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Un discorso che colpisce al cuore dei delegati.
Dallo scrosciante e interminabile applauso iniziale sino alle
ultime parole pronunciate da Sergio Cofferati. "Una relazione
molto completa e molto unitaria – afferma Donato Pivanti, della
Funzione pubblica dell’Emilia Romagna – che fa intravedere un
progetto per la Cgil, per il sindacato e per la stessa sinistra.
Il messaggio è che si può cambiare, partendo dal tema
fondamentale, quello dei diritti. E che non si cambia il mondo
abbassando le tutele.
Questa idea che la Cgil parte dalle sue radici per rilanciare tale
processo, la ritengo fondamentale per battere l’attuale politica
del governo. Inoltre, c’è un grande respiro sull’Europa e
sull’idea di quale tipo di globalizzazione vada affermata. C’è
un segnale importante alle nuove generazioni, un buon lascito alla
futura Cgil".
"Una relazione molto bella e ben articolata, che rispecchia
in pieno il carattere politico del momento". E l’opinione
di Marco Morganti, dello Spi di Ascoli Piceno. Una sorta di rosa
dei venti con tutti i punti cardinali ben indicati. Mi hanno
colpito molto i punti critici su tutto quel che riguarda il
governo, dall’articolo 18 al libro bianco di Maroni, all’attacco
in generale del governo ai diritti e allo Statuto dei
lavoratori".
"Ottima - afferma Luciano Mancin, della Fillea di Rovigo -,
perché ha toccato tutti i temi più importanti, in particolare
dallo scontro del governo al discorso dell’unità sindacale e
alle grandi manifestazioni che ci sono state nelle ultime
settimane. Credo che il tema dei diritti sia un discorso
prioritario". "
Mi è sembrata una relazione importante - rileva Luciano Dondero
di Nidil di Savona – Ho apprezzato in particolare il riferimento
allo sciopero generale, così come il discorso sulla guerra e ai
tentativi che vanno fatti per non estendere ulteriormente il
conflitto. Ha saputo cogliere gli elementi importanti che sono
pervenuti da tutta la fase congressuale. Credo che questo
congresso possa rappresentare una crescita per tutti noi, se al di
là dei risultati ottenuti nelle rispettive assise, lo vediamo
come occasione per approfondire ulteriormente i temi su cui
confrontarci per costruire una Cgil più forte e più
unita".
"Sono totalmente d’accordo su tutti i punti della relazione
– specifica Daniela Puccetti della Flai di Livorno -, in
particolare sulla precarietà dei contratti esterni e del recupero
dell’unitarietà sindacale da valorizzare, così come sullo
sciopero generale".
Una relazione incisiva anche per Lucia Romagnoli della Filcams di
Padova, " soprattutto per quanto riguarda i rapporti col
governo e quelli con Cisl e Uil, la cui coesione non è mai
troppa, considerando il momento attuale, dove è necessario fare
fronte comune per unire gli sforzi e pensare agli interessi dei
lavoratori, soprattutto per quanto riguarda la difesa di diritti
acquisiti nel tempo.
Si tratta adesso di fare un po’ di autocritica, che spero verrà
affrontata nel prosieguo del dibattito, in particolare sul
discorso della crisi della sinistra. Nanni Moretti ha sollevato il
coperchio di una pentola che era da tempo in ebollizione, ma
dividersi in un momento come questo che bisogna invece essere
coesi mi sembra una cosa proprio distruttiva".
L’emozione è tanta, soprattutto fra i
delegati più giovani, alla loro prima esperienza congressuale. E
il caso di Luciana Fratus, della Fillea di Bergamo " E un’esperienza
emozionante, mi piace tantissimo e sono contenta di essere qua.
Cofferati lo trovo bravissimo per come espone le questioni. A
cominciare da quella riguardante l’articolo 18 e la lotta che si
sta facendo in sua difesa. Credo che le persone, anche i non
iscritti, abbaiano capito che è importante lottare e scendere in
piazza per difendere un diritto che è sacrosanto".
O quello di Lamine Sow, del coordinamento immigrati del Piemonte.
" Ho apprezzato molto – dice – il riferimento al discorso
della tutela dei diritti dei lavoratori immigrati, visto che è in
corso il tentativo, attraverso la nuova legge del governo, di
scindere i diritti per i nativi più tutelati rispetto agli
stranieri meno tutelati. La Cgil si sta mobilitando per affermare
i diritti di tutti e Cofferati oggi lo ha ribadito ulteriormente,
dandoci il suo pieno appoggio. Importante è anche la sua analisi
sul quadro europeo: non ci si può più limitare ai singoli Paesi,
perché il discorso dei diritti riguarda ormai tutti e travalica i
confini nazionali. L’obiettivo è arrivare a un’omogeneizzazione
contrattuale europea anche sotto tale profilo".
Non mancano, però, anche le critiche.
"Una relazione molto precisa ed equilibrata sui termini delle
iniziative fatte – sottolinea Amleto Nuraghi, segretario
generale della Camera del lavoro di Como -, ma è mancata una
riflessione approfondita su di noi. Credo sia una cosa che vada
comunque fatta. Per gestire una linea di forte mobilitazione di
fronte a una fase di grosse trasformazioni sul terreno economico e
sociale e su quello dei diritti, probabilmente è necessario
introdurre anche qualche cambiamento all’interno della nostra
organizzazione, sul modo di essere della Cgil, su chi rappresenta.
Spero che nel corso del dibattito tale aspetto venga
fuori".
"Sono contenta del pronunciamento della parola magica, quella
dello sciopero generale - dice Delia Geraci della Fiom di Palermo
-.Ho trovato, invece, Cofferati un po’ troppo leggero, direi
quasi cattivo, in merito al contratto separato dei metalmeccanici,
rispetto all’unità ritrovata con quello firmato ora del
pubblico impiego. Come Fiom stiamo portando avanti una lotta molto
forte che credo vada valorizzata soprattutto all’interno della
Cgil". "
Credo che Cofferati abbia toccato tutti i nodi politici - sostiene
Gian Marco Martignoni, della segreteria della Cdl di Varese – e
abbia risposto anche alla tensione unitaria che si è andata
progressivamente manifestando nel congresso e abbia anche dato un
segnale anche attorno al dibattito nella sinistra. La critica
riguarda il discorso dell’autonomia rispetto al centro sinistra.
Se siamo oggi in una buca la colpa è anche sua e oggi facciamo
gli scioperi per uscirvi. Così come non è condivisibile la parte
relativa al sistema delle imprese e all’innovazione perché
prescinde da un discorso che è quello della divisione
internazionale del lavoro.
"La relazione offre molti spunti di analisi e proposte
avanzate al fine di concludere unitariamente il congresso - dice
Giacinto Botti, delegato Fiom Rsu dell’Italtel –; così come
si sono chiusi finora la gran parte dei congressi. Mi auguro una
Cgil più unita e più forte pur mantenendo le differenze
strategiche interne. Il limite, che spero venga recuperato nel
documento finale, è la promiscuità contrattuale esistente legata
alla politica dei redditi e alla concertazione e il che fare da
domani per cercare di arrivare a migliori condizioni salariali del
mondo del lavoro. Manca, in pratica, la seconda parte del film:
dopo i tanti sacrifici fatti negli ultimi cinque anni attraverso
una politica di sacrifici e di moderazione salariale per entrare
in Europa, occorre puntare ora a recuperare terreno dal lato dei
diritti, della giustizia e dello sviluppo. Se le regole hanno
funzionato nel dare dovrebbero funzionare anche nel
ricevere".
(7 febbraio 2002)
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