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L'intervento di
Guglielmo Epifani

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XIV Congresso della Cgil

L'intervento di Guglielmo Epifani

(sintesi)

 

"Perché tanta gente, tanti giovani, perché tanta partecipazione agli scioperi? Perché i tentativi di minimizzare, di delegittimarci, come ha fatto il presidente di Confindustria da New York? La risposta è facile: chi è sceso in piazza con noi vede il sindacato confederale come l’unico baluardo dei loro diritti: i giovani, che corrono il rischio più diretto, i lavoratori più vecchi, che sono ben consapevoli di un fatto: non è possibile avere regole diverse, diritti diversi negli stessi posti di lavoro". Incomincia così l’intervento di Guglielmo Epifani, vicesegretario generale della Cgil.

Gli scioperi e le manifestazioni, per Epifani, testimoniano quanto forte sia " nel mondo del lavoro il livello di ‘tensione ideale’. "E’ quella tensione – afferma il vicesegretario - che ti rende autonomo e deciso a combattere. Ed è quella tensione che sostiene la nostra funzione di rappresentanza sociale".

"Il segretario della Cisl dice giustamente che la rappresentanza sociale è fondamentale nella democrazia di un paese. E siccome è così, se ci troviamo di fronte a un Governo che assume solo il punto di vista delle imprese, per difendere la nostra autonomia e il nostro ruolo di rappresentanza dobbiamo andare contro quel Governo. Un Governo nella cui concezione di sviluppo, oltretutto, non c’è spazio per gli investimenti sulla qualità, sulla formazione, sull’innovazione, sullo sviluppo del Mezzogiorno". La risposta, naturalmente, riguarda anche la questione della legge sulla rappresentanza: "I metalmeccanici della Fiom e le elezioni delle Rsu nel pubblico impiego e nella scuola dimostrano quanto alta sia la voglia di democrazia e di partecipazione: una disciplina della rappresentanza, allora, non è un’esigenza solo nostra, ma di tutti i lavoratori. Perché in assenza di regole chiare sia il confronto tra Governo e parti sociali che la contrattazione con le imprese restano appesi al filo".

Epifani, poi, lancia un forte richiamo alla coerenza di tutto il sindacato. "Ci troviamo di fronte ad un Governo –dice- che ha il suo punto di forza nella capacità mediatica, in una comunicazione che, come sappiamo, è condita di tante menzogne. Menzogne sull’aumento delle pensioni minime, sulla portata limitata dell’articolo 18, sui rischi per l’equilibrio del sistema previdenziale connessi alla delega sulle pensioni. Se vogliamo denunciare le loro bugie, per coerenza dobbiamo essere trasparenti, onesti verso noi stessi e coi lavoratori".

Quanto al ruolo politico del sindacato, Epifani loda la fermezza dimostrata dalle parti sociali, pur nella consapevolezza "che far cadere l’esecutivo non può e non deve spettare al sindacato". "Abbiamo avuto la forza – chiarisce - di rimanere fermi nonostante le pressioni: lo dimostrano il rinnovo contrattuale degli edili, i progressi nei contratti dei chimici e dei tessili, la grande dimostrazione di autonomia fornita nella trattativa del pubblico impiego. I lavoratori chiedono unità, e se saremo capaci di rimanere uniti raggiungeremo altri successi. Uniti abbiamo chiesto lo stralcio dell’articolo 18, uniti possiamo vincere sull’articolo 18 e sulla previdenza, se sapremo lottare con impegno e senza lanciare messaggi sbagliati. Se poi il risultato non si ottiene, faremo le nostre valutazioni, ma dopo. Perché se è vero che l’unità richiede compromesso, è altrettanto vero che quando si tratta di diritti e di dignità non c’è spazio per mediazioni".

 

(Uff.stampa Cgil 7 febbraio 2002)

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