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Se i calendari non sono soltanto una
misura del tempo, ma i "monumenti di una coscienza storica"
(Walter Benjamin), l’avvicinarsi del
centenario del Primo maggio, la data principale neI calendario del
movimento operaio, è un’occasione particolarmente appropriata non solo
per misurare un cammino percorso sul terreno degli obiettivi, delle
forme d’organizzazione, del rapporto con le diverse configurazioni
sociali e politiche, ma per riflettere anche, e misurare, tutti i cambiamenti intervenuti, a proposito della coscienza di sé del
movimento operaio, di come esso è presente nella mente e nell’immaginazione
di coloro che se ne sentono parte, così come degli altri.
Il progetto internazionale di ricerca
sulla storia del Primo maggio, avviato ormai da oltre dire anni dalla
Fondazione Brodolini di Milano, ha preso spunto proprio da questa consapevolezza:. la
possibilità di fare del Primo maggio una chiave di lettura non soltanto delle lotte e delle
rivendicazioni che nella
giornata si sono espresse, ma di alcune caratteristiche generali del
movimento, colto nella occasione in cui esso si è presentato, fin dagli
inizi, nella sua più ampia estensione geografica e dimensione di massa,
e caratterizzato ugualmente fin dagli inizi — dalla tensione di
congiungere la generalità e universalità delle sue ragioni con la
grande varietà delle forme assunte nelle specifiche situazioni
nazionali e locali, il rapporto con le rispettive tradizioni politiche
e culturali, i diversi tipi di radicamento nella realtà sociale ecc.
Collocata in un contesto di lungo
periodo, quali sono ormai i cento anni della sua storia, la vicenda
del Priimo maggio può quindi essere assunta come un terreno privilegiato di verifica,
dell’intreccio tra scansioni politico-organizzative nella storia del
movimento dei lavoratori e processi di formazione e radicamento delle
mentalità, modi di \‘ita, forme di espressione, orizzonti culturali
dei soggetti che lo costituiscono. Da questo punto di vista si può
affermare che non è in gioco una prospettiva più aggiornata di
ricerca e di ricostruzione della storia del movimento operaia, ma la
ricchezza e la complessita di questa storia stessa.
Fin dal suo primo apparire, come è noto,
la giornata del Primo maggio e l’obiettivo ad essa legato delle otto
ore stabilite per legge non sono stati un riflesso o una risposta
immediata alle nuove condizioni di lavoro create dallo sviluppo tecnico
ed economico, ma piuttosto — come è stato opportunamente sottolineato (Giuliano Procacci) — l’indicazione di una prospettiva
da perseguire unitariamente anche quando questa prospettiva poteva
sembrare, ed era, prematura perfino nelle situazioni più avanzate del
conflitto di classe. Prima ancora che nell’obiettivo posto, l’elemento
unificante era visto nel carattere di azione politica che esso implicava
(una legge imposta allo Stato), per i socialisti, che si avviavano a
divenire la forza dominante della Seconda Internazionale; nel
dispiegamento di tutta la forza operaia, al di là delle divisioni
categoriali che esso metteva in atto, nella forma dello sciopero
generale, per gli anarchici.
Ma non solo. Lo stesso obiettivo delle
otto ore ha svolto tutta la sua funzione universale e unificante
perché da subito ha parlato non solo all’interesse, ma al
sentimento, alla moralità, all’immaginazione dei lavoratori,
attraverso la ricchezza delle suggestioni che esso portava in sé, i
suoi significati e valori simbolici, il bisogno di equilibrio fra tempo
di lavoro e tempo dì vita dell’operaio che si esprimeva in
particolare nella formula delle tre-otto, le otto ore per se stessi
accanto a quelle del lavoro e del riposo. Nell’obiettivo unificante
della limitazione del tempo del lavoro astratto — quello appunto che
è valutabile soltanto nel numero di ore che ogni giorno vengono
tolte alla vita dell’operaio — è sicuramente implicita l’idea
rassicurante di una tendenziale uniformità delle condizioni di lavoro,
che rafforza e in certo modo garantisce, per il socialismo della Seconda
Internazionale, la crescita ininterrotta delle organizzazioni
dei
lavoratori.
Ma l’appropriazione di nuovo tempo di vita apre insieme
la prospettiva di nuovi e differenziati bisogni: dl socialità, di
cultura, di un rapporto diverso con’ il mondo naturale. Di qui l’importanza
che ha l’organizzazione della giornata e il particolare stato d’animo
con cui viene vissuta; il carattere insieme di manifestazione e di festa
che essa assume; il coinvolgimento del mondo del
lavoro nella sua espressione più ampia attraverso la produzione
artistica, letteraria,. di spettacoli, di canti, di oggetti per il
Primo. maggio; la partecipazione del lavoratore in tutta la sua realtà
familiare e sociale.
