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Primo Maggio 

Analisi 
di una festa

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Primo maggio 

Analisi di una festa

di Andrea Panaccione

 

L'articolo che proponiamo è stato pubblicato su Rassegna sindacale nel 1987, articolo datato ma interessante sia per gli spunti di analisi che per le indicazioni bibliografiche e di ricerca  che possono essere utili a quanti sono interessati alla festa del Primo maggio e alla storia del movimento operaio

Se i calendari non sono soltanto una misura del tempo, ma i "monumenti di una coscienza storica" (Walter Benjamin), l’avvicinarsi del centenario del Primo maggio, la data principale neI calendario del movimento operaio, è un’occasione particolarmente appropriata non solo per misurare un cammino percorso sul terreno degli obiettivi, delle forme d’organizzazione, del rapporto con le diverse configurazioni sociali e politiche, ma per riflettere anche, e misurare, tutti i cambiamenti intervenuti, a proposito della coscienza di sé del movimento operaio, di come esso è presente nella mente e nell’immaginazione di coloro che se ne sentono parte, così come degli altri.

Il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo maggio, avviato ormai da oltre dire anni dalla Fondazione Brodolini di Milano, ha preso spunto proprio da questa consapevolezza:. la possibilità di fare del Primo maggio una chiave di lettura non soltanto delle lotte e delle rivendicazioni che nella giornata si sono espresse, ma di alcune caratteristiche generali del movimento, colto nella occasione in cui esso si è presentato, fin dagli inizi, nella sua più ampia estensione geografica e dimensione di massa, e caratterizzato ugualmente fin dagli inizi — dalla tensione di congiungere la generalità e universalità delle sue ragioni con la grande varietà delle forme assunte nelle specifiche situazioni nazionali e locali, il rapporto con le rispettive tradizioni politiche e culturali, i diversi tipi di radicamento nella realtà sociale ecc.

Collocata in un contesto di lungo periodo, quali sono ormai i cento anni della sua storia, la vicenda del Priimo maggio può quindi essere assunta come un terreno privilegiato di verifica, dell’intreccio tra scansioni politico-organizzative nella storia del movimento dei lavoratori e processi di formazione e radicamento delle mentalità, modi di \‘ita, forme di espressione, orizzonti culturali dei soggetti che lo costituiscono. Da questo punto di vista si può affermare che non è in gioco una prospettiva più aggiornata di ricerca e di ricostruzione della storia del movimento operaia, ma la ricchezza e la complessita di questa storia stessa.

Fin dal suo primo apparire, come è noto, la giornata del Primo maggio e l’obiettivo ad essa legato delle otto ore stabilite per legge non sono stati un riflesso o una risposta immediata alle nuove condizioni di lavoro create dallo sviluppo tecnico ed economico, ma piuttosto — come è stato opportunamente sottolineato (Giuliano Procacci) — l’indicazione di una prospettiva da perseguire unitariamente anche quando questa prospettiva poteva sembrare, ed era, prematura perfino nelle situazioni più avanzate del conflitto di classe. Prima ancora che nell’obiettivo posto, l’elemento unificante era visto nel carattere di azione politica che esso implicava (una legge imposta allo Stato), per i socialisti, che si avviavano a divenire la forza dominante della Seconda Internazionale; nel dispiegamento di tutta la forza operaia, al di là delle divisioni categoriali che esso metteva in atto, nella forma dello sciopero generale, per gli anarchici.

Ma non solo. Lo stesso obiettivo delle otto ore ha svolto tutta la sua funzione universale e unificante perché da subito ha parlato non solo all’interesse, ma al sentimento, alla moralità, all’immaginazione dei lavoratori, attraverso la ricchezza delle suggestioni che esso portava in sé, i suoi significati e valori simbolici, il bisogno di equilibrio fra tempo di lavoro e tempo dì vita dell’operaio che si esprimeva in particolare nella formula delle tre-otto, le otto ore per se stessi accanto a quelle del lavoro e del riposo. Nell’obiettivo unificante della limitazione del tempo del lavoro astratto — quello appunto che è valutabile soltanto nel numero di ore che ogni giorno vengono tolte alla vita dell’operaio — è sicuramente implicita l’idea rassicurante di una tendenziale uniformità delle condizioni di lavoro, che rafforza e in certo modo garantisce, per il socialismo della Seconda Internazionale,  la crescita ininterrotta delle organizzazioni dei lavoratori. 

Ma l’appropriazione di nuovo tempo di vita apre insieme la prospettiva di nuovi e differenziati bisogni: dl socialità, di cultura, di un rapporto diverso con’ il mondo naturale. Di qui l’importanza che ha l’organizzazione della giornata e il particolare stato d’animo con cui viene vissuta; il carattere insieme di manifestazione e di festa che essa assume; il coinvolgimento del mondo del lavoro nella sua espressione più ampia attraverso la produzione artistica, letteraria,. di spettacoli, di canti, di oggetti per il Primo. maggio; la partecipazione del lavoratore in tutta la sua realtà familiare e sociale.

