SPECIALE CONGRESSO CGIL

PRIMA

 

Interventi dei delegati

Claudia Calamita

Fiat di Melfi

Il governo Berlusconi sta rivelando i suoi veri obiettivi: tutelare gli interessi propri e di pochi intimi. Il governo continua a sostenere, nei fatti, il Libro bianco e persegue tenacemente una politica economica e fiscale volta alla distruzione dei diritti individuali e collettivi; intanto prosegue nel drastico e deciso attacco al sistema pensionistico.

La logica governativa configura per la donna un ruolo subalterno e rinchiuso all’interno della famiglia. La commissione per le Pari opportunità non si è ancora riunita, ma il governo ha pensato bene di decurtare i fondi che sarebbero andati a sostegno della legge 53/200 sui congedi parentali. Anche in questo caso il governo segue Confindustria.

Nello stabilimento della Fiat di Melfi, dove lavoro, appare il vero volto del padronato e di Confindustria: sui tempi, sulle turnazioni, sulle paghe, sull’introduzione generalizzata dei contratti atipici, sull’uso dell’interinale. Le assunzioni a tempo indeterminato non si fanno più da tempo e l’arroganza padronale non si ferma qui, e arriva anche alla stipula di contratti separati. I lavoratori, comunque, sono con noi: lo dimostrano le recenti elezioni delle rappresentanze sindacali.

Paolo Populin

segretario regionale Cgil Friuli Venezia Giulia

La vittoria del centro preannunciava i tempi difficili che poi, puntualmente, sono arrivati. Non ci vuole molto a capire quanto sia riduttiva la concezione della democrazia di questo governo, che accusa il sindacato di praticare un’opposizione pregiudiziale e tenta tutte le strade possibili per isolare la Cgil e dividere le organizzazioni confederali. Il tentativo, però, è fallito, la linea di ferma opposizione alle deleghe ha pagato, anche se oggi la ritrovata unità d’azione con Cisl e Uil va ancora espressa a tutto campo per raggiungere gli obiettivi dati.

Nel paese è aperto uno scontro decisivo su due modelli di società: smantellare o, al contrario, consolidare lo Stato sociale e il sistema di diritti del lavoro e della cittadinanza. I lavoratori e le lavoratrici hanno dimostrato di aver compreso la profondità dello scontro in atto, che ha come fatti emblematici l’attacco all’articolo 18 e il Libro bianco del governo. La sinistra italiana, invece, non ha ancora capito l’importanza della posta in gioco e attendiamo che l’opposizione avanzi un suo progetto di sviluppo per il paese, fondato sui diritti e sui valori della coesione sociale, della solidarietà ed equità. I pericoli per noi restano grandi, ma anche il governo rischia molto, come si è visto con l’accordo per il pubblico impiego.

In Friuli Venezia Giulia stanno venendo alla luce tutti i limiti strutturali del modello di sviluppo del Nord-Est, dopo la sbornia dovuta ai vantaggi della svalutazione. Abbiamo sperimentato in anticipo, con una giunta regionale di centro-destra da quasi tre anni, molte mosse del nuovo governo e le conseguenze negative di un’idea di federalismo che non condividiamo.

Luciana Palesani

Fnle Torino, delegata Enel

L’imperativo lanciato durante il G8 di Genova, globalizzare i diritti, è fallito miseramente. In questi mesi la risposta politica dei paesi più industrializzati del mondo per rimuovere le condizioni di disuguaglianza e povertà ha soltanto accentuato le differenze. Povertà e diritti negati sono il brodo di coltura del terrorismo. I fatti dell’11 settembre dimostrano fin dove l’odio per i paesi più ricchi possa spingersi e la guerra non è la risposta adeguata. Abbiamo dimenticato la violenza e i lutti della guerra balcanica? Non solo: la crisi mediorientale e la delegittimazione di Arafat, quale rappresentante del popolo palestinese, alimenteranno solo altro odio e violenza.

Quanto all’Italia con le leggi delega il governo di centro-destra vuole stravolgere l’assetto economico e sociale del paese ed è chiaro l’attacco al sindacato. Anche le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno sono preoccupanti per la loro miopia ed eludono gli assi centrali su cui puntare per rilanciare l’economia.

Mai come ora, dunque, è necessario uno sciopero generale, per tutti i cittadini che credono nel sindacato e nei valori di solidarietà e rappresentanza collettiva di cui questo soggetto è portatore.

Marigia Maolucci

coordinamento Settori produttivi Cgil nazionale

Dobbiamo riappropriarci della parola libertà, un valore che ci appartiene, sapendo che, insieme all’uguaglianza, essa rappresenta uno di quei diritti inalienabili che sono tuttavia inesigibili se non accompagnati da politiche mirate che ne permettano l’esercizio. Sul terreno dei diritti stiamo invece tornando indietro. Ed è incredibile il contrasto tra la grande partecipazione che si sta registrando alle iniziative collettive e agli scioperi e il messaggio di questo governo, tutto rivolto ai singoli. Si mette in discussione il principio della solidarietà come valore riconosciuto, nelle democrazie, per regolare i conflitti e redistribuire le risorse, alimentando così la discriminazione e l’emarginazione delle fasce meno protette.

