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La controriforma di Tremonti 

Cofferati: il silenzio di Bankitalia

 

C’è in atto una vera e propria campagna di conquista dei poteri che mina l’autonomia delle fondazioni bancarie e reintroduce il mondo politico nella gestione di un patrimonio originariamente destinato alla società e al mondo civile e nel contempo candida il Governo a ridefinire i futuri assetti proprietari del sistema bancario italiano. Questo è il leit motiv che ha caratterizzato la tavola rotonda “La controriforma del ministro Tremonti; sotto il cielo delle fondazioni bancarie” promossa dallo Spi Cgil introdotta e coordinata dal giornalista Massimo Riva, che si è svolta questa mattina al Centro Congressi Frentani. 

Il professor Marcello Messori, tracciando il profilo ottimale delle fondazioni, ha dimostrato l’assoluta incoerenza degli ultimi atti del Governo Berlusconi rispetto alla faticosa riforma portata avanti dai governi che si sono succeduti in 12 anni. Il dibattito ha preso spunto dal provvedimento del ministro dell’economia Giulio Tremonti, inserito nella finanziaria, che tra le novità più rilevanti assegna una quota consistente agli enti locali (fino al 70 per cento dei soggetti) nella gestione del patrimonio delle fondazioni, cancellando in un solo colpo la riforma Ciampi del ’99. 

Legge che fissava, invece, una composizione equilibrata di presenze negli organi d’indirizzo e una netta separazione dagli istituti di credito. Una decisione, quella di Tremonti, contro la quale si sono espressi i partiti di opposizione, la Cgil, il mondo cattolico e le stesse fondazioni . “Non sappiamo come finirà questa storia – avverte Vincenzo Visco -. Non vi è dubbio che crescerà un contenzioso giuridico spaventoso che coinvolgerà i vari organismi istituzionali, fino alla Corte costituzionale. “

Le fondazioni - ha spiegato Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo - sono persone giuridiche private, un patrimonio che dà delle risorse e degli utili, destinato ad attività sociali. La legge Ciampi rispondeva coerentemente a questa indicazione”. La netta separazione tra mondo bancario e fondazioni, che aveva introdotto, è stata fortemente intaccata dall’articolo 11 inserito nella finanziaria dal ministro Tremonti, i cui regolamenti attuativi sono al vaglio del Consiglio di Stato.
Come si è arrivati a questa situazione? “Non vi è dubbio – ha osservato ancora Visco - che se le fondazioni bancarie non avessero ostacolato il processo di riforma tenendo strette le partecipazioni bancarie, il ministro Tremonti non avrebbe avuto argomenti per intervenire di nuovo”.

Per Sergio Cofferati se dovesse essere confermato l’orientamento del Governo con questo provvedimento si annullerebbe di fatto l’intera riforma. “C’è un nesso – ha chiarito Cofferati – tra l’azione complessiva messa in campo in questo settore e la proposta di profonda modifica del sistema di prelievo fiscale. Si mette in discussione il principio della solidarietà e, riducendo le entrate dello Stato, si ridimensionano drasticamente le risorse destinate alle politiche sociali e, più in generale, al welfare”. "Siamo di fronte allo stravolgimento della legge Ciampi", ha detto il leader della Cgil, per il quale "il silenzio di chi ha
compiti di vigilanza è incomprensibile e preoccupante". "C'é un grave problema che riguarda il ruolo e le funzioni di Bankitalia  perché mi pare che il compito di vigilanza e controllo in questa vicenda sia inesistente, non venga svolto. Eppure - ha aggiunto Cofferati - siamo di fronte a
uno stravolgimento del testo precedente sulle fondazioni e a un tentativo esplicito di rallentare il processo di privatizzazione e di tornare a forme di gestione pubblica delle banche".
Per il leader della Cgil, quindi, l'obiettivo del Governo è quello di "snaturare le funzioni e i compiti delle fondazioni . E quello che si prefigura - ha aggiunto - è un assetto nel quale le fondazioni saranno poi chiamate a svolgere compiti sostitutivi dello Stato, dal welfare alle attività culturali".

L’impatto di questa controriforma – ha sostenuto Raffaele Minelli, segretario generale Spi Cgil – è dirompente. Ed sorprendente che a questa ipotesi non sia emersa nella società, nelle forze di opposizione, una adeguata risposta. La nostra è una battaglia di principio tesa a difendere lo sviluppo nel nostro paese di un’area non profit, capace, per risorse finanziarie, organizzazione e competenza, di rispondere a bisogni sociali per un welfare innovato al fianco e non sostitutivo dei compiti dello Stato e degli enti locali.
“Il sindacato dei bancari – ha infine affermato Marcello Tocco, segretario generale Fisac Cgil – è stato molto attivo nei processi di riorganizzazione delle banche perché fossero all’altezza della competizione. Se ora dovessero cambiare gli interlocutori e le politiche potrebbe rivedere anche le strategie contrattuali finora realizzate”.

(15 maggio 2002)

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