Di qui ‘anche il significato del rapporto alla natura e il’ bisogno di adattarne l’immagine al processo di emancipazione sociale di cui ci si sente protagonisti, di esprimere l’avvenimento sociale attraverso riferimenti naturali: il risveglio della natura come simbolo del risveglio della società, il sole del Primo maggio che rischiara le ragioni della lotta di classe, le immagini dell’alba radiosa o della grande sera come annunci di nuove forme di esistenza umana o viceversa l’immagine della società futura come riscatto insieme dell’uomo e del mondo naturale.

Ecco, per esempio, come il Primo maggio, festa solenne in cui si commemora l’Abolizione della Miseria, viene descritto nel romanzo utopistico di William Morris del’1891, Notizie da nessun luogo: "In quell’occasione l’usanza vuole che le ragazze più belle cantino certi antichi inni rivoluzionari e le canzoni del malcontento, una volta così disperato, proprio sui luoghi dove per tanti anni, giorno dopo giorno, si commetteva l’orribile crimine dell’assassinio di’classe. Per uno come me, che ha studiato con tanta diligenza il passato, è curioso e commovente vedere delle belle ragazze, squisitamente abbigliate e incoronate di fiori colti nei prati vicini, in mezzo a gente felice, su una piccola altura dove in passato c’erano’ orribili sirmulacri di case, tane in cui uomini e donne vivevano ammassati nel sudiciume come sarde in un barile" (Garzanti, 1984, p. 74).

Le otto ore si aprono, quindi, per il movimento operaio, ad una esperienza del tempo in tutte le sue dimensioni: il tempo del lavoro astratto e quello di vita, il tempo della natura e ‘la sua ciclcità interpretata come ricorrente promessa di risveglio e di rinnovamento, il tempo della memoria attraverso l’inserimento nel calendario di una festività diversa, il tempo mitico della rivolzione attesa e imminente e quello storico della presenza e della crescita del movimento di massa dei lavoratori e delle diverse congiunture in cui la giornata si svolge.

Ma le otto ore, anche, come la prima e non certo l’unica delle grandi idee-forza che, attraverso il meccanismo della ricorrenza, si legano al Primo maggio: quella dell’uguaglianza, perseguita sul piano della lotta politica attraverso le rivendicazioni dei diritti civili e del suffragio universale; quella dell’internazionalità, intesa anche come richiesta di uguale dignità nazinale dei popoli, come solidarieta con tutti gli oppressi déll terra, e, in misura via via dominante già negli anni della Seconda Internazionale, come lotta per la pace; la speranza e la volonta di una emancipazione e liberazione totali, che trascendono i singoli concreti obiettivi e investono i rapporti tra gli uomini non solo nella sfera economica, ma in quella dei sessi, familiare, culturale ecc.

La possibilità di seguire la storia del Primo maggio in tutta la varietà dei suoi percorsi e della molteplicità dei volti che esso presenta e nelle trasformazioni che subiscono i suoi caratteri originari presuppone certo uno sforzo di ricerca comparativa. tra le diverse realtà in - cui esso si è svolto; ma, richiede, ancora prima, una volontà di non semplificare, di non ridurre la complessità dei suoi motivi ispiratori, anche quando processi di riduzione e semplificazione si sono espressi dall’interno stesso del movimento operaio, attraverso la definizione di sfere (lotta economica e lotta politica) e delle relative competenze (sindacato e partito) nella gestione della manifestazione. La tendenza, é l’attrattiva, del Primo maggio, quando esso è stato veramente sentito e partecipato, è sempre stata quella della forza espansiva anche verso settori inizialmente lontani dalle organizzazioni dei lavoratori salariati, e questo proprio in forza della generalità - e della conseguente capacita di coinvolgere e conquistare adesioni - dei valori, dei bisogni, dei riferimenti ideali che la giornata permetteva di esprimere, della ricchezza quindi della stessa ummagine e coscienza di sé del movimento operaio.

A questa lettura del Primo maggio si ispirano sia le caratteristiche generali che le iniziative concrete previste dal progetto della Fondaione Brodolini. Di queste iniziative alcune sono gia avviate, altre in fase di organizzazione, altre infine sono ancora proposte o propositi. Delinearne rapidamente il quadro serve anche a sollecitare un apporto più ampio per quelle in corso è un impulso alla concreta messa in opera per lealtre. 

