|
|
 |
|
INDICE |
|
|
|
|
|
|
Interventi dei delegati
|
|
|
Dora Mafezzoni |
|
Filcams Varese |
|
|
E' molto commossa la delegata Mafezzoni quando
è il suo turno di intervenire, commossa, e lo dichiara, perchè
tocca temi per lei ‘fondamentali’ e sui quali richiama il suo
sindacato ad impegnarsi maggiormente. Le è piaciuto molto il
dibattito sulla libertà, parola di cui il Polo si è appropriato
ma che poi , dice, ha chiaramente dimostrato a Genova come intende
declinarla.
Illustra quali sono i pericoli che il governo
in carica rappresenta per il Paese : attacco pesantissimo allo
stato sociale, con la distruzione del diritto alla salute;
creazione di una scuola classista, assoggettata alla Confindustria
nelle sue linee fondamentali; lo smantellamento del fisco dove, in
una sorta di Roobin Hood al contrario, si farà pagare di più ai
poveri per dare di più ai ricchi.
Il ruolo del sindacato, per la delegata
lombarda, sta quindi non solo nel portare avanti politiche per il
lavoro, ma deve" difendere la libertà e gli spazi di
democrazia. Cos'è infatti la volontà di stracciare l'articolo 18
se non un attacco alla libertà, se non un voler dividere i
lavoratori tra chi ha i diritti e chi no?"
Si dichiara proprio d'accordo con Cofferati nel
sostenere che con il movimento no-global il sindacato deve, non
solo confrontarsi, ma portare avanti alcune battaglie insieme,
beninteso senza alcun tipo di violenza.
Attenzione quindi alla globalizzazione,
attenzione a declinare politiche che permettano a tutti di
crescere insieme.
Per concludere, Dora Mafezzoni, ricorda che la
Filcams, la categoria cui appartiene, nel documento finale al
direttivo ha voluto sottolineare la funzione solidaristica
universali redistributiva del contratto ed ha ribadito che i
lavoratori e le lavoratrici devono avere la possibilità di dire
la loro sulle piattaforme contrattuali |
|
|
Francesco Cantafia |
|
Segretario generale Cgil Palermo |
|
|
"Nel nostro Paese si è saldata un’alleanza tra
Confindustria e Governo: nel ‘Libro Bianco’ e nella legge
delega introducono il concetto di lavoro solo come merce, dietro
non c’è più un uomo o una donna, con diritti e tutele, ma solo
l’interesse dell’azienda".
L’intervento di Francesco Cantafia pone anche l’accento sui
pericoli dell’eliminazione dell’art.18, che per "D’Amato
e Berlusconi è l’affermazione di un principio che tende a
cambiare la stessa Costituzione", così come la legge delega
sul mercato del lavoro è "rendere precario il rapporto di
lavoro, senza contratti nazionali o contratti collettivi, senza
confini e senza regole". "Ve l’immaginate– ha
continuato Cantafia – come sarà facile a Palermo, con il 25% di
disoccupazione, costringere il padrone ad aumentare il salario,
soprattutto per quelle ragazze che fanno le commesse in nero o per
quegli uomini e soprattutto donne che lavorano nel tessile o per
quelli ancora che lavorano nelle campagne e nei cantieri edili,
spesso abusivi?".
E per quanto riguarda la delega sulla riforma
previdenziale "si vuole cambiare l’equilibrio che trovammo
nella riforma Dini e che tuttora tiene in equilibrio i conti dell’Inps,
facendo un’operazione che sposta ancora una volta risorse dai
deboli ai ricchi, dai lavoratori alle imprese e ai padroni".
"Questo è il quadro – ha detto Cantafia – che per noi
meridionali si completa con l’assenza di sostegno allo sviluppo
del Mezzogiorno,, attraverso l’introduzione di incentivi come la
Tremonti, utili quasi esclusivamente al Nord".
‘’Che serva una forte unità con Cisl e Uil
per battere le pretese della Confindustria e del Governo – ha
concluso Cantafia- è una considerazione che tutti condividiamo,
ma nei prossimi mesi sarà indispensabile una grande e forte
unità interna alla Cgil: senza la nostra solidarietà, senza la
nostra civiltà del rispetto del lavoro, della sua dignità, non c’è
felicità e noi vogliamo e dobbiamo essere felici". |
|
|
Mauro Guzzonato
|
|
Segretario generale Liguria |
|
|
La politica della nostra
organizzazione deve avere ben chiari i concetti espressi nel
titolo del nostro congresso: futuro e diritti. La parola
"diritti" ci indica la via strategica della protezione
della dignità e degli interessi materiali e democratici delle
persone; ma la parola sulla quale dobbiamo soffermarci con più
attenzione è "futuro", dobbiamo saper cogliere tutte le
straordinarie novità che questa fase ci propone e tradurle nella
nostra capacità di interagire, mobilitarci per affrontarle e
governarle.
Vorrei proporre una riflessione
sui tre temi citati in apertura.
Sul terreno della globalizzazione,
dopo gli eventi dell’11 settembre, le cose non possono essere
considerate più le stesse, è necessario trovare un nuovo ordine
mondiale che consenta uno sviluppo sostenibile, che impedisca un
allargamento del conflitto, che dia pace ai territori del Medio
Oriente.
La seconda considerazione riguarda
l’Europa: è la nuova frontiera per il paese, ma anche per la
Cgil e per tutto il movimento sindacale. L’euro nelle tasche
degli italiani è la scommessa per il futuro. Una scommessa che è
stata vinta anche per merito del sindacato confederale, dei
lavoratori e dei cittadini.
La terza considerazione riguarda
il quadro nazionale: siamo di fronte a un governo che è una
miscela di liberismo e di populismo peronista, esercitata da
cerchia ristrette di potere. Abbiamo risposto ai suoi attacchi con
efficacia e intelligenza, ora dobbiamo proseguire nella nostra
iniziativa, fino al raggiungimento dell’obiettivo, con prudenza
e determinazione, usando tutte gli strumenti a disposizione, senza
escludere nulla, compreso lo sciopero generale."
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Celina Cesari
|
|
Segretaria generale Spi Bari
|
|
|
|
Il nostro congresso è bello. Bello perché dà
senso e valore alla nostra appartenenza; bello, perché si
dimostra fiducioso in un futuro di diritti; soprattutto bello,
perché assume fino in fondo la responsabilità di rappresentare
chi lavora, chi è disoccupato, chi è giovane e chi è anziano.
La situazione politica oggi è pericolosa. La
politica del governo è nostra nemica: attacca il lavoro, mettendo
in discussione i suoi diritti; attacca le pensioni, proponendo un
versamento contributivo differenziato e ridotto per i nuovi
assunti; attacca lo Stato sociale per smantellarlo, privatizzando
scuola e sanità, penalizzando così le fasce più deboli della
società.
La risposta a questi attacchi è stata , fino
ad oggi, alta e consapevole; i lavoratori e i pensionati hanno
partecipato numerosi alle manifestazioni promosse dal sindacato
unitario. Credo però che la nostra iniziativa debba continuare
fino al conseguimento del risultato finale, utilizzando, se
necessario anche lo strumento dello sciopero generale. Vincere è
possibile; vincere per affermare la solidarietà tra le persone,
tra giovani ed anziani, tra Nord e Sud del paese.
A Bari siamo presenti, con le nostre leghe, su
tutto il territorio della provincia; abbiamo promosso iniziative
nostre e abbiamo partecipato a tutte quelle promosse dalla Cgil;
siamo intervenuti sui temi della mobilità urbana, dell’ambiente
e della tutela del territorio; ci siamo battuti con vigore contro
la politica di riduzione dell’assistenza delle giunte di centro
destra del nostro territorio. La nostra è una battaglia di
libertà: vogliamo essere protagonisti del nostro futuro.
|
|
|
|
|
|
|
Alessandro Coppola
|
|
Responsabile nazionale Uds
|
|
|
|
Noi crediamo che la vostra lotta contro i
provvedimenti del Governo non sia la lotta di una parte ma di
tutta la società. Ed è anche la lotta del movimento studentesco.
Come negli scioperi delle scorse settimane, gli studenti saranno
una presenza visibile, convinta, non di solidarietà ma per
affermare il futuro dei diritti.
Un paese democratico dovrebbe dare stimoli,
spazi di partecipazione ma nel nostro paese oggi accade il
contrario. Mentre gli studenti discutono e chiedono di poter
decidere, il ministro Moratti decide di assumersi tutto il potere
per il futuro della scuola. Rifiutiamo questa logica e per questo
lanceremo la sfida della durata del movimento studentesco. Dopo la
pay tv si tenta di fare una pay school in cui i programmi sono
decisi da altri.
I giovani sentono la necessità di una società
altra rispetto ad oggi, che rifiuti la logica della
verticalizzazione del potere.
Dopo l’11 settembre abbiamo sentito il dovere
di agire e questo sentimento ci ha portato a costruire decine di
iniziative di pace. Per noi pace è una parola enorme dal punto di
vista semantico. Pace è relazione, dialogo, giustizia, rispetto
dei diritti dei singoli e del popoli, negazione di ogni violenza.
Pace significa valore infinito della vita umana
|
|
|
|
|
|
|
Andrea Montagni
|
|
Segretario regionale Cgil Toscana.
|
|
|
|
Della controriforma della scuola
abbiamo parlato spesso, ma non abbiamo ancora dato il via alla
mobilitazione dovuta. Durante il governo di centrosinistra, si era
affacciata l’ipotesi di rendere interscambiabili i meccanismi
della formazione e dell’istruzione. La riforma Moratti ci riporta
indietro di secoli. Noi non possiamo accettare di farla passare.
In questi giorni il governo ha
deciso l’uso della marina militare per pattugliare le coste.
Significa proporre cose ben precise e comprendere quale
responsabilità comporta simile scelta. Per il governo, ma anche per
chi accetta simile scelta.
Lo sciopero generale. Cisl e Uil
ci hanno detto che non è il momento. Dobbiamo parlare chiaro ai
lavoratori e agli amici di Cisl e Uil. Se il governo non fa marcia
indietro, lo sciopero generale non è un’esigenza della Cgil, è
una risposta inevitabile all’interno del quadro di mobilitazione e
di lotta. Mi auguro che se chiamati a scegliere si scelga la lotta
dei lavoratori e non accordi sottobanco con il governo.
