SPECIALE CONGRESSO CGIL

PRIMA

 

Interventi dei delegati

Michele Petraroia

segretario generale Cgil Molise

 

Il segretario generale della Cgil Molise, Michele Petraroia ha esordito, nel suo intervento al XIV congresso della Cgil, citando Julio Velasco che, nel dibattito sull’Argentina, ha ricordato l’occupazione, da parte di migliaia di persone, di Plaza de Majo a Buenos Aires avvenuta nel dicembre scorso "contro i meccanismi perversi di impoverimento del Paese, derivati dalle scelte dei governi che si erano succeduti negli ultimi anni".

"Ciò che è accaduto in Argentina – ha detto Petraroia – mette in discussione i rapporti tra il Nord e il Sud del mondo. Venti giorni fa, in una città del Brasile, un sindaco democratico è stato sequestrato e ucciso solo perché governava dal basso. Oggi c’è un vice-sindaco che fa l’operaio alla Pirelli ed è l’emblema di chi, anche nel terzo mondo, prova a fare cose giuste da sinistra. Il nostro compito è quello di accogliere l’appello che ci viene dal Sud del mondo e non lasciare quei lavoratori al loro destino".

"Berlusconi – ha continuato Petraroia - va smascherato: quindici milioni di italiani nel maggio dello scorso anno hanno votato il centro-destra, 18 milioni si sono opposti. Il nostro meccanismo elettorale ha provocato una maggioranza forte in Parlamento. L’Italia oggi è il paese dove il Presidente del Consiglio decide di fare anche il ministro degli esteri e dove il ministro di Grazia e Giustizia decide di sospendere un processo solo perché vi è implicato Berlusconi".

"Il ruolo del sindacato – secondo Petraroia - deve essere quelli di difendere i diritti e guardare ai bisogni delle persone. A Berlusconi consigliamo di non sottovalutare questa Italia. Negli anni passati abbiamo ottenuto importanti vittorie".

"Infine – ha concluso - voglio lanciare un appello ai compagni delle regioni del Nord. Dal Molise tanti giovani raggiungono le vostre città per cercare lavoro. Quando entrano nelle vostre Camere del lavoro ospitateli, consigliateli. Anche così potremo confermarci come un’organizzazione che ha il suo cuore a sinistra e si muove con uno spirito di coesione e di solidarietà"

Giovanna Giorgetti 

Cgil Lombardia

 

 "Da tempo si avverte l’esigenza di una scelta di campo della Cgil, a partire dalle questioni internazionali, ha detto Giovanna Giorgetti, dell’Ufficio Studi della Cgil Lombardia. La globalizzazione di matrice USA deve farci riflettere, così come ci hanno indicato i sindacalisti argentini, sul fatto che, oltre al tema dei diritti, occorre riportare al centro il tema dell’uguaglianza".

"Di fronte a milioni di persone che non hanno acqua da bere -ha proseguito Giorgetti- che muoiono di fame, che perdono la vita in infortuni sul lavoro, come accade troppo spesso in Lombardia, i dobbiamo saper imporre un modello alternativo a questa cultura di violenza".

Affrontando i temi della politica italiana, la sindacalista lombarda ha ricordato la svolta profonda che il Governo Berlusconi sta imprimendo sul piano dell’attacco ai principi costituzionali e della democrazia. In una situazione come questa, la prima cosa da fare è stoppare il progetto del Governo Berlusconi, mettendo in campo tutte le azioni di lotta. Penso ad un’iniziativa unitaria, che coinvolga il movimento sindacale nel suo complesso. Ma, se questo non fosse possibile, la Cgil deve offrire un’opportunità di lotta all’insieme delle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese. Il progetto di politica economica portato avanti dal Governo Berlusconi trova evidenti collusioni nella linea della Cisl, che non vuole regole, che tende a depotenziare la contrattazione collettiva nazionale -come dimostra la vicenda dei metalmeccanici- e che pensa, non a caso, ad un frazionamento del mercato del lavoro".