Di qui ‘anche il significato del
rapporto alla natura e il’ bisogno di adattarne l’immagine al
processo di emancipazione sociale di cui ci si sente protagonisti, di
esprimere l’avvenimento sociale attraverso riferimenti naturali: il
risveglio della natura come simbolo del risveglio della società, il
sole del Primo maggio che rischiara le ragioni della lotta di classe, le
immagini dell’alba radiosa o della grande sera come annunci di nuove
forme di esistenza umana o viceversa l’immagine della società futura
come riscatto insieme dell’uomo e del mondo naturale.
Ecco, per esempio, come il Primo maggio,
festa solenne in cui si commemora l’Abolizione della Miseria, viene
descritto nel romanzo utopistico di William Morris del’1891, Notizie
da nessun luogo: "In quell’occasione l’usanza vuole che le
ragazze più belle cantino certi antichi inni rivoluzionari e le canzoni
del malcontento, una volta così disperato, proprio sui luoghi dove per tanti anni, giorno dopo giorno,
si commetteva l’orribile crimine dell’assassinio di’classe. Per
uno come me, che ha studiato con tanta diligenza il passato, è curioso
e commovente vedere delle belle ragazze, squisitamente abbigliate
e incoronate di fiori colti nei prati vicini, in mezzo a gente felice,
su una piccola altura dove in passato c’erano’ orribili sirmulacri
di case, tane in cui uomini e donne vivevano ammassati nel sudiciume
come sarde in un barile" (Garzanti, 1984, p. 74).
Le otto ore si aprono, quindi, per il
movimento operaio, ad una esperienza del tempo in tutte le sue
dimensioni: il tempo del lavoro astratto e quello di vita, il tempo della
natura e ‘la sua ciclcità interpretata come ricorrente promessa di risveglio e di rinnovamento, il tempo della memoria attraverso l’inserimento
nel calendario di una festività diversa, il tempo mitico della rivolzione attesa e imminente e quello
storico della presenza e della crescita del movimento di massa dei
lavoratori e delle diverse congiunture in cui la giornata si svolge.
Ma le otto ore, anche, come la prima e non certo l’unica delle
grandi idee-forza che, attraverso il meccanismo della ricorrenza, si
legano al Primo maggio: quella dell’uguaglianza, perseguita sul
piano della lotta politica attraverso le rivendicazioni dei diritti
civili e del suffragio universale; quella dell’internazionalità,
intesa anche come richiesta di uguale dignità nazinale dei popoli,
come solidarieta con tutti gli oppressi déll terra, e, in misura
via via dominante già negli anni della Seconda Internazionale,
come lotta per la pace; la speranza e la volonta di una
emancipazione e liberazione totali, che trascendono i singoli
concreti obiettivi e investono i rapporti tra gli uomini non solo
nella
sfera economica, ma in quella dei sessi, familiare, culturale
ecc.
La possibilità di seguire la storia del
Primo maggio in tutta la varietà dei suoi percorsi e della molteplicità dei volti che esso presenta e nelle trasformazioni che
subiscono i suoi caratteri originari presuppone certo uno sforzo di
ricerca comparativa. tra le diverse realtà in - cui esso si è svolto;
ma, richiede, ancora prima, una volontà di non semplificare, di non
ridurre la complessità dei suoi motivi ispiratori, anche quando
processi di riduzione e semplificazione si sono espressi dall’interno
stesso del movimento operaio, attraverso la definizione di sfere (lotta
economica e lotta politica) e delle relative competenze (sindacato e
partito) nella gestione della manifestazione. La tendenza, é l’attrattiva,
del Primo maggio, quando esso è stato veramente sentito e partecipato, è sempre stata quella della
forza espansiva anche verso
settori inizialmente lontani dalle organizzazioni dei lavoratori
salariati, e questo proprio in forza della generalità - e della
conseguente capacita di coinvolgere e conquistare adesioni - dei valori, dei bisogni, dei riferimenti ideali che la giornata
permetteva di esprimere, della ricchezza quindi della stessa ummagine e
coscienza di sé del movimento operaio.
A questa lettura del Primo maggio si
ispirano sia le caratteristiche generali che le iniziative concrete
previste dal progetto della Fondaione Brodolini. Di queste iniziative
alcune sono gia avviate, altre in fase di organizzazione, altre infine
sono ancora proposte o propositi. Delinearne rapidamente il quadro
serve anche a sollecitare un apporto più ampio per quelle in corso è
un impulso alla concreta messa in opera per lealtre.