Sullo sfondo del congresso c’è
un’unità che non è messa in discussione: l’unità di un’organizzazione
nata per difendere e tutelare gli interessi dei lavoratori e che ha
un respiro confederale. Siamo divisi su questioni di rilievo
strategico. I compagni di LavoroSocietà hanno l’idea che il
fondamento dell’attività sindacale sia la lotta economica e che i
rapporti di forza decidono la distribuzione della ricchezza tra le
classi sociali. Questa questione era patrimonio comune e oggi la
pensiamo diversamente. C’è divergenza forte sulla concertazione,
ma l’unità va costruita.
|
|
|
|
|
Claudio Sabattini
|
|
segretario generale Fiom
|
|
|
|
"Noi chiediamo lo sciopero generale
unitario contro le deleghe legislative chieste dal governo
Berlusconi sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla
decontribuzione previdenziale." Lo ha detto Claudio
Sabattini, segretario generale della Fiom, nella parte conclusiva
del suo intervento al XIV Congresso della Cgil in corso a Rimini.
"Ma se questo sciopero non sarà proclamato unitariamente da
Cgil, Cisl e Uil, la Cgil deve comunque permettere ai lavoratori
italiani di rispondere al Governo per mezzo di uno sciopero
generale indetto dalla stessa Cgil."
Sabattini aveva esordito affermando che
"la relazione sapiente del compagno Cofferati ha posto a
questo Congresso un quesito fondamentale". Un quesito che,
per il leader della Fiom, riguarda "non solo noi e gli altri
sindacati", ma "il quadro complessivo della sinistra
italiana".
"Cofferati – ha ricordato Sabattini –
ha proposto a Cisl e Uil di rispondere all’iniziativa politica
condotta dal governo Berlusconi su tutta la materia sindacale con
uno sciopero generale. A questa proposta, la stessa Cisl e la
stessa Uil hanno dato ieri una risposta incomprensibile." In
particolare, ha osservato ancora Sabattini, "il segretario
generale della Cisl, Pezzotta, ha parlato di ‘inopportunità’
dello sciopero generale. Forse perchè sull’art. 18, sull’arbitrato
e su altre questioni è già successo qualcosa nei rapporti col
Governo? Forse perché questi problemi sono già stati in qualche
modo risolti?".
"Se così fosse – ha incalzato Sabattini
– valeva la Pena che Pezzotta ce lo avesse detto. Ma se così
non è, quello che serve è un’iniziativa generale di
lotta."
Infatti, secondo Sabattini, "stiamo
vivendo un momento eccezionale della storia italiana".
Eccezionale perché non ci troviamo solo di fronte a un gruppo di
pesanti iniziative governative su tutta la materia relativa alle
questioni sindacali e del lavoro. Il punto, per Sabattini, è che
il governo Berlusconi vuole realizzare quella che ha definito come
una "svolta americana". Infatti, "Berlusconi
rifiuta l’Europa e pensa che il modello Usa sia quello
fondamentale cui riferirsi."
In questo progetto politico, l’Italia viene
concepita come "una testa di ponte attraverso cui far
penetrare il modello sociale americano nel nostro continente"
avendo di mira quei paesi, "come la Francia e la Germania,
che difendono il modello sociale europeo."
In quest’ambito, il governo Berlusconi si
propone di "ridurre il lavoro a merce, spogliandolo di
qualsiasi diritto e di qualsiasi autonomia, e liquidando una
storia sociale lunga 100 anni".
Ma togliere autonomia al lavoro significa
minare alla base l’esistenza stessa della democrazia. Ed è
appunto tenendo presente questo quadro di ragionamento che si può
comprendere quale sia la vera natura del dissenso che esiste oggi
tra Cgil e Cisl e Uil.
Per Sabattini, infatti, questa differenza non
è "una mera differenza strategica di natura sindacale: è
una differenza relativa alla questione della democrazia."
"Per la Fiom - ha aggiunto Sabattini - i
diritti dei lavoratori appartengono a tutte le lavoratrici e a
tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano iscritti
o meno al sindacato."
"Ed è questo – ha concluso Sabattini -
quello che ci giochiamo oggi: se agiamo in modo tale da far sì
che le lavoratrici e i lavoratori abbiano ancora fiducia nella
Cgil considerata quale un sindacato che permette loro di decidere,
ovvero di avere l’ultima parola sulle questioni che li
riguardano direttamente in quanto persone che vivono del proprio
lavoro."
|
|
|
|
|
|
Gianni Rinaldini
|
|
Segretario generale Cgil Emilia-Romagna
|
|
|
|
E’ evidente l’importanza delle scelte da
compiere con questo congresso su aspetti decisivi per il futuro
della nostra organizzazione e per l’esito dello scontro sociale
aperto nel paese. Siamo di fronte a un progetto organico che ha
nel lavoro un elemento decisivo ma che ridefinisce in modo
radicale l’assetto complessivo del nostro paese. E anche i tempi
sono elemento da tenere bene in considerazione per organizzare una
risposta adeguata ed efficace. Se il disegno del governo sarà
effettivamente messo in pratica entro i prossimi dodici mesi,
previsti per l’attuazione della delega sul lavoro, ci troveremo
in un paese profondamente diverso da quello che conosciamo
riguardo al ruolo della rappresentanza sociale e delle
organizzazioni sindacali
Quale iniziativa mettere in campo? Con Cisl e
Uil abbiamo costruito un rapporto di unità d’azione nel merito
di alcune questioni precise, come l’art. 18 e il ritiro della
delega sulla previdenza. L’adesione massiccia dei lavoratori e
delle lavoratrici alle lotte di queste settimane ci ha dato forza.
Ma ieri Cisl e Uil, a questo congresso, ci hanno dato risposte non
positive sul proseguimento della mobilitazione che secondo noi
deve comprendere lo sciopero generale, in coerenza con quelle
piazze piene e con il patto che abbiamo stretto su quegli
obiettivi. E lo sciopero generale non va concepito come l’ultima
tappa o il botto finale, ma come passaggio di una offensiva più
ampia per la tutela dei diritti del lavoro subordinato in tutte le
sue diverse forme.
Ho apprezzato la franchezza di Pezzotta, ma per
noi il terreno della democrazia è essenziale: è su questo
versante che abbiamo registrato un nuovo protagonismo dei giovani
nelle lotte di questi mesi. Il sindacato deve riconoscere come
primo diritto dei lavoratori quello di decidere sulle piattaforme
che li riguardano.
|
|
|
|
|
|
|
Titti Di Salvo
|
|
Segretaria generale Cgil Piemonte
|
|
|
|
Considero un passo avanti dire
che da Cisl e Uil ci dividono differenze strategiche mentre è
altra cosa insinuare che le scelte della Cgil siano guidate da
obiettivi diversi dal merito sindacale. E’ per ragioni sindacali
che non abbiamo firmato i contratti a termine;è per ragioni
sindacali che la Fiom non ha firmato il contratto nazionale. E’
un passo avanti rispetto alla moda imperante secondo la quale la
Cgil ha ispirazioni tutte partitiche.
Ma se le differenze sono
strategiche, dire che solo le mediazioni classiche, non le regole,
possono risolvere questo problema equivale a condannare la
prospettiva dell’unità sindacale a un vicolo cieco; oppure vuol
dire che le mediazioni classiche sono quelle che comunque occorre
fare e che due organizzazioni sindacali possono decidere di una,
della sua cultura sindacale, dei suoi valori, il che non è
possibile.
Per quanto riguarda la legge
sulla rappresentanza è colpevole lo schieramento politico che ha
deciso di non forzare per realizzarlo, ma ora ci vorrebbe uno
scatto d’orgoglio di fronte alle affermazioni del Libro bianco
che pretende il riconoscimento del sindacato sulla base del fatto
che la controparte lo riconosce, e che definisce percorsi e regole
che definiscono in via teorica la fine dell’autonomia
contrattuale.
Sciopero generale: se il
contratto del pubblico impiego è stato ottenuto è perché è
stato preceduto da grandi lotte, con la convocazione di una
manifestazione nazionale con sciopero generale il 15 febbraio. Non
è possibile accettare l’idea che uno sciopero generale non si
possa mai fare perché espone a rischio di strumentalizzazione. Ha
fatto bene Cofferati a proporre a Cisl e Uil di continuare le
lotte, considerando anche l’eventualità dello sciopero
generale.
|
|
|
|
|
|
|
Alioune Gueye
|
|
Responsabile nazionale immigrati Cgil
|
|
|
|
Esiste una "relazione transitiva" tra
i processi di globalizzazione, i conflitti politici e gli ultimi
provvedimenti del governo. La globalizzazione ha finora prodotto
soprattutto emarginazione e povertà: si impone, dunque, una
scelta di campo. L’occasione può venire dalla strategia di
sviluppo, presentata, per la prima volta dopo 40 anni, dai paesi
africani, mentre le direttive finora imposte dagli organismi
internazionali, in particolare la Banca Mondiale e il Fondo
monetario Internazionale, hanno portato all’enorme debito di
oggi. Bisogna lottare per la cancellazione di questo debito ma
anche chiedere intanto la sospensione degli interessi, il cui
pagamento rappresenta il 30% del Pil dei paesi più poveri e
provoca effetti disastrosi sulle loro economie; questa è una
condizione necessaria per avviare lo sviluppo.
Per quanto riguarda l’Italia, legge sull’immigrazione,
provvedimenti sull’articolo 18, libro bianco sottintendono un’unica
strategia. Si destruttura e si precarizza il mercato del lavoro,
introducendo anche una forma di ricatto, la paura del
licenziamento; e questo è l’attacco ai diritti economici e
sociali. La legge sull’immigrazione chiude il cerchio con la
privazione dei diritti civili ed è contraria alla Costituzione,
alle direttive europee e ai trattati internazionali: la
questione-immigrati deve diventare un paradigma etico. Il
lavoratore straniero deve acquisire gli stessi diritti degli altri
lavoratori ed essere garantito nel possibilità di carriera e di
formazione professionale. Il diritto di voto agli immigrati è l’"architrave"
della nuova società multietnica.
La partecipazione e la rappresentanza negli
organismi sindacali deve essere definita da chiare regole
statutarie, passando dall’atteggiamento di sensibilità a quello
di responsabilità.
|
|
|
|
|
|
|
Giorgio Cremaschi
|
|
Segretario nazionale Fiom
|
|
|
|
Parlando con alcuni ospiti
stranieri ho fatto fatica a spiegare che in Italia il sindacato
confederale è diviso sul ridimensionare o meno il peso del
contratto nazionale. Non riescono a capirlo. Il contratto
nazionale è il centro della democrazia sindacale nel nostro
paese, così come lo è lo Statuto dei lavoratori. Se questi due
elementi vengono meno, se questi due capisaldi vengono meno, non c’è
più il nostro sistema sindacale.