"La Cisl -ha proseguito la sindacalista- ha in mente che su un preciso progetto di stato sociale, trova una sponda formidabile nella devolution formigoniana e nella Compagnia delle Opere. Quest’ultima -ha concluso- è uno stato nello stato: ti garantiscono dalla culla alla morte. In cambio vogliono l’anima. La Cgil, che è il sindacato generale dei lavoratori, deve indagare su questa realtà e sulle trasformazioni di una Cisl, con la quale dobbiamo ormai chiederci se siano davvero possibili, oltre ad alleanze tattiche, anche alleanze strategiche".

Marcello Tocco

Segretario generale Fisac

Nel suo intervento, Marcello Tocco ha sottolineato che "nessuno vuole fare cadere i governi, ma pensiamo anche che nessuno vuole sostenerli, e quindi bisogna ritornare al merito, perché se non ci sono regole gli elementi di unità sindacale bisogna ricercarli nelle strategie". "Il merito è questo – ha continuato Tocco - se non c’è lo stralcio del 18 e il ritiro delle deleghe c’è lo sciopero generale, altrimenti no, e il contratto del pubblico impiego lo ha dimostrato; è bastata la volontà unitaria con Cisl e Uil e la minaccia dello sciopero generale per raggiungere l’accordo".

"Questo governo vuole destrutturarne le regole fondamentali e lo farà; è quindi necessaria, in Parlamento, un’opposizione politica forte e visibile, senza chiederla al sindacato".

"Questa maggioranza, alleata con Confindustria, pensa solo ai diritti delle imprese e della produzione. Vorremmo sapere cosa ne pensano gli organi di controllo Consob e Isvap delle grandi aggregazioni finanziarie quali Fondiaria, Sai e Toro i cui piani industriali sono sconosciuti. Ma anche le forze politiche che governano il Paese sono alla conquista del mondo della finanza. La Compagnia delle Opere è il braccio armato di questa maggioranza che ha nel sociale una presenza fortissima con una holding finanziaria’’.

"Ora la prima fase del credito e delle assicurazioni si è conclusa; nella seconda fase, che ha riguardato la ristrutturazione delle aziende, siamo riusciti con la concertazione a salvare l’ occupazione. Siamo ora alla terza fase, quella della competizione a livello europeo: l’Abi e l’Ania non si illudano che la ristrutturazione e i rinnovi contrattuali si facciano senza regole, nessuno può pensare che si possa continuare a mercificare il lavoro in questo settore"

Patrizia Venturini 

Segretario Cgil-Scuola Umbria

 

Sono evidenti le caratteristiche inedite che lo scontro sociale e politico ha assunto nel nostro paese". Così Patrizia Venturini, segretario Cgil-Scuola Umbria- apre il suo intervento.Un intervento in cui i diritti (tra cui quello essenziale all’informazione), le libertà individuali e collettive sono l’asse portante di un ragionare che mette al centro le persone, i loro diritti, la loro dignità.
"Un termine, quello di persona –sottolinea Venturini- che fuoriesce dal tecnicismo sindacale e va a toccare il problema complessivo dei valori. Quello che sta avvenendo nel nostro Paese è un scontro sui valori, sui temi generali della convivenza, del patto tra uomini e donne, del contratto tra cittadini".
E così temi che non appartengono propriamente alla battaglia sindacale, afferma la Venturini: "diventano illuminanti ". La questione della giustizia, ad esempio: "ci porta a pensare che si va verso un modello classista: verranno colpiti duramente i piccoli crimini, messe sotto controllo le fasce di marginalità ma rimarrà impunita la criminalità organizzata, legata strettamente alla politica e la voto di scambio". È chiaro il riferimento alle leggi sul falso in bilancio e alle rogatorie internazionali.
Altrettanto esplicita è la Venturini sul conflitto di interessi: "Non è un problema che riguarda soltanto le istituzioni ma è un macigno che penalizza il nostro lavoro quotidiano. Nell’informazione di queste settimane lo spazio che sui media hanno dato alle azioni di lotta dei lavoratori dimostra che la questione della libertà di espressione democratica ritorna, dopo gli anni bui del fascismo, e diventa tema centrale anche per noi". E’ dunque, anche sul piano culturale che il sindacato deve combattere la sua battaglia, proprio come accadde negli anni’70: "forse non è un caso che anche allora il tema della libertà e dei diritti della persona assunsero una valenza dirompente".
"Esistono e sono sempre esiste due Italia: una dell’indifferenza alle questioni sociali, l’altra che ha sempre lottato con le armi della solidarietà e della fede nella libertà per rendere questo paese migliore per tutti. L’impegno quotidiano a cui dobbiamo far fronte ci sembra più lieve perché siamo sicuri che dell’Italia migliore noi abbiamo fatto e continueremo a far parte ancora a pieno titolo".

