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INDICE |
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Interventi dei delegati
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Claudia Calamita
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Fiat di Melfi
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Il governo Berlusconi sta
rivelando i suoi veri obiettivi: tutelare gli interessi propri e
di pochi intimi. Il governo continua a sostenere, nei fatti, il
Libro bianco e persegue tenacemente una politica economica e
fiscale volta alla distruzione dei diritti individuali e
collettivi; intanto prosegue nel drastico e deciso attacco al
sistema pensionistico.
La logica governativa configura
per la donna un ruolo subalterno e rinchiuso all’interno della
famiglia. La commissione per le Pari opportunità non si è ancora
riunita, ma il governo ha pensato bene di decurtare i fondi che
sarebbero andati a sostegno della legge 53/200 sui congedi
parentali. Anche in questo caso il governo segue Confindustria.
Nello stabilimento della Fiat
di Melfi, dove lavoro, appare il vero volto del padronato e di
Confindustria: sui tempi, sulle turnazioni, sulle paghe, sull’introduzione
generalizzata dei contratti atipici, sull’uso dell’interinale.
Le assunzioni a tempo indeterminato non si fanno più da tempo e l’arroganza
padronale non si ferma qui, e arriva anche alla stipula di
contratti separati. I lavoratori, comunque, sono con noi: lo
dimostrano le recenti elezioni delle rappresentanze sindacali.
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Paolo Populin
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segretario regionale Cgil Friuli Venezia Giulia
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La vittoria del centro
preannunciava i tempi difficili che poi, puntualmente, sono
arrivati. Non ci vuole molto a capire quanto sia riduttiva la
concezione della democrazia di questo governo, che accusa il
sindacato di praticare un’opposizione pregiudiziale e tenta
tutte le strade possibili per isolare la Cgil e dividere le
organizzazioni confederali. Il tentativo, però, è fallito, la
linea di ferma opposizione alle deleghe ha pagato, anche se oggi
la ritrovata unità d’azione con Cisl e Uil va ancora espressa a
tutto campo per raggiungere gli obiettivi dati.
Nel paese è aperto uno scontro
decisivo su due modelli di società: smantellare o, al contrario,
consolidare lo Stato sociale e il sistema di diritti del lavoro e
della cittadinanza. I lavoratori e le lavoratrici hanno dimostrato
di aver compreso la profondità dello scontro in atto, che ha come
fatti emblematici l’attacco all’articolo 18 e il Libro bianco
del governo. La sinistra italiana, invece, non ha ancora capito l’importanza
della posta in gioco e attendiamo che l’opposizione avanzi un
suo progetto di sviluppo per il paese, fondato sui diritti e sui
valori della coesione sociale, della solidarietà ed equità. I
pericoli per noi restano grandi, ma anche il governo rischia
molto, come si è visto con l’accordo per il pubblico impiego.
In Friuli Venezia Giulia stanno
venendo alla luce tutti i limiti strutturali del modello di
sviluppo del Nord-Est, dopo la sbornia dovuta ai vantaggi della
svalutazione. Abbiamo sperimentato in anticipo, con una giunta
regionale di centro-destra da quasi tre anni, molte mosse del
nuovo governo e le conseguenze negative di un’idea di
federalismo che non condividiamo.
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Luciana Palesani
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Fnle Torino, delegata Enel
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L’imperativo lanciato durante
il G8 di Genova, globalizzare i diritti, è fallito miseramente.
In questi mesi la risposta politica dei paesi più
industrializzati del mondo per rimuovere le condizioni di
disuguaglianza e povertà ha soltanto accentuato le differenze.
Povertà e diritti negati sono il brodo di coltura del terrorismo.
I fatti dell’11 settembre dimostrano fin dove l’odio per i
paesi più ricchi possa spingersi e la guerra non è la risposta
adeguata. Abbiamo dimenticato la violenza e i lutti della guerra
balcanica? Non solo: la crisi mediorientale e la delegittimazione
di Arafat, quale rappresentante del popolo palestinese,
alimenteranno solo altro odio e violenza.
Quanto all’Italia con le
leggi delega il governo di centro-destra vuole stravolgere l’assetto
economico e sociale del paese ed è chiaro l’attacco al
sindacato. Anche le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno sono
preoccupanti per la loro miopia ed eludono gli assi centrali su
cui puntare per rilanciare l’economia.
Mai come ora, dunque, è
necessario uno sciopero generale, per tutti i cittadini che
credono nel sindacato e nei valori di solidarietà e
rappresentanza collettiva di cui questo soggetto è portatore.
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Marigia Maolucci
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coordinamento Settori produttivi Cgil nazionale
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Dobbiamo riappropriarci della
parola libertà, un valore che ci appartiene, sapendo che, insieme
all’uguaglianza, essa rappresenta uno di quei diritti
inalienabili che sono tuttavia inesigibili se non accompagnati da
politiche mirate che ne permettano l’esercizio. Sul terreno dei
diritti stiamo invece tornando indietro. Ed è incredibile il
contrasto tra la grande partecipazione che si sta registrando alle
iniziative collettive e agli scioperi e il messaggio di questo
governo, tutto rivolto ai singoli. Si mette in discussione il
principio della solidarietà come valore riconosciuto, nelle
democrazie, per regolare i conflitti e redistribuire le risorse,
alimentando così la discriminazione e l’emarginazione delle
fasce meno protette.
