SPECIALE CONGRESSO CGIL

PRIMA

Interventi dei delegati

Dora Mafezzoni

Filcams Varese

E' molto commossa la delegata Mafezzoni quando è il suo turno di intervenire, commossa, e lo dichiara, perchè tocca temi per lei ‘fondamentali’ e sui quali richiama il suo sindacato ad impegnarsi maggiormente. Le è piaciuto molto il dibattito sulla libertà, parola di cui il Polo si è appropriato ma che poi , dice, ha chiaramente dimostrato a Genova come intende declinarla.

Illustra quali sono i pericoli che il governo in carica rappresenta per il Paese : attacco pesantissimo allo stato sociale, con la distruzione del diritto alla salute; creazione di una scuola classista, assoggettata alla Confindustria nelle sue linee fondamentali; lo smantellamento del fisco dove, in una sorta di Roobin Hood al contrario, si farà pagare di più ai poveri per dare di più ai ricchi.

Il ruolo del sindacato, per la delegata lombarda, sta quindi non solo nel portare avanti politiche per il lavoro, ma deve" difendere la libertà e gli spazi di democrazia. Cos'è infatti la volontà di stracciare l'articolo 18 se non un attacco alla libertà, se non un voler dividere i lavoratori tra chi ha i diritti e chi no?"

Si dichiara proprio d'accordo con Cofferati nel sostenere che con il movimento no-global il sindacato deve, non solo confrontarsi, ma portare avanti alcune battaglie insieme, beninteso senza alcun tipo di violenza.

Attenzione quindi alla globalizzazione, attenzione a declinare politiche che permettano a tutti di crescere insieme.

Per concludere, Dora Mafezzoni, ricorda che la Filcams, la categoria cui appartiene, nel documento finale al direttivo ha voluto sottolineare la funzione solidaristica universali redistributiva del contratto ed ha ribadito che i lavoratori e le lavoratrici devono avere la possibilità di dire la loro sulle piattaforme contrattuali

Francesco Cantafia

Segretario generale Cgil Palermo


"Nel nostro Paese si è saldata un’alleanza tra Confindustria e Governo: nel ‘Libro Bianco’ e nella legge delega introducono il concetto di lavoro solo come merce, dietro non c’è più un uomo o una donna, con diritti e tutele, ma solo l’interesse dell’azienda".
L’intervento di Francesco Cantafia pone anche l’accento sui pericoli dell’eliminazione dell’art.18, che per "D’Amato e Berlusconi è l’affermazione di un principio che tende a cambiare la stessa Costituzione", così come la legge delega sul mercato del lavoro è "rendere precario il rapporto di lavoro, senza contratti nazionali o contratti collettivi, senza confini e senza regole". "Ve l’immaginate– ha continuato Cantafia – come sarà facile a Palermo, con il 25% di disoccupazione, costringere il padrone ad aumentare il salario, soprattutto per quelle ragazze che fanno le commesse in nero o per quegli uomini e soprattutto donne che lavorano nel tessile o per quelli ancora che lavorano nelle campagne e nei cantieri edili, spesso abusivi?".

E per quanto riguarda la delega sulla riforma previdenziale "si vuole cambiare l’equilibrio che trovammo nella riforma Dini e che tuttora tiene in equilibrio i conti dell’Inps, facendo un’operazione che sposta ancora una volta risorse dai deboli ai ricchi, dai lavoratori alle imprese e ai padroni". "Questo è il quadro – ha detto Cantafia – che per noi meridionali si completa con l’assenza di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno,, attraverso l’introduzione di incentivi come la Tremonti, utili quasi esclusivamente al Nord".

‘’Che serva una forte unità con Cisl e Uil per battere le pretese della Confindustria e del Governo – ha concluso Cantafia- è una considerazione che tutti condividiamo, ma nei prossimi mesi sarà indispensabile una grande e forte unità interna alla Cgil: senza la nostra solidarietà, senza la nostra civiltà del rispetto del lavoro, della sua dignità, non c’è felicità e noi vogliamo e dobbiamo essere felici".

Mauro Guzzonato

Segretario generale Liguria

La politica della nostra organizzazione deve avere ben chiari i concetti espressi nel titolo del nostro congresso: futuro e diritti. La parola "diritti" ci indica la via strategica della protezione della dignità e degli interessi materiali e democratici delle persone; ma la parola sulla quale dobbiamo soffermarci con più attenzione è "futuro", dobbiamo saper cogliere tutte le straordinarie novità che questa fase ci propone e tradurle nella nostra capacità di interagire, mobilitarci per affrontarle e governarle.

Vorrei proporre una riflessione sui tre temi citati in apertura.

Sul terreno della globalizzazione, dopo gli eventi dell’11 settembre, le cose non possono essere considerate più le stesse, è necessario trovare un nuovo ordine mondiale che consenta uno sviluppo sostenibile, che impedisca un allargamento del conflitto, che dia pace ai territori del Medio Oriente.

La seconda considerazione riguarda l’Europa: è la nuova frontiera per il paese, ma anche per la Cgil e per tutto il movimento sindacale. L’euro nelle tasche degli italiani è la scommessa per il futuro. Una scommessa che è stata vinta anche per merito del sindacato confederale, dei lavoratori e dei cittadini.

La terza considerazione riguarda il quadro nazionale: siamo di fronte a un governo che è una miscela di liberismo e di populismo peronista, esercitata da cerchia ristrette di potere. Abbiamo risposto ai suoi attacchi con efficacia e intelligenza, ora dobbiamo proseguire nella nostra iniziativa, fino al raggiungimento dell’obiettivo, con prudenza e determinazione, usando tutte gli strumenti a disposizione, senza escludere nulla, compreso lo sciopero generale."

Celina Cesari

Segretaria generale Spi Bari

Il nostro congresso è bello. Bello perché dà senso e valore alla nostra appartenenza; bello, perché si dimostra fiducioso in un futuro di diritti; soprattutto bello, perché assume fino in fondo la responsabilità di rappresentare chi lavora, chi è disoccupato, chi è giovane e chi è anziano.

La situazione politica oggi è pericolosa. La politica del governo è nostra nemica: attacca il lavoro, mettendo in discussione i suoi diritti; attacca le pensioni, proponendo un versamento contributivo differenziato e ridotto per i nuovi assunti; attacca lo Stato sociale per smantellarlo, privatizzando scuola e sanità, penalizzando così le fasce più deboli della società.

La risposta a questi attacchi è stata , fino ad oggi, alta e consapevole; i lavoratori e i pensionati hanno partecipato numerosi alle manifestazioni promosse dal sindacato unitario. Credo però che la nostra iniziativa debba continuare fino al conseguimento del risultato finale, utilizzando, se necessario anche lo strumento dello sciopero generale. Vincere è possibile; vincere per affermare la solidarietà tra le persone, tra giovani ed anziani, tra Nord e Sud del paese.

A Bari siamo presenti, con le nostre leghe, su tutto il territorio della provincia; abbiamo promosso iniziative nostre e abbiamo partecipato a tutte quelle promosse dalla Cgil; siamo intervenuti sui temi della mobilità urbana, dell’ambiente e della tutela del territorio; ci siamo battuti con vigore contro la politica di riduzione dell’assistenza delle giunte di centro destra del nostro territorio. La nostra è una battaglia di libertà: vogliamo essere protagonisti del nostro futuro.

Alessandro Coppola

Responsabile nazionale Uds

Noi crediamo che la vostra lotta contro i provvedimenti del Governo non sia la lotta di una parte ma di tutta la società. Ed è anche la lotta del movimento studentesco. Come negli scioperi delle scorse settimane, gli studenti saranno una presenza visibile, convinta, non di solidarietà ma per affermare il futuro dei diritti.

Un paese democratico dovrebbe dare stimoli, spazi di partecipazione ma nel nostro paese oggi accade il contrario. Mentre gli studenti discutono e chiedono di poter decidere, il ministro Moratti decide di assumersi tutto il potere per il futuro della scuola. Rifiutiamo questa logica e per questo lanceremo la sfida della durata del movimento studentesco. Dopo la pay tv si tenta di fare una pay school in cui i programmi sono decisi da altri.

I giovani sentono la necessità di una società altra rispetto ad oggi, che rifiuti la logica della verticalizzazione del potere.

Dopo l’11 settembre abbiamo sentito il dovere di agire e questo sentimento ci ha portato a costruire decine di iniziative di pace. Per noi pace è una parola enorme dal punto di vista semantico. Pace è relazione, dialogo, giustizia, rispetto dei diritti dei singoli e del popoli, negazione di ogni violenza. Pace significa valore infinito della vita umana

Andrea Montagni

Segretario regionale Cgil Toscana.

Della controriforma della scuola abbiamo parlato spesso, ma non abbiamo ancora dato il via alla mobilitazione dovuta. Durante il governo di centrosinistra, si era affacciata l’ipotesi di rendere interscambiabili i meccanismi della formazione e dell’istruzione. La riforma Moratti ci riporta indietro di secoli. Noi non possiamo accettare di farla passare.

In questi giorni il governo ha deciso l’uso della marina militare per pattugliare le coste. Significa proporre cose ben precise e comprendere quale responsabilità comporta simile scelta. Per il governo, ma anche per chi accetta simile scelta.

Lo sciopero generale. Cisl e Uil ci hanno detto che non è il momento. Dobbiamo parlare chiaro ai lavoratori e agli amici di Cisl e Uil. Se il governo non fa marcia indietro, lo sciopero generale non è un’esigenza della Cgil, è una risposta inevitabile all’interno del quadro di mobilitazione e di lotta. Mi auguro che se chiamati a scegliere si scelga la lotta dei lavoratori e non accordi sottobanco con il governo.