Un primo aspetto fondamentale della
ricerca — come risulta, fra l'altro, dall’elenco degli istituti e
singoli
studiosi che vi hanno aderito a livello italiano e internazionale e
il tentativo di realizzare la più ampia rappresentatività (geografica,
politico-ideologica, culturale) delle tendenze presenti nel movimento
operaio e che hanno avuto un ruolo nella storia
del Primo maggio. In questo senso il progetto si è qualificato fin dall’inizio
— e in ciò sta probabilmente una delle ragioni principali delle ampie
e significative adesioni che ha ricevuto — come un’occasione. di
collaborazione scientifica internazionale, che vuole riflettere
quanto più largamente possibile il pluralismo e le varietà del
movimento operaio.
Questo carattere si è gia espresso nel
pruno dei Quaderni annuali che la Fondazione Brodolini dedica alla
storia del Primo maggio: SappI che oggi’è la tua festa... (a cura di
Andrea Panaccione e con introduzine di Alceo Riosa, Marsilio, 1986),
che fra l’altro è stato presentato a Roma, proprio in occasione del
Primo maggio dello scorso anno, da Giorgio Benvenuto, Mario Colombo e
Antonio Pizzinato.
La stessa caratteristica, e in modo ancora più accentuato, avranno i
prossimi Quaderni, a cominciare da quello previsto per l’autunno di
quest’anno sulle diverse realta del Primo maggio nel mondo, con
contributi dell’Istituto per il movimento operaio internazionale
presso
l’Accademia delle scienze dell’Urss, dello Immigration History Research Center dell’Universita del Minnesota, diretto da Rudolph
Vecali, nonché di numerosi studiosi di altri paesi.
Lo’ stesso vale per il bollettino di collegamento internazionale in lingua inglese
("May Day Bulletin")
— di cui sono già apparsi due numeri e che può essere richiesto
presso la Fondazione Brodolini di Milano il quale perimette uno
scambio di informazioni su iniziative, pubblicazioni, ricerche in
corso ecc. sulla storia del Primo maggio.
Un’opera collettiva internazionale
sarà inoltre l’ampio volume documentario (circa 600 pp. con
illustrazioni in bianco e nero e -a colori) sui primi anni della storia
del Primo maggio (le origini, le prime manifestazioni nei diversi
paesi europei, le prime celebrazioni in tutto il mondo), che è già in
fase di avanzata preparazione grazie alla collaborazione di numerosi
istituti e singoli studiosi.
Il significato scientifico dell’ampia
e diversificata collaborazione che caratterizza le iniziative sopra
indicate consiste da una parte nella possibilità di indagine
comparativa che essa consente, restituendo così la dialettica tra l'elemento internazionale proprio
del Primo maggio e le diverse realtà
nazionali e locali nelle quali la sua .storia si è svoIia; dall’altra
nelle indicazioni che da questo approccio possono scaturire anche per
quanto riguarda la pluralità delle componenti che dalla giornata vengono
mobilitate. Merita almeno un cenno, in questo senso, la proposta,
formulata nel n. 2 del "May Day Bulletin" da Renata
Ameruso e Gabriella Spigarelli, di un’indagine specifica sulla partecipazione
delle donne alle manifestazioni del Primo maggio, e su come questa partecipazione viene recepita nel mondo politico socialista, sulla
base dei resoconti, cronache, notizie ecc., dell’Avanti!.
Un altro aspetto che mi sembra
importante sottolineare è l’adozione di una metodologia di ricerca
che si propone di analizzare nella globalità delle sue forme di
espressione è di comunicazione (letterarie, visive, comportamentali
ecc.) la configurazione del movimento operaio. E significativo in proposito lo spazio che
nell’ambi to del nostro progetto - e in particolare nell’ambito della realizzazione della bibliografia sulla
storia del Primo maggio in Italia dalle origini al 1945, diretta da
Maurizio Antonioli - ha assunto l’analisi iconografica,
curata da Giovanna Ginex, dei diversi materiali prodotti in
occasione della manifestazione.
Nel primo volume della bibliografia,
dedicato ai numeri unici per il Primo maggio conservati nelle
biblioteche di Milano e di Firenze, che sarà edito nei prossimi mesi
nella collana di pubblicazioni della Regione Lombardia, la schedatura di
tutte le immagini, delle quali il volume darà anche la riproduzione
fotografica, e stata condotta con gli stessi criteri di tipo
descrittivo adottati per la schedatura degli articoli: non si tratta
quindi di una semplice appendice decorativa, ma di una lettura che
documenta. precisamente come in questa stampa, quando il giornale è
illustrato e ciò avviene per circa un terzo dei casi, le immagini
siano parte integrante dei testi (non a caso, per oltre il 90%, si
tratta di immagini appositamente scelte in funzione dei numeri che
venivano redatti).
