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INDICE |
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Interventi dei delegati
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Michele Petraroia
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segretario generale Cgil Molise |
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Il segretario generale della Cgil Molise,
Michele Petraroia ha esordito, nel suo intervento al XIV congresso
della Cgil, citando Julio Velasco che, nel dibattito sull’Argentina,
ha ricordato l’occupazione, da parte di migliaia di persone, di
Plaza de Majo a Buenos Aires avvenuta nel dicembre scorso
"contro i meccanismi perversi di impoverimento del Paese,
derivati dalle scelte dei governi che si erano succeduti negli
ultimi anni".
"Ciò che è accaduto in Argentina – ha
detto Petraroia – mette in discussione i rapporti tra il Nord e
il Sud del mondo. Venti giorni fa, in una città del Brasile, un
sindaco democratico è stato sequestrato e ucciso solo perché
governava dal basso. Oggi c’è un vice-sindaco che fa l’operaio
alla Pirelli ed è l’emblema di chi, anche nel terzo mondo,
prova a fare cose giuste da sinistra. Il nostro compito è quello
di accogliere l’appello che ci viene dal Sud del mondo e non
lasciare quei lavoratori al loro destino".
"Berlusconi – ha continuato Petraroia -
va smascherato: quindici milioni di italiani nel maggio dello
scorso anno hanno votato il centro-destra, 18 milioni si sono
opposti. Il nostro meccanismo elettorale ha provocato una
maggioranza forte in Parlamento. L’Italia oggi è il paese dove
il Presidente del Consiglio decide di fare anche il ministro degli
esteri e dove il ministro di Grazia e Giustizia decide di
sospendere un processo solo perché vi è implicato Berlusconi".
"Il ruolo del sindacato – secondo
Petraroia - deve essere quelli di difendere i diritti e guardare
ai bisogni delle persone. A Berlusconi consigliamo di non
sottovalutare questa Italia. Negli anni passati abbiamo ottenuto
importanti vittorie".
"Infine – ha concluso - voglio lanciare
un appello ai compagni delle regioni del Nord. Dal Molise tanti
giovani raggiungono le vostre città per cercare lavoro. Quando
entrano nelle vostre Camere del lavoro ospitateli, consigliateli.
Anche così potremo confermarci come un’organizzazione che ha il
suo cuore a sinistra e si muove con uno spirito di coesione e di
solidarietà"
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Giovanna Giorgetti
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Cgil Lombardia
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"Da tempo si avverte l’esigenza di
una scelta di campo della Cgil, a partire dalle questioni
internazionali, ha detto Giovanna Giorgetti, dell’Ufficio Studi
della Cgil Lombardia. La globalizzazione di matrice USA deve farci
riflettere, così come ci hanno indicato i sindacalisti argentini,
sul fatto che, oltre al tema dei diritti, occorre riportare al
centro il tema dell’uguaglianza".
"Di fronte a milioni di persone che non
hanno acqua da bere -ha proseguito Giorgetti- che muoiono di fame,
che perdono la vita in infortuni sul lavoro, come accade troppo
spesso in Lombardia, i dobbiamo saper imporre un modello
alternativo a questa cultura di violenza".
Affrontando i temi della politica italiana, la
sindacalista lombarda ha ricordato la svolta profonda che il
Governo Berlusconi sta imprimendo sul piano dell’attacco ai
principi costituzionali e della democrazia. In una situazione come
questa, la prima cosa da fare è stoppare il progetto del Governo
Berlusconi, mettendo in campo tutte le azioni di lotta. Penso ad
un’iniziativa unitaria, che coinvolga il movimento sindacale nel
suo complesso. Ma, se questo non fosse possibile, la Cgil deve
offrire un’opportunità di lotta all’insieme delle lavoratrici
e ai lavoratori di questo paese. Il progetto di politica economica
portato avanti dal Governo Berlusconi trova evidenti collusioni
nella linea della Cisl, che non vuole regole, che tende a
depotenziare la contrattazione collettiva nazionale -come dimostra
la vicenda dei metalmeccanici- e che pensa, non a caso, ad un
frazionamento del mercato del lavoro".