Sullo sfondo del congresso c’è un’unità che non è messa in discussione: l’unità di un’organizzazione nata per difendere e tutelare gli interessi dei lavoratori e che ha un respiro confederale. Siamo divisi su questioni di rilievo strategico. I compagni di LavoroSocietà hanno l’idea che il fondamento dell’attività sindacale sia la lotta economica e che i rapporti di forza decidono la distribuzione della ricchezza tra le classi sociali. Questa questione era patrimonio comune e oggi la pensiamo diversamente. C’è divergenza forte sulla concertazione, ma l’unità va costruita.

Claudio Sabattini

segretario generale Fiom

"Noi chiediamo lo sciopero generale unitario contro le deleghe legislative chieste dal governo Berlusconi sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla decontribuzione previdenziale." Lo ha detto Claudio Sabattini, segretario generale della Fiom, nella parte conclusiva del suo intervento al XIV Congresso della Cgil in corso a Rimini. "Ma se questo sciopero non sarà proclamato unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, la Cgil deve comunque permettere ai lavoratori italiani di rispondere al Governo per mezzo di uno sciopero generale indetto dalla stessa Cgil."

Sabattini aveva esordito affermando che "la relazione sapiente del compagno Cofferati ha posto a questo Congresso un quesito fondamentale". Un quesito che, per il leader della Fiom, riguarda "non solo noi e gli altri sindacati", ma "il quadro complessivo della sinistra italiana".

"Cofferati – ha ricordato Sabattini – ha proposto a Cisl e Uil di rispondere all’iniziativa politica condotta dal governo Berlusconi su tutta la materia sindacale con uno sciopero generale. A questa proposta, la stessa Cisl e la stessa Uil hanno dato ieri una risposta incomprensibile." In particolare, ha osservato ancora Sabattini, "il segretario generale della Cisl, Pezzotta, ha parlato di ‘inopportunità’ dello sciopero generale. Forse perchè sull’art. 18, sull’arbitrato e su altre questioni è già successo qualcosa nei rapporti col Governo? Forse perché questi problemi sono già stati in qualche modo risolti?".

"Se così fosse – ha incalzato Sabattini – valeva la Pena che Pezzotta ce lo avesse detto. Ma se così non è, quello che serve è un’iniziativa generale di lotta."

Infatti, secondo Sabattini, "stiamo vivendo un momento eccezionale della storia italiana". Eccezionale perché non ci troviamo solo di fronte a un gruppo di pesanti iniziative governative su tutta la materia relativa alle questioni sindacali e del lavoro. Il punto, per Sabattini, è che il governo Berlusconi vuole realizzare quella che ha definito come una "svolta americana". Infatti, "Berlusconi rifiuta l’Europa e pensa che il modello Usa sia quello fondamentale cui riferirsi."

In questo progetto politico, l’Italia viene concepita come "una testa di ponte attraverso cui far penetrare il modello sociale americano nel nostro continente" avendo di mira quei paesi, "come la Francia e la Germania, che difendono il modello sociale europeo."

In quest’ambito, il governo Berlusconi si propone di "ridurre il lavoro a merce, spogliandolo di qualsiasi diritto e di qualsiasi autonomia, e liquidando una storia sociale lunga 100 anni".

Ma togliere autonomia al lavoro significa minare alla base l’esistenza stessa della democrazia. Ed è appunto tenendo presente questo quadro di ragionamento che si può comprendere quale sia la vera natura del dissenso che esiste oggi tra Cgil e Cisl e Uil.

Per Sabattini, infatti, questa differenza non è "una mera differenza strategica di natura sindacale: è una differenza relativa alla questione della democrazia."

"Per la Fiom - ha aggiunto Sabattini - i diritti dei lavoratori appartengono a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano iscritti o meno al sindacato."

"Ed è questo – ha concluso Sabattini - quello che ci giochiamo oggi: se agiamo in modo tale da far sì che le lavoratrici e i lavoratori abbiano ancora fiducia nella Cgil considerata quale un sindacato che permette loro di decidere, ovvero di avere l’ultima parola sulle questioni che li riguardano direttamente in quanto persone che vivono del proprio lavoro."

Gianni Rinaldini

Segretario generale Cgil Emilia-Romagna

E’ evidente l’importanza delle scelte da compiere con questo congresso su aspetti decisivi per il futuro della nostra organizzazione e per l’esito dello scontro sociale aperto nel paese. Siamo di fronte a un progetto organico che ha nel lavoro un elemento decisivo ma che ridefinisce in modo radicale l’assetto complessivo del nostro paese. E anche i tempi sono elemento da tenere bene in considerazione per organizzare una risposta adeguata ed efficace. Se il disegno del governo sarà effettivamente messo in pratica entro i prossimi dodici mesi, previsti per l’attuazione della delega sul lavoro, ci troveremo in un paese profondamente diverso da quello che conosciamo riguardo al ruolo della rappresentanza sociale e delle organizzazioni sindacali

Quale iniziativa mettere in campo? Con Cisl e Uil abbiamo costruito un rapporto di unità d’azione nel merito di alcune questioni precise, come l’art. 18 e il ritiro della delega sulla previdenza. L’adesione massiccia dei lavoratori e delle lavoratrici alle lotte di queste settimane ci ha dato forza. Ma ieri Cisl e Uil, a questo congresso, ci hanno dato risposte non positive sul proseguimento della mobilitazione che secondo noi deve comprendere lo sciopero generale, in coerenza con quelle piazze piene e con il patto che abbiamo stretto su quegli obiettivi. E lo sciopero generale non va concepito come l’ultima tappa o il botto finale, ma come passaggio di una offensiva più ampia per la tutela dei diritti del lavoro subordinato in tutte le sue diverse forme.

Ho apprezzato la franchezza di Pezzotta, ma per noi il terreno della democrazia è essenziale: è su questo versante che abbiamo registrato un nuovo protagonismo dei giovani nelle lotte di questi mesi. Il sindacato deve riconoscere come primo diritto dei lavoratori quello di decidere sulle piattaforme che li riguardano.

Titti Di Salvo

Segretaria generale Cgil Piemonte

Considero un passo avanti dire che da Cisl e Uil ci dividono differenze strategiche mentre è altra cosa insinuare che le scelte della Cgil siano guidate da obiettivi diversi dal merito sindacale. E’ per ragioni sindacali che non abbiamo firmato i contratti a termine;è per ragioni sindacali che la Fiom non ha firmato il contratto nazionale. E’ un passo avanti rispetto alla moda imperante secondo la quale la Cgil ha ispirazioni tutte partitiche.

Ma se le differenze sono strategiche, dire che solo le mediazioni classiche, non le regole, possono risolvere questo problema equivale a condannare la prospettiva dell’unità sindacale a un vicolo cieco; oppure vuol dire che le mediazioni classiche sono quelle che comunque occorre fare e che due organizzazioni sindacali possono decidere di una, della sua cultura sindacale, dei suoi valori, il che non è possibile.

Per quanto riguarda la legge sulla rappresentanza è colpevole lo schieramento politico che ha deciso di non forzare per realizzarlo, ma ora ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio di fronte alle affermazioni del Libro bianco che pretende il riconoscimento del sindacato sulla base del fatto che la controparte lo riconosce, e che definisce percorsi e regole che definiscono in via teorica la fine dell’autonomia contrattuale.

Sciopero generale: se il contratto del pubblico impiego è stato ottenuto è perché è stato preceduto da grandi lotte, con la convocazione di una manifestazione nazionale con sciopero generale il 15 febbraio. Non è possibile accettare l’idea che uno sciopero generale non si possa mai fare perché espone a rischio di strumentalizzazione. Ha fatto bene Cofferati a proporre a Cisl e Uil di continuare le lotte, considerando anche l’eventualità dello sciopero generale.

Alioune Gueye

Responsabile nazionale immigrati Cgil

Esiste una "relazione transitiva" tra i processi di globalizzazione, i conflitti politici e gli ultimi provvedimenti del governo. La globalizzazione ha finora prodotto soprattutto emarginazione e povertà: si impone, dunque, una scelta di campo. L’occasione può venire dalla strategia di sviluppo, presentata, per la prima volta dopo 40 anni, dai paesi africani, mentre le direttive finora imposte dagli organismi internazionali, in particolare la Banca Mondiale e il Fondo monetario Internazionale, hanno portato all’enorme debito di oggi. Bisogna lottare per la cancellazione di questo debito ma anche chiedere intanto la sospensione degli interessi, il cui pagamento rappresenta il 30% del Pil dei paesi più poveri e provoca effetti disastrosi sulle loro economie; questa è una condizione necessaria per avviare lo sviluppo.

Per quanto riguarda l’Italia, legge sull’immigrazione, provvedimenti sull’articolo 18, libro bianco sottintendono un’unica strategia. Si destruttura e si precarizza il mercato del lavoro, introducendo anche una forma di ricatto, la paura del licenziamento; e questo è l’attacco ai diritti economici e sociali. La legge sull’immigrazione chiude il cerchio con la privazione dei diritti civili ed è contraria alla Costituzione, alle direttive europee e ai trattati internazionali: la questione-immigrati deve diventare un paradigma etico. Il lavoratore straniero deve acquisire gli stessi diritti degli altri lavoratori ed essere garantito nel possibilità di carriera e di formazione professionale. Il diritto di voto agli immigrati è l’"architrave" della nuova società multietnica.

La partecipazione e la rappresentanza negli organismi sindacali deve essere definita da chiare regole statutarie, passando dall’atteggiamento di sensibilità a quello di responsabilità.

Giorgio Cremaschi

Segretario nazionale Fiom

Parlando con alcuni ospiti stranieri ho fatto fatica a spiegare che in Italia il sindacato confederale è diviso sul ridimensionare o meno il peso del contratto nazionale. Non riescono a capirlo. Il contratto nazionale è il centro della democrazia sindacale nel nostro paese, così come lo è lo Statuto dei lavoratori. Se questi due elementi vengono meno, se questi due capisaldi vengono meno, non c’è più il nostro sistema sindacale.

