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La presenza della cooperazione e della solidarietà
italiana in Medio Oriente è una presenza di lunga data, passata
attraverso le differenti fasi della storia recente del conflitto e del
dialogo tra palestinesi ed israeliani. In questi anni di lavoro al
fianco dei palestinesi e del movimento pacifista israeliano abbiamo
sostenuto le ong ed il sindacato palestinese quando i territori della
Cisgiordania e Gaza erano sotto l'occupazione israeliana, contribuendo
all'assistenza ed all'organizzazione dei servizi di base, sanitari ed
educativi per migliaia di famiglie, sostenendo le comunità palestinesi
rurali nella loro economia di sussistenza, portando aiuti al debole
sindacato, con progetti di sviluppo e con campagne di affidi a distanza,
fino al settembre del 1993, momento in cui, grazie agli Accordi di Oslo,
si è costituita l'Autorità Palestinese, la collaborazione non si è
limitata al rapporto con le associazioni non governative, ma si è
ampliata ai Ministeri, ai Governatorati, ai Municipi della nascente
Autorità Palestinese.
Per sette anni, fino al settembre del 2000, le tante ong (organizzazioni
non governative) italiane che
hanno operato in Palestina hanno realizzato una quantità straordinaria
di progetti per un piccolo paese come quello palestinese: circa 90
progetti per un ammontare di oltre 30 milioni di Euro, con una presenza
di oltre 100 tra cooperanti e volontari, collaborando alla costruzione
del sistema sanitario e scolastico pubblico, in tutte le città ed i
territori rurali passati lentamente dall'Amministrazione Civile
Israeliana a quella palestinese, assistendo i nuovi amministratori con
formazione ed assistenza tecnica, favorendo l'accesso all'istruzione
alle donne ed ai servizi sanitari di base alla popolazione più povera
ed isolata, sostenendo lo sviluppo economico con investimenti per la
raccolta ed il consumo dell'acqua (una risorsa rimasta sempre sotto il
controllo israeliano) per l'agricoltura e per l'allevamento, con la
formazione professionale e l'introduzione del piccolo credito procurando
nuove fonti di lavoro e la creazione di un sistema di piccole imprese,
recuperando anche il patrimonio culturale archeologico abbandonato, come
ne è uno stupendo esempio il restauro del mosaico dell'Albero della
Vita a Gerico.
Un elenco lunghissimo di esperienze concrete di
cooperazione che hanno accompagnato la speranza di un popolo di poter
vivere in pace, sulla propria terra, accettando di condividere e di
convivere il presente ed il futuro con un altro popolo.
Ma la speranza e la costruzione della pace hanno
avuto una brusca frenata nel 1995, con la morte, per mano di un fanatico
israeliano, del premier Rabin, da allora il processo di pace ha iniziato
una lenta e costante fase regressiva. E' ripresa la politica di
occupazione del territorio di Gerusalemme ed in Cisgiordania con nuovi
insediamenti di coloni, la costruzione di nuove strade per isolare e
dividere il territorio palestinese, limiti alla mobilità di persone e
merci, boicottaggio dei prodotti palestinesi, la riduzione dei permessi
di lavoro in Israele per i palestinesi, poi sostituiti con l’importazione
massiccia di lavoratori dall'oriente e dall'est Europa, ecc. ecc.
Dal 1996 la Comunità Europea ha dovuto lanciare ripetuti programmi di
Emergenza Umanitaria per far fronte all'aumento di povertà della
popolazione palestinese, l'Agenzia delle Nazioni Unite (UNRWA) ha
denunciato ripetutamente l'impossibilità di garantire assistenza
sanitaria e scolarità nei campi rifugiati, oltre 1.400.000 persone
secondo i dati ufficiali, ma in realtà molte di più considerando le
persone che vivono nei Refugees Camp senza status di rifugiato. A questa
situazione vanno aggiunte, il deficit di democrazia e la difficoltà
della leadership palestinese di controllare la struttura
burocratico-amministrativa, e di gestire con trasparenza e con
efficienza gli aiuti internazionali, principale fonte di sostegno
dell'amministrazione e del bilancio palestinese.
Nel settembre del 2000, subito dopo il fallimento di
Camp David, con il conseguente rinvio della dichiarazione dello Stato di
Palestina, ci è stato ripetutamente segnalato dai nostri partner
palestinesi; rappresentanti di associazioni, di sindacati,
dell'Autorità Palestinese, la preoccupazione di una possibile
sollevazione popolare, a causa della frustrazione e della stanchezza
della popolazione dei territori e dei campi profughi per il peggiorarsi
delle condizioni economiche ed i ritardi dell’applicazione degli
Accordi di Pace, dell’erosione della fiducia e della speranza riposta
nell’Autorità Palestinese e l’emergere del fondamentalismo in vari
settori della società palestinese, chiedendoci di esercitare tutte le
pressioni possibili sulle nostre autorità, unendo l'azione della
solidarietà e della cooperazione con la pressione politica, per
l'applicazione degli accordi di pace secondo il diritto internazionale.
I fatti degli ultimi diciotto mesi sono sotto gli
occhi di tutti, con la lunga lista di morti da entrambe le parti, con le
distruzioni alle infrastrutture ed all'economia, con la delegittimazione
dell'autorità palestinese.
Dall'inizio della seconda intifada le ong italiane
hanno mantenuto la loro presenza, attraverso il personale espatriato,
volontari e cooperanti, che hanno vissuto e stanno vivendo, tutte le
umiliazioni, le difficoltà ed i rischi prodotti dall'occupazione
israeliana. Dall'inizio dell'anno in corso, le attività di cooperazione
per lo sviluppo si sono considerevolmente ridotte, mentre invece si sono
riattivate le campagne di emergenza umanitaria e di missioni civili per
l'assistenza e l'interposizione pacifica a difesa della popolazione
civile, una scelta obbligata dalla drammaticità degli eventi.
In questa fase, anche l'impegno del nostro istituto
si sta concentrando su questi due ambiti di azione.
Progetto Sviluppo è stato tra i promotori della
Piattaforma Italiana per la Pace in Medio Oriente, un ampio cartello di
soggetti della società civile italiana che hanno promosso l'iniziativa
Action for Peace, con l'organizzazione e l'invio di osservatori civili
in Palestina ed in Israele, che dal dicembre scorso stanno affiancando
le associazioni palestinesi nella protesta pacifica all'occupazione,
promuovono e partecipano a manifestazioni e ad incontri con pacifisti
israeliani, esercitano una presenza ed una testimonianza di democrazia
dal basso per fermare la violenza e per ricucire le trame del dialogo
tra le due parti in conflitto.
(5 aprile 2002)
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