"La Cisl -ha proseguito la sindacalista-
ha in mente che su un preciso progetto di stato sociale, trova una
sponda formidabile nella devolution formigoniana e nella Compagnia
delle Opere. Quest’ultima -ha concluso- è uno stato nello
stato: ti garantiscono dalla culla alla morte. In cambio vogliono
l’anima. La Cgil, che è il sindacato generale dei lavoratori,
deve indagare su questa realtà e sulle trasformazioni di una Cisl,
con la quale dobbiamo ormai chiederci se siano davvero possibili,
oltre ad alleanze tattiche, anche alleanze strategiche".
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Marcello Tocco
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Segretario generale Fisac
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Nel suo intervento, Marcello Tocco ha
sottolineato che "nessuno vuole fare cadere i governi, ma
pensiamo anche che nessuno vuole sostenerli, e quindi bisogna
ritornare al merito, perché se non ci sono regole gli elementi di
unità sindacale bisogna ricercarli nelle strategie".
"Il merito è questo – ha continuato Tocco - se non c’è
lo stralcio del 18 e il ritiro delle deleghe c’è lo sciopero
generale, altrimenti no, e il contratto del pubblico impiego lo ha
dimostrato; è bastata la volontà unitaria con Cisl e Uil e la
minaccia dello sciopero generale per raggiungere l’accordo".
"Questo governo vuole destrutturarne le
regole fondamentali e lo farà; è quindi necessaria, in
Parlamento, un’opposizione politica forte e visibile, senza
chiederla al sindacato".
"Questa maggioranza, alleata con
Confindustria, pensa solo ai diritti delle imprese e della
produzione. Vorremmo sapere cosa ne pensano gli organi di
controllo Consob e Isvap delle grandi aggregazioni finanziarie
quali Fondiaria, Sai e Toro i cui piani industriali sono
sconosciuti. Ma anche le forze politiche che governano il Paese
sono alla conquista del mondo della finanza. La Compagnia delle
Opere è il braccio armato di questa maggioranza che ha nel
sociale una presenza fortissima con una holding finanziaria’’.
"Ora la prima fase del credito e delle
assicurazioni si è conclusa; nella seconda fase, che ha
riguardato la ristrutturazione delle aziende, siamo riusciti con
la concertazione a salvare l’ occupazione. Siamo ora alla terza
fase, quella della competizione a livello europeo: l’Abi e l’Ania
non si illudano che la ristrutturazione e i rinnovi contrattuali
si facciano senza regole, nessuno può pensare che si possa
continuare a mercificare il lavoro in questo settore"
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Patrizia Venturini
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Segretario Cgil-Scuola Umbria
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Sono evidenti le caratteristiche inedite che lo
scontro sociale e politico ha assunto nel nostro paese".
Così Patrizia Venturini, segretario Cgil-Scuola Umbria- apre il
suo intervento.Un intervento in cui i diritti (tra cui quello
essenziale all’informazione), le libertà individuali e
collettive sono l’asse portante di un ragionare che mette al
centro le persone, i loro diritti, la loro dignità.
"Un termine, quello di persona –sottolinea Venturini- che
fuoriesce dal tecnicismo sindacale e va a toccare il problema
complessivo dei valori. Quello che sta avvenendo nel nostro Paese
è un scontro sui valori, sui temi generali della convivenza, del
patto tra uomini e donne, del contratto tra cittadini".
E così temi che non appartengono propriamente alla battaglia
sindacale, afferma la Venturini: "diventano illuminanti
". La questione della giustizia, ad esempio: "ci porta a
pensare che si va verso un modello classista: verranno colpiti
duramente i piccoli crimini, messe sotto controllo le fasce di
marginalità ma rimarrà impunita la criminalità organizzata,
legata strettamente alla politica e la voto di scambio". È
chiaro il riferimento alle leggi sul falso in bilancio e alle
rogatorie internazionali.
Altrettanto esplicita è la Venturini sul conflitto di interessi:
"Non è un problema che riguarda soltanto le istituzioni ma
è un macigno che penalizza il nostro lavoro quotidiano. Nell’informazione
di queste settimane lo spazio che sui media hanno dato alle azioni
di lotta dei lavoratori dimostra che la questione della libertà
di espressione democratica ritorna, dopo gli anni bui del
fascismo, e diventa tema centrale anche per noi". E’
dunque, anche sul piano culturale che il sindacato deve combattere
la sua battaglia, proprio come accadde negli anni’70:
"forse non è un caso che anche allora il tema della libertà
e dei diritti della persona assunsero una valenza
dirompente".