Quando le lavoratrici e i lavoratori non possono votare sul loro contratto nazionale siamo in presenza di un’offesa a tutta la democrazia. I lavoratori sono cittadini non fuori dalla fabbrica, ma sono cittadini dentro la fabbrica. O la cittadinanza comincia da li o non esiste.

Noi abbiamo un grande bisogno di unità: sempre nella storia del movimento sindacale l’unità della capacità contrattuale, l’unità delle tutele, il riconoscimento sì delle differenze, ma la ricomposizione del mondo del lavoro. Questo è il punto sul quale nel passato abbiamo vinto o abbiamo perso".

Occorre concepire una contrattazione inclusiva e che quindi non può essere una contrattazione di chi oggi ha un lavoro e fa un contratto per sé. Guai a noi se pensiamo che ai giovani possiamo dire che i diritti che noi abbiamo conquistato non li possiamo trasmettere. La trasmissione dei diritti: ecco uno dei punti fondamentali del nostro pensare.

Dobbiamo andare allo sciopero generale perché è l’unica cosa che capiscono le nostre controparti. Di due cose questo governo ha paura: lo sciopero generale e i giudici di Milano. Sciopero generale perché non c’è nessuna, nessuna disponibilità ad intese sull’articolo 18 e sulle deleghe.

Chi dice di non fare politica , vuole solo una cosa. La sua politica, solo la sua.

Giovanna Marano

Segretaria regionale Cgil Sicilia

Futuro ai diritti: una prospettiva, questa, che vista dalla Sicilia appare più lontana: la politica del governo penalizza le aree più deboli del Paese e abbandona il Mezzogiorno. La manifestazione del 12 gennaio rilancia con forza la necessità di una politica di riequilibrio per il Sud, costruita su interventi mirati e la Cgil deve continuare sulla strada della mobilitazione, fino allo sciopero generale.

Il governo mira ad ostacolare lo sviluppo del Sud, anche attraverso un rallentamento degli strumenti della programmazione negoziata, un’esperienza utile e lontana da ogni tipo di assistenzialismo. La Sicilia, negli ultimi anni, vive una profonda crisi degli strumenti dell’autonomia regionale. E’ la terra della disoccupazione con cifra doppia, che non ha saputo cogliere le opportunità fornite dalle innovazioni tecnologiche. Le nostre città sono cresciute, ma meno delle altre.

Sentiamo forte il peso del nostro passato e non abbiamo ancora i piedi dentro al futuro. Nessuna forza politica è stata capace di fare scelte in grado di cambiare il destino della Sicilia. C’è ancora la pressione della criminalità, tutta la materia degli appalti pubblici è ancora governata dalla mafia. La legalità si ripropone come una precondizione irrinunciabile per lo sviluppo.

Nessun giovane ha accesso al mondo del lavoro attraverso un rapporto a tempo indeterminato. Nel nostro "no" alle deleghe su articolo 18 e pensioni c’è anche un "no" al disimpegno dello Stato sul Mezzogiorno.

Fulvio Fammoni

Segretario generale Slc Cgil

Quando un Governo arriva a perseguire strategie chiare di indebolimento del servizio pubblico televisivo a favore del concorrente, a querelare il presidente della Rai per il fatto di aver lanciato questo allarme, significa proprio che siamo in un’Italietta: la destra che ci governa è un problema per noi e per l’Europa.

Cisl e Uil, però, ci hanno detto di non fare politica e di occuparci del merito. Fermiamoci al merito, allora, e prendiamo l’articolo 18. E’ chiaro: vogliono riscrivere in senso individualista il diritto del lavoro, con uno spirito "neothatcherista" che rovescia la rappresentanza sociale e riduce la contrattazione a un rapporto tra l’azienda e il singolo lavoratore. Il valore sociale del lavoro viene messo in discussione, e il concetto di sindacato si avvicina al modello corporativo. Lo sciopero generale, in questo scenario, diventa per il sindacato una scelta inevitabile.

Al centro di questo Congresso abbiamo i diritti. E’ il tema più attuale, a livello mondiale, del resto non è un caso se abbiamo assistito alla nascita dei no-global e del grande dibattito sull’eticità della globalizzazione. Dobbiamo mettere in discussione l’essenza del pensiero liberista, la supremazia dell’economia sulla politica. Il Pil non può essere l’unico indice di benessere. Servono politiche redistributive, lo sviluppo deve partire dal rilancio dei consumi, la qualità è il vero fattore competitivo.

Esattamente l’opposto di quanto fanno imprese e Governo: blocco degli investimenti, cessioni di rami d’azienda e altre scelte simili sul versante privato, misure di politica economica inefficaci, fisco penalizzate per i redditi più bassi e precarizzazione del lavoro nelle scelte dell’esecutivo. Questo scatena un grande conflitto distributivo. Ma è evidente che si tratta solo del primo atto: le scelte di politica fiscale aprono prospettive inquietanti, azzereranno gli interventi a sostegno dello sviluppo e non potranno che innescare una devastante riduzione del welfare, di cui abbiamo già i primi segnali nella scuola e nella sanità.

Lo stralcio dell’articolo 18 è la condizione essenziale per trattare con un Governo che cerca di dividerci per attaccare i diritti e punta a un doppio regime sociale. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri iscritti, ma per farlo nel migliore dei modi dobbiamo anche pretendere regole che ci consentano di verificare la nostra rappresentanza. Per questo motivo sostengo che le posizioni della Cisl allontanano la ripresa del dialogo sull’unità. All’individualismo non si risponde solo con l’organizzazione, ma cercando strumenti nuovi di partecipazione e democrazia.

Nicola Nicolosi

Segreteria Cgil Lombardia

"La Cgil, in questi anni, ha sposato la politica liberista per motivazioni legate al risanamento economico del Paese e al raggiungimento dell’obiettivo dell’euro. Tuttavia queste politiche hanno impoverito le lavoratrici e i lavoratori, vale a dire i soggetti ai quali noi ci riferiamo"- ha esordito Nicola Nicolosi, della Segreteria della Cgil Lombardia- "lasciando che passasse l’idea che la società potesse essere governata dal mercato e che, al centro dell’interesse collettivo generale dovesse esserci l’impresa e non la persona umana".

"Valorizzando il lavoro, noi vogliamo capovolgere questa impostazione e mettere in discussione la cultura liberista e la centralità dell’impresa, costruendo così un progetto nel quale la politica possa tornare a governare i processi economici, la società, il welfare, affermando i principi di giustizia e di equità".

Nicolosi ha poi sottolineato come la politica del Governo Berlusconi vada nettamente nella direzione di un’idea di uno Stato che non sia più centro di mediazione sociale, come è avvenuto negli ultimi cinquant’anni. "Per questo dobbiamo recuperare appieno il valore dell’articolo 3 della Costituzione, che assegna allo Stato il compito di rimuovere le cause della discriminazione e dell’iniquità sociale"-ha detto Nicolosi-"proprio quel principio che Berlusconi vuole cancellare".

Nicolosi ha poi dedicato una parte del proprio intervento all’unità della Cgil, sottolineando che "le diversità emerse nei congressi di base, pur nell’accesa polemica, hanno consentito di costruire percorsi comuni e di produrre documenti unitari nei congressi delle Camere del lavoro, regionali e nazionali di categoria, che sono senz’altro un viatico importante per la conclusione unitaria anche di questo nostro Congresso".

Valeria Fedeli

Segretaria generale Filtea

Viviamo in un mondo lacerato da ingiustizie e violazioni diffuse dei diritti. Non possiamo rimuovere quanto sta accadendo, dobbiamo agire, misurarci con un alto impegno sociale e politico.

Il filo rosso della nostra storia è un intreccio di tre parole: lavoro, diritti, libertà. Questi i grandi ideali per i quali vale la pena di spenderci e di batterci. Il lavoro, frutto di lotte durissime: abbiamo l’obbligo di capirne le trasformazioni e di governarne le ricadute sociali, perché è la ragione stessa del nostro esistere. I diritti, invece, sono la nostra bussola: su questo terreno si dimostra di non essere corporativi, di saper coniugare cioè i diritti sul lavoro con i diritti collettivi. Sui diritti, quindi, non si tratta. Come non si tratta sulla libertà, conquistata e difesa dalle generazioni che ci hanno preceduto, un valore che ci ha plasmato come persone e che la destra ha impropriamente preso a vessillo. Quella bandiera è sempre stata la nostra bandiera, dalle lotte dell’Ottocento alle Resistenza, fino alle conquiste del movimento delle donne.

Ma c’è una sfida nuova su cui mi voglio soffermare, che dobbiamo scegliere come asse fondamentale del nostro lavoro: la costruzione dell’Europa. Dopo aver voluto e conquistato l’unità monetaria, battiamoci ora per l’allargamento a est e per l’unità politica, tenendo presente che senza quest’ultima si indebolisce anche quella monetaria. Servono obiettivi, modalità e tempi certi per la cessione progressiva a centri sovranazionali delle funzioni che ora spettano a ogni singolo Stato. La Carta dei Diritti sancita a Nizza, inoltre, ha un valore fondamentale, perché detta i parametri di riferimento anche per un sistema più avanzato di governo della globalizzazione. Spetta anche il sindacato – Cgil, Cisl e Uil dei tessili si stanno già muovendo in tal senso – di fare scelte europee, cedendo "quote" di contrattazione a strutture sovranazionali.

Se vogliamo essere uniti in Europa, però, non possiamo dividerci in Italia, nonostante le diversità di impostazione emerse anche qui a Rimini. Davanti all’offensiva di Berlusconi serve un sindacato unito: la compattezza è indispensabile per vincere la sfida con il Governo. E il "termometro" per misurare il grado di compattezza non può che essere l’autonomia: la Cgil ne ha dato ampia prova, battendosi per ragioni di merito. Su queste abbiamo cercato accordi, indipendentemente dalla collocazione politica delle controparti. E lo sciopero generale è uno degli strumenti per raggiungerli

Raffaele Minelli

Segretario generale Spi Cgil

"C’è nel Paese una consapevolezza alta sulla gravità dell’attacco ai diritti portato dal governo, che diventa più forte sulla questione dell’articolo 18, già al centro di un referendum sul quale gli italiani si sono già espressi". Lo ha detto il segretario generale dello Spi, Raffaele Minelli intervenendo ai lavori del XIV congresso della Cgil.