Nella sinistra che sta fuggendo senza sapere in quale direzione ci siamo anche noi, che stiamo invece cercando una strada diversa, quella di un modello di società che abbia nel lavoro e nella sua qualità un valore fondamentale. Una società nella quale le donne possano realizzarsi e le persone possano sentirsi più libere proprio perché la propria libertà si ferma dove comincia quella dell’altro. Il mestiere della Cgil è di contrattare l’utopia e se qualcosa di buono è successo in questo paese, è stato sempre per merito nostro.

Giuseppe Marras

Segretario generale Cgil Sardegna

Un quadro unitario e certo di diritti per tutti i lavoratori è condizione essenziale anche per proseguire nell’iniziativa per lo sviluppo e l’occupazione nel Mezzogiorno.

Il governo di centro-destra, in sintonia con le associazioni padronali, esalta la capacità spontanea del mercato di portare ovunque lo sviluppo con interventi volti a ridurre i costi piuttosto che ad agire sul terreno della qualità delle produzioni. Di qui la volontà del governo di disarticolare la contrattazione nazionale e abbassare il livello dei diritti e delle tutele.

La strada è invece un’altra. Noi pensiamo a uno sviluppo costruito sulla ricerca della qualità delle produzioni e sulla valorizzazione delle potenzialità locali. È una prospettiva che va costruita con politiche economiche capaci di mobilitare le risorse umane e i saper fare delle aree meridionali. Queste politiche devono coniugare interventi e risorse dei poteri centrali dello Stato con la maturazione di una nuova cultura e l’assunzione di responsabilità delle classi dirigenti locali.

Il Mezzogiorno chiede quindi allo Stato e alle Regioni buone politiche di sviluppo. È importante che il Sud sia tornato in primo piano nelle priorità del sindacato. È necessario ora aprire delle vere e proprie vertenze per lo sviluppo in ciascuna regione, su piattaforme puntuali. Su queste dobbiamo creare percorsi di mobilitazione di ampio respiro e anche azioni di lotta comune di tutte le regioni meridionali.

Maria Antonietta Coppola

delegata Filtea di Nardò (Puglia)

Le conquiste che le lavoratrici e i lavoratori hanno ottenuto in questi anni sono costate lotte e sacrifici. Queste conquiste vengono oggi messe in discussione dai provvedimenti del governo Berlusconi e dal Libro bianco di Maroni. Il sindacato dei tessili della provincia di Lecce non è stato mai un sindacato chiuso e cieco di fronte ai problemi e alle difficoltà aziendali.

Per primo ha sperimentato e attuato con risultati positivi i contratti di gradualità. Il contratto nazionale è l’unico strumento capace di tutelare tutti i lavoratori e, nel contempo, di evitare che si alterino i regimi di concorrenza tra le imprese.
Esso rappresenta lo strumento fondamentale in grado di produrre norme e tutele generali, e quindi coerenti con un processo di federalismo solidale, contro la logica di chi propone i contratti regionali, con l’idea di depennare la contrattazione nazionale e dare vita a nuove e più pericolose gabbie salariali.

Nella provincia di Lecce, solo nel settore tessile, sono stati sottoscritti oltre 400 contratti di riallineamento, che hanno interessato oltre 16.000 lavoratrici e lavoratori. Abbiamo respinto con forza la richiesta delle associazioni di bloccare le retribuzioni all’80 per cento con lo scopo di pervenire a un contratto territoriale. Le lavoratrici e i lavoratori del Salento hanno rinunciato per anni a una parte del proprio salario, ora tocca alle aziende fare la loro parte riconoscendo quanto liberamente accettato e sottoscritto.

Franco Chiriaco

Segretario generale Flai Cgil

La globalizzazione è una forma di neo-liberismo in cui il mondo dell’economia è sottratto alle decisioni dei cittadini, con conseguente destrutturazione del mondo del lavoro e del valore etico del lavoro stesso. Nel settore agroalimentare, in particolare, quattro imprese multinazionali controllano l’80% di tutta la catena alimentare, con profitti miliardari. Insomma, in questa globalizzazione il mercato vince su tutto.

Per la Cgil, invece, al centro del mondo c’è il lavoro, non il mercato. Partendo, senza più indugi, dai lavoratori extracomunitari che gli "illuminati" padroni italiani trattano, il più delle volte, peggio dei loro animali: una vergogna per l’Italia e per l’Europa. Nonostante questo, la Flai ha sottoscritto accordi con imprese alimentari sotto i 15 dipendenti nei quali viene pienamente riconosciuto lo Statuto dei lavoratori, compreso l’articolo 18 sui licenziamenti.

In materia di diritti, il triangolo governo-Confindustria-chiesa, ha prodotto risultati nefasti per la tutela delle persone, mettendo in discussione le libertà di cittadini e quelle dello Stato laico, con posizioni clericali e oscurantiste.

Bisogna, infine, sottolineare il successo degli scioperi generali contro il governo, che hanno portato in piazza un milione di persone: una risposta netta a quanti si chiedevano in che direzione stesse andando la Cgil. Come si fa a non capire che ci attaccano perché siamo questa Cgil, la Cgil di Di Vittorio, Lama e Cofferati?