Nella sinistra che sta fuggendo senza sapere in
quale direzione ci siamo anche noi, che stiamo invece cercando una
strada diversa, quella di un modello di società che abbia nel
lavoro e nella sua qualità un valore fondamentale. Una società
nella quale le donne possano realizzarsi e le persone possano
sentirsi più libere proprio perché la propria libertà si ferma
dove comincia quella dell’altro. Il mestiere della Cgil è di
contrattare l’utopia e se qualcosa di buono è successo in
questo paese, è stato sempre per merito nostro.
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Giuseppe Marras
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Segretario generale Cgil Sardegna
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Un quadro unitario e certo di
diritti per tutti i lavoratori è condizione essenziale anche per
proseguire nell’iniziativa per lo sviluppo e l’occupazione nel
Mezzogiorno.
Il governo di centro-destra, in
sintonia con le associazioni padronali, esalta la capacità
spontanea del mercato di portare ovunque lo sviluppo con
interventi volti a ridurre i costi piuttosto che ad agire sul
terreno della qualità delle produzioni. Di qui la volontà del
governo di disarticolare la contrattazione nazionale e abbassare
il livello dei diritti e delle tutele.
La strada è invece un’altra.
Noi pensiamo a uno sviluppo costruito sulla ricerca della qualità
delle produzioni e sulla valorizzazione delle potenzialità
locali. È una prospettiva che va costruita con politiche
economiche capaci di mobilitare le risorse umane e i saper fare
delle aree meridionali. Queste politiche devono coniugare
interventi e risorse dei poteri centrali dello Stato con la
maturazione di una nuova cultura e l’assunzione di
responsabilità delle classi dirigenti locali.
Il Mezzogiorno chiede quindi allo Stato e alle
Regioni buone politiche di sviluppo. È importante che il Sud sia
tornato in primo piano nelle priorità del sindacato. È
necessario ora aprire delle vere e proprie vertenze per lo
sviluppo in ciascuna regione, su piattaforme puntuali. Su queste
dobbiamo creare percorsi di mobilitazione di ampio respiro e anche
azioni di lotta comune di tutte le regioni meridionali.
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Maria Antonietta Coppola
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delegata Filtea di Nardò (Puglia)
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Le conquiste che le lavoratrici e i lavoratori
hanno ottenuto in questi anni sono costate lotte e sacrifici.
Queste conquiste vengono oggi messe in discussione dai
provvedimenti del governo Berlusconi e dal Libro bianco di Maroni.
Il sindacato dei tessili della provincia di Lecce non è stato mai
un sindacato chiuso e cieco di fronte ai problemi e alle
difficoltà aziendali.
Per primo ha sperimentato e attuato con risultati positivi i
contratti di gradualità. Il contratto nazionale è l’unico
strumento capace di tutelare tutti i lavoratori e, nel contempo,
di evitare che si alterino i regimi di concorrenza tra le
imprese.
Esso rappresenta lo strumento fondamentale in grado di produrre
norme e tutele generali, e quindi coerenti con un processo di
federalismo solidale, contro la logica di chi propone i contratti
regionali, con l’idea di depennare la contrattazione nazionale e
dare vita a nuove e più pericolose gabbie salariali.
Nella provincia di Lecce, solo nel settore tessile, sono stati
sottoscritti oltre 400 contratti di riallineamento, che hanno
interessato oltre 16.000 lavoratrici e lavoratori. Abbiamo
respinto con forza la richiesta delle associazioni di bloccare le
retribuzioni all’80 per cento con lo scopo di pervenire a un
contratto territoriale. Le lavoratrici e i lavoratori del Salento
hanno rinunciato per anni a una parte del proprio salario, ora
tocca alle aziende fare la loro parte riconoscendo quanto
liberamente accettato e sottoscritto.
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Franco Chiriaco
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Segretario generale Flai Cgil
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La globalizzazione è una forma
di neo-liberismo in cui il mondo dell’economia è sottratto alle
decisioni dei cittadini, con conseguente destrutturazione del
mondo del lavoro e del valore etico del lavoro stesso. Nel settore
agroalimentare, in particolare, quattro imprese multinazionali
controllano l’80% di tutta la catena alimentare, con profitti
miliardari. Insomma, in questa globalizzazione il mercato vince su
tutto.
Per la Cgil, invece, al centro
del mondo c’è il lavoro, non il mercato. Partendo, senza più
indugi, dai lavoratori extracomunitari che gli
"illuminati" padroni italiani trattano, il più delle
volte, peggio dei loro animali: una vergogna per l’Italia e per
l’Europa. Nonostante questo, la Flai ha sottoscritto accordi con
imprese alimentari sotto i 15 dipendenti nei quali viene
pienamente riconosciuto lo Statuto dei lavoratori, compreso l’articolo
18 sui licenziamenti.
In materia di diritti, il triangolo governo-Confindustria-chiesa,
ha prodotto risultati nefasti per la tutela delle persone,
mettendo in discussione le libertà di cittadini e quelle dello
Stato laico, con posizioni clericali e oscurantiste.
Bisogna, infine, sottolineare il successo degli
scioperi generali contro il governo, che hanno portato in piazza
un milione di persone: una risposta netta a quanti si chiedevano
in che direzione stesse andando la Cgil. Come si fa a non capire
che ci attaccano perché siamo questa Cgil, la Cgil di Di Vittorio,
Lama e Cofferati?