"La consapevolezza – ha aggiunto Minelli – diventa meno diffusa sui pericoli che comporta l’azione del governo in tema di diritti sociali e di cittadinanza, non solo attraverso lo strumento delle deleghe, ma anche con la cosiddetta manovra dei cento giorni e la Finanziaria. Sono interventi che mirano a nascondere la rimessa in discussione delle politiche redistributive e che non riusciranno a contrastare la povertà, ma solo ad allargare i divari.

"Si interviene – ha precisato Minelli – su quella parte di disagio sociale che eravamo riusciti a difendere. Va avanti un attacco alla previdenza pubblica e non è facile, per la gente, comprenderne la configurazione in quanto c’è da parte del governo tanta demagogia, come dimostra la vicenda dell’aumento delle pensioni minime".

"Sul terreno socio-sanitario – ha aggiunto Minelli – la legge sull’assistenza è stata dirottata su un binario morto. Le Regioni intervengono nel più completo disinteresse di quella legge. In particolare, per ciò che riguarda la sanità, non siamo più tutti uguali: quindi quello dell’uguaglianza deve diventare il grande tema da mettere in campo".

"Occorre – secondo Minelli – allargare l’area della nostra mobilitazione, rafforzando sul territorio la nostra presenza. L’insediamento sociale della Cgil deve continuare ad andare avanti e tornare ad essere l’elemento guida di controllo sociale, in una strategia fatta anche di alleanze con gli enti locali. Dovremo essere noi a stimolare un effettivo avvicinamento della pubblica amministrazione al cittadino. Un obiettivo che non è nelle intenzioni del governo".

"Maroni – ha concluso Minelli – sta da una parte sola, sta dalla parte della Confindustria e non garantisce un ruolo di equilibrio tra le rappresentanze sociali del nostro Paese".

Wioletta Sardyko

Segretaria Filcams Campania

"Sono polacca e vivo in Italia da 8 anni. Sono venuta guidata dalla curiosità, volendo conoscere da vicino la vera Italia. Per questo motivo ho scelto di vivere e lavorare qui. Questa mia scelta di vita mi ha consentito di affrontare tutti i problemi che vivono la maggior parte dei lavoratori immigrati". Così ha esordito Wioletta Sardyko, segretaria della Filcams Cgil Campania, intervenendo al congresso.

"Io – ha precisato Sardyko - sono una lavoratrice straniera che è stata eletta dai lavoratori della Filcams di Napoli negli organismi di questa categoria. E’ vero, sono immigrata, ma i lavoratori mi hanno votato come segretaria di tutta la categoria. Voglio fare da ponte tra due mondi diversi, che inizialmente sembrano lontani ma che hanno in comune molti problemi, soprattutto di lavoro. Nel ruolo che mi è stato affidato nella segreteria della Filcams Campania cercherò di portare la doppia esperienza di lavoratrice e di immigrata".

"La partecipazione alla vita sindacale da parte dei lavoratori immigrati – ha continuato Sardyko - sarà sempre più forte. Per questo la Cgil deve prestare sempre più attenzione alla nostra presenza. Abbiamo lavorato con iniziative legate anche ai problemi diversi del mondo dell’immigrazione: ci siamo occupati della tratta delle donne attraverso specifici convegni, abbiamo organizzato iniziative anche legali al fine di offrire a tutti informazioni adeguate, stiamo organizzando iniziative dedicate al lavoro domestico, proprio perché questo è uno dei settori in cui è presente il maggior numero di lavoratori stranieri".

"Come immigrata – ha continuato Sardyko - io so che nei settori che la Filcams cura, ci sono tanti lavoratori stranieri, che non sempre sono visibili e che spesso sono proprio la parte più sfruttata. La Cgil deve essere il punto di riferimento di questi lavoratori. Le categorie debbono parlare, contrattare per i lavoratori immigrati".

"Ho apprezzato moltissimo l’intervento del compagno Cofferati perché anch’io – ha concluso - credo che sia in atto un attacco feroce sui diritti fondamentali delle persona, partendo dalla legge Bossi – Fini, dall’articolo 18 alla scuola, che prescindono dalla provenienza geografica, dalla religione o dal colore della pelle. Vorrei che noi immigrati ci potessimo sentire parte integrante dell’organizzazione. Sono convinta che questo mio appello sarà raccolto da voi tutti".

Antonio Crispi

Segretario generale Cgil Campania

"Lo sciopero generale non è stato ancora proclamato, per ora è solo un’ipotesi di percorso possibile, che sta di fronte a noi e che l’atteggiamento del governo può innescare. Pezzotta, quindi, non può venire qui e considerarci soggetto politico e non sindacale". E’ quanto ha affermato il segretario generale della Cgil Campania, Antonio Crispi. "Il leader della Cisl – ha sottolineato Crispi - dice che questa non è una democrazia malata. Ma nel momento in cui si negano i diritti, si separano le generazioni, si cerca di creare rapporti unitari non basati sulle regole, credo che non sia sufficiente l’unità che ci regala Berlusconi. Le indicazioni della piazza, il protagonismo dei lavoratori ci dicono che i lavoratori hanno bisogno di un percorso unitario più concreto".

"Occorre portare avanti le importanti iniziative che abbiamo avviato per il Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che non chiede più di essere assistito, ma che sta lavorando sulla ricerca, sulla formazione.

"Se è questo il governo che abbiamo di fronte, contro l’Europa e contro i diritti – si è chiesto Crispi - come fa la Cisl a non vedere i sintomi di una malattia grave per la democrazia italiana?"

"Credo che, proprio per queste motivazioni – ha concluso Crispi - la proposta di Cofferati di chiudere il congresso, così come abbiamo fatto anche noi in Campania, in termini unitari, acquisti oggi un valore più alto. Noi dobbiamo essere più uniti, per fare più forte la Cgil e rivendicare con più forza i diritti dei lavoratori, i diritti di cittadinanza, lavorare unitariamente per la coesione sociale. Essere più uniti per dimostrare, anche a Cisl e Uil, che attraverso l’unità, lo stare insieme si può effettivamente sconfiggere il disegno del governo ed estendere i diritti".

Franco Martini

Segretario generale Fillea


"Noi, sindacato e Cgil in particolare, conservatori? Non c’è dubbio: le critiche fanno bene ma sarebbe un errore, anche per la sinistra, credere che noi siamo semplicemente così". Franco Martini, segretario generale Fillea, risponde così alle accuse di conservatorismo mosse da più parti in questi ultimi tempi al sindacato e alla Cgil in particolare. Una risposta che prende spunto dall’esperienza di un settore, l’edilizia, reduce da pochi giorni dal rinnovo del contratto nazionale di lavoro dove molte novità sono state introdotte. Un rinnovo contrattuale nuovo perché anzitutto muove "da un no secco alla scelta del mattone come via maestra, indicata dal centrodestra, per lo sviluppo". Eppure , ha rimarcato Martini "si poteva dire di sì a questa scelta che però per noi rappresenta la conservazione . Come Fillea abbiamo detto che le infrastrutture non possono attraversare il Paese senza garantire un effettivo sviluppo". Quest’ultimo, ha precisato il sindacalista, " non è solo costruire ma anche ricostruire, valorizzare il patrimonio architettonico: questo significa guardare al futuro". Immediato il riferimento ai ‘mali cronici’ del settore come lavoro nero, caporalato e ricorso al subappalto. "Questo significa volgere lo sguardo al futuro – ha commentato Martini – . Così vale anche per la difesa delle leggi buone".

Un pensiero infine Martini ha rivolto alla flessibilità. "Abbiamo condiviso con gli imprenditori – ha detto il segretario della Fillea – l’applicazione del lavoro temporaneo nell’edilizia a condizione che siano rispettati i diritti fondamentali per evitare che tutto si riduca ad un semplice taglio dei costi". E ancora: "Nel nuovo contratto – ha aggiunto – parliamo di flessibilità tutelata ma, soprattutto, di formazione come strumento contro la precarizzazione". Inoltre "nel difendere i due livelli di contrattazione si è salvaguardato un contratto nazionale per circa un milione di lavoratori la maggior parte dei quali dipendenti in imprese polverizzate". Infine Martini ha sottolineato l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro, un problema particolarmente avvertito in edilizia dove spesso si contano infortuni, molti dei quali mortali.

Da ultimo, una battuta sull’ipotesi dello sciopero generale. "E’ un’ipotesi all’interno di un programma di iniziative sindacali – ha concluso – è la coerenza dei contenuti della battaglia che stiamo portando avanti".

Pietro Mercandelli

Presidente nazionale Anmil (Associazione Nazionale mutilati ed invalidi del lavoro)

Presente ai lavori del XIV congresso della Cgil a Rimini, Pietro Mercandelli, presidente Nazionale ANMIL, ha voluto rilasciare la seguente dichiarazione: " desidero sottolineare il rapporto di estrema collaborazione tra la mia associazione e l'ufficio handicap della CGIL nell'applicazione della legge 68 ( legge sulla ricollocazione al lavoro dei soggetti disabili).

La mia Categoria , che tutela 450.000 lavoratori disabili e ne rappresenta 1.200.000, è fortemente preoccupata per la posizione assunta dal Governo in merito alla sospensione dell'art. 18, sospensione che metterebbe in pericolo i posti di lavoro delle categorie più deboli e per la posizione di Confindustria che prevede l'abolizione delle quote di riserva per le assunzioni di disabili legge 68.

Siamo uniti al sindacato in questa lotta e auspichiamo che vi sia una unità di intenti per quanto riguarla la battaglia sul'art. 18 ed una unità sindacale che rappresenta un baluardo contro le posizioni liberiste del Governo".