Un primo aspetto fondamentale della ricerca — come risulta, fra l'altro, dall’elenco degli istituti e singoli studiosi che vi hanno aderito a livello italiano e internazionale e il tentativo di realizzare la più ampia rappresentatività (geografica, politico-ideologica, culturale) delle tendenze presenti nel movimento operaio e che hanno avuto un ruolo nella storia del Primo maggio. In questo senso il progetto si è qualificato fin dall’inizio — e in ciò sta probabilmente una delle ragioni principali delle ampie e significative adesioni che ha ricevuto — come un’occasione. di collaborazione scientifica internazionale, che vuole riflettere quanto più largamente possibile il pluralismo e le varietà del movimento operaio. 

Questo carattere si è gia espresso nel pruno dei Quaderni annuali che la Fondazione Brodolini dedica alla storia del Primo maggio: SappI che oggi’è la tua festa... (a cura di Andrea Panaccione e con introduzine di Alceo Riosa, Marsilio, 1986), che fra l’altro è stato presentato a Roma, proprio in occasione del Primo maggio dello scorso anno, da Giorgio Benvenuto, Mario Colombo e Antonio Pizzinato.

La stessa caratteristica, e in modo ancora più accentuato, avranno i prossimi Quaderni, a cominciare da quello previsto per l’autunno di quest’anno sulle diverse realta del Primo maggio nel mondo, con contributi dell’Istituto per il movimento operaio internazionale presso l’Accademia delle scienze dell’Urss, dello Immigration History Research Center dell’Universita del Minnesota, diretto da Rudolph Vecali, nonché di numerosi studiosi di altri paesi.
Lo’ stesso vale per il bollettino di collegamento internazionale in lingua inglese ("May Day Bulletin") — di cui sono già apparsi due numeri e che può essere richiesto presso la Fondazione Brodolini di Milano il quale perimette uno scambio di informazioni su iniziative, pubblicazioni, ricerche in corso ecc. sulla storia del Primo maggio.

Un’opera collettiva internazionale sarà inoltre l’ampio volume documentario (circa 600  pp. con illustrazioni in bianco e nero e -a colori) sui primi anni della storia del Primo maggio (le origini, le prime manifestazioni nei diversi paesi europei, le prime celebrazioni in tutto il mondo), che è già in fase di avanzata preparazione grazie alla collaborazione di numerosi istituti e singoli studiosi. 

Il significato scientifico dell’ampia e diversificata collaborazione che caratterizza le iniziative sopra indicate consiste da una parte nella possibilità di indagine comparativa che essa consente, restituendo così la dialettica tra l'elemento internazionale proprio del Primo maggio e le diverse realtà nazionali e locali nelle quali la sua .storia si è svoIia; dall’altra nelle indicazioni che da questo approccio possono scaturire anche per quanto riguarda la pluralità delle componenti che dalla giornata vengono mobilitate. Merita almeno un cenno, in questo senso, la proposta, formulata nel n. 2 del "May Day Bulletin" da Renata Ameruso e Gabriella Spigarelli, di un’indagine specifica sulla partecipazione delle donne alle manifestazioni del Primo maggio, e su come questa partecipazione viene recepita nel mondo politico socialista, sulla base dei resoconti, cronache, notizie ecc., dell’Avanti!.

Un altro aspetto che mi sembra importante sottolineare è l’adozione di una metodologia di ricerca che si propone di analizzare nella globalità delle sue forme di espressione è di comunicazione (letterarie, visive, comportamentali ecc.) la configurazione del movimento operaio. E significativo in proposito lo spazio che nell’ambi to del nostro progetto - e in particolare nell’ambito della realizzazione della bibliografia sulla storia del Primo maggio in Italia dalle origini al 1945, diretta da Maurizio Antonioli - ha assunto l’analisi iconografica, curata da Giovanna Ginex, dei diversi materiali prodotti in occasione della manifestazione.

Nel primo volume della bibliografia, dedicato ai numeri unici per il Primo maggio conservati nelle biblioteche di Milano e di Firenze, che sarà edito nei prossimi mesi nella collana di pubblicazioni della Regione Lombardia, la schedatura di tutte le immagini, delle quali il volume darà anche la riproduzione fotografica, e stata condotta con gli stessi criteri di tipo descrittivo adottati per la schedatura degli articoli: non si tratta quindi di una semplice appendice decorativa, ma di una lettura che documenta. precisamente come in questa stampa, quando il giornale è illustrato e ciò avviene per circa un terzo dei casi, le immagini siano parte integrante dei testi (non a caso, per oltre il 90%, si tratta di immagini appositamente scelte in funzione dei numeri che venivano redatti). 
La schedatura iconografica non solo permette di evidenziare i temi scelti per visualizzare i contenuti della festa e le costruzioni simboliche / allegoriche che li esprimono e li accompagnano nel ‘corso degli anni, ma’ si rivela anche qualcosa di più che un’utile via di accesso alla mentalita dei suoi artefici, indicando una precisa consapevolezza nelle scelte attuate e una esplicita strategia della comunicazione visiva e della propaganda tramite le immagini. Tutto ciò risulta, fra l'altro, dalle osservazione di una evoluzione dalle allegorie più generiche dei primi anni, all’attenzione sempre piu specifica, in particolare verso la fine del primo decennio del nuovo secolo, ai contenuti visivi e alla utilizzazione di artisti più impegnati e "specializzati", in grado di ottenere risultati qualitativamente migliori e più efficaci.