Morena Piccinini

Segretario generale Cgil Modena

Rispetto a una politica sempre più mediatica, appare in netta controtendenza un’organizzazione sindacale che guarda negli occhi le persone, da esse percepisce quotidianamente problemi e consenso e con le stesse costruisce valori e strategie. Per questo la Cgil rappresenta un enorme ostacolo alla politica del governo.

L’attacco ai diritti al lavoro e sul lavoro e, praticamente, a tutti i diritti di cittadinanza rientra in un quadro organico di modello di società che si dispiega in tutti i campi, dalla politica internazionale ed europea all’uso della globalizzazione come esclusivo, grande mercato dove è lecito ogni processo di selezione darwiniana, in un’idea degenerata di libertà e di rapporti di forza, di attacco quotidiano alla costituzione formale e a quella materiale.

In questo contesto il ruolo del sindacato è quello di costruire un argine all’attacco ai fondamenti di uno Stato democratico.

La sola, pur necessaria, azione di contrasto al Libro bianco non basta per arginare questa cultura, occorre cominciare a ridefinire con maggiore precisione, con una nostra lettura, i caratteri veri della subordinazione e quelli dell’autonomia nella gestione di un rapporto di lavoro, non demandandolo semplicemente alla volontà delle parti, come pretende il padronato, ma neppure prendendo acriticamente una legislazione ormai vecchia su questi aspetti.

Gian Paolo Patta

Segretario confederale Cgil

Nel decennio trascorso una quota del reddito dei lavoratori dipendenti si è trasferito alle altre classi sociali o allo Stato. I profitti sono cresciuti, e negli ultimi tre anni in maniera notevole, per via di una distribuzione degli incrementi di produttività sfavorevole ai lavoratori. La crescita del carico fiscale diretto e indiretto sulle retribuzioni e sulle pensioni ha contribuito a quel calo del potere d’acquisto reale di cui parlano le statistiche. È sulla base di queste analisi che è stato costruito il documento "Lavoro società-cambiare rotta", che ha proposto alla Cgil un mutamento di linea. Col proprio voto i nostri iscritti hanno deciso. È prevalsa la mozione Diritti e lavoro, mentre con gli oltre 200.000 voti andati al nostro documento gli iscritti affermano in Cgil la presenza di un’area programmatica significativa per tutta la confederazione. Pluralismo e aree programmatiche che non intendono convivere come separati in casa, ma confrontarsi apertamente e, nello stesso tempo, garantire un governo unitario dell’organizzazione.

In Italia, il nuovo modello di relazioni sindacali, qualora passasse l’impostazione di Maroni, ridisegna profondamente il rapporto fra legislazione sociale, contrattazione collettiva e contratto individuale, consegnando a quest’ultimo un ruolo tanto importante da conseguirne un mutamento della natura dello stesso sindacato italiano. Lavoratori con pochi diritti e tutele collettive, lasciati alla mercé di un padronato che accresce il proprio potere discrezionale. La Confindustria infatti, non potendo più agire sulla svalutazione della moneta, sceglie di accrescere i propri profitti svalutando le retribuzioni dei lavoratori, le pensioni e la spesa per il diritto alla salute e all’istruzione.

Abbiamo discusso a lungo in questi anni e in questo congresso del valore della concertazione e dell’accordo del 23 luglio. Il governo Berlusconi ha dichiarato chiusa la concertazione sostituendola con un vuoto dialogo sociale. Al di là delle nostre diverse opinioni su di essa, dobbiamo prendere atto che senza la concertazione l’accordo del 23 luglio cambia natura.

Rispetto alla Cgil, poi, nessuno può ritenere positivo, o addirittura perseguire, l’isolamento della nostra organizzazione, soprattutto quando sono in discussione diritti fondamentali conquistati nell’arco di un secolo. Ogni sforzo non è sprecato per conquistare l’unità con Cisl e Uil. L’orizzonte del sindacato unitario è nella nostra storia, in nessun caso però esso può essere contrapposto ai valori fondamentali della nostra storia e ai diritti dei lavoratori.

I congressi che abbiamo alle spalle e soprattutto quelli regionali confederali e nazionali di categoria ci hanno consegnato conclusioni unitarie. L’invito che rivolgo a tutti noi è quello di concludere, senza mettere in discussione le nostre opinioni e le nostre identità, con quell’unità che l’attuale fase ci richiede e nella quale i lavoratori sperano.

Franco Leone

Segretario generale della Cgil Abruzzo

Il nostro, in Abruzzo, è stato un congresso particolarmente vivace, in un contesto di grande interesse: il precipitare della nostra Regione nella crisi istituzionale, l’azzeramento della Giunta e del Consiglio. Ci siamo spinti, come organizzazione sindacale, nella immediata richiesta di un ritorno al voto, e abbiamo criticato l’avventurismo di un Governo di centro-destra che non è riuscito nemmeno a produrre la finanziaria 2002.

Siamo di fronte ad atteggiamenti che sono una costante tra Regione e Governo, ovvero la politica dell’annuncio: dire che si fanno le cose senza poi dare seguito alle dichiarazioni annunciate. La stessa strategia perseguita a livello nazionale da Berlusconi.

