SPECIALE

.

PALESTINA

.

PRIMA 

 

a

Intervista a Emilio Gabaglio

Fuori dalla spirale della violenza

Indice

Indietro

 

Missione della Ces e della Cisl internazionale

Gabaglio: fuori dalla spirale della violenza

di Carlo Gnetti

“La decisione di visitare Israele e la Palestina risponde all’obbligo morale di manifestare sul posto l’orrore e l’indignazione per l’escalation della violenza, e di fare pressione sulle parti – per quanto attiene alla nostra responsabilità primaria –, affinché ritrovino la via del negoziato, l’unica in grado di garantire una pace giusta e duratura”. Chi parla è Emilio Gabaglio, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, appena rientrato da una missione in Israele e in Palestina assieme a Guy Ryder, segretario generale della Cisl Internazionale.

“Da parte nostra – continua Gabaglio – la condanna degli atti terroristici è netta. Le azioni dei kamikaze non aiutano la causa palestinese, anche se dietro vi sono 50 anni di sofferenza. Ma allo stesso tempo riteniamo inaccettabile la risposta messa in atto dal governo e dalle forze armate israeliane. Intanto perché è dubbio che ponga fine al terrorismo, e poi per la sproporzione di un’azione militare che coinvolge l’intera popolazione palestinese”. Da questa azione – secondo quanto Gabaglio ha fatto presente al ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres e a quello della Difesa e leader del Partito laburista Ben Eliezer – emerge piuttosto la volontà di annullare l’autorità palestinese, e non solo quella di mettere in un angolo Arafat, creando tra l’altro una situazione umanitaria inaccettabile poiché viene impedito alle organizzazioni non governative e agli organismi internazionali di sostenere la popolazione. “Non vi è alcuna ragione – argomenta Gabaglio – per colpire i municipi, i centri medici e addirittura i centri anagrafici, se non quella di ridurre i palestinesi a un’enclave israeliana, priva di autonomia e di identità politica”. In questo modo l’obiettivo di creare due Stati per due popoli viene vanificato, negando l’interlocutore stesso con cui si afferma di voler parlare.

La verifica diretta della drammaticità di una situazione, “dominata su un versante dalla paura e sull’altro dalla disperazione”, ha convinto Gabaglio della necessità di un intervento internazionale nei termini di una forza d’interposizione capace di creare le condizioni per l’avvio del dialogo. Su questo punto, che riprende una proposta già avanzata dai sindacati italiani (“i quali – sostiene Gabaglio – hanno mantenuto un grande equilibrio, astenendosi da manifestazioni unilaterali e lasciando aperto il dialogo con gli israeliani”), il ruolo dell’Ue diventa centrale. Proprio la scorsa settimana il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita l’Ue a esercitare pressioni su Israele, assieme agli Usa, alla Russia e all’Onu, per porre fine all’intervento militare. I contenuti e le proposte della risoluzione sono condivisi dalla Ces, la quale intende fare di tutto per mantenere aperti i canali del dialogo e per sostenere le posizioni che, anche all’interno di Israele, possono contribuire a cambiare gli orientamenti del governo e i rapporti di forza nel paese.

Ciò che invece ha deluso Gabaglio è l’incapacità del sindacato israeliano di assumere un posizione autonoma dal governo, che almeno tocchi la questione umanitaria, nonostante che in passato il suo presidente abbia sostenuto la necessità di due Stati, e malgrado l’accordo di cooperazione con i sindacati palestinesi. “Tuttavia – sostiene Gabaglio – dobbiamo continuare a premere affinché l’Histadrut sostenga i diritti dei lavoratori e della popolazione palestinese”. Infine c’è un punto che Gabaglio tiene a sottolineare, e concerne la trasformazione della società israeliana che, specie dopo l’ondata immigratoria dell’ultimo decennio, sembra slittare verso una realtà “in cui rischiano di smarrirsi gli ideali che hanno fatto di Israele un riferimento anche per il movimento operaio internazionale”.

(Rassegna sindacale, n.15, aprile 2002)

LINK

Ces

Cisl internazionale