Oscar Barchiesi 

Segretario generale Cgil Marche

"Questo congresso è stato interpretato come il congresso dello sciopero generale. Certo, è stato questo uno dei temi principali ma ciò che ci ha consegnato è un grande obiettivo: una Cgil più unita, più forte e orientata al futuro". Così esordisce Oscar Barchiesi, segretario generale Cgil Marche, riferendosi alle tante iniziative promosse dal sindacato e dalla Cgil in particolare in questi ultimi mesi, a partire dagli scioperi in difesa dell’articolo 18.

"Tutto questo – ha fatto notare Barchiesi - ha dato nuove speranze, soprattutto ai giovani che sono stati protagonisti dei recenti eventi". Dell’attuale Governo, Barchiesi ha messo in evidenza che "con le deleghe che svuotano il Parlamento, con l’attacco alla legalità e alla magistratura e alla laicità dello Stato, è un governo pericoloso per la nostra democrazia e che ci allontana dall’Europa, dal suo modello sociale puntando sulle divisioni e sulla separatezza, tra Nord e Sud, tra giovani e anziani , tra immigrati e gli altri cittadini". Di fronte a questi attacchi, "il sindacato fa il suo mestiere difendendo una società di diritti , di equità e di solidarietà. Allora siamo noi i vecchi o invece difendiamo la cultura che si affermata per un intero secolo in Europa?". Interrogativo che rimbalza alla platea mentre Barchiesi trova " singolare ritenere che le nostre proposte siano dettate dal voler esercitare un ruolo politico o credere che con sciopero s’intenda far cadere il governo". In realtà, secondo il segretario generale della Cgil Marche "lo sciopero generale è il logico sbocco del percorso realizzato sinora. E’ inaccettabile non aver diritto a queste azioni di lotta concepite per far ritirare provvedimenti iniqui". Nel rapporto con i lavoratori "è importante mantenere coerenza, autonomia e responsabilità". A proposito, Barchiesi ha ricordato le ultime vicende che hanno interessato le Marche e cioè la difficile vertenza tra sindacati e Regione guidata da una maggioranza di centro-sinistra. Dopo ritardi, errori, mancanza di una politica collegiale, sin dall’inizio evidenziati da Cgil, Cisl e Uil, la Giunta delle Marche ha varato all’inizio di quest’anno una pesante manovra finanziaria. "Una manovra corretta grazie all’ intervento del sindacato– ha ricordato Barchiesi. La non contestualità del risanamento, però, si è unita alla volontà di ridurre del 30-35% la spesa sociale e di avviare una debole riorganizzazione della sanità". Di qui la decisione, assunta dall’assemblea regionale di quadri e delegati, di proclamare due ore di sciopero generale nonostante una Giunta di centro-sinistra. "Sono state settimane difficili – ha commentato Barchiesi - molti accuse ci sono giunte anche da esponenti dei partiti della sinistra. Poi, proprio martedì scorso, dopo una lunga trattativa abbiamo sottoscritto una accordo che ci ha permesso di revocare lo sciopero generale".

Diego Gallo

Segretario generale CdL Venezia

 Ha denunciato l’attacco alla libertà di informazione Diego Gallo, segretario generale della Camera del Lavoro di Venezia, aprendo il suo intervento al Congresso della Cgil.

‘’Il governo -ha detto Gallo- vuole instaurare la logica della dipendenza a differenza di quella della democrazia che dovrebbe garantire indipendenza e autonomia. Il monopolio dell’informazione determinerà una distorsione per la democrazia e noi siamo coinvolti nel contrastare questo processo. Il governo di centrodestra e Confindustria giocano sulla delegittimazione dell’avversario, sull’offesa greve, sul rovesciamento dei termini. E’ un attacco che subisce anche il sindacato. 