Aderire al pensiero del Cavaliere significa tagliare servizi e socialità. Lo stesso sistema fiscale-impositivo deve essere proporzionale ai redditi delle persone. La teoria delle riduzioni delle tasse si riduce a una diminuzione dei servizi. Ne abbiamo esempi concreti là dove alcune amministrazioni comunali hanno aderito a questa semplicistica teoria. Dove i Comuni hanno deciso (Pescara ad esempio) di tagliare, sono stati subito e conseguentemente ridotti anche i servizi alla collettività.

Pilar Segovia

Filcams Genova

Chiediamo al Governo che la sanatoria per le collaboratrici domestiche, le colf, riguardi tutti i lavoratori immigrati e che non ci siano contributi o tasse arretrate da pagare; semmai, solo una quota simbolica.

Le richieste di aiuto che pervengono all’Ufficio immigrati di Genova, dove lavoro, arrivano soprattutto dalle donne. C’è molta confusione e poca informazione; molti non conoscono le differenze tra le tante pratiche burocratiche necessarie.

Sulla legge Bossi – Fini il giudizio non può che essere drastico: il lavoratore viene considerato un oggetto usa e getta e con questa legge i ricongiungimenti e i permessi di soggiorno sono sempre più difficili. Quanto alla sanatoria dei lavoratori immigrati per il settore domestico, è assolutamente negativa la richiesta del Governo di far pagare i contributi arretrati ai datori di lavoro e le tasse arretrate ai lavoratori. E’ una idea sciagurata che non favorisce l’emersione del lavoro nero, avvantaggia le famiglie più ricche e penalizza chi ha un basso reddito.

Ivano Corraini

Segr. Gen. Filcams

Il Segretario generale della Filcams Ivano Corraini ha aperto il suo intervento parlando dei tragici avvenimenti dell’11 Settembre: "Il congresso della mia categoria ha sottolineato la necessità di combattere il terrorismo a partire dalla convinzione fortemente unitaria che un contrasto efficace si realizza se oltre all’uso della forza si mette in campo la politica". Ha quindi aggiunto che occorre una riforma delle istituzioni sopranazionali a partire dall’Onu, all’Organizzazione mondiale del commercio, alla Nato. Infine Corraini ha detto che deve essere bloccato il conflitto in Palestina perché questa è una delle ragioni dell’alimentarsi del terrorismo internazionale.

Il secondo punto dell’intervento riguarda l’iniziativa politica che è in campo, anche con la straordinaria mobilitazione di questi giorni in risposta all’attacco dei diritti promosso da Confindustria e Governo. "Via via che la mobilitazione cresce – ha detto Corraini – si diffonde la convinzione da parte di tutti che all’attacco ai diritti si accompagna l’attacco al sindacato, a tutto il sindacato, principalmente al suo ruolo contrattuale, e non solo alla Cgil.

Riferendosi all’art. 18 il segretario generale della Filcams ha detto che sarebbe sbagliato se con la difesa dell’art.18 si pensasse di aver assolto all’impegno della difesa dei diritti che sono minacciati dalla legge delega. Questo rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. "La derogabilità del contratto individuale, l’intervento sul part-time, sull’interinale, sulle leggi che regolano il trasferimento d’azienda, l’appalto di manodopera – ha puntualizzato Corraini - è dirompente per la difesa dei diritti faticosamente realizzati e mette oggettivamente in discussione l’applicabilità di altri, come i congedi parentali e soprattutto mette all’angolo la possibilità di continuare a contrattare su materie come il mercato del lavoro e l’organizzazione".

E a proposito di diritti ha detto che "la loro estensione per l’insieme del mondo del lavoro, dei cittadini, non passa attraverso l’abbassamento della soglia dei diritti esistenti che sono diritti e non privilegi".

Pina Murru

delegata Fiat Mirafiori

L’attacco che il Governo porta avanti nei confronti dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici deve essere respinto con determinazione. La vicenda della Ficomirrors (un’azienda torinese di proprietà della Magneti Marelli, ceduta a una finanziaria spagnola, che ha poi dismesso la produzione ) mostra tutto il pericolo di provvedimenti del Governo che aiuterebbero le aziende e la Fiat ad attuare una ristrutturazione caratterizzata da un pesante taglio della capacità produttiva.

Dopo la chiusura dello stabilimento di Rivalta sono incerte le prospettive occupazionali e produttive, gli accordi separati hanno peggiorato le turnistiche e aumentato i carichi di lavoro, la Fiat non si pone l’obiettivo di migliorare la qualità dei suoi prodotti ma solo a dismettere attività produttive, tant’è vero che si appresta a vendere aziende come Comau, Magneti Marelli, Teksid senza nessun tipo di garanzia sull’occupazione.

Quanto al contratto nazionale dei metalmeccanici, va sottolineata la lunga e dura battaglia intrapresa per il totale recupero dell’inflazione e per l’incremento dei salari dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti. Non è stato un incidente di percorso, e in quanto tale da rimuovere o relegare come un passato doloroso; è stata invece una difesa dall’attacco al ruolo che deve avere il contratto nazionale e al diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di esprimersi.