La schedatura iconografica non solo permette di
evidenziare i temi scelti per visualizzare i contenuti della festa e le
costruzioni simboliche / allegoriche che li esprimono e li accompagnano
nel ‘corso degli anni, ma’ si rivela anche qualcosa di più che un’utile
via di accesso alla mentalita dei suoi artefici, indicando una
precisa consapevolezza nelle scelte attuate e una esplicita
strategia della comunicazione visiva e della propaganda tramite le
immagini. Tutto ciò risulta, fra l'altro, dalle osservazione di una
evoluzione dalle allegorie più generiche dei primi anni, all’attenzione
sempre piu specifica, in particolare verso la fine del primo decennio del nuovo
secolo, ai contenuti visivi e alla utilizzazione di artisti più
impegnati e "specializzati", in grado di ottenere risultati qualitativamente migliori e più efficaci.
Sul piano ancora del modo di presentarsi
e di comunicare del movimento operaio in occasione di una
manifestazione come quella del Primo maggio altre
importanti direziòni di ricerca sono emerse nel corso del lavoro fin
qui svolto, anche se la loro pratica attuazione è ancora subordinata
alla soluzione di problemi spesso complessi di carattere
organizzativo e finanziario: il progetto di. ricerca audiovisiva - formulato da Paola Scarnati,
dell'Archivio audiovisivo del Movimento
operaio e democratico - che prevede come momenti fondamentali l’individuazione
e la catalogazione analitica di tutti i materiali
cinematografici e televisivi italiani che abbiano il Primo maggio
come tema, situazione, avvenimento, episodio; la schedatura delle
fonti sonore sulla storia del Primo maggio (canti, racconti,
testimonianze ecc.) proposta dall’Istituto Ernesto De Martino di Milano, che presuppone la
possibilità
di una ricerca capillare anche nelle realtà più periferiche e
apparentemente non toccate dalla "storia maggiore" del movimento
operaio e del paese; l’analisi delle modificazioni indotte dal
movimento operaio nella realtà sociale della metropoli attraverso
il tracciato dei luoghi del Primo maggio (le riunioni, i comizi, i
cortei ecc.), proposta da Aldo Marchetti per il Primo maggio a
Milano.
L’attenzione agli aspetti di
comunicazione, di diffusione è confronto tra culture, è anche’ alla base ‘del progetto sul
Primo maggio e l’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America
presentato dall’Immigration - History Researcb Center del Minnesota, in collegamento con la Fondazione
Brodolini, aI
ministero degli Affari esteri italiano: nelle celebrazioni del
Primo maggio da parte degli emigrati italiani negli Usa si colgono
sia gli elementi di continuità con la tradizione del paese d’origine,
sia i cambiamenti prodotti dall’esperienza dell’emigrazione, le
modalità ‘dei rapporti tra la comunità italiana ‘e il resto
della società industriale e urbana, le trasformazioni della
cultura del lavoro.
Si tratta, come si vede, di settori di ricerca
differenziati, e che richiedono ognuno specifiche competenze e
metodologie di indagine; essi potranno comunque trovare un momento
unitario nel convegno di studi che la Fondazione Brodolini si propone
di organizzare a Milano per il ‘1990 e che dovrà essere strutturato—in
modo tale da permettere sia l’approfondimento di alcuni temi - dal
ruolo del sindacato e il rapporto sindacati-partiti nella storia del
Primo maggio al settore dell’emigrazione a quello della produzione
simbolica e delle, strategie di comunicazione del movimento operaio,
per indicare solo alcuni titoli provvisori - sia la circolazione e il
confronto tra i diversi metodi e risultati di indagine.
Un’ultima
considerazione deve - essere fatta sul problema delle fonti.
La varietà
delle tematiche che la ricerca sul Primo maggio affronta presuppone
evidentemente la necessita di un’esplorazione di diversi tipi di
fonti; si può dire, anzi, che proprio la ricognizione sistematica e
la schedatura delle fonti, nella misura più ampia possibile,
costituiranno uno dei risultati più importanti della ricerca stessa. Da
questo punto di vista va sottolineato il ruolo che — accanto alle
biblioteche pubbliche, agli archivi di Stato, agli istituti
specializzati e alle più significative raccolte
private - assumono gli archivi, i centri di documentazione, le
raccolte,
presso i quali gli stessi protagonisti conservano e trasmettono la
propria memoria storica.
Di qui l’importanza della collaborazione
con i centri di documentazìone e gli archivi sindacali e delle
Camere del lavoro in primo luogo, per il recupero dei documenti ma
anche per la raccolta diretta delle testimonianze dei’ militanti
sugli avvenimenti ai quali hanno preso parte, sulla stessa percezione
soggettiva di come li hanno vissuti, sulla memoria che ne conservano e
il confronto tra passato e presente che continuamente si ripropone
nella storia del Primo maggio, effetto insieme della ricorrenza della
manifestazione e del variare degli stati d’animo dei suoi
partecipanti.
(da Rassegna sindacale n.17 del 1°
maggio1987 - Speciale 1947-1987, Portella della Ginestra, un ricordo
lungo quarant'anni )
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