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Morena Piccinini
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Segretario generale Cgil Modena
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Rispetto a una politica sempre
più mediatica, appare in netta controtendenza un’organizzazione
sindacale che guarda negli occhi le persone, da esse percepisce
quotidianamente problemi e consenso e con le stesse costruisce
valori e strategie. Per questo la Cgil rappresenta un enorme
ostacolo alla politica del governo.
L’attacco ai diritti al
lavoro e sul lavoro e, praticamente, a tutti i diritti di
cittadinanza rientra in un quadro organico di modello di società
che si dispiega in tutti i campi, dalla politica internazionale ed
europea all’uso della globalizzazione come esclusivo, grande
mercato dove è lecito ogni processo di selezione darwiniana, in
un’idea degenerata di libertà e di rapporti di forza, di
attacco quotidiano alla costituzione formale e a quella materiale.
In questo contesto il ruolo del
sindacato è quello di costruire un argine all’attacco ai
fondamenti di uno Stato democratico.
La sola, pur necessaria, azione
di contrasto al Libro bianco non basta per arginare questa
cultura, occorre cominciare a ridefinire con maggiore precisione,
con una nostra lettura, i caratteri veri della subordinazione e
quelli dell’autonomia nella gestione di un rapporto di lavoro,
non demandandolo semplicemente alla volontà delle parti, come
pretende il padronato, ma neppure prendendo acriticamente una
legislazione ormai vecchia su questi aspetti.
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Gian Paolo Patta
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Segretario confederale Cgil
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Nel decennio trascorso una
quota del reddito dei lavoratori dipendenti si è trasferito alle
altre classi sociali o allo Stato. I profitti sono cresciuti, e
negli ultimi tre anni in maniera notevole, per via di una
distribuzione degli incrementi di produttività sfavorevole ai
lavoratori. La crescita del carico fiscale diretto e indiretto
sulle retribuzioni e sulle pensioni ha contribuito a quel calo del
potere d’acquisto reale di cui parlano le statistiche. È sulla
base di queste analisi che è stato costruito il documento
"Lavoro società-cambiare rotta", che ha proposto alla
Cgil un mutamento di linea. Col proprio voto i nostri iscritti
hanno deciso. È prevalsa la mozione Diritti e lavoro, mentre con
gli oltre 200.000 voti andati al nostro documento gli iscritti
affermano in Cgil la presenza di un’area programmatica
significativa per tutta la confederazione. Pluralismo e aree
programmatiche che non intendono convivere come separati in casa,
ma confrontarsi apertamente e, nello stesso tempo, garantire un
governo unitario dell’organizzazione.
In Italia, il nuovo modello di
relazioni sindacali, qualora passasse l’impostazione di Maroni,
ridisegna profondamente il rapporto fra legislazione sociale,
contrattazione collettiva e contratto individuale, consegnando a
quest’ultimo un ruolo tanto importante da conseguirne un
mutamento della natura dello stesso sindacato italiano. Lavoratori
con pochi diritti e tutele collettive, lasciati alla mercé di un
padronato che accresce il proprio potere discrezionale. La
Confindustria infatti, non potendo più agire sulla svalutazione
della moneta, sceglie di accrescere i propri profitti svalutando
le retribuzioni dei lavoratori, le pensioni e la spesa per il
diritto alla salute e all’istruzione.
Abbiamo discusso a lungo in
questi anni e in questo congresso del valore della concertazione e
dell’accordo del 23 luglio. Il governo Berlusconi ha dichiarato
chiusa la concertazione sostituendola con un vuoto dialogo
sociale. Al di là delle nostre diverse opinioni su di essa,
dobbiamo prendere atto che senza la concertazione l’accordo del
23 luglio cambia natura.
Rispetto alla Cgil, poi,
nessuno può ritenere positivo, o addirittura perseguire, l’isolamento
della nostra organizzazione, soprattutto quando sono in
discussione diritti fondamentali conquistati nell’arco di un
secolo. Ogni sforzo non è sprecato per conquistare l’unità con
Cisl e Uil. L’orizzonte del sindacato unitario è nella nostra
storia, in nessun caso però esso può essere contrapposto ai
valori fondamentali della nostra storia e ai diritti dei
lavoratori.
I congressi che abbiamo alle
spalle e soprattutto quelli regionali confederali e nazionali di
categoria ci hanno consegnato conclusioni unitarie. L’invito che
rivolgo a tutti noi è quello di concludere, senza mettere in
discussione le nostre opinioni e le nostre identità, con quell’unità
che l’attuale fase ci richiede e nella quale i lavoratori
sperano.
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Franco Leone
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Segretario generale della Cgil Abruzzo
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Il nostro, in Abruzzo, è stato
un congresso particolarmente vivace, in un contesto di grande
interesse: il precipitare della nostra Regione nella crisi
istituzionale, l’azzeramento della Giunta e del Consiglio. Ci
siamo spinti, come organizzazione sindacale, nella immediata
richiesta di un ritorno al voto, e abbiamo criticato l’avventurismo
di un Governo di centro-destra che non è riuscito nemmeno a
produrre la finanziaria 2002.
Siamo di fronte ad
atteggiamenti che sono una costante tra Regione e Governo, ovvero
la politica dell’annuncio: dire che si fanno le cose senza poi
dare seguito alle dichiarazioni annunciate. La stessa strategia
perseguita a livello nazionale da Berlusconi.