Anche se il Governo decidesse di stralciare l’articolo 18, infine, le agitazioni devono continuare fino alla proclamazione dello sciopero generale.

Emilio Viafora

Coordinatore nazionale Nidil Cgil

Per la prima volta i lavoratori atipici hanno partecipato all’appuntamento più significativo del più grande sindacato italiano.
Sono tutte persone che esprimono con forza il loro carico di aspettative, le loro domande di diritti e che ci dicono che la scomposizione del lavoro non determina necessariamente perdita di identità.

Il punto di attacco più insidioso al sistema della rappresentanza è quello relativo all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Pur se non interessati direttamente i lavoratori atipici sanno che la destrutturazione dei diritti nel lavoro investe tutti e rende più complicato affermare, per via legislativa e contrattuale, il diritto alla prelazione e alla continuità del lavoro quando esso risponde ai contenuti della collaborazione o della missione.

Tutto il lavoro di NidiL è teso ad allargare la rappresentanza della Cgil. Questo obiettivo sarà più efficace se Nidil, superando la sua fase di sperimentalità, diventerà una struttura copromossa tra la Cgil e le categorie. La copromozione è un’idea strategica che non risponde solo a una logica di ingegneria organizzativa, ma è una risposta alta alla domanda di una nuova ricomposizione del mondo del lavoro.

Bob Kennedy nel 1963 affermava che la libertà non è solo il diritto alla parola, ma essenzialmente il diritto a essere ascoltati perché le parole non rimangano nel vuoto, ma contribuiscano a determinare le scelte. La Cgil può essere quel soggetto collettivo capace di fare esprimere tutte le voci del lavoro e dare loro la possibilità di orientare il corso della storia.

Wilma Casavecchia

Segretaria regionale Umbria

Bisogna arrivare in fretta alla proclamazione dello sciopero generale. E’ una richiesta che i lavoratori hanno espresso in questi giorni, partecipando numerosi alle assemblee e alle manifestazioni che si sono tenute nelle regioni.

Siamo arrivati al congresso con due documenti distinti perché sono diverse le nostre analisi sindacali. Tutto nasce dalla diversa valutazione del documento del 23 Luglio. Quel documento non ha prodotto i risultati che molti speravano producesse; i lavoratori non hanno mantenuto il potere d’acquisto dei salari, i padroni si sono arricchiti e hanno creato profitto per le aziende e le tutele nei luoghi di lavoro sono crollate. La concertazione è completamente fallita e i risultati di crescita che da essa si aspettavano non sono mai arrivati. Quanto al terrorismo, va respinto con forza, ma con la stessa fermezza dobbiamo chiedere il ritiro delle truppe dall’Afganistan, perché anche la guerra è terrorismo.

Rispetto all’Italia, l’attacco del Governo ai diritti va combattuto con tutte le forze disponibili, perché è un attacco di destra e bene ha fatto la Fiom a non firmare il contratto dei metalmeccanici. L’accordo del pubblico impiego, poi, non andava firmato: porta a casa solo quanto previsto dall’accordo del 23 luglio e questo non è sufficiente. Questo congresso, infine, dovrà dare risposte concrete ai lavoratori, varando una piattaforma sindacale unificante.

Danilo Barbi

Segretario generale Cgil Bologna

Stiamo facendo un bel congresso. Ma ora è importante riaffermare il valore della politica contrattuale per un’equa redistribuzione dei redditi tra tutti, a partire dai lavoratori. Questo congresso si colloca in una fase importante, di rinnovata iniziativa da parte di lavoratori e di giovani che hanno rimesso in moto nuove speranze. Per questo dall’assise si può uscire con una piattaforma riformatrice, coerente e intransigente: una proposta dove i diritti siano una scelta dello sviluppo e un’idea forte in cui mercato e impresa non siano dominanti. La democrazia istituzionale corre pericoli, ma qualcosa di nuovo va fatto anche in ambito sindacale dove è necessario rimotivare i lavoratori. La democrazia sindacale deve diventare un’effettiva proposta politica per la Cgil.

La vicenda Fiom riguarda tutta la Cgil poiché ripropone due punti focali: i rapporti con le controparti e l’esigenza di una svolta contrattuale. Va sottolineata, infine, la necessità di promuovere la contrattazione aziendale così da limitare al massimo la precarietà.

Francesco Grondona

Segreteria Fiom Genova

Un congresso importante come questo può avere molti tasti. Da evitare è quello dell’autoreferenzialità, il rischio di dirci tra di noi quanto siamo bravi, forti e come abbiamo lavorato bene.

Non possiamo nasconderci errori, insufficienze e sbagli che in questi anni ci sono stati. Se il Governo può portare un attacco sul terreno della flessibilità è perché, in anni diversi, pensando a un quadro politico diverso, il sindacato ha lasciato che si aprissero varchi enormi. Mentre dunque salutiamo, e a ragione, la firma del contratto del pubblico impiego non dobbiamo ignorare il vulnus rappresentato dal contratto dei metalmeccanici.

