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Le conclusioni di Sergio Cofferati
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"Non resteremo immobili"
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di Davide Orecchio
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Unità nella mobilitazione e nel
futuro, auspicato sciopero generale. Unità tra le confederazioni
sindacali. Unità nella Cgil, che conclude il proprio 14°
congresso nazionale con la convergenza di minoranza e maggioranza
su un solo ("unico") documento (non accadeva da 16
anni). Unità è la parola chiave delle conclusioni di Sergio
Cofferati, un messaggio che il segretario generale lancia proprio
a tutti: ai delegati del suo sindacato, a Cisl e Uil, al Governo,
che non si deve illudere nella sua strategia di divisione delle
organizzazioni del lavoro. Tuttavia un messaggio che,
paradossalmente, rischia di non ottenere la risposta che cercava:
i rapporti con Cisl e Uil non migliorano dopo la relazione di
Cofferati. Lo sciopero generale, che Pezzotta e Angeletti
ribadiscono di non voler fare, potrebbe spaccare l'unità
sindacale.
Parla per circa un'ora e mezzo, Cofferati, in un Palacongressi
aperto anche al pubblico: via le tribune laterali, via le barriere tra ospiti e delegati e largo
a una piazza di 10 mila persone che nasce dentro al palazzo
riminese, largo alle bandiere rosse che sventolano prima che il
segretario prenda la parola, proprio come in un vero comizio. Ma
poi, quando Cofferati inizia a parlare e le bandiere vengono
ammainate, ci si accorge subito che il suo non è affatto un
comizio, ma un discorso lucidissimo e pervasivo, un discorso che
non tralascia nulla e aggredisce logicamente ed emotivamente la
realtà delle cose.
Parte dalla situazione internazionale per poi scendere fino al
nucleo del particulare italiano. E' la tradizione, la norma
che si applica agli interventi nelle organizzazioni politiche e
sindacali, ma il fulcro delle conclusioni di Cofferati emerge
senza dubbio quando il segretario affronta la questione dello
sciopero generale, dei rapporti con Cisl e Uil e dello scontro col
Governo. Cofferati lo spiega chiaramente: lo sciopero generale si
deve fare perché il suo obiettivo non è stato ancora raggiunto.
Le deleghe del Governo sui licenziamenti facili e sulle pensioni,
infatti, non sono ancora cadute. E Cofferati chiede direttamente a
Cisl e Uil: "Esistono ancora le ragioni della nostra
mobilitazione? Avete cambiato idea? Ora siete d'accordo sul
contenuto delle deleghe? Se avete cambiato idea, ditelo, è
legittimo, ma sia chiaro: noi non l'abbiamo cambiata".
Ma se Cisl e Uil non hanno cambiato idea, prosegue Cofferati,
allora come intendono raggiungere l'obiettivo di stralciare
licenziamenti e decontribuzioni dalle deleghe del Governo? Il
Governo infatti va avanti per la sua strada, marcia come un carro
armato in Parlamento. L'unica risposta che possono dare i
sindacati, quindi, è quella di intensificare la mobilitazione, di
"estendere il consenso" nel paese, di seguire le tappe
del programma partito unitariamente lo scorso dicembre. E questo,
spiega Cofferati, si può fare solo con lo sciopero generale.
Il leader della Cgil dà dunque appuntamento a breve termine a
Cisl e Uil: "è necessaria una riunione", dice. Bisogna
discutere tra le confederazioni. Il messaggio è soprattutto per
la Cisl, che martedì riunisce il proprio esecutivo. Cofferati
chiede implicitamente a Pezzotta di aspettare e rompere e ripete
che bisogna cercare con ostinazione
l'unità: "noi della Cgil ne siamo convinti". Perché
solo con l'unità il movimento sindacale può arrestare
l'aggressione del Governo ai diritti dei lavoratori. "Ma
sappiate - chiarisce Cofferati - che noi non resteremo
immobili". Insomma la strada c'è e va percorsa. Presto
sapremo se la Cgil lo farà da sola o in compagnia.
Del resto non ci sono scorciatoie. Quella strada, per Cofferati,
è imposta dalla natura stessa del Governo, un Governo che ha
fatto carta straccia della concertazione, che non rispetta le
organizzazioni del lavoro e le persone che esse rappresentano, che
non rispetta i lavoratori e i loro diritti. "E sui diritti
non si media - tuona Cofferati rivolgendosi alla Cisl di Pezzotta
-, i diritti o si riconoscono o non esistono".
Il libro bianco di Maroni, che preme il piede sull'acceleratore
della precarizzazione, che mira a instaurare "un doppio
regime del mercato del lavoro", ad aprire un baratro tra le
nuove e le vecchie generazioni, rispecchia chiaramente le
intenzioni del governo. Ed è un testo molto diverso dal Libro
bianco di Jacques Delors, "l'unico Libro bianco che io
riconosca", precisa Cofferati. Questo governo, insomma,
"ci porta fuori dal modello sociale europeo", con i suoi
"scimmiottamenti del neoatlantismo e del neoliberismo".
Berlusconi non è la Thatcher, Cofferati lo sa bene - "la
differenza tra i due è visibile" -, ma non è meno
pericoloso della lady di ferro. Il suo mix tra populismo e
liberismo, infatti, può avere per Cofferati la medesima
"efficacia distruttiva" della politica thatcheriana.
Quel mix che porta il Governo a mirare "a cambiare la natura
delle relazioni sociali, a dividere i propri interlocutori",
insomma a indebolire le organizzazioni del lavoro e i loro
rappresentati. Sta ai sindacati prendere la strada
dell'opposizione. Prenderla fino in fondo, fino allo sciopero
generale. "Ma bisogna intervenire oggi - ammonisce Cofferati
-, prima che i danni di questa politica si riversino su di
noi".
(9 febbraio 2002, 15.50)
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