Quando le lavoratrici e i
lavoratori non possono votare sul loro contratto nazionale siamo
in presenza di un’offesa a tutta la democrazia. I lavoratori
sono cittadini non fuori dalla fabbrica, ma sono cittadini dentro
la fabbrica. O la cittadinanza comincia da li o non esiste.
Noi abbiamo un grande bisogno
di unità: sempre nella storia del movimento sindacale l’unità
della capacità contrattuale, l’unità delle tutele, il
riconoscimento sì delle differenze, ma la ricomposizione del
mondo del lavoro. Questo è il punto sul quale nel passato abbiamo
vinto o abbiamo perso".
Occorre concepire una
contrattazione inclusiva e che quindi non può essere una
contrattazione di chi oggi ha un lavoro e fa un contratto per sé.
Guai a noi se pensiamo che ai giovani possiamo dire che i diritti
che noi abbiamo conquistato non li possiamo trasmettere. La
trasmissione dei diritti: ecco uno dei punti fondamentali del
nostro pensare.
Dobbiamo andare allo sciopero
generale perché è l’unica cosa che capiscono le nostre
controparti. Di due cose questo governo ha paura: lo sciopero
generale e i giudici di Milano. Sciopero generale perché non c’è
nessuna, nessuna disponibilità ad intese sull’articolo 18 e
sulle deleghe.
Chi dice di non fare politica ,
vuole solo una cosa. La sua politica, solo la sua.
|
|
|
|
|
|
|
Giovanna Marano
|
|
Segretaria regionale Cgil Sicilia
|
|
|
|
Futuro ai diritti: una prospettiva, questa, che
vista dalla Sicilia appare più lontana: la politica del governo
penalizza le aree più deboli del Paese e abbandona il
Mezzogiorno. La manifestazione del 12 gennaio rilancia con forza
la necessità di una politica di riequilibrio per il Sud,
costruita su interventi mirati e la Cgil deve continuare sulla
strada della mobilitazione, fino allo sciopero generale.
Il governo mira ad ostacolare lo sviluppo del
Sud, anche attraverso un rallentamento degli strumenti della
programmazione negoziata, un’esperienza utile e lontana da ogni
tipo di assistenzialismo. La Sicilia, negli ultimi anni, vive una
profonda crisi degli strumenti dell’autonomia regionale. E’ la
terra della disoccupazione con cifra doppia, che non ha saputo
cogliere le opportunità fornite dalle innovazioni tecnologiche.
Le nostre città sono cresciute, ma meno delle altre.
Sentiamo forte il peso del nostro passato e non
abbiamo ancora i piedi dentro al futuro. Nessuna forza politica è
stata capace di fare scelte in grado di cambiare il destino della
Sicilia. C’è ancora la pressione della criminalità, tutta la
materia degli appalti pubblici è ancora governata dalla mafia. La
legalità si ripropone come una precondizione irrinunciabile per
lo sviluppo.
Nessun giovane ha accesso al mondo del lavoro
attraverso un rapporto a tempo indeterminato. Nel nostro
"no" alle deleghe su articolo 18 e pensioni c’è anche
un "no" al disimpegno dello Stato sul Mezzogiorno.
|
|
|
|
|
|
|
Fulvio Fammoni
|
|
Segretario generale Slc Cgil
|
|
|
|
Quando un Governo arriva a perseguire strategie
chiare di indebolimento del servizio pubblico televisivo a favore
del concorrente, a querelare il presidente della Rai per il fatto
di aver lanciato questo allarme, significa proprio che siamo in un’Italietta:
la destra che ci governa è un problema per noi e per l’Europa.
Cisl e Uil, però, ci hanno detto di non fare
politica e di occuparci del merito. Fermiamoci al merito, allora,
e prendiamo l’articolo 18. E’ chiaro: vogliono riscrivere in
senso individualista il diritto del lavoro, con uno spirito "neothatcherista"
che rovescia la rappresentanza sociale e riduce la contrattazione
a un rapporto tra l’azienda e il singolo lavoratore. Il valore
sociale del lavoro viene messo in discussione, e il concetto di
sindacato si avvicina al modello corporativo. Lo sciopero
generale, in questo scenario, diventa per il sindacato una scelta
inevitabile.
Al centro di questo Congresso abbiamo i
diritti. E’ il tema più attuale, a livello mondiale, del resto
non è un caso se abbiamo assistito alla nascita dei no-global e
del grande dibattito sull’eticità della globalizzazione.
Dobbiamo mettere in discussione l’essenza del pensiero
liberista, la supremazia dell’economia sulla politica. Il Pil
non può essere l’unico indice di benessere. Servono politiche
redistributive, lo sviluppo deve partire dal rilancio dei consumi,
la qualità è il vero fattore competitivo.
Esattamente l’opposto di quanto fanno imprese
e Governo: blocco degli investimenti, cessioni di rami d’azienda
e altre scelte simili sul versante privato, misure di politica
economica inefficaci, fisco penalizzate per i redditi più bassi e
precarizzazione del lavoro nelle scelte dell’esecutivo. Questo
scatena un grande conflitto distributivo. Ma è evidente che si
tratta solo del primo atto: le scelte di politica fiscale aprono
prospettive inquietanti, azzereranno gli interventi a sostegno
dello sviluppo e non potranno che innescare una devastante
riduzione del welfare, di cui abbiamo già i primi segnali nella
scuola e nella sanità.
Lo stralcio dell’articolo 18 è la condizione
essenziale per trattare con un Governo che cerca di dividerci per
attaccare i diritti e punta a un doppio regime sociale. Abbiamo il
dovere di tutelare i nostri iscritti, ma per farlo nel migliore
dei modi dobbiamo anche pretendere regole che ci consentano di
verificare la nostra rappresentanza. Per questo motivo sostengo
che le posizioni della Cisl allontanano la ripresa del dialogo
sull’unità. All’individualismo non si risponde solo con l’organizzazione,
ma cercando strumenti nuovi di partecipazione e democrazia.
|
|
|
|
|
|
|
Nicola Nicolosi
|
|
Segreteria Cgil Lombardia
|
|
|
|
"La Cgil, in questi anni, ha sposato la
politica liberista per motivazioni legate al risanamento economico
del Paese e al raggiungimento dell’obiettivo dell’euro.
Tuttavia queste politiche hanno impoverito le lavoratrici e i
lavoratori, vale a dire i soggetti ai quali noi ci
riferiamo"- ha esordito Nicola Nicolosi, della Segreteria
della Cgil Lombardia- "lasciando che passasse l’idea che la
società potesse essere governata dal mercato e che, al centro
dell’interesse collettivo generale dovesse esserci l’impresa e
non la persona umana".
"Valorizzando il lavoro, noi vogliamo
capovolgere questa impostazione e mettere in discussione la
cultura liberista e la centralità dell’impresa, costruendo
così un progetto nel quale la politica possa tornare a governare
i processi economici, la società, il welfare, affermando i
principi di giustizia e di equità".
Nicolosi ha poi sottolineato come la politica
del Governo Berlusconi vada nettamente nella direzione di un’idea
di uno Stato che non sia più centro di mediazione sociale, come
è avvenuto negli ultimi cinquant’anni. "Per questo
dobbiamo recuperare appieno il valore dell’articolo 3 della
Costituzione, che assegna allo Stato il compito di rimuovere le
cause della discriminazione e dell’iniquità sociale"-ha
detto Nicolosi-"proprio quel principio che Berlusconi vuole
cancellare".
Nicolosi ha poi dedicato una parte del proprio
intervento all’unità della Cgil, sottolineando che "le
diversità emerse nei congressi di base, pur nell’accesa
polemica, hanno consentito di costruire percorsi comuni e di
produrre documenti unitari nei congressi delle Camere del lavoro,
regionali e nazionali di categoria, che sono senz’altro un
viatico importante per la conclusione unitaria anche di questo
nostro Congresso".
|
|
|
|
|
|
|
Valeria Fedeli
|
|
Segretaria generale Filtea
|
|
|
|
Viviamo in un mondo
lacerato da ingiustizie e violazioni diffuse dei diritti. Non
possiamo rimuovere quanto sta accadendo, dobbiamo agire, misurarci
con un alto impegno sociale e politico.
Il filo rosso della nostra storia è un
intreccio di tre parole: lavoro, diritti, libertà. Questi i
grandi ideali per i quali vale la pena di spenderci e di batterci.
Il lavoro, frutto di lotte durissime: abbiamo l’obbligo di
capirne le trasformazioni e di governarne le ricadute sociali,
perché è la ragione stessa del nostro esistere. I diritti,
invece, sono la nostra bussola: su questo terreno si dimostra di
non essere corporativi, di saper coniugare cioè i diritti sul
lavoro con i diritti collettivi. Sui diritti, quindi, non si
tratta. Come non si tratta sulla libertà, conquistata e difesa
dalle generazioni che ci hanno preceduto, un valore che ci ha
plasmato come persone e che la destra ha impropriamente preso a
vessillo. Quella bandiera è sempre stata la nostra bandiera,
dalle lotte dell’Ottocento alle Resistenza, fino alle conquiste
del movimento delle donne.
Ma c’è una sfida nuova su cui mi voglio
soffermare, che dobbiamo scegliere come asse fondamentale del
nostro lavoro: la costruzione dell’Europa. Dopo aver voluto e
conquistato l’unità monetaria, battiamoci ora per l’allargamento
a est e per l’unità politica, tenendo presente che senza quest’ultima
si indebolisce anche quella monetaria. Servono obiettivi,
modalità e tempi certi per la cessione progressiva a centri
sovranazionali delle funzioni che ora spettano a ogni singolo
Stato. La Carta dei Diritti sancita a Nizza, inoltre, ha un valore
fondamentale, perché detta i parametri di riferimento anche per
un sistema più avanzato di governo della globalizzazione. Spetta
anche il sindacato – Cgil, Cisl e Uil dei tessili si stanno già
muovendo in tal senso – di fare scelte europee, cedendo
"quote" di contrattazione a strutture sovranazionali.
Se vogliamo essere uniti in Europa, però, non
possiamo dividerci in Italia, nonostante le diversità di
impostazione emerse anche qui a Rimini. Davanti all’offensiva di
Berlusconi serve un sindacato unito: la compattezza è
indispensabile per vincere la sfida con il Governo. E il
"termometro" per misurare il grado di compattezza non
può che essere l’autonomia: la Cgil ne ha dato ampia prova,
battendosi per ragioni di merito. Su queste abbiamo cercato
accordi, indipendentemente dalla collocazione politica delle
controparti. E lo sciopero generale è uno degli strumenti per
raggiungerli
|
|
|
|
|
|
|
Raffaele Minelli
|
|
Segretario generale Spi Cgil
|
|
|
|
"C’è nel Paese una consapevolezza alta
sulla gravità dell’attacco ai diritti portato dal governo, che
diventa più forte sulla questione dell’articolo 18, già al
centro di un referendum sul quale gli italiani si sono già
espressi". Lo ha detto il segretario generale dello Spi,
Raffaele Minelli intervenendo ai lavori del XIV congresso della
Cgil.