Ferruccio Danini

Pres. Comitato Direttivo Cgil Nazionale

Ferruccio Danini ha ricordato alcune posizioni contenute nella relazione introduttiva: "l’apertura attuale al movimento no Global, che ci ha visti divisi a Genova, mi sembra un passo importante; lo stesso tema che riguarda la guerra e il no all’allargamento del conflitto; la richiesta del ritiro del contingente italiano con compiti di intervento militare; la posizione sulla questione palestinese e sul ruolo autonomo ed attivo dell’Europa al fine di bilanciare le posizioni dell’amministrazione americana di Bush utilizzate dall’ala più oltranzista del governo israeliano."

Quindi ha proseguito: "L’obiettivo che abbiamo di fronte in questo congresso è quello di definire una nuova proposta politica e sindacale. Siamo in presenza di un tentativo grave di regressione sul versante dei diritti e delle stesse prerogative democratiche: uno stato grave dei rapporti sociali. Questa situazione permette ad esempio un intervento del santo Pontefice che nei giorni scorsi sul divorzio ha invitato alla disobbedienza civile gli avvocati ed i giudici. Si tratta di un grave intervento rispetto all laicità dello Stato. Danini, dopo avere ricordato come padronato e Confindustria abbiano lanciato un vero e proprio attacco al sindacato, ha proseguito: "Il Governo Berlusconi ha trasformato questi intendimenti in programma di Governo e atti legislativi. Scelte non contingenti, né temporanee. Si tratta di una miscela tra liberismo e populismo, che punta decisamente a modificare decisamente le condizioni materiali dei lavoratori, dei pensionati, dei cittadini e dei pensionati". Quindi Danini ha ricordato il collegamento tra queste scelte e le politiche internazionali del Governo, aggiungendo: "per sconfiggere questo disegno è necessaria una dura lotta".

Riprendere la battaglia per la riduzione degli orari di lavoro, riprendere la questione del contratto dei metalmeccanici, la necessità quindi di rilanciare la nostra iniziativa: ecco come Danini vede quello che occorre dispiegare oggi e nelle prossime settimane. "L’attacco non riguarda solo il lavoro dipendente, la decontribuzione previdenziale, le scelte sul versante fiscale, colpiscono direttamente il mondo dei pensionati. L’accentuazione di forme di precarizzazione del mondo del lavoro, le scelte presenti nel libro bianco colpiscono direttamente i lavoratori ed i giovani’’.

Dopo aver parlato dei rischi del federalismo inteso alla maniera del Governo, Ferruccio Danini ha detto: "Occorre voltare pagina, cambiare rotta. Abbiamo di fronte una situazione complessa e difficile. La risposta che ha dato ieri Pezzotta è di chiusura. Queste settimane abbiamo realizzato grandi mobilitazioni, ma il nostro obiettivo è costringere il Governo a ritirare le deleghe. Non siamo un’organizzazione a responsabilità limitata".

Danini ha quindi concluso: "Oggi esistono tutte le condizioni per una conclusione unitaria del nostro congresso, una conclusione che non annulla le differenze che ci sono tra noi".

Aitanga Gilardi

Resp. ufficio Pari Opportunità Cgil

"Mi pare importante in questo momento riprendere la parola come donne e dare visibilità concreta ai guasti, ai danni che questo Governo fa in tema di libertà, per
noi e per tutte le donne del mondo che subiscono ingiustizie." Aitanga Giraldi, responsabile Ufficio Nazionale Pari Opportunità Cgil, ha aperto così il suo intervento al Congresso sottolineando che è oggi necessario "aprire un dialogo con il movimento, con le donne italiane dei partiti e di Cisl e Uil per svelare gli inganni del programma elettorale del Polo delle libertà e dimostrare come la politica di questo Governo sia nemica delle pari opportunità". Come donne della Cgil, ha detto Giraldi, "abbiamo capito il valore sociale del lavoro femminile che non è più qualcosa di aggiuntivo ma una parte fondante del nostro essere. Da qui dobbiamo partire per vedere come coniugare il lavoro pagato con quello di cura che non può essere solo appannaggio delle donne". Quindi ha giudicato "inquietanti" le proposte del Governo perché propongono "arretramenti culturali incredibili". Giraldi punta quindi il dito sul Libro bianco del ministro Maroni dove per le donne ci sono proposte di lavoro dequalificato. "Si offre solo lavoro precario. Noi siamo contrarie. E’ evidente che
per le donne il contratto individuale vuol dire prendersi una grande fregatura. Inoltre c’è un capitolo sulle pari opportunità, pericolosissimo. Si mettono insieme donne, immigrati, anziani, disabili e si propongono ancora forme di flessibilità conciliabili per le donne sposate. E’ sbagliato, non possiamo accettarlo. E viene riproposta l’idea che il lavoro pagato è qualcosa di più per le donne". Quindi Aitanga Giraldi ha toccato il tema dell’embrione. "Cosa è questo attacco alla 194 e ai consultori ? Se passa l’idea che
l’embrione è una persona , allora l’aborto volontario è un omicidio. Vogliamo tornare indietro? Nessuna donna usa l’aborto come prevenzione".

Ha quindi concluso con "l’impegno, come donne, di acquisire la norma antidiscriminatoria di almeno il 40% per ogni sesso. Sono ottimista, credo che usciremo con nuovi organismi della Cgil con queste quote".

Claudio Sabattini

Segretario generale Fiom

"Noi chiediamo lo sciopero generale unitario contro le deleghe legislative chieste dal governo Berlusconi sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla decontribuzione previdenziale." Lo ha detto Claudio Sabattini, segretario generale della Fiom, nella parte conclusiva del suo intervento al XIV Congresso della Cgil in corso a Rimini. "Ma se questo sciopero non sarà proclamato unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, la Cgil deve comunque permettere ai lavoratori italiani di rispondere al Governo per mezzo di uno sciopero generale indetto dalla stessa Cgil."

Sabattini aveva esordito affermando che "la relazione sapiente del compagno Cofferati ha posto a questo Congresso un quesito fondamentale". Un quesito che, per il leader della Fiom, riguarda "non solo noi e gli altri sindacati", ma "il quadro complessivo della sinistra italiana".

"Cofferati – ha ricordato Sabattini – ha proposto a Cisl e Uil di rispondere all’iniziativa politica condotta dal governo Berlusconi su tutta la materia sindacale con uno sciopero generale. A questa proposta, la stessa Cisl e la stessa Uil hanno dato ieri una risposta incomprensibile." In particolare, ha osservato ancora Sabattini, "il segretario generale della Cisl, Pezzotta, ha parlato di ‘inopportunità’ dello sciopero generale. Forse perchè sull’art. 18, sull’arbitrato e su altre questioni è già successo qualcosa nei rapporti col Governo? Forse perché questi problemi sono già stati in qualche modo risolti?".,"Se così fosse – ha incalzato Sabattini – valeva la Pena che Pezzotta ce lo avesse detto. Ma se così non è, quello che serve è un’iniziativa generale di lotta."

Infatti, secondo Sabattini, "stiamo vivendo un momento eccezionale della storia italiana". Eccezionale perché non ci troviamo solo di fronte a un gruppo di pesanti iniziative governative su tutta la materia relativa alle questioni sindacali e del lavoro. Il punto, per Sabattini, è che il governo Berlusconi vuole realizzare quella che ha definito come una "svolta americana". Infatti, "Berlusconi rifiuta l’Europa e pensa che il modello Usa sia quello fondamentale cui riferirsi."

In questo progetto politico, l’Italia viene concepita come "una testa di ponte attraverso cui far penetrare il modello sociale americano nel nostro continente" avendo di mira quei paesi, "come la Francia e la Germania, che difendono il modello sociale europeo."

In quest’ambito, il governo Berlusconi si propone di "ridurre il lavoro a merce, spogliandolo di qualsiasi diritto e di qualsiasi autonomia, e liquidando una storia sociale lunga 100 anni".
Ma togliere autonomia al lavoro significa minare alla base l’esistenza stessa della democrazia. Ed è appunto tenendo presente questo quadro di ragionamento che si può comprendere quale sia la vera natura del dissenso che esiste oggi tra Cgil e Cisl e Uil.

Per Sabattini, infatti, questa differenza non è "una mera differenza strategica di natura sindacale: è una differenza relativa alla questione della democrazia."
"Per la Fiom - ha aggiunto Sabattini - i diritti dei lavoratori appartengono a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano iscritti o meno al sindacato."

"Ed è questo – ha concluso Sabattini - quello che ci giochiamo oggi: se agiamo in modo tale da far sì che le lavoratrici e i lavoratori abbiano ancora fiducia nella Cgil considerata quale un sindacato che permette loro di decidere, ovvero di avere l’ultima parola sulle questioni che li riguardano direttamente in quanto persone che vivono del proprio lavoro."

Alida Lepretti

Segr. gen. Spi/Cgil Forlì

Dopo avere ricordato che sono stati oltre cinquantamila i pensionati coinvolti nel dibattito congressuale nella provincia di Forlì, Alida Lepretti ha detto: "occorre realizzare una forte presenza del sindacato confederale sul territorio, che unisca sugli obiettivi fondanti del sindacato, del programma e della nuova stagione dei diritti. Ciò significa che alla Cgil compete la responsabilità della rappresentanza sociale nella realizzazione del progetto equilibrato fra sviluppo economico, produttivo e qualità sociale.

La Cgil non è una identità astratta, è un insieme di categorie e deve essere politicamente assunta da ognuno. Questi percorsi sono stati disegnati in contesti diversi rispetto ad oggi, ma credo che il cambiamento debba rendere più decisa la nostra volontà".