Cofferati, che ha contribuito a tenere una posizione ferma nel corso di tutta la lotta per il contratto, ha però dedicato non più di trenta secondi a questo argomento, mentre Epifani, che ha salutato il contratto dei lavoratori pubblici, ha messo una pietra sopra a quello dei meccanici. Spero che nelle conclusioni si possa recuperare.

Angeletti, a proposito dell’articolo 18, ha voluto ricordarci Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e la sua lotta contro Annibale. Ma non ha sottolineato che se alla fine i romani hanno vinto, scacciando l’esercito nemico , è perché a quell’esercito ne hanno opposto un altro con il quale hanno invaso Cartagine.Non è con le tattiche che si vincono le battaglie ma con uno scontro aperto.

Domenico Pantaleo

Segretario generale Puglia

L’idea di società costruita dal governo non ci appartiene ed è dannosa per il Paese. Siamo di fronte a una offensiva che va fermata ora, prima che si consolidi attraverso un allargamento del consenso. Le deleghe sono un punto fondamentale di questa strategia: definiscono nei fatti un progetto di società che, oltre ad avere le caratteristiche antidemocratiche illustrate da Cofferati, fa una scelta chiara: benefici per pochi a scapito dei diritti di molti.

Aver lavorato per un vasto movimento unitario ha reso visibile ai lavoratori e al Paese che è possibile un’alternativa, ma ha anche permesso una discussione unitaria tra gli stessi lavoratori. Partendo da essi è possibile costruire un’unità più forte tra Cgil Cisl e Uil, attorno a un progetto capace di valorizzare la funzione confederale e generale del sindacalismo italiano.

Questo progetto può rivolgersi al nuovo Mezzogiorno. E’ proprio nel Mezzogiorno che Berlusconi tenderà a rendere più forte l’attacco ai lavoratori, partendo da qui per mettere in discussione i diritti dell’insieme dei lavoratori italiani. La soppressione di parti consistenti dell’articolo 18 comporterà nuove assunzioni nel Mezzogiorno senza garanzie e senza tutela, prospettando un baratto: un lavoro in cambio dell’abolizione delle tutele. Per fermare questo attacco dobbiamo mettere in campo tutte le armi possibili, comprese quelle dello sciopero generale, non come un atto salvifico, ma come risposta all’altezza dello scontro e come conseguenza oggettiva dell’essere sindacato.

Dino Greco

Segretario Cgil Brescia

Ieri sera abbiamo assistito a un utilissimo incontro sulla libertà. Si è detto: non siamo al fascismo, ed è vero, ma c’è un’evidente tendenza al regime, resa ancora più pericolosa dalla sottovalutazione reale del processo in atto. Si è costituito un blocco sociale che ha per baricentro Confindustria, dove ha vinto quella parte che non ha digerito le conquiste del lavoro, e che oggi vuole con noi una reale resa dei conti ed è sostenuta dalla parte regredita di questa società, le cui linee fondamentali sono

l’attacco alla magistratura e alla sua indipendenza, il sequestro monopolistico dell’informazione, l’attacco frontale alle conquiste del lavoro, la divisione dei sindacati.

Che cos’è questo se non il progetto di "rinascita democratica" di Licio Gelli, il programma della P2, ieri perseguito come reato eversivo e oggi divenuto programma di governo? Sulla strada di questa deriva reazionaria, a fare opposizione c’è il sindacato e sul sindacato pesa una grande responsabilità.

Mi auguro che nessuno si faccia sedurre dalla strategie del vice presidente del consiglio Fini, che finge di cambiare il gioco e rilancia il tavolo di negoziato. Il gioco è scoperto, alla fine si vuole isolare la Cgil.

Antonio Panzeri

Segretario Generale della camera del Lavoro di Milano

Siamo tutti consapevoli della grande portata che assume la sfida politica e sindacale con la destra, non solo sul terreno sociale, ma anche su quello democratico e istituzionale. Ma forse dobbiamo rendere più chiare le condizioni strategiche necessarie a vincere questa sfida, dobbiamo saper indicare un orizzonte.

Di fronte all’offensiva lanciata dal governo di centro-destra è indispensabile costruire una risposta basata su tre presupposti: la mobilitazione dei lavoratori; l’unità tra Cgil, Cisl, Uil; la capacità di proposta e di iniziativa per riproporre un modello avanzato di relazioni sindacali.

In questo senso è essenziale ridefinire le coordinate di un modello negoziale che renda chiari e trasparenti i rapporti tra le forze sociali e il Governo. Deve essere rilanciata la prospettiva di una politica di confronto negoziale, contrastando l’orientamento del Governo e di Confindustria che tendono a marginalizzare la funzione del sindacato.

Lotta, unità e capacità di proposta sono tre elementi di una unica strategia, una strategia ancora più convincente se la Cgil saprà rappresentare la società che cambia, le nuove figure sociali, le nuove soggettività nel passaggio alla società post-fordista, i nuovi temi e le nuove contraddizioni del mondo globalizzato.

Questi sono i temi di oggi: quali diritti, quale welfare, per un progetto che da un lato difenda e conservi i diritti essenziali del lavoro, della previdenza, del reddito e, dall’altro, sia in grado di parlare alla società del futuro.