Aderire al pensiero del
Cavaliere significa tagliare servizi e socialità. Lo stesso
sistema fiscale-impositivo deve essere proporzionale ai redditi
delle persone. La teoria delle riduzioni delle tasse si riduce a
una diminuzione dei servizi. Ne abbiamo esempi concreti là dove
alcune amministrazioni comunali hanno aderito a questa
semplicistica teoria. Dove i Comuni hanno deciso (Pescara ad
esempio) di tagliare, sono stati subito e conseguentemente ridotti
anche i servizi alla collettività.
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Pilar Segovia
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Filcams Genova
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Chiediamo al Governo che la
sanatoria per le collaboratrici domestiche, le colf, riguardi
tutti i lavoratori immigrati e che non ci siano contributi o tasse
arretrate da pagare; semmai, solo una quota simbolica.
Le richieste di aiuto che
pervengono all’Ufficio immigrati di Genova, dove lavoro,
arrivano soprattutto dalle donne. C’è molta confusione e poca
informazione; molti non conoscono le differenze tra le tante
pratiche burocratiche necessarie.
Sulla legge Bossi – Fini il
giudizio non può che essere drastico: il lavoratore viene
considerato un oggetto usa e getta e con questa legge i
ricongiungimenti e i permessi di soggiorno sono sempre più
difficili. Quanto alla sanatoria dei lavoratori immigrati per il
settore domestico, è assolutamente negativa la richiesta del
Governo di far pagare i contributi arretrati ai datori di lavoro e
le tasse arretrate ai lavoratori. E’ una idea sciagurata che non
favorisce l’emersione del lavoro nero, avvantaggia le famiglie
più ricche e penalizza chi ha un basso reddito.
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Ivano Corraini
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Segr. Gen. Filcams
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Il Segretario generale della Filcams Ivano
Corraini ha aperto il suo intervento parlando dei tragici
avvenimenti dell’11 Settembre: "Il congresso della mia
categoria ha sottolineato la necessità di combattere il
terrorismo a partire dalla convinzione fortemente unitaria che un
contrasto efficace si realizza se oltre all’uso della forza si
mette in campo la politica". Ha quindi aggiunto che occorre
una riforma delle istituzioni sopranazionali a partire dall’Onu,
all’Organizzazione mondiale del commercio, alla Nato. Infine
Corraini ha detto che deve essere bloccato il conflitto in
Palestina perché questa è una delle ragioni dell’alimentarsi
del terrorismo internazionale.
Il secondo punto dell’intervento riguarda l’iniziativa
politica che è in campo, anche con la straordinaria mobilitazione
di questi giorni in risposta all’attacco dei diritti promosso da
Confindustria e Governo. "Via via che la mobilitazione cresce
– ha detto Corraini – si diffonde la convinzione da parte di
tutti che all’attacco ai diritti si accompagna l’attacco al
sindacato, a tutto il sindacato, principalmente al suo ruolo
contrattuale, e non solo alla Cgil.
Riferendosi all’art. 18 il segretario
generale della Filcams ha detto che sarebbe sbagliato se con la
difesa dell’art.18 si pensasse di aver assolto all’impegno
della difesa dei diritti che sono minacciati dalla legge delega.
Questo rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. "La
derogabilità del contratto individuale, l’intervento sul
part-time, sull’interinale, sulle leggi che regolano il
trasferimento d’azienda, l’appalto di manodopera – ha
puntualizzato Corraini - è dirompente per la difesa dei diritti
faticosamente realizzati e mette oggettivamente in discussione l’applicabilità
di altri, come i congedi parentali e soprattutto mette all’angolo
la possibilità di continuare a contrattare su materie come il
mercato del lavoro e l’organizzazione".
E a proposito di diritti ha detto che "la
loro estensione per l’insieme del mondo del lavoro, dei
cittadini, non passa attraverso l’abbassamento della soglia dei
diritti esistenti che sono diritti e non privilegi".
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Pina Murru
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delegata Fiat Mirafiori
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L’attacco che il Governo porta avanti nei
confronti dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici deve
essere respinto con determinazione. La vicenda della Ficomirrors
(un’azienda torinese di proprietà della Magneti Marelli, ceduta
a una finanziaria spagnola, che ha poi dismesso la produzione )
mostra tutto il pericolo di provvedimenti del Governo che
aiuterebbero le aziende e la Fiat ad attuare una ristrutturazione
caratterizzata da un pesante taglio della capacità produttiva.
Dopo la chiusura dello stabilimento di Rivalta
sono incerte le prospettive occupazionali e produttive, gli
accordi separati hanno peggiorato le turnistiche e aumentato i
carichi di lavoro, la Fiat non si pone l’obiettivo di migliorare
la qualità dei suoi prodotti ma solo a dismettere attività
produttive, tant’è vero che si appresta a vendere aziende come
Comau, Magneti Marelli, Teksid senza nessun tipo di garanzia sull’occupazione.
Quanto al contratto nazionale
dei metalmeccanici, va sottolineata la lunga e dura battaglia
intrapresa per il totale recupero dell’inflazione e per l’incremento
dei salari dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti. Non è
stato un incidente di percorso, e in quanto tale da rimuovere o
relegare come un passato doloroso; è stata invece una difesa dall’attacco
al ruolo che deve avere il contratto nazionale e al diritto dei
lavoratori e delle lavoratrici di esprimersi.