Gallo ha quindi guardato indietro, agli anni ’90 che hanno visto la Cgil svolgere un ruolo importante. "Gli anni del risanamento li conosciamo; ci sono stati due scioperi generali, abbiamo avviato molte riforme tra cui quella del mercato del lavoro, abbiamo rivendicato i diritti sul lavoro. La Cgil ha indicato la strada di un diverso modello di sviluppo, ha seguito la strategia dei diritti e di un modello sociale uguale per tutti".

Sulla Cisl e l’unità, ha detto Gallo, "la Cgil ha scelto da che parte stare. La nostra autonomia è fuori discussione e lo dimostra la nostra coerenza. Siamo persone pacifiche, non cerchiamo il conflitto a prescindere e il contratto raggiunto sul pubblico impiego lo dimostra. L’unità senza regole non esiste’’.

Giacomo Berni 

Segretario generale Fnle

Il sindacato, oggi, è chiamato a confrontarsi con l’impostazione del centrodestra, completamente votata al privato e alla libertà intesa come individualismo. Un’idea sbagliata e pericolosa, per il nostro paese e per il mondo, alla quale dobbiamo opporre la nostra, che mette al centro la solidarietà in tutte le sue forme: la lotta alla povertà, la difesa dell’ambiente, lo sviluppo della spesa sociale, la promozione della cultura, la modernizzazione del welfare, il potenziamento dell’economia sociale.

Nel settore energetico i processi di liberalizzazione li stiamo vivendo già da diversi anni. La Fnle ha affrontato questa straordinaria fase di cambiamento prendendo due riferimenti fondamentali: l’Europa e la necessità di estendere e qualificare le infrastrutture e i servizi. Due obiettivi legati tra di loro: il processo di integrazione europea deve fondarsi, infatti, anche su elevati standard di qualità dei servizi a rete, su politiche energetiche comuni, su "clausole sociali" ben precise, che riguardino la sfera occupazionale, contrattuale e formativa.

Molti ci hanno accusato di essere conservatori, quando noi chiedevamo clausole di questo tipo e sostenevamo il ruolo indipendente dell’Auhtority, l’esigenza di una tariffa unica per gli utenti domestici, la necessità di mettere a gara i servizi in concessione esclusiva.

Ma analizziamo con attenzione il disegno privatista dell’attuale Governo, i cui obiettivi, essenzialmente, sono i seguenti: sottrarre alle autonomie locali qualsiasi competenza sulla realizzazione di infrastrutture ad elevato impatto ambientale, consegnare rendite di posizione ad aziende private già ben identificate, ridimensionare drasticamente o sopprimere il ruolo dell’auhtority, abbandonando la regolazione del settore ai giochi delle lobby.

Prima la liberalizzazione del mercato, poi nuove privatizzazioni: questo è quello che dobbiamo pretendere, questa la linea corretta, che deve prevalere in Europa. Regole certe e precise per i processi in atto, oltre a sedi indipendenti di controllo e verifica come le autorità, sono l’unico vero strumento che possiamo opporre a questa destra populista, che punta non alla modernità, ma a creare monopoli da affidare alle mani di amici certi e fidati.

Mario Broccati 

Segretario generale Snur

"Io non mi sento di vivere in un paese normale" ha esordito Mario Broccati, segretario generale dello SNUR, intervenendo al congresso della CGIL, "non è normale, perché succedono cose completamente diverse da altri paesi che invece normali lo sono; non basta il bipolarismo per sentirsi normali se poi dobbiamo assistere a pesanti attacchi alla magistratura da esponenti del Governo che "vantano" un passato imprenditoriale dubbio, un problema di conflitto di interessi del Presidente del Consiglio mai risolto, una totale mancanza di regole."

Secondo Broccati, questa anormalità non viene colta nel giusto modo da tutti i cittadini, che ancora sostengono questo Governo, ed è per questa ragione che noi dobbiamo presentare un progetto alternativo che metta in luce queste contraddizioni; e l’alternativa in primo luogo è la difesa dei diritti dei lavoratori, a partire dall’art. 18, le pensioni, la flessibilità selvaggio, la sicurezza.

"Abbiamo le carte in regola per proporre il nostro progetto di società perché possiamo vantare autonomia di giudizio e di azione – ha proseguito il segretario dello SNUR – lo abbiamo dimostrato durante i governi di centro sinistra, e nello specifico quando abbiamo criticato e contrattato una maggiore attenzione sui temi della ricerca e dell’Università. La dimostriamo oggi firmando il contratto del pubblico impiego, proprio perché lo riteniamo valido e con i contenuti che abbiamo richiesto."

