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Il tredicesimo congresso della Cgil cade in un
anno dominato dagli eventi politici innescati dalla svolta di
Achille Occhetto che condurrā dal Pci al Pds. E dal progressivo
deterioramento della situazione economica del paese: a luglio
l'agenzia Moody declassa l'Italia, dalla Cee arriva un ultimatum
per il risanamento dei conti pubblici, pena l'esclusione
dall'Unione monetaria.
Ma č anche l'anno in cui prende corpo una nuova strategia che
progressivamente invertirā la tendenza dopo il lungo
declino del sindacalismo industriale degli anni Ottanta.
Bruno Trentin anticipa nel 1988 su Rassegna
sindacale le linee guida del "sindacato dei diritti" che
lui stesso, subentrato alla segreteria generale della Cgil ad
Antonio Pizzinato alla fine dell'88, gestirā fino al 1994.
La Cgil giunge dunque al congresso dopo aver varato un programma
comune (Rimini 1989) e superato il regime delle componenti
(scioglimento della corrente comunista a settembre del 1990;
Ottaviano Del Turco, segretario aggiunto, socialista, annuncia al
congresso lo scioglimento della sua componente) articolando il
dibattito interno tra maggioranza e minoranza (Fausto Bertinotti).
Democrazia, solidarietā tra diversi, unitā, centralitā
dell'individuo come persona, sono le questioni che Trentin pone
come risolutive rispetto all'evoluzione economico sociale e
rispetto ai conflitti interni al sindacato e alla stessa Cgil. E'
questa la dimensione del sindacalismo confederale che il congresso
assume di fronte ai profondi mutamenti interni e internazionali,
la strada per rispondere al lavoro che cambia ma anche alle
necessarie riforme istituzionali.
Trentin rivendica il ruolo politico e autonomo
del sindacato e offre il programma unitario della Cgil, come
contributo al superamento della crisi politica che avanza, ai
massimi esponenti dei partiti della sinistra presenti al
congresso, Craxi, Occhetto, Garavini,che tuttavia non colgono
l'occasione.
Se Occhetto e Garavini sono pronti a riconoscere il ruolo autonomo
di soggetto politico e sociale della Cgil e del sindacato in
generale, Craxi non interviene, Amato, vicesegretario del
Psi, non rinuncia a "un ruolo di sponda tra sinistra
riformista e sindacato riformista"
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