"Esistono e sono sempre esiste due Italia: una dell’indifferenza
alle questioni sociali, l’altra che ha sempre lottato con le
armi della solidarietà e della fede nella libertà per rendere
questo paese migliore per tutti. L’impegno quotidiano a cui
dobbiamo far fronte ci sembra più lieve perché siamo sicuri che
dell’Italia migliore noi abbiamo fatto e continueremo a far
parte ancora a pieno titolo".
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Oscar Barchiesi
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Segretario generale Cgil Marche
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"Questo congresso è stato interpretato
come il congresso dello sciopero generale. Certo, è stato questo
uno dei temi principali ma ciò che ci ha consegnato è un grande
obiettivo: una Cgil più unita, più forte e orientata al
futuro". Così esordisce Oscar Barchiesi, segretario generale
Cgil Marche, riferendosi alle tante iniziative promosse dal
sindacato e dalla Cgil in particolare in questi ultimi mesi, a
partire dagli scioperi in difesa dell’articolo 18.
"Tutto questo – ha fatto notare
Barchiesi - ha dato nuove speranze, soprattutto ai giovani che
sono stati protagonisti dei recenti eventi". Dell’attuale
Governo, Barchiesi ha messo in evidenza che "con le deleghe
che svuotano il Parlamento, con l’attacco alla legalità e alla
magistratura e alla laicità dello Stato, è un governo pericoloso
per la nostra democrazia e che ci allontana dall’Europa, dal suo
modello sociale puntando sulle divisioni e sulla separatezza, tra
Nord e Sud, tra giovani e anziani , tra immigrati e gli altri
cittadini". Di fronte a questi attacchi, "il sindacato
fa il suo mestiere difendendo una società di diritti , di equità
e di solidarietà. Allora siamo noi i vecchi o invece difendiamo
la cultura che si affermata per un intero secolo in Europa?".
Interrogativo che rimbalza alla platea mentre Barchiesi trova
" singolare ritenere che le nostre proposte siano dettate dal
voler esercitare un ruolo politico o credere che con sciopero s’intenda
far cadere il governo". In realtà, secondo il segretario
generale della Cgil Marche "lo sciopero generale è il logico
sbocco del percorso realizzato sinora. E’ inaccettabile non aver
diritto a queste azioni di lotta concepite per far ritirare
provvedimenti iniqui". Nel rapporto con i lavoratori "è
importante mantenere coerenza, autonomia e responsabilità".
A proposito, Barchiesi ha ricordato le ultime vicende che hanno
interessato le Marche e cioè la difficile vertenza tra sindacati
e Regione guidata da una maggioranza di centro-sinistra. Dopo
ritardi, errori, mancanza di una politica collegiale, sin dall’inizio
evidenziati da Cgil, Cisl e Uil, la Giunta delle Marche ha varato
all’inizio di quest’anno una pesante manovra finanziaria.
"Una manovra corretta grazie all’ intervento del sindacato–
ha ricordato Barchiesi. La non contestualità del risanamento,
però, si è unita alla volontà di ridurre del 30-35% la spesa
sociale e di avviare una debole riorganizzazione della
sanità". Di qui la decisione, assunta dall’assemblea
regionale di quadri e delegati, di proclamare due ore di sciopero
generale nonostante una Giunta di centro-sinistra. "Sono
state settimane difficili – ha commentato Barchiesi - molti
accuse ci sono giunte anche da esponenti dei partiti della
sinistra. Poi, proprio martedì scorso, dopo una lunga trattativa
abbiamo sottoscritto una accordo che ci ha permesso di revocare lo
sciopero generale".
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Diego Gallo
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Segretario generale CdL Venezia
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Ha denunciato l’attacco alla libertà
di informazione Diego Gallo, segretario generale della Camera del
Lavoro di Venezia, aprendo il suo intervento al Congresso della
Cgil.
‘’Il governo -ha detto Gallo- vuole
instaurare la logica della dipendenza a differenza di quella della
democrazia che dovrebbe garantire indipendenza e autonomia. Il
monopolio dell’informazione determinerà una distorsione per la
democrazia e noi siamo coinvolti nel contrastare questo processo.
Il governo di centrodestra e Confindustria giocano sulla
delegittimazione dell’avversario, sull’offesa greve, sul
rovesciamento dei termini. E’ un attacco che subisce anche il
sindacato.
Gallo ha quindi guardato indietro, agli anni
’90 che hanno visto la Cgil svolgere un ruolo importante.
