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"Non siamo mai restati indifferenti gli
uni agli altri. Anche nel dissenso e nella dialettica ognuno di
noi cerca di fare al meglio gli interessi dei suoi
rappresentati". Lo ha detto il segretario generale della
Cisl, Savino Pezzotta, intervenendo ai lavori del XIV congresso
della Cgil. "I tempi che stiamo attraversando – secondo
Pezzotta - portano con se un tale grado di complessità da mettere
in crisi i nostri tradizionali strumenti interpretativi e che
chiedono anche al sindacato un profondo ripensamento delle sue
azioni, delle sue strategie e del suo modo di pensare.
Nuovi poteri si stanno articolando, crescono le ricchezze e le
opportunità, ma nel contempo si ampliano le povertà e le
emarginazioni". "Facciamo bene – ha continuato
Pezzotta - a rivendicare una funzione nuova della politica, una
maggiore capacità di incidenza dei vari organismi internazionali
Onu, Wto e Fmi, l’azzeramento del debito dei paesi poveri, l’estensione
dei diritti, la limitazione dell’intervento militare in
Afghanistan, la pace in Palestina.
Ma occorre che anche il sindacalismo si ponga la questione di come
‘agire in proprio’ sullo scenario internazionale. E’ oggi
più che mai urgente uno sforzo per rilanciare la nostra
organizzazione internazionale, la Cisl".
"Con la manifestazione di Palermo – ha
detto ancora il segretario della Cisl - abbiamo posto l’esigenza
che si affrontino le problematiche del Mezzogiorno. Siamo convinti
che un Paese non diventerà mai competitivo fin tanto che una
parte, la metà, soffre di carenze infrastrutturali, non ha
possibilità di sviluppo e deve fare i conti con un altissimo
tasso di disoccupazione".
"La Cisl – ha ricordato Pezzotta - ha
discusso a lungo di quale doveva essere il rapporto con la
politica. Abbiamo concluso le nostre riflessioni con l’ultimo
congresso affermando che la strada maestra resta quella dell’autonomia
e che a questa non ci sono scorciatoie. In questi mesi ci siamo
mobilitati modificando atteggiamenti e processi. Tutto ciò
avviene quando è chiaro che la nostra azione si colloca nel
terreno dell’azione sindacale. Quando invece si generano
confusioni e sovrapposizioni di ruoli allora tutto diventa più
difficile. Diventa difficile produrre cambiamenti nella
politica".
"Il modello di concertazione che abbiamo
praticato negli anni ’90 – secondo Pezzotta - va profondamente
rinnovato. Non basta più solo il confronto generale a palazzo
Chigi, ma è necessaria una concertazione che si decentri a
livello regionale. Occorre poi costruire un modello contrattuale
partecipativo che renda il sindacato e le sue rappresentanze
sempre più protagonisti. Oggi l’attuale si sta indebolendo per
la sua eccessiva centralizzazione. Nelle scorse settimane abbiamo
svolto una grande mobilitazione. Riflettano coloro che vogliono un
sindacato debole. Abbiamo ancora molte risorse da mettere in
campo".
"Abbiamo raggiunto – ha aggiunto
Pezzotta - un accordo significativo sul pubblico impiego. Adesso
occorre capitalizzare il risultato delle nostre iniziative e
chiedere di riaprire il confronto su lavoro, previdenza e fisco
prima dell’approvazione del Parlamento. Andare al tavolo con i
nostri si e con i nostri no. Non possiamo abbandonare il
confronto. Se non c’è confronto, c’è chi decide senza di
noi. Lo sciopero generale oggi è inopportuno, perché, come ha
detto qualcuno, dobbiamo sempre pensare al giorno dopo e misurare
le forze contro un governo che probabilmente durerà a
lungo".
"Noi lottiamo per cambiare il merito delle questioni – ha
concluso Pezzotta - e non il governo, compito che spetta agli
elettori. L’unità sindacale resta il nostro obiettivo storico.
Abbiamo perso troppe occasioni. Le differenze tra di noi non sono
banali, ma strategiche e di ruolo, di storia e cultura. Il
pluralismo sindacale è una risorsa sulla quale tutti noi possiamo
contare".
(Uff.stampa Cgil 7 febbraio 2002)
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