Ma per ottenere risultati dobbiamo saper parlare alla gente e far arrivare loro un messaggio chiaro.

Trattando il tema dell’Università e della ricerca, Broccati ha detto che "il contenuto del nostro progetto deve prevedere l’innovazione e la formazione continua come elemento fondante, inserito nelle nostre piattaforme rivendicative allo stessa stregua del salario, per dare ai lavoratori una risposta credile al problema dell’occupazione nel futuro. Il sapere come risposta per tutti."

"I tagli in finanziaria, previsti dal Governo, sul fronte della ricerca sono penalizzanti per lo sviluppo del nostro Paese - ha detto Broccati concludendo il suo intervento – la scelta è quella di affidare la ricerca al privato: si tratta di una scelta sciagurata. Solo un programma di investimenti pubblici può essere in gradi di dare alla ricerca il giusto ruolo nello sviluppo di un Paese; così come succede negli Stati Uniti, che alla ricerca destinano una grossa fetta di finanziamento. Sono convinto che su questo progetto potremmo trovare molti consensi, a partire dai lavoratori, dalle aziende, dalle famigli e dagli studenti."

Fethia Bouhageb 

Delegata Flai Ragusa

Fethia Bouhageb si è presentata come tunisina che da anni vive in Italia e promuove iniziative interculturali, di solidarietà e integrazione tra i popoli. "Nel mio cammino multietnico – ha sottolineato – ho incontrato la Cgil e mi ha colpito la storia di questo sindacato e delle lunghe lotte dei lavoratori verso una società più giusta, in nome di un dovere nobile e umano che considero universale, senza limite di fronte al colore della pelle o alla diversità della lingua. Nella mia esperienza in Italia ho notato negli ultimi tempi un peggioramento dei nostri problemi, sono cresciute le piccole ingiustizie verso noi stranieri e temo che con le proposte della legge Bossi Fini rischieremo di diventare tutti clandestini, privi di diritti sociali, umani e sindacali. Infatti tutti i lavoratori assunti a tempo determinato, una volta finito il lavoro, si troveranno senza permesso e senza poterlo rinnovare; inoltre ognuno di noi sarà nelle mani dell’arbitrio dell’impresa, altrochè diritti!"
Fethia ha riconosciuto che "dopo l’11 settembre è tutto più difficile, c’è maggiore diffidenza e paura, mentre bisognerebbe sempre ricordare che la differenza è una ricchezza che viene da Dio e che l’Islam non è terrorismo: questa è una scelta che appartiene solo ai fanatici. Guardando le torri gemelle che crollavano, avrei voluto abbracciare tutto il popolo americano per solidarietà, come vorrei abbracciare oggi il popolo palestinese che lotta per la propria terra e per la propria libertà."
Oggi più che mai l’Italia "ha bisogno di noi e la storia ci chiama a lottare per tutti coloro che hanno bisogno. Così voglio dire con la voce di tutti i lavoratori stranieri NO alla legge Bossi Fini, No alla modifica dell’art. 18, NO all’attacco ai diritti previdenziali e ai contratti di lavoro."

Carlo Parietti 

Responsabile Agenquadri

"Di fronte all’attacco sferrato dal Governo Berlusconi il rischio per noi più grave è quello di perdere la capacità di rinnovarsi ", così ha esordito Carlo Parietti, responsabile di Agenquadri.
Per Parietti è ormai chiaro che la volontà di Berlusconi è quella di contendere e sottrarre al sindacato la rappresentanza sociale di strati di lavoratori oggi nuovi e, per contrastare questo progetto ,occorre che la Cgil sappia rivolgersi veramente a tutti i lavoratori, avendo presente che oggi il lavoro dipendente è sempre meno serializzato e quindi a questo tipo di nuovi lavoratori non servono risposte serializzate.