"La consapevolezza – ha aggiunto Minelli
– diventa meno diffusa sui pericoli che comporta l’azione del
governo in tema di diritti sociali e di cittadinanza, non solo
attraverso lo strumento delle deleghe, ma anche con la cosiddetta
manovra dei cento giorni e la Finanziaria. Sono interventi che
mirano a nascondere la rimessa in discussione delle politiche
redistributive e che non riusciranno a contrastare la povertà, ma
solo ad allargare i divari.
"Si interviene – ha precisato Minelli
– su quella parte di disagio sociale che eravamo riusciti a
difendere. Va avanti un attacco alla previdenza pubblica e non è
facile, per la gente, comprenderne la configurazione in quanto c’è
da parte del governo tanta demagogia, come dimostra la vicenda
dell’aumento delle pensioni minime".
"Sul terreno socio-sanitario – ha
aggiunto Minelli – la legge sull’assistenza è stata dirottata
su un binario morto. Le Regioni intervengono nel più completo
disinteresse di quella legge. In particolare, per ciò che
riguarda la sanità, non siamo più tutti uguali: quindi quello
dell’uguaglianza deve diventare il grande tema da mettere in
campo".
"Occorre – secondo Minelli – allargare
l’area della nostra mobilitazione, rafforzando sul territorio la
nostra presenza. L’insediamento sociale della Cgil deve
continuare ad andare avanti e tornare ad essere l’elemento guida
di controllo sociale, in una strategia fatta anche di alleanze con
gli enti locali. Dovremo essere noi a stimolare un effettivo
avvicinamento della pubblica amministrazione al cittadino. Un
obiettivo che non è nelle intenzioni del governo".
"Maroni – ha concluso Minelli – sta da
una parte sola, sta dalla parte della Confindustria e non
garantisce un ruolo di equilibrio tra le rappresentanze sociali
del nostro Paese".
|
|
|
|
|
|
|
Wioletta Sardyko
|
|
Segretaria Filcams Campania
|
|
|
|
"Sono polacca e vivo in Italia da 8 anni.
Sono venuta guidata dalla curiosità, volendo conoscere da vicino
la vera Italia. Per questo motivo ho scelto di vivere e lavorare
qui. Questa mia scelta di vita mi ha consentito di affrontare
tutti i problemi che vivono la maggior parte dei lavoratori
immigrati". Così ha esordito Wioletta Sardyko, segretaria
della Filcams Cgil Campania, intervenendo al congresso.
"Io – ha precisato Sardyko - sono una
lavoratrice straniera che è stata eletta dai lavoratori della
Filcams di Napoli negli organismi di questa categoria. E’ vero,
sono immigrata, ma i lavoratori mi hanno votato come segretaria di
tutta la categoria. Voglio fare da ponte tra due mondi diversi,
che inizialmente sembrano lontani ma che hanno in comune molti
problemi, soprattutto di lavoro. Nel ruolo che mi è stato
affidato nella segreteria della Filcams Campania cercherò di
portare la doppia esperienza di lavoratrice e di immigrata".
"La partecipazione alla vita sindacale da
parte dei lavoratori immigrati – ha continuato Sardyko - sarà
sempre più forte. Per questo la Cgil deve prestare sempre più
attenzione alla nostra presenza. Abbiamo lavorato con iniziative
legate anche ai problemi diversi del mondo dell’immigrazione: ci
siamo occupati della tratta delle donne attraverso specifici
convegni, abbiamo organizzato iniziative anche legali al fine di
offrire a tutti informazioni adeguate, stiamo organizzando
iniziative dedicate al lavoro domestico, proprio perché questo è
uno dei settori in cui è presente il maggior numero di lavoratori
stranieri".
"Come immigrata – ha continuato Sardyko
- io so che nei settori che la Filcams cura, ci sono tanti
lavoratori stranieri, che non sempre sono visibili e che spesso
sono proprio la parte più sfruttata. La Cgil deve essere il punto
di riferimento di questi lavoratori. Le categorie debbono parlare,
contrattare per i lavoratori immigrati".
"Ho apprezzato moltissimo l’intervento
del compagno Cofferati perché anch’io – ha concluso - credo
che sia in atto un attacco feroce sui diritti fondamentali delle
persona, partendo dalla legge Bossi – Fini, dall’articolo 18
alla scuola, che prescindono dalla provenienza geografica, dalla
religione o dal colore della pelle. Vorrei che noi immigrati ci
potessimo sentire parte integrante dell’organizzazione. Sono
convinta che questo mio appello sarà raccolto da voi tutti".
|
|
|
|
|
|
|
Antonio Crispi
|
|
Segretario generale Cgil Campania
|
|
|
|
"Lo sciopero generale non è stato ancora
proclamato, per ora è solo un’ipotesi di percorso possibile,
che sta di fronte a noi e che l’atteggiamento del governo può
innescare. Pezzotta, quindi, non può venire qui e considerarci
soggetto politico e non sindacale". E’ quanto ha affermato
il segretario generale della Cgil Campania, Antonio Crispi.
"Il leader della Cisl – ha sottolineato Crispi - dice che
questa non è una democrazia malata. Ma nel momento in cui si
negano i diritti, si separano le generazioni, si cerca di creare
rapporti unitari non basati sulle regole, credo che non sia
sufficiente l’unità che ci regala Berlusconi. Le indicazioni
della piazza, il protagonismo dei lavoratori ci dicono che i
lavoratori hanno bisogno di un percorso unitario più
concreto".
"Occorre portare avanti le importanti
iniziative che abbiamo avviato per il Mezzogiorno. Un Mezzogiorno
che non chiede più di essere assistito, ma che sta lavorando
sulla ricerca, sulla formazione.
"Se è questo il governo che abbiamo di
fronte, contro l’Europa e contro i diritti – si è chiesto
Crispi - come fa la Cisl a non vedere i sintomi di una malattia
grave per la democrazia italiana?"
"Credo che, proprio per queste motivazioni
– ha concluso Crispi - la proposta di Cofferati di chiudere il
congresso, così come abbiamo fatto anche noi in Campania, in
termini unitari, acquisti oggi un valore più alto. Noi dobbiamo
essere più uniti, per fare più forte la Cgil e rivendicare con
più forza i diritti dei lavoratori, i diritti di cittadinanza,
lavorare unitariamente per la coesione sociale. Essere più uniti
per dimostrare, anche a Cisl e Uil, che attraverso l’unità, lo
stare insieme si può effettivamente sconfiggere il disegno del
governo ed estendere i diritti".
|
|
|
|
|
|
|
Franco Martini
|
|
Segretario generale Fillea
|
|
|
|
"Noi, sindacato e Cgil in particolare, conservatori? Non c’è
dubbio: le critiche fanno bene ma sarebbe un errore, anche per la
sinistra, credere che noi siamo semplicemente così". Franco
Martini, segretario generale Fillea, risponde così alle accuse di
conservatorismo mosse da più parti in questi ultimi tempi al
sindacato e alla Cgil in particolare. Una risposta che prende
spunto dall’esperienza di un settore, l’edilizia, reduce da
pochi giorni dal rinnovo del contratto nazionale di lavoro dove
molte novità sono state introdotte. Un rinnovo contrattuale nuovo
perché anzitutto muove "da un no secco alla scelta del
mattone come via maestra, indicata dal centrodestra, per lo
sviluppo". Eppure , ha rimarcato Martini "si poteva dire
di sì a questa scelta che però per noi rappresenta la
conservazione . Come Fillea abbiamo detto che le infrastrutture
non possono attraversare il Paese senza garantire un effettivo
sviluppo". Quest’ultimo, ha precisato il sindacalista,
" non è solo costruire ma anche ricostruire, valorizzare il
patrimonio architettonico: questo significa guardare al
futuro". Immediato il riferimento ai ‘mali cronici’ del
settore come lavoro nero, caporalato e ricorso al subappalto.
"Questo significa volgere lo sguardo al futuro – ha
commentato Martini – . Così vale anche per la difesa delle
leggi buone".
Un pensiero infine Martini ha rivolto alla
flessibilità. "Abbiamo condiviso con gli imprenditori – ha
detto il segretario della Fillea – l’applicazione del lavoro
temporaneo nell’edilizia a condizione che siano rispettati i
diritti fondamentali per evitare che tutto si riduca ad un
semplice taglio dei costi". E ancora: "Nel nuovo
contratto – ha aggiunto – parliamo di flessibilità tutelata
ma, soprattutto, di formazione come strumento contro la
precarizzazione". Inoltre "nel difendere i due livelli
di contrattazione si è salvaguardato un contratto nazionale per
circa un milione di lavoratori la maggior parte dei quali
dipendenti in imprese polverizzate". Infine Martini ha
sottolineato l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro,
un problema particolarmente avvertito in edilizia dove spesso si
contano infortuni, molti dei quali mortali.
Da ultimo, una battuta sull’ipotesi dello
sciopero generale. "E’ un’ipotesi all’interno di un
programma di iniziative sindacali – ha concluso – è la
coerenza dei contenuti della battaglia che stiamo portando
avanti".
|
|
|
|
|
|
|
Pietro Mercandelli
|
|
Presidente nazionale Anmil (Associazione
Nazionale mutilati ed invalidi del lavoro)
|
|
|
|
Presente ai lavori del XIV congresso della Cgil
a Rimini, Pietro Mercandelli, presidente Nazionale ANMIL, ha
voluto rilasciare la seguente dichiarazione: " desidero
sottolineare il rapporto di estrema collaborazione tra la mia
associazione e l'ufficio handicap della CGIL nell'applicazione
della legge 68 ( legge sulla ricollocazione al lavoro dei soggetti
disabili).
La mia Categoria , che tutela 450.000
lavoratori disabili e ne rappresenta 1.200.000, è fortemente
preoccupata per la posizione assunta dal Governo in merito alla
sospensione dell'art. 18, sospensione che metterebbe in pericolo i
posti di lavoro delle categorie più deboli e per la posizione di
Confindustria che prevede l'abolizione delle quote di riserva per
le assunzioni di disabili legge 68.
