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Di fronte al Governo-Annibale, il
sindacato-Roma si trova davanti a una scelta: temporeggiare in
attesa della situazione più favorevole, oppure cercare subito la
battaglia. La posizione di Luigi Angeletti sulla questione più
calda, quella dello sciopero, è espressa in forma di metafora:
comportarsi come Quinto Fabio Massimo, il console temporeggiatore,
o cedere alla voglia di battaglia, come fece il Senato romano?
"Il Senato nominò Terenzio Marone al posto di Quinto Fabio
Massimo e Roma perse, anche se poteva contare sul doppio delle
forze di Cartagine. Perse perché accettò lo scontro quando e
dove lo voleva Annibale. E Zama, la rivincita, arrivò molti anni
dopo la sconfitta di Canne".
Lo scontro frontale, per Angeletti, adesso non
serve, anzi sarebbe un danno, "perché siamo di fronte a un
Governo forte, che non tocca a noi far cadere, un Governo che sta
tentando di convincere la gente che noi siamo ostili ad esso, e se
questa opinione diverrà prevalente noi avremo perso".
Quale la strategia? "Spiegare che l’attacco all’articolo
18 è un attacco ai lavoratori, non una minaccia al sindacato.
Dobbiamo dimostrare che il Governo ha sbagliato a sposare le
richieste di Confindustria, questa è la strada. Personalmente non
credo che il Governo arriverà a varare la legge: se lo farà
dovremo considerare anche iniziative come il referendum
abrogativo". E’ questo il passaggio che incontra la
contrarietà della platea, peraltro piuttosto fredda sulla linea
attendista del leader della Uil.
Il pubblico, però, si scalda quando Angeletti spiega le
"buone ragioni" dell’articolo 18: "Milioni di
lavoratori rischiano di trovarsi indifesi, vogliono metterci paura
e nelle condizioni di non difendere neppure ciò che è giusto. Ma
in democrazia nessuno può esercitare un potere incontrollabile:
sui posti di lavoro ci sono cittadini, non sudditi. Le ragioni del
Governo e di Confindustria sono mistificatorie: se le smascheriamo
avremo vinto".
"E per vincere – sostiene Angeletti –
sarà fondamentale che il sindacato resti unito. Con un’unità
che non deve essere soltanto in chiave difensiva. Se è soltanto
difensiva, infatti, ha lo stesso valore di un rapporto
occasionale. L’unico modo per farla resistere salda e duratura
è fondarla sul valore del lavoro, che è la vera risorsa delllo
sviluppo: non lo diciamo noi, è la storia che ci insegna che il
rapporto tra capitale e lavoro è cambiato, ed è cambiato a
favore delle persone".
Partendo da queste basi, prosegue il segretario della Uil,
"potremo dimostrare che il modello economico e sociale
proposto dal Governo e da Confindustria è sbagliato: nessuno può
dimostrare che per essere competitivi, per svilupparci, dobbiamo
impoverirci, ridurre i costi e le garanzie sociali". Con
questa strategia, secondo Angeletti, l’Italia potrebbe competere
soltanto con i paesi più poveri, con chi sta dietro di noi.
"Vince chi può contare sul consenso del paese, ed è sulle
nostre ragioni che dovremo cercare e otterremo il consenso. E le
nostre sono ragioni al di sopra di ogni sospetto".
(Uff.stampa Cgil 7 febbraio 2002)
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