"Nella rappresentanza delle alte professionalità siamo ancora molto deboli, ha proseguito Parietti, e per poterci rivolgere a questa tipologia di lavoratori dobbiamo poter inserire nella contrattazione collettiva spazi per soluzioni personalizzate. In quanto la contrattazione individuale è si contro il sindacato ma, è anche contro la libertà degli individui, perché li contano più il potere ed il denaro della libertà, e questo i lavoratori lo percepiscono."

Per il responsabile di Agenquadri il punto centrale è quello delle competenze, ‘’necessariamente individuali ed economicamente valorizzabili solo in una organizzazione collettiva.

E’ inoltre fondamentale, in questa fase, valorizzare la formazione. Auto-organizzazione dell’orario di lavoro e formazione sono infatti punti centrali per le alte professionalità e lo diventeranno presto per tutti i livelli professionali’’.

"La sfida quindi, ha concluso Parietti, è riuscire oggi a trovare risposte a questi problemi e cogliere l’occasione per portare in Europa la nostra tradizione di contrattazione"

Mario Agostinelli 

Segretario per l’Europa Cgil nazionale

"Credo -ha aperto Mario Agostinelli-che tornare sulla nostra identità, in una fase di lotta che tende a ricomporre posizioni distanti al nostro interno, sia importante anche ai fini della riuscita di un’iniziativa di lotta che deve proseguire fino a raggiungere l’obiettivo del ritiro delle deleghe".

"Identità vuol dire progetto; questa identità, che è ben disegnata sul piano delle questioni di politica interna, deve portarci ad una riflessione anche sui temi internazionali, che includono quelli legati al lavoro, come è apparso con evidenza a Porto Alegre".

"I tempi dell’Europa si sono accelerati -ha detto il dirigente nazionale della Cgil- e la nostra lotta per rispondere all’attacco del Governo Berlusconi, sta incrociando l’iniziativa internazionale sulla Carta dei Diritti. Il lavoro, la sua liberazione, i conflitti ad esso legati devono tornare al centro dell’impegno di un sindacato che -ha aggiunto Mario Agostinelli-deve caratterizzarsi come soggetto politico non subordinato agli schieramenti".

Agostinelli ha ribadito che la politica non può essere considerata "off limits" per il movimento sindacale, così come "unità e democrazia non possono essere valori disgiunti".

"Non ho il timore -ha detto Agostinelli- che seppure la Cgil fosse costretta a chiamare i lavoratori allo sciopero generale da sola, questo vorrebbe dire interrompere il confronto unitario. Ricominceremmo senz’altro a trattare con Cisl e Uil’’ .
Resta però al centro, secondo Agostinelli, il tema posto con forza non solo dalla vicenda dei metalmeccanici ma dal confronto serrato in atto in Europa sulla Carta dei Diritti: quello della democrazia, della validazione degli accordi da parte dei lavoratori e del valore del protagonismo dei soggetti interessati a quegli accordi.

"In Europa"-ha detto Agostinelli-" è aperta una fase nella quale il lavoro e i diritti ad esso legati hanno riassunto tutta la loro urgenza. A Laeken -ha aggiunto il dirigente sindacale- oltre 100mila lavoratori hanno sfilato per un’idea dell’Europa delle libertà civili e dei diritti sociali, che è la stessa per la quale torneremo in piazza, a Barcellona, il 14 marzo".

"Porto Alegre -ha detto Agostinelli- è oltre Seattle. Ormai il lavoro ha perso tutte le ambiguità protezioniste ed è diventato il centro, il nucleo del diritto sociale. Persino la Cisl internazionale parla per la prima volta di "lavoro degno" e non di lavoro pur che sia".

Agostinelli ha concluso il suo intervento con un’amara nota personale: "concepisco il ruolo di direzione politica come qualcosa che sottostà ad un mandato". Riferendosi alla mancata riproposizione della sua candidatura nel Comitato Direttivo nazionale, ha infine rassegnato le sue dimissioni: faccio un passo indietro, con l’amore che mi lega alla Cgil, ma anche con il rammarico di assistere ad una riduzione del suo pluralismo interno".

Saul Meghnagi 

Responsabile Isf

Il responsabile dell’Isf ha illustrato i primi risultati di un’indagine, promossa dalla Direzione e dal Dipartimento di Organizzazione della Cgil, tesa a conoscere le caratteristiche dei delegati ai congressi delle Camere territoriali. L’elaborazione riguarda 15.120 questionari su 19.567 raccolti, e fornisce indicazioni sull’incarico ricoperto, con informazioni di carattere anagrafico e biografico; esigenze rilevate dai delegati in relazione al lavoro; proposte in merito alle strategie del sindacato.