"Gli anni del risanamento li conosciamo; ci sono stati due
scioperi generali, abbiamo avviato molte riforme tra cui quella
del mercato del lavoro, abbiamo rivendicato i diritti sul lavoro.
La Cgil ha indicato la strada di un diverso modello di sviluppo,
ha seguito la strategia dei diritti e di un modello sociale uguale
per tutti".
Sulla Cisl e l’unità, ha detto Gallo,
"la Cgil ha scelto da che parte stare. La nostra autonomia è
fuori discussione e lo dimostra la nostra coerenza. Siamo persone
pacifiche, non cerchiamo il conflitto a prescindere e il contratto
raggiunto sul pubblico impiego lo dimostra. L’unità senza
regole non esiste’’.
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Giacomo Berni
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Segretario generale Fnle
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Il sindacato, oggi, è chiamato a confrontarsi con l’impostazione
del centrodestra, completamente votata al privato e alla libertà
intesa come individualismo. Un’idea sbagliata e pericolosa, per
il nostro paese e per il mondo, alla quale dobbiamo opporre la
nostra, che mette al centro la solidarietà in tutte le sue forme:
la lotta alla povertà, la difesa dell’ambiente, lo sviluppo
della spesa sociale, la promozione della cultura, la
modernizzazione del welfare, il potenziamento dell’economia
sociale.
Nel settore energetico i processi di liberalizzazione li stiamo
vivendo già da diversi anni. La Fnle ha affrontato questa
straordinaria fase di cambiamento prendendo due riferimenti
fondamentali: l’Europa e la necessità di estendere e
qualificare le infrastrutture e i servizi. Due obiettivi legati
tra di loro: il processo di integrazione europea deve fondarsi,
infatti, anche su elevati standard di qualità dei servizi a rete,
su politiche energetiche comuni, su "clausole sociali"
ben precise, che riguardino la sfera occupazionale, contrattuale e
formativa.
Molti ci hanno accusato di essere conservatori, quando noi
chiedevamo clausole di questo tipo e sostenevamo il ruolo
indipendente dell’Auhtority, l’esigenza di una tariffa unica
per gli utenti domestici, la necessità di mettere a gara i
servizi in concessione esclusiva.
Ma analizziamo con attenzione il disegno privatista dell’attuale
Governo, i cui obiettivi, essenzialmente, sono i seguenti:
sottrarre alle autonomie locali qualsiasi competenza sulla
realizzazione di infrastrutture ad elevato impatto ambientale,
consegnare rendite di posizione ad aziende private già ben
identificate, ridimensionare drasticamente o sopprimere il ruolo
dell’auhtority, abbandonando la regolazione del settore ai
giochi delle lobby.
Prima la liberalizzazione del mercato, poi nuove
privatizzazioni: questo è quello che dobbiamo pretendere, questa
la linea corretta, che deve prevalere in Europa. Regole certe e
precise per i processi in atto, oltre a sedi indipendenti di
controllo e verifica come le autorità, sono l’unico vero
strumento che possiamo opporre a questa destra populista, che
punta non alla modernità, ma a creare monopoli da affidare alle
mani di amici certi e fidati.
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Mario Broccati
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Segretario generale Snur
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"Io non mi sento di vivere in un paese
normale" ha esordito Mario Broccati, segretario generale
dello SNUR, intervenendo al congresso della CGIL, "non è
normale, perché succedono cose completamente diverse da altri
paesi che invece normali lo sono; non basta il bipolarismo per
sentirsi normali se poi dobbiamo assistere a pesanti attacchi alla
magistratura da esponenti del Governo che "vantano" un
passato imprenditoriale dubbio, un problema di conflitto di
interessi del Presidente del Consiglio mai risolto, una totale
mancanza di regole."
Secondo Broccati, questa anormalità non viene
colta nel giusto modo da tutti i cittadini, che ancora sostengono
questo Governo, ed è per questa ragione che noi dobbiamo
presentare un progetto alternativo che metta in luce queste
contraddizioni; e l’alternativa in primo luogo è la difesa dei
diritti dei lavoratori, a partire dall’art. 18, le pensioni, la
flessibilità selvaggio, la sicurezza.
"Abbiamo le carte in regola per proporre
il nostro progetto di società perché possiamo vantare autonomia
di giudizio e di azione – ha proseguito il segretario dello SNUR
– lo abbiamo dimostrato durante i governi di centro sinistra, e
nello specifico quando abbiamo criticato e contrattato una
maggiore attenzione sui temi della ricerca e dell’Università.