Lepretti ha proseguito ricordando l’identità del sindacato pensionati italiani, la grande forza che rappresenta ed il valore culturale che rappresenta. Quindi ha detto: "Non ritengo che sia questo Governo a poter dare lezioni di indipendenza e di autonomia a noi, un Governo che ha speso molte promesse che poi non ha mantenuto e che mette a rischio di peggioramento la vita di tante persone. Il progetto espresso dal Governo di dentro destra è di ridurre massicciamente la spesa pubblica, introducendo il mercato senza vincoli, anche in questo campo. Questo vuol dire scardinare e demolire lo stato sociale di questo Paese. In questo modo tocca le condizioni di tutti i lavoratori, pensionati e cittadini, penalizzando in particolare e fortemente le fasce più deboli di questa società. Questo Governo propone contributi previdenziali più bassi per i nuovi assunti, facendo un ulteriore regalo all’impresa, sapendo che questo non vuole dire pensioni più basse per i giovani un domani. Vuole dire anche rischi reali per le pensioni per chi è in pensione oggi. Si propongono tagli alle prestazioni sanitarie, si congela la realizzazione della riforma dell’assistenza, si riducono i trasferimenti agli enti locali: atti concreti che fanno saltare le coperture sociali per i lavoratori e per i pensionati".

La segretaria dello Spi-Cgil forlivese ha quindi ribadito il bisogno di mobilitazione e di lotta per ottenere i risultati che sono necessari. I sindacati dei pensionati – ha ricordato Lepretti - hanno sempre portato un grande contributo alle lotte, così sarà anche per il futuro: "lavoreremo, insieme, per recuperare con forza un rapporto e recuperare soprattutto l’unità".

Laimer Armuzzi

Segr. gen. Funzione Pubblica Cgil

"Non si preoccupino quelli che temono che, dopo aver conquistato l'accordo quadro del pubblico impiego e sospeso, di conseguenza, lo sciopero già dichiarato per il 15 di febbraio, possiamo essere tentati di far venir meno la partecipazione dei nostri lavoratori alla vertenza generale sul lavoro, sulle pensioni e sul fisco. Non sarà così."

Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione Pubblica, nel corso del suo intervento ha ribadito ripetutamente che i lavoratori e le lavoratrici della funzione pubblica non smobiliteranno. Al contrario, la mobilitazione andrà avanti fino ed oltre l'eventuale proclamazione dello sciopero generale. Andrà avanti perchè anche quei 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego sono coinvolti, quanto gli altri, nella lotta per la tutela dei diritti e della dignità di chi lavora. Andrà avanti sulla lotta per ottenere lo stralcio della delega delle norme sull'art. 18 e sull'arbitrato, la cancellazione della contribuzione per i nuovi assunti e per sconfiggere il progetto di ridurre a due le aliquote fiscali.

Parlando dell’accordo sottoscritto, Armuzzi ha sottolineato l'importanza dei risultati ottenuti , ci sono aumenti del 5,56% ‘’che coprono integralmente quanto era stato calcolato nella piattaforma per far fronte al differenziale di inflazione ed alla inflazione programmata e si ribadisce in toto lo schema del luglio ' 93, riportando nell'alveo della contrattazione collettiva materie e tematiche che il Governo aveva cercato di trasferire sotto l'ombrello dell'intervento legislativo’’.

" La tutela del modello contrattuale, ha precisato il segretario della F.P., è un risultato che non riguarda solo i lavoratori a cui l'accordo sottoscritto si rivolge ma ha una valenza generale, sia per i lavoratori del pubblico che del privato e quindi, anche sulla base di questa intesa sarà possibile inchiodare il Governo alle proprie responsabilità"

Il segretario della F.P. ha rivendicato il primato ed il consenso ottenuti nelle recenti elezioni delle Rsu ed ha ribadito che è nei posti di lavoro che il suo sindacato intende riprendere e rilanciare il necessario rapporto unitario ‘’tenendo ferma la barra sulle questioni di merito, con la piena disponibilità al dialogo con i delegati di Cisl e Uil, perchè è dal basso che si fonda l'unità, è dal basso che si cementa’’.

Stefano Bianchi

Segr. gen. Cgil Lazio

La conclusione del forum di Porto Alegre ci mostra quanto sia cresciuto il movimento dei no-global, che è stato capace di selezionare i suoi obiettivi e di compattarsi attorno ad essi. A quella crescita non è stato estraneo il sindacato, che a Genova si rese disponibile a un confronto sui contenuti, pur con l’indispensabile discriminante della non-violenza. Adesso abbiamo l’opportunità di stabilire obiettivi e anche di definire piattaforme comuni. E’ un clima di grande fermento: non è un caso se 100.000 persone rispondono all’appello degli intellettuali e scendono in piazza contro il disegno di legge Bossi-Fini, se in 10.000 i mobilitano per la giustizia, se i nostri scioperi di gennaio vedono una grandissima adesione. C’è un grande laboratorio sociale che offre le condizioni per una nuova sinistra. Attenti alle semplificazioni, però. Non identifichiamo la sinistra con la Cgil, il sindacato resta solo il sindacato. Fosse diversamente, la sua capacità di rappresentanza ne subirebbe un danno.

E’ una capacità di rappresentanza, peraltro, che deve esplorare nuovi territori, come stiamo cercando di fare in Lazio, dove assieme a Cisl e Uil abbiamo presentato una piattaforma per il call-center dell’Atesia, dove su 5.000 lavoratori solo 50 sono a tempo indeterminato. Sui nuovi strumenti contrattuali, francamente, mi sembra che la nostra organizzazione marchi un limite.

Anche le diffidenze reciproche con Cisl e Uil hanno impedito passi in avanti. Ferma restando l’inviolabilità del contratto nazionale, abbiamo bisogno di nuovi strumenti di contrattazione collettiva decentrata. Sono richieste che fanno anche le imprese capaci di competere sulla qualità. Al di là delle diffidenze, però, dobbiamo accettare la sfida di Pezzotta, anche se molte proposte Cisl sono provocatorie. Se abbiamo di fronte la grande responsabilità della ricomposizione unitaria della Cgil, è indispensabile anche evitare di rompere l’unità ritrovata con la Cisl e la Uil. Il Lazio porta l’esempio di un rapporto coeso tra le sigle sindacali, che ci ha permesso di realizzare piattaforme unitarie e di organizzare un grande sciopero. Gli stessi accordi separati che erano stati firmati sono rientrati.

Ma Cisl e Uil devono stare ai patti. Non è tanto la loro freddezza sullo sciopero a preoccupare, quanto il silenzio reticente sulla richiesta di stralcio sull’articolo 18, perché abbiamo il dovere di rispettare un impegno che abbiamo preso con i lavoratori e i pensionati. Se necessario arrivando allo sciopero generale.

Aurora Ferraro

Segretaria della CdL di Ancona

Sciopero generale, mercato del lavoro, nuova strategia del sindacato, sono questi i punti che hanno caratterizzato l’intervento di Aurora Ferraro. "Se non ora, quando?", si è chiesta in apertura, riferendosi alla eventualità di uno sciopero generale. "Se non ora quando?, è la domanda che rivolge ad Angeletti e a Pezzotta, "il quale dicendo che non si devono far cadere i governi dimentica che stavolta è in gioco non solo il merito ma le regole".

Ci sono segnali – afferma la sindacalista- di una "deriva reazionaria", "segnali manifestatisi a Genova, ma anche con l’attacco all’autonomia della Magistratura, con l’irrisione del problema del conflitto di interessi, con le corsie preferenziali giudiziarie per gli ‘amici’"; e un segnale minaccioso per la democrazia è anche il ricorso indiscriminato alle deleghe che esautora il ruolo del Parlamento.

Ma non è solo una questione di regole, il merito sarebbe sufficiente – secondo Ferraro- a giustificare uno sciopero generale. Come nel caso del disegno di legge sulla previdenza che mette a rischio le future pensioni d milioni di cittadini. O nel caso del fisco, con la sottrazione di enormi risorse al welfare del futuro. E, infine, il mercato del lavoro "dove si evidenzia la volontà di annientare i diritti dei lavoratori". Non solo con le modifiche all’art. 18, ma con la volontà di riscrivere tutto il diritto del lavoro, di depotenziare il contratto nazionale, di sminuire il ruolo dei sindacati, trasformandoli in organizzazioni burocratiche finalizzate ad accompagnare i processi di ristrutturazione.

Quanto alla flessibilità, "è anche troppa", ed è troppo alto il tasso di disoccupazione tra i giovani e le donne, alte le discriminazioni di salario, e nella sua regione, le Marche, lo sviluppo è fondato sulla scarsa qualità produttiva, su un’altissima incidenza di sfruttamento e una altrettanto alta percentuale di incidenti sul lavoro.

Alla fine del suo intervento Aurora Ferraro invoca un cambio di rotta nella strategia del sindacato; sottolinea il superamento della concertazione e dell’accordo del 23 luglio perché, rispetto ad allora, sono cambiate le condizioni. "Oggi conclude abbiamo a che fare con un governo fascista, xenofobo e razzista e una Confindustria dove hanno sempre più peso i faccendieri".

Luciano Silvestri

Segr. gen. Cgil Toscana


Sono convinto che lo scontro pesante che si è aperto nel paese – ha affermato Silvestri - non si chiuderà con la finanziaria e che il confronto su due modelli di società segnerà tutta la legislatura. Ci siamo assunti un compito assai impegnativo e finora la nostra arma vincente è stata la coerenza delle posizioni, anche di fronte alle difficoltà con Cisl e Uil. Dire che la Cgil fa un uso politico del sindacato significa disegnare una caricatura che la Cgil certo non merita. E’ vero che le difficoltà palesi di una sinistra smarrita rendono più incerto il nostro cammino, ma l’art. 18, la finanziaria, il pubblico impiego, la scuola, sono questioni molto concrete rispetto alle quali esercitiamo pienamente il nostro ruolo di agente contrattuale.

