SPECIALE CONGRESSO CGIL

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1965: a confronto con la programmazione

(Bologna 31 marzo-5 aprile 1965)

I cinque anni tra il quinto e il sesto congresso  cambiarono profondamente il quadro in cui il sindacato era chiamato ad agire. L'estate antifascista del 1960 aveva travolto l'illusione che fosse possibile uscire dalla crisi del centrismo con un'avventura autoritaria e, insieme alle lotte della "ripresa" operaia, aveva aperto la strada al centrosinistra. 

I socialisti e i comunisti della Cgil avevano dovuto fare i conti con la diversa collocazione parlamentare dei loro partiti, poi con l'esaurirsi della fase riformatrice del nuovo quadro politico e con le ripercussioni della scissione socialista e infine, sul piano economico, con la fine del "miracolo" e con la minaccia della recessione.

Il congresso - nel corso del quale Santi annunciò, con commozione, la decisione di lasciare il sindacato - identificò come nuovo terreno del confronto quello dell'avvio della programmazione. Si trattava, disse Novella, di un fatto che la Cgil considerava un successo del movimento sindacale, ma il modello di sviluppo che veniva assunto e gli strumenti di politica economica proposti - in primo luogo la "politica dei redditi" - erano inaccettabili. 

La risposta della Cgil era nel rilancio di una politica di riforme che spostasse l'equilibrio in favore della direzione pubblica dell'economia. E poi lotta alla disoccupazione, crescita salariale e impegno meridionalista. L'azione sindacale doveva quindi svilupparsi contemporaneamente nei luoghi di lavoro e nel paese, doveva saper saldare l'iniziativa articolata e momenti di lotta "generalizzata" sui grandi problemi nazionali.

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