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Ricucire la trama del dialogo

Antonio Galante Presidente di Progetto Sviluppo
Sergio Bassoli Direttore di Progetto Sviluppo (Coordinatore della Piattaforma delle ONG Italiane per la Palestina)

La presenza della cooperazione e della solidarietà italiana in Medio Oriente è una presenza di lunga data, passata attraverso le differenti fasi della storia recente del conflitto e del dialogo tra palestinesi ed israeliani. In questi anni di lavoro al fianco dei palestinesi e del movimento pacifista israeliano abbiamo sostenuto le ong ed il sindacato palestinese quando i territori della Cisgiordania e Gaza erano sotto l'occupazione israeliana, contribuendo all'assistenza ed all'organizzazione dei servizi di base, sanitari ed educativi per migliaia di famiglie, sostenendo le comunità palestinesi rurali nella loro economia di sussistenza, portando aiuti al debole sindacato, con progetti di sviluppo e con campagne di affidi a distanza, fino al settembre del 1993, momento in cui, grazie agli Accordi di Oslo, si è costituita l'Autorità Palestinese, la collaborazione non si è limitata al rapporto con le associazioni non governative, ma si è ampliata ai Ministeri, ai Governatorati, ai Municipi della nascente Autorità Palestinese.

Per sette anni, fino al settembre del 2000, le tante ong (organizzazioni non governative) italiane che hanno operato in Palestina hanno realizzato una quantità straordinaria di progetti per un piccolo paese come quello palestinese: circa 90 progetti per un ammontare di oltre 30 milioni di Euro, con una presenza di oltre 100 tra cooperanti e volontari, collaborando alla costruzione del sistema sanitario e scolastico pubblico, in tutte le città ed i territori rurali passati lentamente dall'Amministrazione Civile Israeliana a quella palestinese, assistendo i nuovi amministratori con formazione ed assistenza tecnica, favorendo l'accesso all'istruzione alle donne ed ai servizi sanitari di base alla popolazione più povera ed isolata, sostenendo lo sviluppo economico con investimenti per la raccolta ed il consumo dell'acqua (una risorsa rimasta sempre sotto il controllo israeliano) per l'agricoltura e per l'allevamento, con la formazione professionale e l'introduzione del piccolo credito procurando nuove fonti di lavoro e la creazione di un sistema di piccole imprese, recuperando anche il patrimonio culturale archeologico abbandonato, come ne è uno stupendo esempio il restauro del mosaico dell'Albero della Vita a Gerico.
Un elenco lunghissimo di esperienze concrete di cooperazione che hanno accompagnato la speranza di un popolo di poter vivere in pace, sulla propria terra, accettando di condividere e di convivere il presente ed il futuro con un altro popolo.

Ma la speranza e la costruzione della pace hanno avuto una brusca frenata nel 1995, con la morte, per mano di un fanatico israeliano, del premier Rabin, da allora il processo di pace ha iniziato una lenta e costante fase regressiva. E' ripresa la politica di occupazione del territorio di Gerusalemme ed in Cisgiordania con nuovi insediamenti di coloni, la costruzione di nuove strade per isolare e dividere il territorio palestinese, limiti alla mobilità di persone e merci, boicottaggio dei prodotti palestinesi, la riduzione dei permessi di lavoro in Israele per i palestinesi, poi sostituiti con l’importazione massiccia di lavoratori dall'oriente e dall'est Europa, ecc. ecc.

Dal 1996 la Comunità Europea ha dovuto lanciare ripetuti programmi di Emergenza Umanitaria per far fronte all'aumento di povertà della popolazione palestinese, l'Agenzia delle Nazioni Unite (UNRWA) ha denunciato ripetutamente l'impossibilità di garantire assistenza sanitaria e scolarità nei campi rifugiati, oltre 1.400.000 persone secondo i dati ufficiali, ma in realtà molte di più considerando le persone che vivono nei Refugees Camp senza status di rifugiato. A questa situazione vanno aggiunte, il deficit di democrazia e la difficoltà della leadership palestinese di controllare la struttura burocratico-amministrativa, e di gestire con trasparenza e con efficienza gli aiuti internazionali, principale fonte di sostegno dell'amministrazione e del bilancio palestinese.

Nel settembre del 2000, subito dopo il fallimento di Camp David, con il conseguente rinvio della dichiarazione dello Stato di Palestina, ci è stato ripetutamente segnalato dai nostri partner palestinesi; rappresentanti di associazioni, di sindacati, dell'Autorità Palestinese, la preoccupazione di una possibile sollevazione popolare, a causa della frustrazione e della stanchezza della popolazione dei territori e dei campi profughi per il peggiorarsi delle condizioni economiche ed i ritardi dell’applicazione degli Accordi di Pace, dell’erosione della fiducia e della speranza riposta nell’Autorità Palestinese e l’emergere del fondamentalismo in vari settori della società palestinese, chiedendoci di esercitare tutte le pressioni possibili sulle nostre autorità, unendo l'azione della solidarietà e della cooperazione con la pressione politica, per l'applicazione degli accordi di pace secondo il diritto internazionale.

I fatti degli ultimi diciotto mesi sono sotto gli occhi di tutti, con la lunga lista di morti da entrambe le parti, con le distruzioni alle infrastrutture ed all'economia, con la delegittimazione dell'autorità palestinese.

Dall'inizio della seconda intifada le ong italiane hanno mantenuto la loro presenza, attraverso il personale espatriato, volontari e cooperanti, che hanno vissuto e stanno vivendo, tutte le umiliazioni, le difficoltà ed i rischi prodotti dall'occupazione israeliana. Dall'inizio dell'anno in corso, le attività di cooperazione per lo sviluppo si sono considerevolmente ridotte, mentre invece si sono riattivate le campagne di emergenza umanitaria e di missioni civili per l'assistenza e l'interposizione pacifica a difesa della popolazione civile, una scelta obbligata dalla drammaticità degli eventi.

In questa fase, anche l'impegno del nostro istituto si sta concentrando su questi due ambiti di azione.

Progetto Sviluppo è stato tra i promotori della Piattaforma Italiana per la Pace in Medio Oriente, un ampio cartello di soggetti della società civile italiana che hanno promosso l'iniziativa Action for Peace, con l'organizzazione e l'invio di osservatori civili in Palestina ed in Israele, che dal dicembre scorso stanno affiancando le associazioni palestinesi nella protesta pacifica all'occupazione, promuovono e partecipano a manifestazioni e ad incontri con pacifisti israeliani, esercitano una presenza ed una testimonianza di democrazia dal basso per fermare la violenza e per ricucire le trame del dialogo tra le due parti in conflitto.

(5 aprile 2002)

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