Siamo uniti al sindacato in questa lotta e
auspichiamo che vi sia una unità di intenti per quanto riguarla
la battaglia sul'art. 18 ed una unità sindacale che rappresenta
un baluardo contro le posizioni liberiste del Governo".
|
|
|
|
|
|
|
Ferruccio Danini
|
|
Pres. Comitato Direttivo Cgil Nazionale
|
|
|
|
Ferruccio Danini ha
ricordato alcune posizioni contenute nella relazione introduttiva:
"l’apertura attuale al movimento no Global, che ci ha visti
divisi a Genova, mi sembra un passo importante; lo stesso tema che
riguarda la guerra e il no all’allargamento del conflitto; la
richiesta del ritiro del contingente italiano con compiti di
intervento militare; la posizione sulla questione palestinese e
sul ruolo autonomo ed attivo dell’Europa al fine di bilanciare
le posizioni dell’amministrazione americana di Bush utilizzate
dall’ala più oltranzista del governo israeliano."
Quindi ha proseguito: "L’obiettivo che
abbiamo di fronte in questo congresso è quello di definire una
nuova proposta politica e sindacale. Siamo in presenza di un
tentativo grave di regressione sul versante dei diritti e delle
stesse prerogative democratiche: uno stato grave dei rapporti
sociali. Questa situazione permette ad esempio un intervento del
santo Pontefice che nei giorni scorsi sul divorzio ha invitato
alla disobbedienza civile gli avvocati ed i giudici. Si tratta di
un grave intervento rispetto all laicità dello Stato. Danini,
dopo avere ricordato come padronato e Confindustria abbiano
lanciato un vero e proprio attacco al sindacato, ha proseguito:
"Il Governo Berlusconi ha trasformato questi intendimenti in
programma di Governo e atti legislativi. Scelte non contingenti,
né temporanee. Si tratta di una miscela tra liberismo e
populismo, che punta decisamente a modificare decisamente le
condizioni materiali dei lavoratori, dei pensionati, dei cittadini
e dei pensionati". Quindi Danini ha ricordato il collegamento
tra queste scelte e le politiche internazionali del Governo,
aggiungendo: "per sconfiggere questo disegno è necessaria
una dura lotta".
Riprendere la battaglia per la riduzione degli
orari di lavoro, riprendere la questione del contratto dei
metalmeccanici, la necessità quindi di rilanciare la nostra
iniziativa: ecco come Danini vede quello che occorre dispiegare
oggi e nelle prossime settimane. "L’attacco non riguarda
solo il lavoro dipendente, la decontribuzione previdenziale, le
scelte sul versante fiscale, colpiscono direttamente il mondo dei
pensionati. L’accentuazione di forme di precarizzazione del
mondo del lavoro, le scelte presenti nel libro bianco colpiscono
direttamente i lavoratori ed i giovani’’.
Dopo aver parlato dei rischi del federalismo
inteso alla maniera del Governo, Ferruccio Danini ha detto:
"Occorre voltare pagina, cambiare rotta. Abbiamo di fronte
una situazione complessa e difficile. La risposta che ha dato ieri
Pezzotta è di chiusura. Queste settimane abbiamo realizzato
grandi mobilitazioni, ma il nostro obiettivo è costringere il
Governo a ritirare le deleghe. Non siamo un’organizzazione a
responsabilità limitata".
Danini ha quindi concluso: "Oggi esistono
tutte le condizioni per una conclusione unitaria del nostro
congresso, una conclusione che non annulla le differenze che ci
sono tra noi".
|
|
|
|
|
|
|
Aitanga Gilardi
|
|
Resp. ufficio Pari Opportunità Cgil
|
|
|
|
"Mi pare importante in questo momento
riprendere la parola come donne e dare visibilità concreta ai
guasti, ai danni che questo Governo fa in tema di libertà, per
noi e per tutte le donne del mondo che subiscono
ingiustizie." Aitanga Giraldi, responsabile Ufficio Nazionale
Pari Opportunità Cgil, ha aperto così il suo intervento al
Congresso sottolineando che è oggi necessario "aprire un
dialogo con il movimento, con le donne italiane dei partiti e di
Cisl e Uil per svelare gli inganni del programma elettorale del
Polo delle libertà e dimostrare come la politica di questo
Governo sia nemica delle pari opportunità". Come donne della
Cgil, ha detto Giraldi, "abbiamo capito il valore sociale del
lavoro femminile che non è più qualcosa di aggiuntivo ma una
parte fondante del nostro essere. Da qui dobbiamo partire per
vedere come coniugare il lavoro pagato con quello di cura che non
può essere solo appannaggio delle donne". Quindi ha
giudicato "inquietanti" le proposte del Governo perché
propongono "arretramenti culturali incredibili". Giraldi
punta quindi il dito sul Libro bianco del ministro Maroni dove per
le donne ci sono proposte di lavoro dequalificato. "Si offre
solo lavoro precario. Noi siamo contrarie. E’ evidente che
per le donne il contratto individuale vuol dire prendersi una
grande fregatura. Inoltre c’è un capitolo sulle pari
opportunità, pericolosissimo. Si mettono insieme donne,
immigrati, anziani, disabili e si propongono ancora forme di
flessibilità conciliabili per le donne sposate. E’ sbagliato,
non possiamo accettarlo. E viene riproposta l’idea che il lavoro
pagato è qualcosa di più per le donne". Quindi Aitanga
Giraldi ha toccato il tema dell’embrione. "Cosa è questo
attacco alla 194 e ai consultori ? Se passa l’idea che
l’embrione è una persona , allora l’aborto volontario è un
omicidio. Vogliamo tornare indietro? Nessuna donna usa l’aborto
come prevenzione".
Ha quindi concluso con "l’impegno, come
donne, di acquisire la norma antidiscriminatoria di almeno il 40%
per ogni sesso. Sono ottimista, credo che usciremo con nuovi
organismi della Cgil con queste quote".
|
|
|
|
|
|
|
Claudio Sabattini
|
|
Segretario generale Fiom
|
|
|
|
"Noi chiediamo lo sciopero generale
unitario contro le deleghe legislative chieste dal governo
Berlusconi sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla
decontribuzione previdenziale." Lo ha detto Claudio Sabattini,
segretario generale della Fiom, nella parte conclusiva del suo
intervento al XIV Congresso della Cgil in corso a Rimini. "Ma
se questo sciopero non sarà proclamato unitariamente da Cgil,
Cisl e Uil, la Cgil deve comunque permettere ai lavoratori
italiani di rispondere al Governo per mezzo di uno sciopero
generale indetto dalla stessa Cgil."
Sabattini aveva esordito affermando che
"la relazione sapiente del compagno Cofferati ha posto a
questo Congresso un quesito fondamentale". Un quesito che,
per il leader della Fiom, riguarda "non solo noi e gli altri
sindacati", ma "il quadro complessivo della sinistra
italiana".
"Cofferati – ha ricordato Sabattini –
ha proposto a Cisl e Uil di rispondere all’iniziativa politica
condotta dal governo Berlusconi su tutta la materia sindacale con
uno sciopero generale. A questa proposta, la stessa Cisl e la
stessa Uil hanno dato ieri una risposta incomprensibile." In
particolare, ha osservato ancora Sabattini, "il segretario
generale della Cisl, Pezzotta, ha parlato di ‘inopportunità’
dello sciopero generale. Forse perchè sull’art. 18, sull’arbitrato
e su altre questioni è già successo qualcosa nei rapporti col
Governo? Forse perché questi problemi sono già stati in qualche
modo risolti?".,"Se così fosse – ha incalzato
Sabattini – valeva la Pena che Pezzotta ce lo avesse detto. Ma
se così non è, quello che serve è un’iniziativa generale di
lotta."
Infatti, secondo Sabattini, "stiamo
vivendo un momento eccezionale della storia italiana".
Eccezionale perché non ci troviamo solo di fronte a un gruppo di
pesanti iniziative governative su tutta la materia relativa alle
questioni sindacali e del lavoro. Il punto, per Sabattini, è che
il governo Berlusconi vuole realizzare quella che ha definito come
una "svolta americana". Infatti, "Berlusconi
rifiuta l’Europa e pensa che il modello Usa sia quello
fondamentale cui riferirsi."
In questo progetto politico, l’Italia viene
concepita come "una testa di ponte attraverso cui far
penetrare il modello sociale americano nel nostro continente"
avendo di mira quei paesi, "come la Francia e la Germania,
che difendono il modello sociale europeo."
In quest’ambito, il governo Berlusconi si
propone di "ridurre il lavoro a merce, spogliandolo di
qualsiasi diritto e di qualsiasi autonomia, e liquidando una
storia sociale lunga 100 anni".
Ma togliere autonomia al lavoro significa minare alla base l’esistenza
stessa della democrazia. Ed è appunto tenendo presente questo
quadro di ragionamento che si può comprendere quale sia la vera
natura del dissenso che esiste oggi tra Cgil e Cisl e Uil.
Per Sabattini, infatti, questa differenza non
è "una mera differenza strategica di natura sindacale: è
una differenza relativa alla questione della democrazia."
"Per la Fiom - ha aggiunto Sabattini - i diritti dei
lavoratori appartengono a tutte le lavoratrici e a tutti i
lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano iscritti o meno
al sindacato."
"Ed è questo – ha concluso Sabattini -
quello che ci giochiamo oggi: se agiamo in modo tale da far sì
che le lavoratrici e i lavoratori abbiano ancora fiducia nella
Cgil considerata quale un sindacato che permette loro di decidere,
ovvero di avere l’ultima parola sulle questioni che li
riguardano direttamente in quanto persone che vivono del proprio
lavoro."
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Alida Lepretti
|
|
Segr. gen. Spi/Cgil Forlì
|
|
|
|
Dopo avere ricordato che sono stati oltre
cinquantamila i pensionati coinvolti nel dibattito congressuale
nella provincia di Forlì, Alida Lepretti ha detto: "occorre
realizzare una forte presenza del sindacato confederale sul
territorio, che unisca sugli obiettivi fondanti del sindacato, del
programma e della nuova stagione dei diritti. Ciò significa che
alla Cgil compete la responsabilità della rappresentanza sociale
nella realizzazione del progetto equilibrato fra sviluppo economico,
produttivo e qualità sociale.
La Cgil non è una identità astratta, è un
insieme di categorie e deve essere politicamente assunta da ognuno.
Questi percorsi sono stati disegnati in contesti diversi rispetto ad
oggi, ma credo che il cambiamento debba rendere più decisa la
nostra volontà".