Riguardo al governo, noi non dimentichiamo la vicenda Taormina e l’idea pericolosa di giustizia e di attacco alla magistratura che ha svelato, come non dimentichiamo l’attacco alla scuola pubblica del ministro Moratti o le leggi sulle rogatorie, il diritto societario, il falso in bilancio. La nostra organizzazione, un po’ in solitudine, ha da subito messo in luce i pericoli del programma dello schieramento politico vincente e ha saputo collegare in questi mesi capacità negoziale e mobilitazione. L’accordo sul pubblico impiego non è merce di scambio rispetto alle partite aperte con l’art.18, la finanziaria, la previdenza, obiettivi per noi irrinunciabili e dobbiamo ricordarlo a Cisl e Uil. Con le nostre risposte siamo diventati punto di riferimento per l’insieme del mondo del lavoro ma anche per tante forze del paese che non intendono cedere sui diritti e la libertà. La Toscana è terra di piccole e piccolissime aziende e le piazze si sono riempite di quei lavoratori che non godono dell’art. 18 ma che hanno chiara la posta in gioco e l’importanza che riveste anche per la loro condizione. L’accordo sul pubblico impiego, per i suoi contenuti, dice che è possibile sconfiggere il governo nel cuore delle sue intenzioni politiche più profonde, legate strettamente alle scelte di confindustria, che mirano a smantellare la contrattazione collettiva che noi vogliamo invece garantire per tutelare i lavoratori.

Infine sulla democrazia: noi non pensiamo di essere rappresentativi a prescindere, insistiamo sulla necessità di definire regole a partire da quelle del pubblico impiego. Il Libro bianco dice chiaramente che non si procede ad alcun atto legislativo sulla rappresentanza e che le parti si riconoscono reciprocamente, con il rischio della nascita di sindacati di comodo, una strada che conosciamo e che va rigettata con determinazione.

Enrico Panini

Segr. gen. Sns

"La scuola non è dei governi ma è un patrimonio di tutti. Oggi le proposte dell’esecutivo sono pericolose perché fanno dell’istruzione una semplice merce di scambio". Enrico Panini, segretario generale del sindacato nazionale scuola, ribadisce il giudizio negativo della Cgil sull’attuale proposta governativa, sulla controriforma del ministro Letizia Moratti e ancora una volta chiede il ritiro della delega per aprire una discussione. "Viviamo in una società in cui i diritti sono diventati privilegi – ha detto il sindacalista – e dove si tolgono le scorte ai giudici che indagano sul presidente del Consiglio. E’ la stessa società in cui abolire l’obbligo scolastico è stato paragonato all’eliminazione di un retaggio ottocentesco. Ma questo è un diritto sancito dalla nostra Costituzione che merita rispetto. Se cade la responsabilità degli adulti, ai giovani possiamo solo proporre di arrangiarsi". Oggi, con le nuove proposte, gli organi interni alla scuola sono i consigli di amministrazione. "Così la scuola – ha commentato Panini – diventa un luogo per produrre e garantire merci. Questa controriforma ci porta indietro di dieci anni’’.
Panini ha quindi ribadito che la Cgil è per una scuola pubblica, laica, di qualità e per tutti. "Questa legge – ha continuato il segretario Cgil – è un manifesto demagogico di una destra reazionaria e illiberale, una legge che aggrava i problemi già esistenti, a partire dal lavoro minorile".

Un’ultima battuta rivolta alla Cisl: "A me fa dolore ascoltare Pezzotta che nel suo discorso non ha mai citato l’articolo 18. Eppure veniamo da una grande mobilitazione. L’unità si costruisce sul merito. Quanto alla Cgil accusata di far politica, va detto che il nostro agire parla ai diritti delle persone, solo tutto insieme il mondo del lavoro è davvero forte".

Gigliola Toniollo

Resp. naz. Ufficio Nuovi Diritti Cgil

Maria Gigliola Toniollo, responsabile nazionale Ufficio Nuovi Diritti Cgil, ha ricordato la vita di alcune persone "segnate dal pregiudizio e dall’ignoranza, offese da una stampa superficiale e sensazionalistica, vittime di ipocrite incongruenze contrattuali e giuridiche" come Safia o i 52 gay condannati ai lavori forzati dal Governo egiziano.

E ha aggiunto: "ci siamo fortemente caratterizzati per la scelta di parlare in questi anni di omosessualità e transessualismo, partendo dalla tutela specifica di lavoratori e lavoratrici gay, lesbiche e transessuali. Ma non voglio parlare di questo, ma chiedere una condanna dell’omofobia, dell’inadeguatezza umana, culturale che perseguita questa, come altre epoche della storia, una condanna del familismo anti-stato sociale imposto dalle destre’’.

Toniollo ribadisce l’assoluta necessità dell’articolo 18. "Quale situazione è in realtà più calzante per sostenere l’articolo 18 di tutte le possibili garanzie per i lavoratori, se non la subdola discriminazione che si crea verso lavoratori omosessuali e transessuali?". E poi ricorda il mobbing, "quale terreno migliore per massacrare le persone?" e la difficilissima posizione lavorativa di persone "il cui aspetto fisico non corrisponde al nome che hanno sui documenti per mancanze e ritardi di legge e che "i nostri Centri Informazione Disoccupati dovrebbero essere in grado di risolvere ".

L’ambizione oggi degli Uffici Nuovi Diritti non è però solo quella di tutelare i lavoratori discriminati. "Noi ci teniamo a rappresentare il simbolo della laicità e dell’autonomia di uno Stato libero dentro un’organizzazione grande e condivisa come la Cgil’’.

Eduardo Guarino

Segretario generale Filcea Cgil

"Nei momenti difficili della vita di questa organizzazione e nei passaggi delicati per il nostro Paese, dobbiamo sempre essere in grado di riflettere sulla nostra storia -ha detto Eduardo Guarino- esaminando le conquiste ma soprattutto le sconfitte lontane e quelle recenti, perché è da lì che bisogna partire per trovare le risposte giuste agli attacchi e alla messa in discussione dei diritti essenziali".

Guarino ha ricordato, pensando alla celebrazione del centenario della Filcea, il vecchio motto che un gruppo di operai chimici di Milano aveva fatto ricamare sulla bandiera: "da angusta per augusta", che si può tradurre :percorso lungo strette vie, per raggiungere la vetta, oppure dalle piccole cose alla grande vetta. Che fare dunque oggi si è chiesto il sindacalista, "di fronte all’incertezza, alla preoccupazione, agli attacchi di un Governo che utilizza la propria forza parlamentare ed elettorale con pericolosa ed inaccettabile arroganza".

Guarino ha poi affrontato il tema dell’Europa. "Ha fatto bene Cofferati – ha detto- a valorizzare la nostra scelta europeista, perché quell’Europa dei diritti di cittadinanza e del lavoro, può essere una gabbia per il centro destra".

"Non c’è compatibilità -ha sottolineato Guarino, tra la linea del Governo e questa Europa".

"In questi ultimi mesi abbiamo risposto unitariamente a molti attacchi, ora non possiamo -ha sottolineato il leader dei chimici della Cgil- deludere quei milioni di lavoratori che ci hanno dato la loro fiducia".

Riferendosi all’unità con Cisl e Uil Guarino ha aggiunto: "dobbiamo riaprire il confronto senza farci condizionare da chi vuole tagliare tutti i fili dell’intesa unitaria. Non possiamo andare dai lavoratori a discutere su chi è a favore e chi è contro lo sciopero generale. Abbiamo bisogno di un’azione di lotta che duri nel tempo e costruisca consenso. Un dirigente sindacale attento sa che lo sciopero generale è un’ipotesi alla quale si può ricorrere, ma guai ad utilizzarlo come arma impropria, staccata dagli obiettivi e dai risultati da raggiungere".

Ferdinando Pignataro

Segr. gen. Cgil Calabria

Pignataro ha iniziato il suo intervento sottolineando il grande successo che, anche in Calabria, hanno avuto gli scioperi generali, "con una grande presenza di migliaia di giovani lavoratori, di ragazze e ragazzi, di disoccupati, di nuove categorie che hanno avvertito i pericoli insiti nelle politiche del Governo di centro-destra, che vogliono affermare un’idea di società in cui prevalgono gli egoismi e la competitività tra le persone, diseguale e ingiusta". Parlando del Sud, Pignataro ha sottolineato "il bisogno di una crescita del reddito e dell’occupazione a cui ricondurre il programma delle risorse pubbliche e private, della dotazione infrastrutturale materiale, dell’ampliamento delle attività economiche di mercato, della localizzazione di nuove imprese, puntando sulla qualità e sulla competizione alta, facendo crescere nuove domande sociali e nuove capacità contrattuali". Ma "l’attacco più grave del Governo sta proprio qui – ha continuato Pignataro – nel superamento di queste politiche, alla diminuzione delle risorse, nell’attacco alla programmazione negoziata, in una logica di scambio tra diritti e un’improbabile crescita dell’occupazione, che la Cgil meridionale ha rifiutato con molta coerenza negli anni passati". Il segretario della Calabria si è chiesto "se tutta la Cgil sia assestata su queste posizioni", perché "si ha l’impressione che le questioni del Mezzogiorno vivano in modo marginale e che prevalgano, anche nelle nostre politiche, culture degli egoismi, con un abbassamento della tensione etica nella nostra azione". Per questo, ha affermato Pignataro, "è la Cgil nel suo complesso che deve respingere una logica di divisione sempre più accentuata tra un centro-nord che compete e un mezzogiorno assistito, dedito ai consumi, che non è protagonista delle politiche nazionali e che rinuncia a cimentarsi con lo sviluppo".

"Non condivido quei compagni – ha detto Pignataro - che vogliono ‘rinnovare tutto’ per allargare la platea dei diritti e di chi può esigerli: non si allarga alcuna platea se non si difendono i diritti acquisiti, se non ci si attesta sulle conquiste di questi anni. Oltretutto, l’attacco alle libertà individuali nel Mezzogiorno è reso ancora più forte da una caduta di tensione istituzionale e politica nella lotta alla criminalità organizzata, che producono fenomeni di collusione sempre più tollerati e un vero e proprio processo di legalizzazione della mafia".