Anche se il Governo decidesse
di stralciare l’articolo 18, infine, le agitazioni devono
continuare fino alla proclamazione dello sciopero generale.
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Emilio Viafora
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Coordinatore nazionale Nidil Cgil
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Per la prima volta i lavoratori
atipici hanno partecipato all’appuntamento più significativo
del più grande sindacato italiano.
Sono tutte persone che esprimono con forza il loro carico di
aspettative, le loro domande di diritti e che ci dicono che la
scomposizione del lavoro non determina necessariamente perdita di
identità.
Il punto di attacco più
insidioso al sistema della rappresentanza è quello relativo all’articolo
18 dello Statuto dei lavoratori. Pur se non interessati
direttamente i lavoratori atipici sanno che la destrutturazione
dei diritti nel lavoro investe tutti e rende più complicato
affermare, per via legislativa e contrattuale, il diritto alla
prelazione e alla continuità del lavoro quando esso risponde ai
contenuti della collaborazione o della missione.
Tutto il lavoro di NidiL è
teso ad allargare la rappresentanza della Cgil. Questo obiettivo
sarà più efficace se Nidil, superando la sua fase di
sperimentalità, diventerà una struttura copromossa tra la Cgil e
le categorie. La copromozione è un’idea strategica che non
risponde solo a una logica di ingegneria organizzativa, ma è una
risposta alta alla domanda di una nuova ricomposizione del mondo
del lavoro.
Bob Kennedy nel 1963 affermava
che la libertà non è solo il diritto alla parola, ma
essenzialmente il diritto a essere ascoltati perché le parole non
rimangano nel vuoto, ma contribuiscano a determinare le scelte. La
Cgil può essere quel soggetto collettivo capace di fare esprimere
tutte le voci del lavoro e dare loro la possibilità di orientare
il corso della storia.
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Wilma Casavecchia
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Segretaria regionale Umbria
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Bisogna arrivare in fretta alla
proclamazione dello sciopero generale. E’ una richiesta che i
lavoratori hanno espresso in questi giorni, partecipando numerosi
alle assemblee e alle manifestazioni che si sono tenute nelle
regioni.
Siamo arrivati al congresso con
due documenti distinti perché sono diverse le nostre analisi
sindacali. Tutto nasce dalla diversa valutazione del documento del
23 Luglio. Quel documento non ha prodotto i risultati che molti
speravano producesse; i lavoratori non hanno mantenuto il potere d’acquisto
dei salari, i padroni si sono arricchiti e hanno creato profitto
per le aziende e le tutele nei luoghi di lavoro sono crollate. La
concertazione è completamente fallita e i risultati di crescita
che da essa si aspettavano non sono mai arrivati. Quanto al
terrorismo, va respinto con forza, ma con la stessa fermezza
dobbiamo chiedere il ritiro delle truppe dall’Afganistan,
perché anche la guerra è terrorismo.
Rispetto all’Italia, l’attacco
del Governo ai diritti va combattuto con tutte le forze
disponibili, perché è un attacco di destra e bene ha fatto la
Fiom a non firmare il contratto dei metalmeccanici. L’accordo
del pubblico impiego, poi, non andava firmato: porta a casa solo
quanto previsto dall’accordo del 23 luglio e questo non è
sufficiente. Questo congresso, infine, dovrà dare risposte
concrete ai lavoratori, varando una piattaforma sindacale
unificante.
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Danilo Barbi
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Segretario generale Cgil Bologna
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Stiamo facendo un bel congresso. Ma ora è
importante riaffermare il valore della politica contrattuale per
un’equa redistribuzione dei redditi tra tutti, a partire dai
lavoratori. Questo congresso si colloca in una fase importante, di
rinnovata iniziativa da parte di lavoratori e di giovani che hanno
rimesso in moto nuove speranze. Per questo dall’assise si può
uscire con una piattaforma riformatrice, coerente e intransigente:
una proposta dove i diritti siano una scelta dello sviluppo e un’idea
forte in cui mercato e impresa non siano dominanti. La democrazia
istituzionale corre pericoli, ma qualcosa di nuovo va fatto anche
in ambito sindacale dove è necessario rimotivare i lavoratori. La
democrazia sindacale deve diventare un’effettiva proposta
politica per la Cgil.
La vicenda Fiom riguarda tutta la Cgil poiché
ripropone due punti focali: i rapporti con le controparti e l’esigenza
di una svolta contrattuale. Va sottolineata, infine, la necessità
di promuovere la contrattazione aziendale così da limitare al
massimo la precarietà.
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Francesco Grondona
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Segreteria Fiom Genova
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Un congresso importante come
questo può avere molti tasti. Da evitare è quello dell’autoreferenzialità,
il rischio di dirci tra di noi quanto siamo bravi, forti e come
abbiamo lavorato bene.
Non possiamo nasconderci errori,
insufficienze e sbagli che in questi anni ci sono stati. Se il
Governo può portare un attacco sul terreno della flessibilità è
perché, in anni diversi, pensando a un quadro politico diverso,
il sindacato ha lasciato che si aprissero varchi enormi. Mentre
dunque salutiamo, e a ragione, la firma del contratto del pubblico
impiego non dobbiamo ignorare il vulnus rappresentato dal
contratto dei metalmeccanici.