Lepretti ha proseguito ricordando l’identità
del sindacato pensionati italiani, la grande forza che rappresenta
ed il valore culturale che rappresenta. Quindi ha detto: "Non
ritengo che sia questo Governo a poter dare lezioni di indipendenza
e di autonomia a noi, un Governo che ha speso molte promesse che poi
non ha mantenuto e che mette a rischio di peggioramento la vita di
tante persone. Il progetto espresso dal Governo di dentro destra è
di ridurre massicciamente la spesa pubblica, introducendo il mercato
senza vincoli, anche in questo campo. Questo vuol dire scardinare e
demolire lo stato sociale di questo Paese. In questo modo tocca le
condizioni di tutti i lavoratori, pensionati e cittadini,
penalizzando in particolare e fortemente le fasce più deboli di
questa società. Questo Governo propone contributi previdenziali
più bassi per i nuovi assunti, facendo un ulteriore regalo all’impresa,
sapendo che questo non vuole dire pensioni più basse per i giovani
un domani. Vuole dire anche rischi reali per le pensioni per chi è
in pensione oggi. Si propongono tagli alle prestazioni sanitarie, si
congela la realizzazione della riforma dell’assistenza, si
riducono i trasferimenti agli enti locali: atti concreti che fanno
saltare le coperture sociali per i lavoratori e per i
pensionati".
La segretaria dello Spi-Cgil forlivese ha quindi
ribadito il bisogno di mobilitazione e di lotta per ottenere i
risultati che sono necessari. I sindacati dei pensionati – ha
ricordato Lepretti - hanno sempre portato un grande contributo alle
lotte, così sarà anche per il futuro: "lavoreremo, insieme,
per recuperare con forza un rapporto e recuperare soprattutto l’unità".
|
|
|
|
|
|
|
Laimer Armuzzi
|
|
Segr. gen. Funzione Pubblica Cgil
|
|
|
|
"Non si preoccupino quelli che temono che,
dopo aver conquistato l'accordo quadro del pubblico impiego e
sospeso, di conseguenza, lo sciopero già dichiarato per il 15 di
febbraio, possiamo essere tentati di far venir meno la
partecipazione dei nostri lavoratori alla vertenza generale sul
lavoro, sulle pensioni e sul fisco. Non sarà così."
Laimer Armuzzi, segretario generale della
Funzione Pubblica, nel corso del suo intervento ha ribadito
ripetutamente che i lavoratori e le lavoratrici della funzione
pubblica non smobiliteranno. Al contrario, la mobilitazione andrà
avanti fino ed oltre l'eventuale proclamazione dello sciopero
generale. Andrà avanti perchè anche quei 3 milioni di lavoratori
del pubblico impiego sono coinvolti, quanto gli altri, nella lotta
per la tutela dei diritti e della dignità di chi lavora. Andrà
avanti sulla lotta per ottenere lo stralcio della delega delle norme
sull'art. 18 e sull'arbitrato, la cancellazione della contribuzione
per i nuovi assunti e per sconfiggere il progetto di ridurre a due
le aliquote fiscali.
Parlando dell’accordo sottoscritto, Armuzzi ha
sottolineato l'importanza dei risultati ottenuti , ci sono aumenti
del 5,56% ‘’che coprono integralmente quanto era stato calcolato
nella piattaforma per far fronte al differenziale di inflazione ed
alla inflazione programmata e si ribadisce in toto lo schema del
luglio ' 93, riportando nell'alveo della contrattazione collettiva
materie e tematiche che il Governo aveva cercato di trasferire sotto
l'ombrello dell'intervento legislativo’’.
" La tutela del modello contrattuale, ha
precisato il segretario della F.P., è un risultato che non riguarda
solo i lavoratori a cui l'accordo sottoscritto si rivolge ma ha una
valenza generale, sia per i lavoratori del pubblico che del privato
e quindi, anche sulla base di questa intesa sarà possibile
inchiodare il Governo alle proprie responsabilità"
Il segretario della F.P. ha rivendicato il
primato ed il consenso ottenuti nelle recenti elezioni delle Rsu ed
ha ribadito che è nei posti di lavoro che il suo sindacato intende
riprendere e rilanciare il necessario rapporto unitario ‘’tenendo
ferma la barra sulle questioni di merito, con la piena
disponibilità al dialogo con i delegati di Cisl e Uil, perchè è
dal basso che si fonda l'unità, è dal basso che si cementa’’.
|
|
|
|
|
|
|
Stefano Bianchi
|
|
Segr. gen. Cgil Lazio
|
|
|
|
La conclusione del forum di Porto Alegre ci
mostra quanto sia cresciuto il movimento dei no-global, che è stato
capace di selezionare i suoi obiettivi e di compattarsi attorno ad
essi. A quella crescita non è stato estraneo il sindacato, che a
Genova si rese disponibile a un confronto sui contenuti, pur con l’indispensabile
discriminante della non-violenza. Adesso abbiamo l’opportunità di
stabilire obiettivi e anche di definire piattaforme comuni. E’ un
clima di grande fermento: non è un caso se 100.000 persone
rispondono all’appello degli intellettuali e scendono in piazza
contro il disegno di legge Bossi-Fini, se in 10.000 i mobilitano per
la giustizia, se i nostri scioperi di gennaio vedono una grandissima
adesione. C’è un grande laboratorio sociale che offre le
condizioni per una nuova sinistra. Attenti alle semplificazioni,
però. Non identifichiamo la sinistra con la Cgil, il sindacato
resta solo il sindacato. Fosse diversamente, la sua capacità di
rappresentanza ne subirebbe un danno.
E’ una capacità di rappresentanza, peraltro,
che deve esplorare nuovi territori, come stiamo cercando di fare in
Lazio, dove assieme a Cisl e Uil abbiamo presentato una piattaforma
per il call-center dell’Atesia, dove su 5.000 lavoratori solo 50
sono a tempo indeterminato. Sui nuovi strumenti contrattuali,
francamente, mi sembra che la nostra organizzazione marchi un
limite.
Anche le diffidenze reciproche con Cisl e Uil
hanno impedito passi in avanti. Ferma restando l’inviolabilità
del contratto nazionale, abbiamo bisogno di nuovi strumenti di
contrattazione collettiva decentrata. Sono richieste che fanno anche
le imprese capaci di competere sulla qualità. Al di là delle
diffidenze, però, dobbiamo accettare la sfida di Pezzotta, anche se
molte proposte Cisl sono provocatorie. Se abbiamo di fronte la
grande responsabilità della ricomposizione unitaria della Cgil, è
indispensabile anche evitare di rompere l’unità ritrovata con la
Cisl e la Uil. Il Lazio porta l’esempio di un rapporto coeso tra
le sigle sindacali, che ci ha permesso di realizzare piattaforme
unitarie e di organizzare un grande sciopero. Gli stessi accordi
separati che erano stati firmati sono rientrati.
Ma Cisl e Uil devono stare ai patti. Non è tanto
la loro freddezza sullo sciopero a preoccupare, quanto il silenzio
reticente sulla richiesta di stralcio sull’articolo 18, perché
abbiamo il dovere di rispettare un impegno che abbiamo preso con i
lavoratori e i pensionati. Se necessario arrivando allo sciopero
generale.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Aurora Ferraro
|
|
Segretaria della CdL di Ancona
|
|
|
|
Sciopero generale, mercato del lavoro, nuova strategia del
sindacato, sono questi i punti che hanno caratterizzato l’intervento
di Aurora Ferraro. "Se non ora, quando?", si è chiesta in
apertura, riferendosi alla eventualità di uno sciopero generale.
"Se non ora quando?, è la domanda che rivolge ad Angeletti e a
Pezzotta, "il quale dicendo che non si devono far cadere i
governi dimentica che stavolta è in gioco non solo il merito ma le
regole".
Ci sono segnali – afferma la sindacalista- di una "deriva
reazionaria", "segnali manifestatisi a Genova, ma anche
con l’attacco all’autonomia della Magistratura, con l’irrisione
del problema del conflitto di interessi, con le corsie preferenziali
giudiziarie per gli ‘amici’"; e un segnale minaccioso per
la democrazia è anche il ricorso indiscriminato alle deleghe che
esautora il ruolo del Parlamento.
Ma non è solo una questione di regole, il merito sarebbe
sufficiente – secondo Ferraro- a giustificare uno sciopero
generale. Come nel caso del disegno di legge sulla previdenza che
mette a rischio le future pensioni d milioni di cittadini. O nel
caso del fisco, con la sottrazione di enormi risorse al welfare del
futuro. E, infine, il mercato del lavoro "dove si evidenzia la
volontà di annientare i diritti dei lavoratori". Non solo con
le modifiche all’art. 18, ma con la volontà di riscrivere tutto
il diritto del lavoro, di depotenziare il contratto nazionale, di
sminuire il ruolo dei sindacati, trasformandoli in organizzazioni
burocratiche finalizzate ad accompagnare i processi di
ristrutturazione.
Quanto alla flessibilità, "è anche troppa", ed è
troppo alto il tasso di disoccupazione tra i giovani e le donne,
alte le discriminazioni di salario, e nella sua regione, le Marche,
lo sviluppo è fondato sulla scarsa qualità produttiva, su un’altissima
incidenza di sfruttamento e una altrettanto alta percentuale di
incidenti sul lavoro.
Alla fine del suo intervento Aurora Ferraro invoca un cambio di
rotta nella strategia del sindacato; sottolinea il superamento della
concertazione e dell’accordo del 23 luglio perché, rispetto ad
allora, sono cambiate le condizioni. "Oggi conclude abbiamo a
che fare con un governo fascista, xenofobo e razzista e una
Confindustria dove hanno sempre più peso i faccendieri".
|
|
|
|
|
|
|
Luciano Silvestri
|
|
Segr. gen. Cgil Toscana
|
|
|
|
Sono convinto che lo scontro pesante che si è aperto nel paese –
ha affermato Silvestri - non si chiuderà con la finanziaria e che
il confronto su due modelli di società segnerà tutta la
legislatura. Ci siamo assunti un compito assai impegnativo e finora
la nostra arma vincente è stata la coerenza delle posizioni, anche
di fronte alle difficoltà con Cisl e Uil. Dire che la Cgil fa un
uso politico del sindacato significa disegnare una caricatura che la
Cgil certo non merita. E’ vero che le difficoltà palesi di una
sinistra smarrita rendono più incerto il nostro cammino, ma l’art.
18, la finanziaria, il pubblico impiego, la scuola, sono questioni
molto concrete rispetto alle quali esercitiamo pienamente il nostro
ruolo di agente contrattuale.