 

Nina Daita

Responsabile nazionale Ufficio Handicap Cgil

 

Voglio ringraziare la Cgil, il mio sindacato che mi da la possibilità di prendere la parola, e Sergio Cofferati che nella sua relazione di apertura al Congresso non ha dimenticato i lavoratori disabili rimarcando il concetto dell’inserimento mirato.

L’ultimo Congresso ci eravamo lasciati con una sfida: la legge sul collocamento obbligatorio. Il cntrosinistra quella legge l’ha fatta insieme al sindacato, nel ’99, legge che è entrata in vigore nel 2000. Poi però il centrodestra ha vinto le elezioni e Confindustria ha convocato l’ufficio handicap con Cgil, Cisl e Uil proponendo un documento in cui si chiede la sospensione dell’articolo 18 anche per i lavoratori disabili. Secondo loro questo permetterebbe l’assunzione di più disabili. Della serie usa e getta. Ma non solo. Nella delega del ministro Maroni si introduce la possibilità di lavoro temporaneo anche per i lavoratori disabili: una proposta impensabile.

E un ritorno al passato si prospetta anche nella scuola. I problemi degli alunni disabili non vengono affrontati dal ministro Moratti. Si finge di essere indifferenti e progressivamente si apre alle scuole speciali. Abbiamo fatto battaglie enormi per far capire che siamo persone, abbiamo fatto grande conquiste come lavoratori disabili e solo l’ipotetica possibilità di un ritorno alle scuole speciali, al lavoro speciale mi fa star male.

Il concetto della "carità compassionevole" verso i più deboli non è la nostra filosofia di vita e non è dell’Italia e dell’Europa. La dignità è essenziale nella vita. Il lavoro è la questione centrale della dignità. Il sindacato è il motore di una società democratica.

 
 

Giacinto Botti

Rsu Italtel Milano

 

Cofferati lo ha detto in modo chiaro nella relazione. Siamo dentro a uno scontro senza ritorno. Siamo di fronte a un tentativo di restaurazione che ha per motto: profitto, cinismo, disuguaglianza. Il centro destra al governo non accetta la mediazione sociale, attacca frontalmente la storia e l’esperienza del sindacalismo confederale attaccando noi per quello che rappresentiamo.

C’è bisogno di una piattaforma riconosciuta e compresa dai lavoratori, di nuove regole e di nuovi patti, di riprenderci il diritto di contare su condizioni di lavoro, orario e prestazione lavorativa. Dobbiamo ricominciare a parlare di noi dei nostri bisogni, delle condizioni nei luoghi di lavoro, così come occorre discutere dell’efficacia delle politiche dei redditi. In questi anni abbiamo subìto troppo: la precarietà è divenuta insostenibile, il salario contrattato si è ridotto. Ecco perché è necessario un confronto sui limiti nella politica contrattuale di questi anni.

Smettiamo di stare sulla difensiva; resistiamo ma andiamo anche alla conquista delle nostre richieste. C’è bisogno di allargare e consolidare i diritti dello statuto dei lavoratori alle nuove figure e di estenderli a tutti i luoghi di lavoro. Nel contempo va rilanciata la battaglia per la legge sulla rappresentanza e la democrazia e va restituita al contratto nazionale di lavoro la propria funzione generale di solidarietà e di tenuta.

In questi mesi siamo stati impegnati in una campagna di assemblee e di momenti di mobilitazione importanti. Ma la nostra azione deve proseguire e crescere sino a giungere allo sciopero generale, possibilmente e preferibilmente unitario.

 
 

Aldo Amoretti

Segretario generale Cgil Sicilia

 

 

 

In questi dieci anni la mafia ha subito duri contraccolpi ma nonostante tutto resiste. La Sicilia è una regione difficile ma dobbiamo contrastare la mentalità di quanti non investono perché qui c’è la mafia. Come sindacato, siamo dalla parte della magistratura e di tutte quelle istituzioni che lottano per combatterla.
Uno dei principali canali di infiltrazione mafiosa è quello degli appalti. La Sicilia ha un livello di malgoverno che non ha eguali nel paese così come il lo standard della povertà. Un esempio? Ci vorrebbero mezzo milione di nuovi posti di lavoro per riattivare l’intero sistema.

La Sicilia ha grandi potenzialità. Potrebbe decollare se si riuscisse a risolvere questi problemi ma sarà difficile con questo governo. E’ toccato a noi dire che si è arrivati alla bancarotta. La nostra è una posizione difficile, ci è costato per esempio dire no al contratto dei regionali. Ma ora ci danno ragione per le assurdità che vanno emergendo. Ma nella regione bisogna anche ragionare sul sistema degli aiuti alle imprese. Prendiamo il caso degli apprendisti: la Regione paga alle imprese il 70% dei costi. Ma si preferisce rinunciare ai benefici ed evitare le regole. Come sul lavoro nero: bisogna smettere di pensare che sia una medicina e non una malattia. E questo vale anche per il sindacato. Bisogna rimobilitare i lavoratori su questo fronte, promuovere la rivolta degli interessati.