Per quanto riguarda il capitolo "dati anagrafici e biografici" il 36.6% dei delegati appartengono alle rappresentanze di base (Rsu in primo luogo ma anche Rsa e Comitati degli Iscritti. Le rappresentanze di base, in più della metà dei casi, appartengono ai direttivi di categoria e confederale.

Il 59.1% degli intervistati ha meno di 50 anni con un addensamento nelle fasce d’età 31-40 e 41-50. Questo dato da un lato rispecchia la composizione della forza lavoro e dall’altro testimonia la vitalità di un sindacato più giovane di quanto mostri una rappresentazione stereotipata. Le donne che hanno risposto al questionario sono il 30.2% dell’insieme dei rispondenti analizzati in questa prima elaborazione. Mentre la maggioranza degli intervistati è in possesso del titolo superiore, il 10.6% ha un titolo accademico e/o un attestato post-diploma. Circa un quarto dei delegati è iscritto da meno di 10 anni, tra le motivazioni dell’iscrizione si evidenzia "per la scelta di un soggetto democratico attivo nella vita locale", per "motivi politici", per "difendere diritti universali di cittadinanza".

Nel capitolo "lavoro e sindacato" l’86.2% dei casi i delegati hanno percepito l’emergere di nuove esigenze connesse con i cambiamenti nel mondo del lavoro. Al primo posto si individuano (a parere del 25.9% degli intervistati) esigenze connesse ad una maggiore opportunità di formazione e qualificazione professionale, seguita dalla richiesta di maggiori compensi e retribuzioni (21.3) e di definizione di diritti e tutele coerenti con i diversi rapporti di lavoro (20.7). Il lavoro cambia e per non creare nuove forme di esclusione sociale e per garantire l’occupabilità, oltre l’occupazione dei lavoratori, occorre agire su due versanti: accrescere e rendere universale il diritto ad accedere ad occasioni di formazione e a lavori qualificanti ed estendere i diritti e le tutele a tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro.

Nel capitolo "idee per una strategia", alla domanda ‘obiettivi rivendicativi indicati come prioritari nei luoghi di lavoro’, i delegati sanno di dover rappresentare più tipi di lavoratori e, di conseguenza, indicano come impegno prioritario nei luoghi di lavoro la contrattazione di diritti generali che siano in grado di essere estesi a tutti i tipi di lavoratori (alternativa scelta dal 69% degli intervistati). Anche nelle risposte date a questa domanda emerge il tema del diritto a maggiori opportunità di formazione (alternativa che raccoglie il 10.6% delle preferenze).

Tra gli ‘obiettivi rivendicativi indicati come prioritari nel territorio’, nell’azione da svolgere nel territorio prevalgono l’obiettivo di contrattare i diritti fondamentali di cittadinanza 824.2%) e la qualificazione dello Stato sociale (20.8%). Come terzo impegno appare la lotta alla disoccupazione (19.4%). Da non sottovalutare l’interesse per la contrattazione sociale (14.6%) e per lo sviluppo locale (10.2%).

Tra le ‘azioni indicate per l’ampliamento della rappresentanza’, coerentemente con quanto indicato nelle risposte precedenti, i delegati intervistati, accanto alla contrattazione consolidata, patrimonio acquisito da cui non si può prescindere, pongono l’accento sulla necessità di sviluppare il confronto sullo Stato sociale e sulla cittadinanza (alternativa che raccoglie il 40.4% delle risposte) e di impegnarsi nella tutela dei nuovi lavori (33.9%).

Infine, nel capitolo "percezione della Cgil", questa viene percepita come un’organizzazione che tutela i diritti sia individuali che collettivi dei lavoratori. Questa alternativa di risposta raccoglie un altissimo numero di consensi (46.9%). Un altro 15.6% dei delegati sceglie l’alternativa ‘è un’organizzazione che comunica valori e promuove identità’, ribadendo il carattere solidale e di valore connesso all’adesione e alla partecipazione attiva della vita del sindacato.

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(8 febbraio 2002 ore19)