Riguardo al governo, noi non dimentichiamo la
vicenda Taormina e l’idea pericolosa di giustizia e di attacco
alla magistratura che ha svelato, come non dimentichiamo l’attacco
alla scuola pubblica del ministro Moratti o le leggi sulle
rogatorie, il diritto societario, il falso in bilancio. La nostra
organizzazione, un po’ in solitudine, ha da subito messo in luce i
pericoli del programma dello schieramento politico vincente e ha
saputo collegare in questi mesi capacità negoziale e mobilitazione.
L’accordo sul pubblico impiego non è merce di scambio rispetto
alle partite aperte con l’art.18, la finanziaria, la previdenza,
obiettivi per noi irrinunciabili e dobbiamo ricordarlo a Cisl e Uil.
Con le nostre risposte siamo diventati punto di riferimento per l’insieme
del mondo del lavoro ma anche per tante forze del paese che non
intendono cedere sui diritti e la libertà. La Toscana è terra di
piccole e piccolissime aziende e le piazze si sono riempite di quei
lavoratori che non godono dell’art. 18 ma che hanno chiara la
posta in gioco e l’importanza che riveste anche per la loro
condizione. L’accordo sul pubblico impiego, per i suoi contenuti,
dice che è possibile sconfiggere il governo nel cuore delle sue
intenzioni politiche più profonde, legate strettamente alle scelte
di confindustria, che mirano a smantellare la contrattazione
collettiva che noi vogliamo invece garantire per tutelare i
lavoratori.
Infine sulla democrazia: noi non pensiamo di
essere rappresentativi a prescindere, insistiamo sulla necessità di
definire regole a partire da quelle del pubblico impiego. Il Libro
bianco dice chiaramente che non si procede ad alcun atto legislativo
sulla rappresentanza e che le parti si riconoscono reciprocamente,
con il rischio della nascita di sindacati di comodo, una strada che
conosciamo e che va rigettata con determinazione.
|
|
|
|
|
|
|
Enrico Panini
|
|
Segr. gen. Sns
|
|
|
|
"La scuola non è dei governi ma è un
patrimonio di tutti. Oggi le proposte dell’esecutivo sono
pericolose perché fanno dell’istruzione una semplice merce di
scambio". Enrico Panini, segretario generale del sindacato
nazionale scuola, ribadisce il giudizio negativo della Cgil sull’attuale
proposta governativa, sulla controriforma del ministro Letizia
Moratti e ancora una volta chiede il ritiro della delega per aprire
una discussione. "Viviamo in una società in cui i diritti sono
diventati privilegi – ha detto il sindacalista – e dove si
tolgono le scorte ai giudici che indagano sul presidente del
Consiglio. E’ la stessa società in cui abolire l’obbligo
scolastico è stato paragonato all’eliminazione di un retaggio
ottocentesco. Ma questo è un diritto sancito dalla nostra
Costituzione che merita rispetto. Se cade la responsabilità degli
adulti, ai giovani possiamo solo proporre di arrangiarsi".
Oggi, con le nuove proposte, gli organi interni alla scuola sono i
consigli di amministrazione. "Così la scuola – ha commentato
Panini – diventa un luogo per produrre e garantire merci. Questa
controriforma ci porta indietro di dieci anni’’.
Panini ha quindi ribadito che la Cgil è per una scuola pubblica,
laica, di qualità e per tutti. "Questa legge – ha continuato
il segretario Cgil – è un manifesto demagogico di una destra
reazionaria e illiberale, una legge che aggrava i problemi già
esistenti, a partire dal lavoro minorile".
Un’ultima battuta rivolta alla Cisl: "A me
fa dolore ascoltare Pezzotta che nel suo discorso non ha mai citato
l’articolo 18. Eppure veniamo da una grande mobilitazione. L’unità
si costruisce sul merito. Quanto alla Cgil accusata di far politica,
va detto che il nostro agire parla ai diritti delle persone, solo
tutto insieme il mondo del lavoro è davvero forte".
|
|
|
|
|
|
|
Gigliola Toniollo
|
|
Resp. naz. Ufficio Nuovi Diritti Cgil
|
|
|
|
Maria Gigliola Toniollo, responsabile nazionale
Ufficio Nuovi Diritti Cgil, ha ricordato la vita di alcune persone
"segnate dal pregiudizio e dall’ignoranza, offese da una
stampa superficiale e sensazionalistica, vittime di ipocrite
incongruenze contrattuali e giuridiche" come Safia o i 52 gay
condannati ai lavori forzati dal Governo egiziano.
E ha aggiunto: "ci siamo fortemente
caratterizzati per la scelta di parlare in questi anni di
omosessualità e transessualismo, partendo dalla tutela specifica di
lavoratori e lavoratrici gay, lesbiche e transessuali. Ma non voglio
parlare di questo, ma chiedere una condanna dell’omofobia, dell’inadeguatezza
umana, culturale che perseguita questa, come altre epoche della
storia, una condanna del familismo anti-stato sociale imposto dalle
destre’’.
Toniollo ribadisce l’assoluta necessità dell’articolo
18. "Quale situazione è in realtà più calzante per sostenere
l’articolo 18 di tutte le possibili garanzie per i lavoratori, se
non la subdola discriminazione che si crea verso lavoratori
omosessuali e transessuali?". E poi ricorda il mobbing,
"quale terreno migliore per massacrare le persone?" e la
difficilissima posizione lavorativa di persone "il cui aspetto
fisico non corrisponde al nome che hanno sui documenti per mancanze
e ritardi di legge e che "i nostri Centri Informazione
Disoccupati dovrebbero essere in grado di risolvere ".
L’ambizione oggi degli Uffici Nuovi Diritti non
è però solo quella di tutelare i lavoratori discriminati.
"Noi ci teniamo a rappresentare il simbolo della laicità e
dell’autonomia di uno Stato libero dentro un’organizzazione
grande e condivisa come la Cgil’’.
|
|
|
|
|
|
|
Eduardo Guarino
|
|
Segretario generale Filcea Cgil
|
|
|
|
"Nei momenti difficili della vita di questa
organizzazione e nei passaggi delicati per il nostro Paese, dobbiamo
sempre essere in grado di riflettere sulla nostra storia -ha detto
Eduardo Guarino- esaminando le conquiste ma soprattutto le sconfitte
lontane e quelle recenti, perché è da lì che bisogna partire per
trovare le risposte giuste agli attacchi e alla messa in discussione
dei diritti essenziali".
Guarino ha ricordato, pensando alla celebrazione
del centenario della Filcea, il vecchio motto che un gruppo di
operai chimici di Milano aveva fatto ricamare sulla bandiera:
"da angusta per augusta", che si può tradurre :percorso
lungo strette vie, per raggiungere la vetta, oppure dalle piccole
cose alla grande vetta. Che fare dunque oggi si è chiesto il
sindacalista, "di fronte all’incertezza, alla preoccupazione,
agli attacchi di un Governo che utilizza la propria forza
parlamentare ed elettorale con pericolosa ed inaccettabile
arroganza".
Guarino ha poi affrontato il tema dell’Europa.
"Ha fatto bene Cofferati – ha detto- a valorizzare la nostra
scelta europeista, perché quell’Europa dei diritti di
cittadinanza e del lavoro, può essere una gabbia per il centro
destra".
"Non c’è compatibilità -ha sottolineato
Guarino, tra la linea del Governo e questa Europa".
"In questi ultimi mesi abbiamo risposto
unitariamente a molti attacchi, ora non possiamo -ha sottolineato il
leader dei chimici della Cgil- deludere quei milioni di lavoratori
che ci hanno dato la loro fiducia".
Riferendosi all’unità con Cisl e Uil Guarino
ha aggiunto: "dobbiamo riaprire il confronto senza farci
condizionare da chi vuole tagliare tutti i fili dell’intesa
unitaria. Non possiamo andare dai lavoratori a discutere su chi è a
favore e chi è contro lo sciopero generale. Abbiamo bisogno di un’azione
di lotta che duri nel tempo e costruisca consenso. Un dirigente
sindacale attento sa che lo sciopero generale è un’ipotesi alla
quale si può ricorrere, ma guai ad utilizzarlo come arma impropria,
staccata dagli obiettivi e dai risultati da raggiungere".
|
|
|
|
|
|
|
Ferdinando Pignataro
|
|
Segr. gen. Cgil Calabria
|
|
|
|
Pignataro ha iniziato il suo intervento
sottolineando il grande successo che, anche in Calabria, hanno avuto
gli scioperi generali, "con una grande presenza di migliaia di
giovani lavoratori, di ragazze e ragazzi, di disoccupati, di nuove
categorie che hanno avvertito i pericoli insiti nelle politiche del
Governo di centro-destra, che vogliono affermare un’idea di
società in cui prevalgono gli egoismi e la competitività tra le
persone, diseguale e ingiusta". Parlando del Sud, Pignataro ha
sottolineato "il bisogno di una crescita del reddito e dell’occupazione
a cui ricondurre il programma delle risorse pubbliche e private,
della dotazione infrastrutturale materiale, dell’ampliamento delle
attività economiche di mercato, della localizzazione di nuove
imprese, puntando sulla qualità e sulla competizione alta, facendo
crescere nuove domande sociali e nuove capacità contrattuali".
Ma "l’attacco più grave del Governo sta proprio qui – ha
continuato Pignataro – nel superamento di queste politiche, alla
diminuzione delle risorse, nell’attacco alla programmazione
negoziata, in una logica di scambio tra diritti e un’improbabile
crescita dell’occupazione, che la Cgil meridionale ha rifiutato
con molta coerenza negli anni passati". Il segretario della
Calabria si è chiesto "se tutta la Cgil sia assestata su
queste posizioni", perché "si ha l’impressione che le
questioni del Mezzogiorno vivano in modo marginale e che prevalgano,
anche nelle nostre politiche, culture degli egoismi, con un
abbassamento della tensione etica nella nostra azione". Per
questo, ha affermato Pignataro, "è la Cgil nel suo complesso
che deve respingere una logica di divisione sempre più accentuata
tra un centro-nord che compete e un mezzogiorno assistito, dedito ai
consumi, che non è protagonista delle politiche nazionali e che
rinuncia a cimentarsi con lo sviluppo".
"Non condivido quei compagni – ha detto
Pignataro - che vogliono ‘rinnovare tutto’ per allargare la
platea dei diritti e di chi può esigerli: non si allarga alcuna
platea se non si difendono i diritti acquisiti, se non ci si attesta
sulle conquiste di questi anni. Oltretutto, l’attacco alle
libertà individuali nel Mezzogiorno è reso ancora più forte da
una caduta di tensione istituzionale e politica nella lotta alla
criminalità organizzata, che producono fenomeni di collusione
sempre più tollerati e un vero e proprio processo di legalizzazione
della mafia".