Cofferati, che ha contribuito a
tenere una posizione ferma nel corso di tutta la lotta per il
contratto, ha però dedicato non più di trenta secondi a questo
argomento, mentre Epifani, che ha salutato il contratto dei
lavoratori pubblici, ha messo una pietra sopra a quello dei
meccanici. Spero che nelle conclusioni si possa recuperare.
Angeletti, a proposito dell’articolo
18, ha voluto ricordarci Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e
la sua lotta contro Annibale. Ma non ha sottolineato che se alla
fine i romani hanno vinto, scacciando l’esercito nemico , è
perché a quell’esercito ne hanno opposto un altro con il quale
hanno invaso Cartagine.Non è con le tattiche che si vincono le
battaglie ma con uno scontro aperto.
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Domenico Pantaleo
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Segretario generale Puglia
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L’idea di società
costruita dal governo non ci appartiene ed è dannosa per il
Paese. Siamo di fronte a una offensiva che va fermata ora, prima
che si consolidi attraverso un allargamento del consenso. Le
deleghe sono un punto fondamentale di questa strategia:
definiscono nei fatti un progetto di società che, oltre ad avere
le caratteristiche antidemocratiche illustrate da Cofferati, fa
una scelta chiara: benefici per pochi a scapito dei diritti di
molti.
Aver lavorato per un vasto
movimento unitario ha reso visibile ai lavoratori e al Paese che
è possibile un’alternativa, ma ha anche permesso una
discussione unitaria tra gli stessi lavoratori. Partendo da essi
è possibile costruire un’unità più forte tra Cgil Cisl e Uil,
attorno a un progetto capace di valorizzare la funzione
confederale e generale del sindacalismo italiano.
Questo progetto può rivolgersi al
nuovo Mezzogiorno. E’ proprio nel Mezzogiorno che Berlusconi
tenderà a rendere più forte l’attacco ai lavoratori, partendo
da qui per mettere in discussione i diritti dell’insieme dei
lavoratori italiani. La soppressione di parti consistenti dell’articolo
18 comporterà nuove assunzioni nel Mezzogiorno senza garanzie e
senza tutela, prospettando un baratto: un lavoro in cambio dell’abolizione
delle tutele. Per fermare questo attacco dobbiamo mettere in campo
tutte le armi possibili, comprese quelle dello sciopero generale,
non come un atto salvifico, ma come risposta all’altezza dello
scontro e come conseguenza oggettiva dell’essere sindacato.
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Dino Greco
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Segretario Cgil Brescia
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Ieri sera abbiamo assistito a un
utilissimo incontro sulla libertà. Si è detto: non siamo al
fascismo, ed è vero, ma c’è un’evidente tendenza al regime,
resa ancora più pericolosa dalla sottovalutazione reale del
processo in atto. Si è costituito un blocco sociale che ha per
baricentro Confindustria, dove ha vinto quella parte che non ha
digerito le conquiste del lavoro, e che oggi vuole con noi una
reale resa dei conti ed è sostenuta dalla parte regredita di
questa società, le cui linee fondamentali sono
l’attacco alla magistratura e
alla sua indipendenza, il sequestro monopolistico dell’informazione,
l’attacco frontale alle conquiste del lavoro, la divisione dei
sindacati.
Che cos’è questo se non il
progetto di "rinascita democratica" di Licio Gelli, il
programma della P2, ieri perseguito come reato eversivo e oggi
divenuto programma di governo? Sulla strada di questa deriva
reazionaria, a fare opposizione c’è il sindacato e sul
sindacato pesa una grande responsabilità.
Mi auguro che nessuno si faccia
sedurre dalla strategie del vice presidente del consiglio Fini,
che finge di cambiare il gioco e rilancia il tavolo di negoziato.
Il gioco è scoperto, alla fine si vuole isolare la Cgil.
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Antonio Panzeri
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Segretario Generale della camera del Lavoro di
Milano
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Siamo tutti consapevoli della
grande portata che assume la sfida politica e sindacale con la
destra, non solo sul terreno sociale, ma anche su quello
democratico e istituzionale. Ma forse dobbiamo rendere più chiare
le condizioni strategiche necessarie a vincere questa sfida,
dobbiamo saper indicare un orizzonte.
Di fronte all’offensiva lanciata
dal governo di centro-destra è indispensabile costruire una
risposta basata su tre presupposti: la mobilitazione dei
lavoratori; l’unità tra Cgil, Cisl, Uil; la capacità di
proposta e di iniziativa per riproporre un modello avanzato di
relazioni sindacali.
In questo senso è essenziale
ridefinire le coordinate di un modello negoziale che renda chiari
e trasparenti i rapporti tra le forze sociali e il Governo. Deve
essere rilanciata la prospettiva di una politica di confronto
negoziale, contrastando l’orientamento del Governo e di
Confindustria che tendono a marginalizzare la funzione del
sindacato.
Lotta, unità e capacità di
proposta sono tre elementi di una unica strategia, una strategia
ancora più convincente se la Cgil saprà rappresentare la
società che cambia, le nuove figure sociali, le nuove
soggettività nel passaggio alla società post-fordista, i nuovi
temi e le nuove contraddizioni del mondo globalizzato.