Infine, Pignataro ha concluso dicendo "che è importante che ci sia stata e ci sia la Cgil in Italia, per molti mesi unico soggetto in campo contro le politiche della destra e l’omologazione culturale, garanzia di difesa della democrazia e delle libertà delle persone e della quale dobbiamo essere orgogliosi".

Guido Abbadessa

Segr. gen. Filt Cgil

 

Il sistema dei trasporti è sottoposto agli effetti della globalizzazione più di ogni altro settore, processi come il "just in time" e il decentramento accrescono i volumi di merci movimentate e naturalmente spingono verso la massima compressione dei costi, dei salari e dei diritti dei lavoratori. Si rischia di arrivare all’oligopolio, allo strapotere dei grandi gruppi. Questo processo va contrastato cercando la globalizzazione dei diritti. L’alternativa è il nostro inevitabile recesso.

L’obiettivo è la costruzione di un’Europa politica e sociale, una soluzione forse parziale, ma sicuramente un fattore importante di modernizzazione e stabilizzazione. La liberalizzazione dei trasporti è compiuta ed era indispensabile per la costruzione dell’Unione Europea: non era possibile opporci a questo processo. Dobbiamo però piantare 4 "pilastri: la priorità della sicurezza; la clausola sociale, secondo la quale l’impresa che subentra, sia in regime di mercato che in concessione, deve garantire continuità occupazionale e contrattuale; una garanzia di reciprocità, per cui in tutti i paesi membri, presenti e futuri, deve esserci parità di condizioni, per rendere effettiva la libera circolazione dei lavoratori e delle imprese; quarto e ultimo paletto, sul terreno fiscale, è il principio di stabilimento, per cui ogni azienda ha tempo 6 mesi stabilirsi nello stato dove effettivamente svolge la sua attività. Jospin ha scritto che l’Europa è un progetto politico, noi siamo un soggetto che lo costruisce.

Per quanto riguarda le questioni contrattuali, il Congresso deve esprimere una posizione chiara: dobbiamo difendere quindi il doppio livello di contrattazione. Occorre aprire una nuova fase per dare risposte più adeguate, anche sul piano delle pari opportunità, nella consapevolezza che siamo in un momento particolarmente difficile. Le scelte del Governo hanno una matrice peronista: vengono messi in discussione occupazione e reddito, lo dimostra la minaccia di 5.000 licenziamenti che pendono sui lavoratori nelle attività di supporto ferroviario.

E’ l’essenza stessa del sindacato a venir messa in discussione. Ci vogliono ridurre a un centro erogatore di servizi, non a un organo di rappresentanza collettiva. Dobbiamo combattere sulle singole questioni di merito, partendo dal tema dei diritti. Serve quindi un rapporto unitario, anche se non a tutti i costi. La rinata lotta sindacale è un segnale importante di risveglio delle coscienze.

Agostino Megale

Direttore Ires

Ho pensato che le nostre diversità vanno superate, per costruire su queste una sintesi più avanzata. L’impostazione basata sul rilancio dell’unità e sulla "idea-forza" dei diritti da garantire ai nuovi lavori, indica la strada giusta.

Non dobbiamo parlare solo ai lavoratori o agli iscritti, ma a tutto il centrosinistra, per costruire un’alternativa vera. Non possiamo coltivare le polemiche, continuare a cercare nella casa dell’altro le ragioni delle nostre difficoltà. E’ giusto rasserenare il clima, cercare chiarezza di rapporti anche con la sinistra politica, mettere assieme il meglio della nostra leadership per battere la destra. Siamo così sicuri di farcela solo se la demonizziamo, dicendo che Berlusconi sta uccidendo la democrazia? Se fosse così dovremmo lanciare appelli alla lotta partigiana. Dobbiamo misurarci con le moderne contraddizioni e sulle sfide che da queste nascono. Le letture semplificate possono servire al massimo a raccogliere applausi in questa sala.

In Europa non c’è solo la destra di Berlusconi, c’è anche quella di Aznar che concerta e discute. Certo è vero, il Governo punta a dividere il sindacato, e la sconfitta della Cgil è una delle condizioni per riuscirci. Abbiamo quindi il dovere di rispondere a chi ci accusa di dire le bugie, che le bugie le dicono loro: che in 20 anni l’articolo 18 sarà cancellato; che nel sommerso lavorano 5 milioni di persone e che i provvedimenti per l’emersione – si parlava di 100.000 miliardi, poi ridotti a 8.000 nella Finanziaria – non hanno portato risultati. Facciamo propaganda su questo, facciamo da cassa di risonanza, piuttosto che parlare di resistenza.

Senz’altro sarà indispensabile proseguire nella lotta, e unitariamente. Dall’unità non ci si libera come si fa con una camicia di forza, perché l’unità è la nostra risorsa indispensabile. Si parte sempre da posizioni diverse: le mediazioni e il compromesso non ci devono spaventare.

Andrea Ranieri

Segr. gen. FFR Cgil

 

Il segretario generale della Federazione Formazione e Ricerca della Cgil, Andrea Ranieri, nel suo intervento al XIV Congresso della Cgil, riprende un passaggio della relazione di Cofferati, che definiva l’economia della globalizzazione come economia del sapere. "La qualità e la quantità degli investimenti nella ricerca e nella formazione – secondo Ranieri – rappresentano la variabile della competitività del nostro Paese e segnano le condizioni concrete di vita della persone, la loro capacità di reagire e di non rassegnarsi".

"Il sapere – ha precisato Ranieri – è un elemento importante della qualità dello sviluppo di un Paese. Abbiamo provato a dirlo, ottenendo negli anni passati significativi risultati. Ora tutto è sotto attacco, in linea con una politica che tende a separare le questioni dell’occupazione da quelle della qualità del lavoro.

Dobbiamo riconquistare una nostra nuova capacità di proposta. Dai livelli di istruzione e di sapere si capisce se si va verso un individualismo massificato o verso un’idea di persone con capacità di relazione e di solidarietà".

"La metà dei disoccupati italiani – ha ricordato Ranieri - ha un livello basso di istruzione, a molti non è stata offerta una opportunità formativa. Per quanto riguarda le imprese, bisogna capire quanto siano disponibili ad essere competitive: la partita è ancora aperta, nonostante Berlusconi. Dipenderà dalla nostra capacità di fare della formazione un elemento centrale della nostra iniziativa".

"Secondo gran parte dei delegati ai nostri congressi – ha detto ancora Ranieri - l’esigenza di formazione e riqualificazione professionale è la più avvertita. Occorre puntare sul diritto alla formazione per tutti e per tutto l’arco della vita. Potrebbe essere questo un utile punto di innesto per una piattaforma unitaria con Cisl e Uil". "Ho sentito parlare – ha concluso Ranieri - di una ‘carta universale per il diritto alla formazione’. Proviamo a prenderla sul serio. L’attacco ai diritti portato dalla riforma Moratti ha la stessa gravità delle modifiche all’articolo 18. Lo sciopero generale delle scorse settimane ha dimostrato che tanti lavoratori sentono la necessità di reagire, tutti insieme, a questo governo. Se vogliamo provare a far durare la lotta, dovremo mettere in campo una nostra piattaforma offensiva, nella quale la formazione dovrà essere il punto forte".

 
 

Sandra Mecozzi

Fiom nazionale

 

Spero e penso che potremo uscire da questo congresso – ha detto Sandra Mecozzi – con un di più di autonomia culturale rispetto all’ideologia della globalizzazione liberista che ci ha indubbiamente un po’ appiattiti, per radicarci di nuovo alla domanda di giustizia che viene dai luoghi di lavoro e che in tutto il mondo preme sui sindacati. Banco di prova importante sarà l’Europa e la capacità di costruire un sindacato europeo che difenda il modello sociale praticato qui e sappia opporsi al modello deregolamentato che sta dilagando. Riusciremo a farlo se al centro della discussione aperta manterremo fermi i cardini della contrattazione e della democrazia, che sono il centro della battaglia dei metalmeccanici. Autonomia e radicamento nei luoghi di lavoro: da queste caratteristiche di fondo abbiamo tratto gli elementi per schierarci subito contro la guerra, dal Kossovo all’Afghanistan, nella ferma condanna del terrorismo. E sull’Afghanistan dobbiamo assumerci un ruolo di svelamento del potere dei media che sono arrivati al grottesco di sostenere che la guerra liberava le donne di quel paese, che da anni lottavano in solitudine contro la dittatura dei talebani.

Sandra Mecozzi ha poi affrontato la questione Palestina-Israele, sollecitando la Cgil ad evitare decisamente un atteggiamento di equidistanza, per ribadire invece un punto di verità: che nei territori palestinesi vive un popolo in prigione, con 400.000 lavoratori che non possono recarsi al lavoro e non hanno salario, con bambini che muoiono perché non possono andare all’ospedale. Quella è una terra occupata militarmente nonostante gli accordi sottoscritti ed è necessario avviarne la decolonizzazione. La Cgil deve dispiegare la propria iniziativa perché sia accolta la richiesta di una protezione internazionale per difendere la popolazione civile, contro il veto che gli Usa pongono all’ONU, ma deve anche muoversi con maggior decisione anche per una presa in carico diretta di quella situazione drammatica, con una presenza permanente in Palestina.

Infine la dirigente Fiom nazionale ha sostenuto la necessità di affrontare in modo meno diplomatico e più deciso il rapporto tra sindacato e movimento no global. "Chi ha avuto come me la fortuna di essere a Porto Alegre – ha concluso Mecozzi - ha toccato con mano una straordinaria realtà che ha aspettative altissime verso il sindacato, in tutto il mondo, per costruire alternative possibili alla globalizzazione in atto. Il prossimo Forum sociale europeo si svolgerà in Italia e sarà una importante occasione per il sindacato italiano e per la stessa Ces di misurarsi con queste tematiche e con questo movimento.

 

(8 febbraio 2002, a cura dell'ufficio stampa Cgil)