riaprirsi, dalla grande industria verso la Cgil, dopo lo strappo della firma separata del contratto dei metalmeccanici".

Successi nel sindacato, per Cofferati. Ma la battaglia politica? Il suo ruolo nei Ds? In molti attendono dei riferimenti, nella relazione di Cofferati, alla situazione attuale dell’Ulivo e della sinistra, alla crisi della dirigenza del centrosinistra e agli equilibri interni ai Ds. Ma, secondo Massimo Giannini su Repubblica, di riferimenti politici "non ne troveranno. Non un riferimento al dissesto politico del centrosinistra. Questo promette Cofferati. "Non posso e non voglio farlo. Quando ci ho provato l'ultima volta dopo le elezioni, proponendo il governo-ombra, si sono offesi e hanno detto che dovevo occuparmi solo di sindacato". Oggi questo fa – prosegue Giannini nel suo editoriale-intervista -. Parla di sindacato. In un passaggio della relazione, scrive una frase che suona così: "Dobbiamo coniugare il massimo dell'innovazione nei contenuti con il massimo della conservazione nei valori". Innovazione e conservazione, è la sintesi che gli pare vincente. Per il sindacato, e forse anche per il centrosinistra. Ma la ricetta, oggi, la propugna solo per il primo. Dal secondo ha ricevuto solo dispiaceri".

(6 febbraio 2002, ore 13)

 

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