 
 

Mimma Ianello

Lega Spi della Calabria

 

Il dibattito congressuale ha consegnato alla Cgil una domanda articolata di bisogni nei settori della pace, del lavoro, dello stato sociale e della libertà, bisogni che necessitano di una risposta concreta di analisi e di iniziativa politica concreta.

Per fare questo è necessaria una politica che parta dal basso, che crei un dibattito che coinvolga i giovani, i pensionati e i lavoratori e che sappia respingere l’attacco liberista del governo. La dimostrazione di questo sta nella grande partecipazioni di lavoratori alle manifestazioni di Palermo e a tutte quelle organizzate nelle regioni. La volontà del governo di smantellare lo Stato sociale è ormai evidente; lo abbiamo verificato nelle politiche avviate per la privatizzazione di pezzi importanti di sanità e nelle politiche di riforma della scuola.

Le politiche di concertazione attuate negli anni scorsi, soprattutto con gli enti locali, hanno consentito agli anziani di ottenere prestazioni di tutela molto significative. Siamo stati protagonisti nella definizione di importanti accordi sulla assistenza domiciliare alle persone bisognose, nella definizione di prestazioni ospedaliere domiciliari consentendo risparmi alle strutture pubbliche molto significativi, siamo intervenuti nella programmazione del tempo libero degli anziani e nella creazione di strutture perché questo possa essere goduto. Oggi tutto questo sarà più difficile. Questo non significa comunque che lo Spi abbandonerà la strada intrapresa.

Anche sul versante del Mezzogiorno la politica del governo è negativa: non ci sono scelte per il Sud e per il suo sviluppo.

 
 

Francesco Piu

Responsabile nazionale servizi Cgil

 

 

Parlando di servizi è importante riferirsi allo scenario in cui si svolge il congresso: l’attacco al sistema di diritti e sicurezze sociali (art. 18, fisco e previdenza). Questa strategia si connette con un attacco forte al sindacato confederale e alla sua capacità di rappresentanza generale, agli strumenti della contrattazione e rappresentanza collettiva come il contratto nazionale

L’attività dei servizi fa parte di una missione antica di tutela delle persone. Il sistema dei servizi della Cgil è ben consapevole della gravità del momento e dispiega a tutto campo la sua azione a presidio dei diritti, dall’Inca al servizio fiscale agli uffici vertenze. I nostri 2.468 sportelli, articolati in tutto il territorio nazionale, risolvono poco meno di 13 milioni di pratiche, realizzando uno straordinario intervento di tutela per 10 milioni di persone, lavoratori, pensionati, cittadini, in Italia ma anche all’estero, in 17 paesi diversi.

Ci poniamo oggi un obiettivo importante di integrazione dei servizi su tre livelli: attraverso l’unificazione dell’offerta, con sportelli unici sul territorio; attraverso rapporti stretti e fattivi con altri soggetti, come quelli del mondo del volontariato, a partire dall’Auser, ma anche con altre associazioni autonome; e ancora attraverso un migliore equilibrio tra sistema dei servizi e funzione generale di rappresentanza della nostra organizzazione. Quest’ultimo obiettivo è il più importante e richiede uno sforzo considerevole non solo per ampliare le porte d’accesso al sistema, ma soprattutto per elevarne la qualità, lavorando sulla costruzione di nuove ragioni e motivazioni verso il proselitismo e la militanza.

 
 
 

Michele Gravano

Segretario generale Cdl Napoli

 

Le manifestazioni del 29 gennaio contro il governo hanno lanciato un segnale straordinario al paese, andando oltre ogni più ottimistica previsione sul piano della partecipazione dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani. La sfida era alta, le preoccupazioni erano forti, ma, nonostante tutto, il corteo di Napoli era pieno di addetti del settore dei servizi, dei trasporti, di chimici, edili e metalmeccanici che erano reduci da lotte aspre per il rinnovo del contratto e per la difesa dei loro diritti. C’erano in piazza anche tanti lavoratori socialmente utili, che in questi anni sono riusciti a ricollocarsi in esperienze di lavoro dignitose e qualificate.

L’azione di rinnovamento del Mezzogiorno, che ha visto protagonista anche il sindacato, è stata messa in discussione dalle scelte fatte dal governo nella Finanziaria e dalla politica economica che ha in mente questo ministro del Tesoro.

Il successo delle manifestazioni contro il governo pone a noi un credito che non può esaurirsi con l’importante risultato ottenuto con la firma del contratto nel pubblico impiego. Non possiamo fermarci. Quello che abbiamo ottenuto deve essere solo un primo risultato di una sfida che presenta non poche difficoltà.

L’unità sindacale è importante, ma non si può non tenere conto delle speranze e delle aspettative che il successo della nostra mobilitazione ha suscitato in tanti lavoratori.

C’è un patto tra la Confindustria e il governo che tende a trasformare il Sud in un territorio dove andare a sperimentare le più pericolose forme di flessibilità. Il Mezzogiorno, quindi è il punto di snodo per poter battere questa politica. Dal Sud può partire la nostra battaglia, sostenuta da una alleanza costruita sulla civiltà e sull’affermazione della legalità.

 

(7 febbraio 2002 ore19)