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"Perché tanta gente, tanti giovani,
perché tanta partecipazione agli scioperi? Perché i tentativi di
minimizzare, di delegittimarci, come ha fatto il presidente di
Confindustria da New York? La risposta è facile: chi è sceso in
piazza con noi vede il sindacato confederale come l’unico
baluardo dei loro diritti: i giovani, che corrono il rischio più
diretto, i lavoratori più vecchi, che sono ben consapevoli di un
fatto: non è possibile avere regole diverse, diritti diversi
negli stessi posti di lavoro". Incomincia così l’intervento
di Guglielmo Epifani, vicesegretario generale della Cgil.
Gli scioperi e le manifestazioni, per Epifani,
testimoniano quanto forte sia " nel mondo del lavoro il
livello di ‘tensione ideale’. "E’ quella tensione –
afferma il vicesegretario - che ti rende autonomo e deciso a
combattere. Ed è quella tensione che sostiene la nostra funzione
di rappresentanza sociale".
"Il segretario della Cisl dice giustamente
che la rappresentanza sociale è fondamentale nella democrazia di
un paese. E siccome è così, se ci troviamo di fronte a un
Governo che assume solo il punto di vista delle imprese, per
difendere la nostra autonomia e il nostro ruolo di rappresentanza
dobbiamo andare contro quel Governo. Un Governo nella cui
concezione di sviluppo, oltretutto, non c’è spazio per gli
investimenti sulla qualità, sulla formazione, sull’innovazione,
sullo sviluppo del Mezzogiorno". La risposta, naturalmente,
riguarda anche la questione della legge sulla rappresentanza:
"I metalmeccanici della Fiom e le elezioni delle Rsu nel
pubblico impiego e nella scuola dimostrano quanto alta sia la
voglia di democrazia e di partecipazione: una disciplina della
rappresentanza, allora, non è un’esigenza solo nostra, ma di
tutti i lavoratori. Perché in assenza di regole chiare sia il
confronto tra Governo e parti sociali che la contrattazione con le
imprese restano appesi al filo".
Epifani, poi, lancia un forte richiamo alla
coerenza di tutto il sindacato. "Ci troviamo di fronte ad un
Governo –dice- che ha il suo punto di forza nella capacità
mediatica, in una comunicazione che, come sappiamo, è condita di
tante menzogne. Menzogne sull’aumento delle pensioni minime,
sulla portata limitata dell’articolo 18, sui rischi per l’equilibrio
del sistema previdenziale connessi alla delega sulle pensioni. Se
vogliamo denunciare le loro bugie, per coerenza dobbiamo essere
trasparenti, onesti verso noi stessi e coi lavoratori".
Quanto al ruolo politico del sindacato, Epifani
loda la fermezza dimostrata dalle parti sociali, pur nella
consapevolezza "che far cadere l’esecutivo non può e non
deve spettare al sindacato". "Abbiamo avuto la forza –
chiarisce - di rimanere fermi nonostante le pressioni: lo
dimostrano il rinnovo contrattuale degli edili, i progressi nei
contratti dei chimici e dei tessili, la grande dimostrazione di
autonomia fornita nella trattativa del pubblico impiego. I
lavoratori chiedono unità, e se saremo capaci di rimanere uniti
raggiungeremo altri successi. Uniti abbiamo chiesto lo stralcio
dell’articolo 18, uniti possiamo vincere sull’articolo 18 e
sulla previdenza, se sapremo lottare con impegno e senza lanciare
messaggi sbagliati. Se poi il risultato non si ottiene, faremo le
nostre valutazioni, ma dopo. Perché se è vero che l’unità
richiede compromesso, è altrettanto vero che quando si tratta di
diritti e di dignità non c’è spazio per mediazioni".
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