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Luigi Angeletti

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XIV Congresso della Cgil

L'intervento di Luigi Angeletti

(sintesi)

 

Di fronte al Governo-Annibale, il sindacato-Roma si trova davanti a una scelta: temporeggiare in attesa della situazione più favorevole, oppure cercare subito la battaglia. La posizione di Luigi Angeletti sulla questione più calda, quella dello sciopero, è espressa in forma di metafora: comportarsi come Quinto Fabio Massimo, il console temporeggiatore, o cedere alla voglia di battaglia, come fece il Senato romano? "Il Senato nominò Terenzio Marone al posto di Quinto Fabio Massimo e Roma perse, anche se poteva contare sul doppio delle forze di Cartagine. Perse perché accettò lo scontro quando e dove lo voleva Annibale. E Zama, la rivincita, arrivò molti anni dopo la sconfitta di Canne".

Lo scontro frontale, per Angeletti, adesso non serve, anzi sarebbe un danno, "perché siamo di fronte a un Governo forte, che non tocca a noi far cadere, un Governo che sta tentando di convincere la gente che noi siamo ostili ad esso, e se questa opinione diverrà prevalente noi avremo perso". 

Quale la strategia? "Spiegare che l’attacco all’articolo 18 è un attacco ai lavoratori, non una minaccia al sindacato. Dobbiamo dimostrare che il Governo ha sbagliato a sposare le richieste di Confindustria, questa è la strada. Personalmente non credo che il Governo arriverà a varare la legge: se lo farà dovremo considerare anche iniziative come il referendum abrogativo". E’ questo il passaggio che incontra la contrarietà della platea, peraltro piuttosto fredda sulla linea attendista del leader della Uil. 

Il pubblico, però, si scalda quando Angeletti spiega le "buone ragioni" dell’articolo 18: "Milioni di lavoratori rischiano di trovarsi indifesi, vogliono metterci paura e nelle condizioni di non difendere neppure ciò che è giusto. Ma in democrazia nessuno può esercitare un potere incontrollabile: sui posti di lavoro ci sono cittadini, non sudditi. Le ragioni del Governo e di Confindustria sono mistificatorie: se le smascheriamo avremo vinto".

"E per vincere – sostiene Angeletti – sarà fondamentale che il sindacato resti unito. Con un’unità che non deve essere soltanto in chiave difensiva. Se è soltanto difensiva, infatti, ha lo stesso valore di un rapporto occasionale. L’unico modo per farla resistere salda e duratura è fondarla sul valore del lavoro, che è la vera risorsa delllo sviluppo: non lo diciamo noi, è la storia che ci insegna che il rapporto tra capitale e lavoro è cambiato, ed è cambiato a favore delle persone". 

Partendo da queste basi, prosegue il segretario della Uil, "potremo dimostrare che il modello economico e sociale proposto dal Governo e da Confindustria è sbagliato: nessuno può dimostrare che per essere competitivi, per svilupparci, dobbiamo impoverirci, ridurre i costi e le garanzie sociali". Con questa strategia, secondo Angeletti, l’Italia potrebbe competere soltanto con i paesi più poveri, con chi sta dietro di noi. "Vince chi può contare sul consenso del paese, ed è sulle nostre ragioni che dovremo cercare e otterremo il consenso. E le nostre sono ragioni al di sopra di ogni sospetto".

(Uff.stampa Cgil 7 febbraio 2002)

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