La dimostriamo oggi firmando il contratto del pubblico impiego,
proprio perché lo riteniamo valido e con i contenuti che abbiamo
richiesto."
Ma per ottenere risultati dobbiamo saper
parlare alla gente e far arrivare loro un messaggio chiaro.
Trattando il tema dell’Università e della
ricerca, Broccati ha detto che "il contenuto del nostro
progetto deve prevedere l’innovazione e la formazione continua
come elemento fondante, inserito nelle nostre piattaforme
rivendicative allo stessa stregua del salario, per dare ai
lavoratori una risposta credile al problema dell’occupazione nel
futuro. Il sapere come risposta per tutti."
"I tagli in finanziaria, previsti dal
Governo, sul fronte della ricerca sono penalizzanti per lo
sviluppo del nostro Paese - ha detto Broccati concludendo il suo
intervento – la scelta è quella di affidare la ricerca al
privato: si tratta di una scelta sciagurata. Solo un programma di
investimenti pubblici può essere in gradi di dare alla ricerca il
giusto ruolo nello sviluppo di un Paese; così come succede negli
Stati Uniti, che alla ricerca destinano una grossa fetta di
finanziamento. Sono convinto che su questo progetto potremmo
trovare molti consensi, a partire dai lavoratori, dalle aziende,
dalle famigli e dagli studenti."
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Fethia Bouhageb
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Delegata Flai Ragusa
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Fethia Bouhageb si è presentata come tunisina
che da anni vive in Italia e promuove iniziative interculturali,
di solidarietà e integrazione tra i popoli. "Nel mio cammino
multietnico – ha sottolineato – ho incontrato la Cgil e mi ha
colpito la storia di questo sindacato e delle lunghe lotte dei
lavoratori verso una società più giusta, in nome di un dovere
nobile e umano che considero universale, senza limite di fronte al
colore della pelle o alla diversità della lingua. Nella mia
esperienza in Italia ho notato negli ultimi tempi un peggioramento
dei nostri problemi, sono cresciute le piccole ingiustizie verso
noi stranieri e temo che con le proposte della legge Bossi Fini
rischieremo di diventare tutti clandestini, privi di diritti
sociali, umani e sindacali. Infatti tutti i lavoratori assunti a
tempo determinato, una volta finito il lavoro, si troveranno senza
permesso e senza poterlo rinnovare; inoltre ognuno di noi sarà
nelle mani dell’arbitrio dell’impresa, altrochè
diritti!"
Fethia ha riconosciuto che "dopo l’11 settembre è tutto
più difficile, c’è maggiore diffidenza e paura, mentre
bisognerebbe sempre ricordare che la differenza è una ricchezza
che viene da Dio e che l’Islam non è terrorismo: questa è una
scelta che appartiene solo ai fanatici. Guardando le torri gemelle
che crollavano, avrei voluto abbracciare tutto il popolo americano
per solidarietà, come vorrei abbracciare oggi il popolo
palestinese che lotta per la propria terra e per la propria
libertà."
Oggi più che mai l’Italia "ha bisogno di noi e la storia
ci chiama a lottare per tutti coloro che hanno bisogno. Così
voglio dire con la voce di tutti i lavoratori stranieri NO alla
legge Bossi Fini, No alla modifica dell’art. 18, NO all’attacco
ai diritti previdenziali e ai contratti di lavoro."
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Carlo Parietti
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Responsabile Agenquadri
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"Di fronte all’attacco sferrato dal
Governo Berlusconi il rischio per noi più grave è quello di
perdere la capacità di rinnovarsi ", così ha esordito Carlo
Parietti, responsabile di Agenquadri.
Per Parietti è ormai chiaro che la volontà di Berlusconi è
quella di contendere e sottrarre al sindacato la rappresentanza
sociale di strati di lavoratori oggi nuovi e, per contrastare
questo progetto ,occorre che la Cgil sappia rivolgersi veramente a
tutti i lavoratori, avendo presente che oggi il lavoro dipendente
è sempre meno serializzato e quindi a questo tipo di nuovi
lavoratori non servono risposte serializzate.
"Nella rappresentanza delle alte
professionalità siamo ancora molto deboli, ha proseguito Parietti,
e per poterci rivolgere a questa tipologia di lavoratori dobbiamo
poter inserire nella contrattazione collettiva spazi per soluzioni
personalizzate. In quanto la contrattazione individuale è si
contro il sindacato ma, è anche contro la libertà degli
individui, perché li contano più il potere ed il denaro della
libertà, e questo i lavoratori lo percepiscono."