Questi sono i temi di oggi: quali
diritti, quale welfare, per un progetto che da un lato difenda e
conservi i diritti essenziali del lavoro, della previdenza, del
reddito e, dall’altro, sia in grado di parlare alla società del
futuro.
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Nina Daita
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Responsabile nazionale Ufficio Handicap Cgil
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Voglio ringraziare la Cgil, il mio sindacato che
mi da la possibilità di prendere la parola, e Sergio Cofferati che
nella sua relazione di apertura al Congresso non ha dimenticato i
lavoratori disabili rimarcando il concetto dell’inserimento
mirato.
L’ultimo Congresso ci eravamo lasciati con una
sfida: la legge sul collocamento obbligatorio. Il cntrosinistra
quella legge l’ha fatta insieme al sindacato, nel ’99, legge che
è entrata in vigore nel 2000. Poi però il centrodestra ha vinto le
elezioni e Confindustria ha convocato l’ufficio handicap con Cgil,
Cisl e Uil proponendo un documento in cui si chiede la sospensione
dell’articolo 18 anche per i lavoratori disabili. Secondo loro
questo permetterebbe l’assunzione di più disabili. Della serie
usa e getta. Ma non solo. Nella delega del ministro Maroni si
introduce la possibilità di lavoro temporaneo anche per i
lavoratori disabili: una proposta impensabile.
E un ritorno al passato si prospetta anche nella
scuola. I problemi degli alunni disabili non vengono affrontati dal
ministro Moratti. Si finge di essere indifferenti e progressivamente
si apre alle scuole speciali. Abbiamo fatto battaglie enormi per far
capire che siamo persone, abbiamo fatto grande conquiste come
lavoratori disabili e solo l’ipotetica possibilità di un ritorno
alle scuole speciali, al lavoro speciale mi fa star male.
Il concetto della "carità
compassionevole" verso i più deboli non è la nostra filosofia
di vita e non è dell’Italia e dell’Europa. La dignità è
essenziale nella vita. Il lavoro è la questione centrale della
dignità. Il sindacato è il motore di una società democratica.
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Giacinto Botti
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Rsu Italtel Milano
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Cofferati lo ha detto in modo chiaro nella
relazione. Siamo dentro a uno scontro senza ritorno. Siamo di fronte
a un tentativo di restaurazione che ha per motto: profitto, cinismo,
disuguaglianza. Il centro destra al governo non accetta la
mediazione sociale, attacca frontalmente la storia e l’esperienza
del sindacalismo confederale attaccando noi per quello che
rappresentiamo.
C’è bisogno di una piattaforma riconosciuta e
compresa dai lavoratori, di nuove regole e di nuovi patti, di
riprenderci il diritto di contare su condizioni di lavoro, orario e
prestazione lavorativa. Dobbiamo ricominciare a parlare di noi dei
nostri bisogni, delle condizioni nei luoghi di lavoro, così come
occorre discutere dell’efficacia delle politiche dei redditi. In
questi anni abbiamo subìto troppo: la precarietà è divenuta
insostenibile, il salario contrattato si è ridotto. Ecco perché è
necessario un confronto sui limiti nella politica contrattuale di
questi anni.
Smettiamo di stare sulla difensiva; resistiamo ma
andiamo anche alla conquista delle nostre richieste. C’è bisogno
di allargare e consolidare i diritti dello statuto dei lavoratori
alle nuove figure e di estenderli a tutti i luoghi di lavoro. Nel
contempo va rilanciata la battaglia per la legge sulla
rappresentanza e la democrazia e va restituita al contratto
nazionale di lavoro la propria funzione generale di solidarietà e
di tenuta.
In questi mesi siamo stati impegnati in una
campagna di assemblee e di momenti di mobilitazione importanti. Ma
la nostra azione deve proseguire e crescere sino a giungere allo
sciopero generale, possibilmente e preferibilmente unitario.
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Aldo Amoretti
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Segretario generale Cgil Sicilia
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In questi dieci anni la mafia ha subito duri
contraccolpi ma nonostante tutto resiste. La Sicilia è una regione
difficile ma dobbiamo contrastare la mentalità di quanti non
investono perché qui c’è la mafia. Come sindacato, siamo dalla
parte della magistratura e di tutte quelle istituzioni che lottano
per combatterla.
Uno dei principali canali di infiltrazione mafiosa è quello degli
appalti. La Sicilia ha un livello di malgoverno che non ha eguali
nel paese così come il lo standard della povertà. Un esempio? Ci
vorrebbero mezzo milione di nuovi posti di lavoro per riattivare l’intero
sistema.
La Sicilia ha grandi potenzialità. Potrebbe
decollare se si riuscisse a risolvere questi problemi ma sarà
difficile con questo governo. E’ toccato a noi dire che si è
arrivati alla bancarotta. La nostra è una posizione difficile, ci
è costato per esempio dire no al contratto dei regionali. Ma ora ci
danno ragione per le assurdità che vanno emergendo. Ma nella
regione bisogna anche ragionare sul sistema degli aiuti alle
imprese. Prendiamo il caso degli apprendisti: la Regione paga alle
imprese il 70% dei costi. Ma si preferisce rinunciare ai benefici ed
evitare le regole. Come sul lavoro nero: bisogna smettere di pensare
che sia una medicina e non una malattia. E questo vale anche per il
sindacato. Bisogna rimobilitare i lavoratori su questo fronte,
promuovere la rivolta degli interessati.