Infine, Pignataro ha concluso dicendo "che
è importante che ci sia stata e ci sia la Cgil in Italia, per molti
mesi unico soggetto in campo contro le politiche della destra e l’omologazione
culturale, garanzia di difesa della democrazia e delle libertà
delle persone e della quale dobbiamo essere orgogliosi".
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Guido Abbadessa
|
|
Segr. gen. Filt Cgil
|
|
|
|
Il sistema dei trasporti è
sottoposto agli effetti della globalizzazione più di ogni altro
settore, processi come il "just in time" e il
decentramento accrescono i volumi di merci movimentate e
naturalmente spingono verso la massima compressione dei costi, dei
salari e dei diritti dei lavoratori. Si rischia di arrivare all’oligopolio,
allo strapotere dei grandi gruppi. Questo processo va contrastato
cercando la globalizzazione dei diritti. L’alternativa è il
nostro inevitabile recesso.
L’obiettivo è la costruzione di
un’Europa politica e sociale, una soluzione forse parziale, ma
sicuramente un fattore importante di modernizzazione e
stabilizzazione. La liberalizzazione dei trasporti è compiuta ed
era indispensabile per la costruzione dell’Unione Europea: non era
possibile opporci a questo processo. Dobbiamo però piantare 4
"pilastri: la priorità della sicurezza; la clausola sociale,
secondo la quale l’impresa che subentra, sia in regime di mercato
che in concessione, deve garantire continuità occupazionale e
contrattuale; una garanzia di reciprocità, per cui in tutti i paesi
membri, presenti e futuri, deve esserci parità di condizioni, per
rendere effettiva la libera circolazione dei lavoratori e delle
imprese; quarto e ultimo paletto, sul terreno fiscale, è il
principio di stabilimento, per cui ogni azienda ha tempo 6 mesi
stabilirsi nello stato dove effettivamente svolge la sua attività.
Jospin ha scritto che l’Europa è un progetto politico, noi siamo
un soggetto che lo costruisce.
Per quanto riguarda le questioni
contrattuali, il Congresso deve esprimere una posizione chiara:
dobbiamo difendere quindi il doppio livello di contrattazione.
Occorre aprire una nuova fase per dare risposte più adeguate, anche
sul piano delle pari opportunità, nella consapevolezza che siamo in
un momento particolarmente difficile. Le scelte del Governo hanno
una matrice peronista: vengono messi in discussione occupazione e
reddito, lo dimostra la minaccia di 5.000 licenziamenti che pendono
sui lavoratori nelle attività di supporto ferroviario.
E’ l’essenza stessa del
sindacato a venir messa in discussione. Ci vogliono ridurre a un
centro erogatore di servizi, non a un organo di rappresentanza
collettiva. Dobbiamo combattere sulle singole questioni di merito,
partendo dal tema dei diritti. Serve quindi un rapporto unitario,
anche se non a tutti i costi. La rinata lotta sindacale è un
segnale importante di risveglio delle coscienze.
|
|
|
|
|
|
|
Agostino Megale
|
|
Direttore Ires
|
|
|
|
Ho pensato che le nostre diversità
vanno superate, per costruire su queste una sintesi più avanzata. L’impostazione
basata sul rilancio dell’unità e sulla "idea-forza" dei
diritti da garantire ai nuovi lavori, indica la strada giusta.
Non dobbiamo parlare solo ai
lavoratori o agli iscritti, ma a tutto il centrosinistra, per
costruire un’alternativa vera. Non possiamo coltivare le
polemiche, continuare a cercare nella casa dell’altro le ragioni
delle nostre difficoltà. E’ giusto rasserenare il clima, cercare
chiarezza di rapporti anche con la sinistra politica, mettere
assieme il meglio della nostra leadership per battere la destra.
Siamo così sicuri di farcela solo se la demonizziamo, dicendo che
Berlusconi sta uccidendo la democrazia? Se fosse così dovremmo
lanciare appelli alla lotta partigiana. Dobbiamo misurarci con le
moderne contraddizioni e sulle sfide che da queste nascono. Le
letture semplificate possono servire al massimo a raccogliere
applausi in questa sala.
In Europa non c’è solo la destra
di Berlusconi, c’è anche quella di Aznar che concerta e discute.
Certo è vero, il Governo punta a dividere il sindacato, e la
sconfitta della Cgil è una delle condizioni per riuscirci. Abbiamo
quindi il dovere di rispondere a chi ci accusa di dire le bugie, che
le bugie le dicono loro: che in 20 anni l’articolo 18 sarà
cancellato; che nel sommerso lavorano 5 milioni di persone e che i
provvedimenti per l’emersione – si parlava di 100.000 miliardi,
poi ridotti a 8.000 nella Finanziaria – non hanno portato
risultati. Facciamo propaganda su questo, facciamo da cassa di
risonanza, piuttosto che parlare di resistenza.
Senz’altro sarà indispensabile
proseguire nella lotta, e unitariamente. Dall’unità non ci si
libera come si fa con una camicia di forza, perché l’unità è la
nostra risorsa indispensabile. Si parte sempre da posizioni diverse:
le mediazioni e il compromesso non ci devono spaventare.
|
|
|
|
|
|
|
Andrea Ranieri
|
|
Segr. gen. FFR Cgil
|
|
|
|
Il segretario generale della
Federazione Formazione e Ricerca della Cgil, Andrea Ranieri, nel suo
intervento al XIV Congresso della Cgil, riprende un passaggio della
relazione di Cofferati, che definiva l’economia della
globalizzazione come economia del sapere. "La qualità e la
quantità degli investimenti nella ricerca e nella formazione –
secondo Ranieri – rappresentano la variabile della competitività
del nostro Paese e segnano le condizioni concrete di vita della
persone, la loro capacità di reagire e di non rassegnarsi".
"Il sapere – ha precisato
Ranieri – è un elemento importante della qualità dello sviluppo
di un Paese. Abbiamo provato a dirlo, ottenendo negli anni passati
significativi risultati. Ora tutto è sotto attacco, in linea con
una politica che tende a separare le questioni dell’occupazione da
quelle della qualità del lavoro.
Dobbiamo riconquistare una nostra
nuova capacità di proposta. Dai livelli di istruzione e di sapere
si capisce se si va verso un individualismo massificato o verso un’idea
di persone con capacità di relazione e di solidarietà".
"La metà dei disoccupati
italiani – ha ricordato Ranieri - ha un livello basso di
istruzione, a molti non è stata offerta una opportunità formativa.
Per quanto riguarda le imprese, bisogna capire quanto siano
disponibili ad essere competitive: la partita è ancora aperta,
nonostante Berlusconi. Dipenderà dalla nostra capacità di fare
della formazione un elemento centrale della nostra iniziativa".
"Secondo gran parte dei
delegati ai nostri congressi – ha detto ancora Ranieri - l’esigenza
di formazione e riqualificazione professionale è la più avvertita.
Occorre puntare sul diritto alla formazione per tutti e per tutto l’arco
della vita. Potrebbe essere questo un utile punto di innesto per una
piattaforma unitaria con Cisl e Uil". "Ho sentito parlare
– ha concluso Ranieri - di una ‘carta universale per il diritto
alla formazione’. Proviamo a prenderla sul serio. L’attacco ai
diritti portato dalla riforma Moratti ha la stessa gravità delle
modifiche all’articolo 18. Lo sciopero generale delle scorse
settimane ha dimostrato che tanti lavoratori sentono la necessità
di reagire, tutti insieme, a questo governo. Se vogliamo provare a
far durare la lotta, dovremo mettere in campo una nostra piattaforma
offensiva, nella quale la formazione dovrà essere il punto
forte".
|
|
|
|
|
|
|
Sandra Mecozzi
|
|
Fiom nazionale
|
|
|
|
Spero e penso che potremo uscire da
questo congresso – ha detto Sandra Mecozzi – con un di più di
autonomia culturale rispetto all’ideologia della globalizzazione
liberista che ci ha indubbiamente un po’ appiattiti, per radicarci
di nuovo alla domanda di giustizia che viene dai luoghi di lavoro e
che in tutto il mondo preme sui sindacati. Banco di prova importante
sarà l’Europa e la capacità di costruire un sindacato europeo
che difenda il modello sociale praticato qui e sappia opporsi al
modello deregolamentato che sta dilagando. Riusciremo a farlo se al
centro della discussione aperta manterremo fermi i cardini della
contrattazione e della democrazia, che sono il centro della
battaglia dei metalmeccanici. Autonomia e radicamento nei luoghi di
lavoro: da queste caratteristiche di fondo abbiamo tratto gli
elementi per schierarci subito contro la guerra, dal Kossovo all’Afghanistan,
nella ferma condanna del terrorismo. E sull’Afghanistan dobbiamo
assumerci un ruolo di svelamento del potere dei media che sono
arrivati al grottesco di sostenere che la guerra liberava le donne
di quel paese, che da anni lottavano in solitudine contro la
dittatura dei talebani.
Sandra Mecozzi ha poi affrontato la
questione Palestina-Israele, sollecitando la Cgil ad evitare
decisamente un atteggiamento di equidistanza, per ribadire invece un
punto di verità: che nei territori palestinesi vive un popolo in
prigione, con 400.000 lavoratori che non possono recarsi al lavoro e
non hanno salario, con bambini che muoiono perché non possono
andare all’ospedale. Quella è una terra occupata militarmente
nonostante gli accordi sottoscritti ed è necessario avviarne la
decolonizzazione. La Cgil deve dispiegare la propria iniziativa
perché sia accolta la richiesta di una protezione internazionale
per difendere la popolazione civile, contro il veto che gli Usa
pongono all’ONU, ma deve anche muoversi con maggior decisione
anche per una presa in carico diretta di quella situazione
drammatica, con una presenza permanente in Palestina.
Infine la dirigente Fiom nazionale
ha sostenuto la necessità di affrontare in modo meno diplomatico e
più deciso il rapporto tra sindacato e movimento no global.
"Chi ha avuto come me la fortuna di essere a Porto Alegre –
ha concluso Mecozzi - ha toccato con mano una straordinaria realtà
che ha aspettative altissime verso il sindacato, in tutto il mondo,
per costruire alternative possibili alla globalizzazione in atto. Il
prossimo Forum sociale europeo si svolgerà in Italia e sarà una
importante occasione per il sindacato italiano e per la stessa Ces
di misurarsi con queste tematiche e con questo movimento.
|
|
|
|
(8 febbraio 2002, a cura dell'ufficio stampa
Cgil)
|
|
|
|