Per il responsabile di Agenquadri il punto
centrale è quello delle competenze, ‘’necessariamente
individuali ed economicamente valorizzabili solo in una
organizzazione collettiva.
E’ inoltre fondamentale, in questa fase,
valorizzare la formazione. Auto-organizzazione dell’orario di
lavoro e formazione sono infatti punti centrali per le alte
professionalità e lo diventeranno presto per tutti i livelli
professionali’’.
"La sfida quindi, ha concluso Parietti, è
riuscire oggi a trovare risposte a questi problemi e cogliere l’occasione
per portare in Europa la nostra tradizione di contrattazione"
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Mario Agostinelli
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Segretario per l’Europa Cgil nazionale
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"Credo -ha aperto Mario Agostinelli-che
tornare sulla nostra identità, in una fase di lotta che tende a
ricomporre posizioni distanti al nostro interno, sia importante
anche ai fini della riuscita di un’iniziativa di lotta che deve
proseguire fino a raggiungere l’obiettivo del ritiro delle
deleghe".
"Identità vuol dire progetto; questa
identità, che è ben disegnata sul piano delle questioni di
politica interna, deve portarci ad una riflessione anche sui temi
internazionali, che includono quelli legati al lavoro, come è
apparso con evidenza a Porto Alegre".
"I tempi dell’Europa si sono accelerati
-ha detto il dirigente nazionale della Cgil- e la nostra lotta per
rispondere all’attacco del Governo Berlusconi, sta incrociando l’iniziativa
internazionale sulla Carta dei Diritti. Il lavoro, la sua
liberazione, i conflitti ad esso legati devono tornare al centro
dell’impegno di un sindacato che -ha aggiunto Mario
Agostinelli-deve caratterizzarsi come soggetto politico non
subordinato agli schieramenti".
Agostinelli ha ribadito che la politica non
può essere considerata "off limits" per il movimento
sindacale, così come "unità e democrazia non possono essere
valori disgiunti".
"Non ho il timore -ha detto Agostinelli-
che seppure la Cgil fosse costretta a chiamare i lavoratori allo
sciopero generale da sola, questo vorrebbe dire interrompere il
confronto unitario. Ricominceremmo senz’altro a trattare con
Cisl e Uil’’ .
Resta però al centro, secondo Agostinelli, il tema posto con
forza non solo dalla vicenda dei metalmeccanici ma dal confronto
serrato in atto in Europa sulla Carta dei Diritti: quello della
democrazia, della validazione degli accordi da parte dei
lavoratori e del valore del protagonismo dei soggetti interessati
a quegli accordi.
"In Europa"-ha detto Agostinelli-"
è aperta una fase nella quale il lavoro e i diritti ad esso
legati hanno riassunto tutta la loro urgenza. A Laeken -ha
aggiunto il dirigente sindacale- oltre 100mila lavoratori hanno
sfilato per un’idea dell’Europa delle libertà civili e dei
diritti sociali, che è la stessa per la quale torneremo in
piazza, a Barcellona, il 14 marzo".
"Porto Alegre -ha detto Agostinelli- è
oltre Seattle. Ormai il lavoro ha perso tutte le ambiguità
protezioniste ed è diventato il centro, il nucleo del diritto
sociale. Persino la Cisl internazionale parla per la prima volta
di "lavoro degno" e non di lavoro pur che sia".
Agostinelli ha concluso il suo intervento con
un’amara nota personale: "concepisco il ruolo di direzione
politica come qualcosa che sottostà ad un mandato".
Riferendosi alla mancata riproposizione della sua candidatura nel
Comitato Direttivo nazionale, ha infine rassegnato le sue
dimissioni: faccio un passo indietro, con l’amore che mi lega
alla Cgil, ma anche con il rammarico di assistere ad una riduzione
del suo pluralismo interno".
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Saul Meghnagi
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Responsabile Isf
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Il responsabile dell’Isf ha illustrato i
primi risultati di un’indagine, promossa dalla Direzione e dal
Dipartimento di Organizzazione della Cgil, tesa a conoscere le
caratteristiche dei delegati ai congressi delle Camere
territoriali. L’elaborazione riguarda 15.120 questionari su
19.567 raccolti, e fornisce indicazioni sull’incarico ricoperto,
con informazioni di carattere anagrafico e biografico; esigenze
rilevate dai delegati in relazione al lavoro; proposte in merito
alle strategie del sindacato.