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Mimma Ianello
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Lega Spi della Calabria
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Il dibattito congressuale ha consegnato alla Cgil
una domanda articolata di bisogni nei settori della pace, del
lavoro, dello stato sociale e della libertà, bisogni che
necessitano di una risposta concreta di analisi e di iniziativa
politica concreta.
Per fare questo è necessaria una politica che
parta dal basso, che crei un dibattito che coinvolga i giovani, i
pensionati e i lavoratori e che sappia respingere l’attacco
liberista del governo. La dimostrazione di questo sta nella grande
partecipazioni di lavoratori alle manifestazioni di Palermo e a
tutte quelle organizzate nelle regioni. La volontà del governo di
smantellare lo Stato sociale è ormai evidente; lo abbiamo
verificato nelle politiche avviate per la privatizzazione di pezzi
importanti di sanità e nelle politiche di riforma della scuola.
Le politiche di concertazione attuate negli anni
scorsi, soprattutto con gli enti locali, hanno consentito agli
anziani di ottenere prestazioni di tutela molto significative. Siamo
stati protagonisti nella definizione di importanti accordi sulla
assistenza domiciliare alle persone bisognose, nella definizione di
prestazioni ospedaliere domiciliari consentendo risparmi alle
strutture pubbliche molto significativi, siamo intervenuti nella
programmazione del tempo libero degli anziani e nella creazione di
strutture perché questo possa essere goduto. Oggi tutto questo
sarà più difficile. Questo non significa comunque che lo Spi
abbandonerà la strada intrapresa.
Anche sul versante del Mezzogiorno la politica
del governo è negativa: non ci sono scelte per il Sud e per il suo
sviluppo.
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Francesco Piu
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Responsabile nazionale servizi Cgil
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Parlando di servizi è importante riferirsi allo
scenario in cui si svolge il congresso: l’attacco al sistema di
diritti e sicurezze sociali (art. 18, fisco e previdenza). Questa
strategia si connette con un attacco forte al sindacato confederale
e alla sua capacità di rappresentanza generale, agli strumenti
della contrattazione e rappresentanza collettiva come il contratto
nazionale
L’attività dei servizi fa parte di una
missione antica di tutela delle persone. Il sistema dei servizi
della Cgil è ben consapevole della gravità del momento e dispiega
a tutto campo la sua azione a presidio dei diritti, dall’Inca al
servizio fiscale agli uffici vertenze. I nostri 2.468 sportelli,
articolati in tutto il territorio nazionale, risolvono poco meno di
13 milioni di pratiche, realizzando uno straordinario intervento di
tutela per 10 milioni di persone, lavoratori, pensionati, cittadini,
in Italia ma anche all’estero, in 17 paesi diversi.
Ci poniamo oggi un obiettivo importante di
integrazione dei servizi su tre livelli: attraverso l’unificazione
dell’offerta, con sportelli unici sul territorio; attraverso
rapporti stretti e fattivi con altri soggetti, come quelli del mondo
del volontariato, a partire dall’Auser, ma anche con altre
associazioni autonome; e ancora attraverso un migliore equilibrio
tra sistema dei servizi e funzione generale di rappresentanza della
nostra organizzazione. Quest’ultimo obiettivo è il più
importante e richiede uno sforzo considerevole non solo per ampliare
le porte d’accesso al sistema, ma soprattutto per elevarne la
qualità, lavorando sulla costruzione di nuove ragioni e motivazioni
verso il proselitismo e la militanza.
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Michele Gravano
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Segretario generale Cdl Napoli
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Le manifestazioni del 29 gennaio contro il
governo hanno lanciato un segnale straordinario al paese, andando
oltre ogni più ottimistica previsione sul piano della
partecipazione dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani. La sfida
era alta, le preoccupazioni erano forti, ma, nonostante tutto, il
corteo di Napoli era pieno di addetti del settore dei servizi, dei
trasporti, di chimici, edili e metalmeccanici che erano reduci da
lotte aspre per il rinnovo del contratto e per la difesa dei loro
diritti. C’erano in piazza anche tanti lavoratori socialmente
utili, che in questi anni sono riusciti a ricollocarsi in esperienze
di lavoro dignitose e qualificate.
L’azione di rinnovamento del Mezzogiorno, che
ha visto protagonista anche il sindacato, è stata messa in
discussione dalle scelte fatte dal governo nella Finanziaria e dalla
politica economica che ha in mente questo ministro del Tesoro.
Il successo delle manifestazioni contro il
governo pone a noi un credito che non può esaurirsi con l’importante
risultato ottenuto con la firma del contratto nel pubblico impiego.
Non possiamo fermarci. Quello che abbiamo ottenuto deve essere solo
un primo risultato di una sfida che presenta non poche difficoltà.
L’unità sindacale è importante, ma non si
può non tenere conto delle speranze e delle aspettative che il
successo della nostra mobilitazione ha suscitato in tanti
lavoratori.
C’è un patto tra la Confindustria e il governo
che tende a trasformare il Sud in un territorio dove andare a
sperimentare le più pericolose forme di flessibilità. Il
Mezzogiorno, quindi è il punto di snodo per poter battere questa
politica. Dal Sud può partire la nostra battaglia, sostenuta da una
alleanza costruita sulla civiltà e sull’affermazione della
legalità.
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(7 febbraio 2002 ore19)
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