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"Le note dell’inno del lavoro, sullo
schermo "high-tech" del Palacongressi,le immagini delle
lotte passate, i volti ignoti ma amici di tanti lavoratori che
hanno fatto la storia della Cgil. Il filo rosso delle lotte, delle
grandi battaglie a legare passato, presente e futuro.
"Lotte – dice Ferruccio Danini aprendo
la manifestazione conclusiva del Congresso - che stanno tornando a
riempire le piazze. Chi ci governa vuole fare tornare indietro le
lancette della storia e le conquiste della democrazia: per questo
lanciamo un messaggio al paese, un appello alla solidarietà e
alla mobilitazione contro il Governo e le sue deleghe su scuola,
fisco, previdenza e lavoro".
Un appello che affidiamo alla viva voce dei
pensionati, dei lavoratori, degli studenti. La voce, ad esempio,
di Agostina Fuser Poli, pensionata e attivista Spi nella Lega di
Baggio (Milano), che invoca "un progetto politico autonomo
contro i processi di privatizzazione della sanità e dell’assistenza,
già avviati in Lombardia, contro gli attacchi alla previdenza,
contro i falsi aumenti delle pensioni minime". La risposta da
dare, per Agostina, richiede un sindacato sempre più diffuso e
radicato sul territorio, "radicato come lo Spi, punto di
riferimento ormai irrinunciabile nell’assistenza sociale,
burocratica e nella rappresentanza politica degli anziani".
Dagli anziani la parola passa ai giovani, i
più esposti alla precarietà. A rappresentarli è Caterina Pilo,
delegata del Nidil di Genova: "La mia esperienza di
"parasubordinata" – dice – è un esempio classico di
questo mercato del lavoro sempre più flessibile e precario:
abbiamo redditi bassi, contributi insufficienti a garantirci una
pensione dignitosa, e che lo resteranno anche se le modifiche
presenti nella delega del Governo entreranno in vigore. E
attenzione: 4 nuovi assunti su 5 hanno un lavoro precario, sono
vittime di una flessibilità che qualcuno di ostina a definire
creativa". Un esercito che cresce, quello degli
"atipici", e che qualcuno vorrebbe mettere in
contrapposizione, sul piano dei diritti, con gli altri lavoratori,
quelli che qualcuno definisce troppo tutelati. "E’ un
messaggio sbagliato – afferma il funzionario Filcams Ef Dahr
Aziz – e noi dovremmo batterci non solo per difendere i diritti
che ci siamo conquistati, ma per estenderli a tutti: il diritto di
reintegra nel posto di lavoro previsto dall’articolo 18 dev’essere
riconosciuto a tutti i lavoratori. Lo dico soprattutto a nome dei
meno tutelati, come sono tanti degli iscritti alla mia categoria.
Siamo pronti allo sciopero, con gli altri sindacati o da
soli". La stessa posizione di Giorgia Calamita, Rsu della
Fiat di Melzi: "Si tratta di scegliere il tipo di società da
lasciare ai nostri figli. A Melfi i lavoratori sono quasi tutti
giovani e quindi privi di un passato sindacale, ma hanno capito
perfettamente cos’è in gioco. Il loro sindacato è la Fiom e
sono pronti a lottare".
Ma a Rimini, a fianco del sindacato, c’è
anche il mondo dell’università e della scuola, che vive un
grande momento di rinascita del movimento studentesco. "Il
centrodestra – dice Andrea Serra a nome dell’Unione degli
Universitari - vuole snaturare il ruolo dell’istruzione
pubblica, svenderla al migliore offerente. Lo dimostrano il numero
chiuso, l’iperspecializzazione dei corsi di laurea, il taglio
dei fondi alla ricerca. La difesa dell’articolo 18 è
strettamente legata alla nostra lotta, al popolo di Seattle, a
Genova, alla marcia della pace di Assisi, alle manifestazioni
contro la guerra in Afghanistan, alla battaglia per i diritti del
popolo palestinese. Continuiamo a stare uniti, per difendere la
libertà c’è bisogno di noi". "L’istruzione –
dice dal palco Claudia Fratelli, dell’Unione degli Studenti -
deve essere pubblica e laica, democratica ed inclusiva, proprio
quello cioè che la riforma Moratti vuole negare: anche qui il
Governo rifiuta il confronto, si rifugia nella delega. Vogliono
cancellare l’obbligo scolastico e formativo a 15 anni, peraltro
insufficiente, ridurre gli organi di partecipazione democratica,
imporre il modello inaccettabile di scuola-azienda. Vogliono
ridurre gli spazi di partecipazione, ma noi a questo disegno non
cederemo mai, come non cederemo alla logica della guerra. Per
questo siamo stati e siamo con voi nelle vostre lotte".
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