Una giornata, quella di ieri,
tutta di dibattito interno, dopo il confronto con Cisl e Uil della
giornata precedente. E oggi il congresso si chiude in un modo
diverso dal solito. La sala del Palafiera di Rimini si apre
simbolicamente all’esterno, le tribune degli ospiti vengono
spostate per creare più spazio, le pareti grigie che delimitano
la sala vengono spostate e le conclusioni del segretario generale
saranno rivolte non solo alla platea dei delegati ma alla
società: diecimila persone affolleranno gli spazi così
ricavati.
Una scelta non tradizionale. "Una modalità che non avevamo
mai utilizzato in passato - spiega a Rassegna Sergio Cofferati –
ma ci è parsa la scelta organizzativa da privilegiare". Per
più ragioni: intanto perché è un congresso che si conclude
"con un avvicinamento, vistoso e positivo, delle diverse
posizioni che avevano caratterizzato la sua apertura".
Cofferati, stanco e insieme visibilmente soddisfatto, per
scaramanzia non vuole usare il termine "unitario" ma non
sottovaluta l’importanza del risultato che si sta delineando.
"E’ un evento che merita di essere presentato, per il suo
valore, a un’area più ampia di quella dei delegati",
sottolinea.
E poi in questo modo la Cgil parla
anche simbolicamente all’esterno. "L’obiettivo che ci
eravamo prefissi era infatti non solo quello di definire le scelte
e le priorità che riguardano le nostre politiche, ma anche di
indicarle come contributo a una discussione più larga nel paese
e, ancor di più, come un contributo a risolvere i problemi più
concreti del paese". Il congresso di un’organizzazione come
la Cgil deve parlare al paese e anche questa modalità
aiuta.
"E’ una porta che si apre – spiega Cofferati - e il tema
della porta che si apre su un mondo nuovo l’abbiamo utilizzato
anche nella colonna musicale che ha accompagnato i lavori del
congresso".
Ma se l’unità interna della
Cgil esce rafforzata da questo congresso, ne esce invece scossa
quella con Cisl e Uil, che pure nelle ultime settimane aveva dato
vita a una serie di manifestazioni e di scioperi nel paese, sulle
parole d’ordine dello stralcio dell’articolo 18 dalla delega
sul mercato del lavoro e della lotta alla decontribuzione
previdenziale per i giovani.
Come si concluderà il congresso su questi temi? "Il
congresso deve essere in grado di tracciare un orientamento di
medio periodo, un orientamento efficace almeno per un quadriennio
e coerente con il nostro programma. Ma deve anche scegliere le
cose da fare nel breve arco di tempo che abbiamo di fronte, quelle
che dobbiamo proporre a Cisl e Uil per sostenere, attraverso la
lotta e la mobilitazione, la nostra posizione: nei confronti del
governo, principalmente, ma anche di Confindustria, che dell’azione
di questo governo è l’ispiratrice".
Gli interventi dei segretari di Cisl e Uil hanno messo in evidenza
una forte dialettica di posizioni tra i sindacati. "Ma questo
non ci fa cambiare né idea né atteggiamento – afferma
Cofferati -. L’atteggiamento è quello di ricercare
ostinatamente l’unità. L’idea è quella di proporre la
riconferma degli obiettivi che insieme ci siamo dati e un percorso
di mobilitazione che sia in grado di far crescere il consenso
attorno alle nostre proposte anche fuori dal sindacato,
utilizzando a questo fine gli strumenti tradizionali della lotta
sindacale, tra cui anche lo sciopero generale, per costringere il
governo a un’intesa che abbia contenuti condivisibili".
Verrà chiesto insomma una sorta
di mandato al congresso per prospettare formalmente nei prossimi
giorni questo schema a Cisl e Uil. La discussione con le altre
confederazioni dovrà proseguire. "Abbiamo preso atto delle
diversità di valutazione – spiega Cofferati – ma non cambiamo
idea. Insisteremo per provocare un’ulteriore discussione di
merito, più approfondita di quella che è possibile fare in un
congresso, per arrivare a uno schema di iniziative unitario.
Gli obiettivi – stralcio dell’articolo
18 e dell’arbitrato, modifica radicale dell’impianto della
delega sulla previdenza – restano assolutamente fermi. E del
resto sono obiettivi comuni: li abbiamo definiti, scritti e
prospettati insieme. La lotta che noi proponiamo non è un
esercizio mirato a chissà quale avvenimento politico. Chiediamo
ai lavoratori un sacrificio per arrivare a un risultato su questi
temi. Esattamente come fa un sindacato. Nulla di più e nulla di
meno".
(9 febbraio)