Sul piano ancora del modo di presentarsi e di comunicare del movimento operaio in occasione di una manifestazione come quella del Primo maggio altre importanti direziòni di ricerca sono emerse nel corso del lavoro fin qui svolto, anche se la loro pratica attuazione è ancora subordinata alla soluzione di problemi spesso complessi di carattere organizzativo e finanziario: il progetto di. ricerca audiovisiva - formulato da Paola Scarnati, dell'Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico - che prevede come momenti fondamentali l’individuazione e la catalogazione analitica di tutti i materiali cinematografici e televisivi italiani che abbiano il Primo maggio come tema, situazione, avvenimento, episodio; la schedatura delle fonti sonore sulla storia del Primo maggio (canti, racconti, testimonianze ecc.) proposta dall’Istituto Ernesto De Martino di Milano, che presuppone la possibilità di una ricerca capillare anche nelle realtà più periferiche e apparentemente non toccate dalla "storia maggiore" del movimento operaio e del paese; l’analisi delle modificazioni indotte dal movimento operaio nella realtà sociale della metropoli attraverso il tracciato dei luoghi del Primo maggio (le riunioni, i comizi, i cortei ecc.), proposta da Aldo Marchetti per il Primo maggio a Milano. 

L’attenzione agli aspetti di comunicazione, di diffusione è confronto tra culture, è anche’ alla base ‘del progetto sul Primo maggio e l’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America presentato dall’Immigration - History Researcb Center del Minnesota, in collegamento con la Fondazione Brodolini, aI ministero degli Affari esteri italiano: nelle celebrazioni del Primo maggio da parte degli emigrati italiani negli Usa si colgono sia gli elementi di continuità con la tradizione del paese d’origine, sia i cambiamenti prodotti dall’esperienza dell’emigrazione, le modalità ‘dei rapporti tra la comunità italiana ‘e il resto della società industriale e urbana, le trasformazioni della cultura del lavoro. 

Si tratta, come si vede, di settori di ricerca differenziati, e che richiedono ognuno specifiche competenze e metodologie di indagine; essi potranno comunque trovare un momento unitario nel convegno di  studi che la Fondazione Brodolini si propone di organizzare a Milano per il ‘1990 e che dovrà essere strutturato—in modo tale da permettere sia l’approfondimento di alcuni temi - dal ruolo del sindacato e il rapporto sindacati-partiti nella storia del Primo maggio al settore dell’emigrazione a quello della produzione simbolica e delle, strategie di comunicazione del movimento operaio, per indicare solo alcuni titoli provvisori - sia la circolazione e il confronto tra i diversi metodi e risultati di indagine. 

Un’ultima considerazione deve - essere fatta sul problema delle fonti. 
La varietà delle tematiche che la ricerca sul Primo maggio affronta presuppone evidentemente la necessita di un’esplorazione di diversi tipi di fonti; si può dire, anzi, che proprio la ricognizione sistematica e la schedatura delle fonti, nella misura più ampia possibile, costituiranno uno dei risultati più importanti della ricerca stessa. Da questo punto di vista va sottolineato il ruolo che — accanto alle biblioteche pubbliche, agli archivi di Stato, agli istituti specializzati e alle più significative raccolte private - assumono gli archivi, i centri di documentazione, le raccolte, presso i quali gli stessi protagonisti conservano e trasmettono la propria memoria storica. 

Di qui l’importanza della collaborazione con i centri di documentazìone e gli archivi sindacali e delle Camere del lavoro in primo luogo,  per il recupero dei documenti ma anche per la raccolta diretta delle testimonianze dei’ militanti sugli avvenimenti ai quali hanno preso parte, sulla stessa percezione soggettiva di come li hanno vissuti, sulla memoria che ne conservano e il confronto tra passato e presente che continuamente si ripropone nella storia del Primo maggio, effetto insieme della ricorrenza della manifestazione e del variare degli stati d’animo dei suoi partecipanti.

(da Rassegna sindacale n.17 del 1° maggio1987 - Speciale 1947-1987, Portella della Ginestra, un ricordo lungo quarant'anni )

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