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Conversazione con Cofferati

"Cercheremo ostinatamente l'unità" 

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Conversazione con Sergio Cofferati

"Cercheremo ostinatamente l'unità"

di Enrico Galantini

Una giornata, quella di ieri, tutta di dibattito interno, dopo il confronto con Cisl e Uil della giornata precedente. E oggi il congresso si chiude in un modo diverso dal solito. La sala del Palafiera di Rimini si apre simbolicamente all’esterno, le tribune degli ospiti vengono spostate per creare più spazio, le pareti grigie che delimitano la sala vengono spostate e le conclusioni del segretario generale saranno rivolte non solo alla platea dei delegati ma alla società: diecimila persone affolleranno gli spazi così ricavati. 

Una scelta non tradizionale. "Una modalità che non avevamo mai utilizzato in passato - spiega a Rassegna Sergio Cofferati – ma ci è parsa la scelta organizzativa da privilegiare". Per più ragioni: intanto perché è un congresso che si conclude "con un avvicinamento, vistoso e positivo, delle diverse posizioni che avevano caratterizzato la sua apertura". Cofferati, stanco e insieme visibilmente soddisfatto, per scaramanzia non vuole usare il termine "unitario" ma non sottovaluta l’importanza del risultato che si sta delineando. "E’ un evento che merita di essere presentato, per il suo valore, a un’area più ampia di quella dei delegati", sottolinea.

E poi in questo modo la Cgil parla anche simbolicamente all’esterno. "L’obiettivo che ci eravamo prefissi era infatti non solo quello di definire le scelte e le priorità che riguardano le nostre politiche, ma anche di indicarle come contributo a una discussione più larga nel paese e, ancor di più, come un contributo a risolvere i problemi più concreti del paese". Il congresso di un’organizzazione come la Cgil deve parlare al paese e anche questa modalità aiuta. 
"E’ una porta che si apre – spiega Cofferati - e il tema della porta che si apre su un mondo nuovo l’abbiamo utilizzato anche nella colonna musicale che ha accompagnato i lavori del congresso".

Ma se l’unità interna della Cgil esce rafforzata da questo congresso, ne esce invece scossa quella con Cisl e Uil, che pure nelle ultime settimane aveva dato vita a una serie di manifestazioni e di scioperi nel paese, sulle parole d’ordine dello stralcio dell’articolo 18 dalla delega sul mercato del lavoro e della lotta alla decontribuzione previdenziale per i giovani. 

Come si concluderà il congresso su questi temi? "Il congresso deve essere in grado di tracciare un orientamento di medio periodo, un orientamento efficace almeno per un quadriennio e coerente con il nostro programma. Ma deve anche scegliere le cose da fare nel breve arco di tempo che abbiamo di fronte, quelle che dobbiamo proporre a Cisl e Uil per sostenere, attraverso la lotta e la mobilitazione, la nostra posizione: nei confronti del governo, principalmente, ma anche di Confindustria, che dell’azione di questo governo è l’ispiratrice". 

Gli interventi dei segretari di Cisl e Uil hanno messo in evidenza una forte dialettica di posizioni tra i sindacati. "Ma questo non ci fa cambiare né idea né atteggiamento – afferma Cofferati -. L’atteggiamento è quello di ricercare ostinatamente l’unità. L’idea è quella di proporre la riconferma degli obiettivi che insieme ci siamo dati e un percorso di mobilitazione che sia in grado di far crescere il consenso attorno alle nostre proposte anche fuori dal sindacato, utilizzando a questo fine gli strumenti tradizionali della lotta sindacale, tra cui anche lo sciopero generale, per costringere il governo a un’intesa che abbia contenuti condivisibili".

Verrà chiesto insomma una sorta di mandato al congresso per prospettare formalmente nei prossimi giorni questo schema a Cisl e Uil. La discussione con le altre confederazioni dovrà proseguire. "Abbiamo preso atto delle diversità di valutazione – spiega Cofferati – ma non cambiamo idea. Insisteremo per provocare un’ulteriore discussione di merito, più approfondita di quella che è possibile fare in un congresso, per arrivare a uno schema di iniziative unitario.

Gli obiettivi – stralcio dell’articolo 18 e dell’arbitrato, modifica radicale dell’impianto della delega sulla previdenza – restano assolutamente fermi. E del resto sono obiettivi comuni: li abbiamo definiti, scritti e prospettati insieme. La lotta che noi proponiamo non è un esercizio mirato a chissà quale avvenimento politico. Chiediamo ai lavoratori un sacrificio per arrivare a un risultato su questi temi. Esattamente come fa un sindacato. Nulla di più e nulla di meno".

(9 febbraio)