Per quanto riguarda il capitolo "dati
anagrafici e biografici" il 36.6% dei delegati appartengono
alle rappresentanze di base (Rsu in primo luogo ma anche Rsa e
Comitati degli Iscritti. Le rappresentanze di base, in più della
metà dei casi, appartengono ai direttivi di categoria e
confederale.
Il 59.1% degli intervistati ha meno di 50 anni
con un addensamento nelle fasce d’età 31-40 e 41-50. Questo
dato da un lato rispecchia la composizione della forza lavoro e
dall’altro testimonia la vitalità di un sindacato più giovane
di quanto mostri una rappresentazione stereotipata. Le donne che
hanno risposto al questionario sono il 30.2% dell’insieme dei
rispondenti analizzati in questa prima elaborazione. Mentre la
maggioranza degli intervistati è in possesso del titolo
superiore, il 10.6% ha un titolo accademico e/o un attestato
post-diploma. Circa un quarto dei delegati è iscritto da meno di
10 anni, tra le motivazioni dell’iscrizione si evidenzia
"per la scelta di un soggetto democratico attivo nella vita
locale", per "motivi politici", per "difendere
diritti universali di cittadinanza".
Nel capitolo "lavoro e sindacato" l’86.2%
dei casi i delegati hanno percepito l’emergere di nuove esigenze
connesse con i cambiamenti nel mondo del lavoro. Al primo posto si
individuano (a parere del 25.9% degli intervistati) esigenze
connesse ad una maggiore opportunità di formazione e
qualificazione professionale, seguita dalla richiesta di maggiori
compensi e retribuzioni (21.3) e di definizione di diritti e
tutele coerenti con i diversi rapporti di lavoro (20.7). Il lavoro
cambia e per non creare nuove forme di esclusione sociale e per
garantire l’occupabilità, oltre l’occupazione dei lavoratori,
occorre agire su due versanti: accrescere e rendere universale il
diritto ad accedere ad occasioni di formazione e a lavori
qualificanti ed estendere i diritti e le tutele a tutti i
lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro.
Nel capitolo "idee per una
strategia", alla domanda ‘obiettivi rivendicativi indicati
come prioritari nei luoghi di lavoro’, i delegati sanno di dover
rappresentare più tipi di lavoratori e, di conseguenza, indicano
come impegno prioritario nei luoghi di lavoro la contrattazione di
diritti generali che siano in grado di essere estesi a tutti i
tipi di lavoratori (alternativa scelta dal 69% degli
intervistati). Anche nelle risposte date a questa domanda emerge
il tema del diritto a maggiori opportunità di formazione
(alternativa che raccoglie il 10.6% delle preferenze).
Tra gli ‘obiettivi rivendicativi indicati
come prioritari nel territorio’, nell’azione da svolgere nel
territorio prevalgono l’obiettivo di contrattare i diritti
fondamentali di cittadinanza 824.2%) e la qualificazione dello
Stato sociale (20.8%). Come terzo impegno appare la lotta alla
disoccupazione (19.4%). Da non sottovalutare l’interesse per la
contrattazione sociale (14.6%) e per lo sviluppo locale (10.2%).
Tra le ‘azioni indicate per l’ampliamento
della rappresentanza’, coerentemente con quanto indicato nelle
risposte precedenti, i delegati intervistati, accanto alla
contrattazione consolidata, patrimonio acquisito da cui non si
può prescindere, pongono l’accento sulla necessità di
sviluppare il confronto sullo Stato sociale e sulla cittadinanza
(alternativa che raccoglie il 40.4% delle risposte) e di
impegnarsi nella tutela dei nuovi lavori (33.9%).
Infine, nel capitolo "percezione della
Cgil", questa viene percepita come un’organizzazione che
tutela i diritti sia individuali che collettivi dei lavoratori.
Questa alternativa di risposta raccoglie un altissimo numero di
consensi (46.9%). Un altro 15.6% dei delegati sceglie l’alternativa
‘è un’organizzazione che comunica valori e promuove identità’,
ribadendo il carattere solidale e di valore connesso all’adesione
e alla partecipazione attiva della vita del sindacato.
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Dom
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Anto
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Segret
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(8 febbraio 2002 ore19)
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