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PRIMA 

 

Manifestazione della Cgil

 

Il comizio 
di Cofferati

   

Il testo integrale 
del discorso

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Roma 23 marzo / Il comizio di Cofferati alla manifestazione Cgil

Contro il terrorismo e per i diritti

Le prime parole di Cofferati sono per Marco Biagi: "un uomo di cultura al servizio dello Stato". Ricordando il professore assassinato dalle Br il segretario generale ha aperto il proprio comizio al Circo Massimo, davanti a una "platea" di cui non si vedeva la fine. "La follia del terrorista - avverte Cofferati - cerca sempre la componente simbolica" e sotto il profilo simbolico questo è stato un "attacco alle politiche di coesione".
Questa è "una novità terribile" nella strategia del terrorismo: "si vuole intimidire chi svolge una preziosa funzione sociale". Perciò sconfiggere il terrorismo "é compito di tutti i democratici".

Ma, prosegue Cofferati, "non deve sfuggire a nessuno l'altra novità della follia terroristica: l'omicidio è stato consumato mentre cresceva la mobilitazione dei cittadini a sostegno delle loro vitali esigenze, mentre cresceva un movimento vasto e determinato secondo la prassi 
democratica. Agli inquirenti e alle forze dell'ordine, il compito di catturare i criminali - ha aggiunto - fare luce sulle tante zone d'ombra, sul perché è stata lasciata sola una persona minacciata: da parte nostra, una risposta democratica".

Ed è proprio ricordando la tradizione di lotte contro il terrorismo che caratterizza la storia della Cgil che il suo segretario generale difende la confederazione e il movimento sindacale dalle accuse di contiguità fatte da esponenti del governo e della maggioranza. "Chi ci accusa di essere componente di questo clima di odio ci offende - tuona Cofferati mentre la folla lo applaude -, offende la nostra storia e l'intelligenza dei cittadini italiani. La storia di uomini e donne che hanno lottato a viso aperto contro il terrorismo, sempre".  "Guardino queste piazze coloro che hanno sollevato non critiche di merito ma giudizi ingiuriosi verso di noi". 

La Cgil, chiarisce Cofferati, risponderà al clima di tensione che ha preso il paese "facendo scelte responsabili", difendendo il lavoro dei magistrati e delle forze dell'ordine, tornando in piazza con Cisl e Uil mercoledì prossimo.

Questa, ammette Cofferati, "non è più una giornata di festa". "Abbiamo mutato i nostri obiettivi, abbiamo messo al centro la lotta al terrorismo, per la democrazia, e lo dimostriamo con la compostezza, la fermezza e la serenità di tutti voi". Eppure quegli obiettivi iniziali restano tutti: resta l'opposizione della Cgil a qualsiasi modifica dell'articolo 18 e dei diritti dei lavoratori da parte del governo. E Cofferati lo dice chiaramente: per il confronto col governo "occorre una condizione di partenza: può iniziare solo se vengono stralciate le norme che cancellano i diritti legati all'articolo 18". Se il governo non toglierà quelle misure dalla legge delega, il confronto non ci sarà. "Il nostro obiettivo - spiega Cofferati - è un accordo che sia positivo per le persone che rappresentiamo. Con questo spirito ci presentiamo ai tavoli". Ma se ai tavoli non ci sono le condizioni per l'accordo, allora il sindacato non ha paura di "rispondere con la lotta" né ha paura di "ricorrere allo sciopero generale".

Sul lavoro - prosegue Cofferati - le politiche del governo sono "inefficaci".
Sono politiche che allontanano l'Italia dal modello sociale europeo, che dimenticano del tutto il Mezzogiorno, che non fanno nulla per la qualità, la competitività e l'innovazione ma puntano solo sulla riduzione dei costi. Di fronte a tutto ciò il sindacato si batte per "l'estensione dei diritti ai ragazzi e alle ragazze", ai nuovi lavoratori, per una "riforma degli ammortizzatori sociali e delle tutele", per un "sistema universale dei diritti" che valga anche per gli immigrati. Ma - chiede Cofferati - "è credibile un sindacato che si batte per questi nuovi diritti e intanto accetta l'idea di togliere i diritti conquistati?" "No - è la risposta -, non è credibile". "Non si può pensare di dare ai giovani, come noi riteniamo sia indispensabile, dei diritti universali e nel contempo accettare l'idea di toglierli ai padri. 

Perciò l'articolo 18 non deve essere toccato: è nell'interesse tanto dei "padri" quanto dei "figli".  "Sappiamo - dice Cofferati riferendosi al governo - che la loro intenzione è subdola. Quello che prospettano è un patto neo corporativo. Chiedono consenso a chi è garantito a discapito di chi non lo è. Ci sono note le proposte che il Governo ha affacciato, anche a proposito della modifica dell'articolo 18. Non ci è sfuggito nulla, neanche gli aspetti subdoli e maliziosi. Sappiamo benissimo che quel provvedimento agisce in parte sulle persone che hanno già un'occupazione e un sistema di diritti consolidato e agisce in maniera ancor più rilevante su coloro che vorrebbero avere dei diritti e oggi ne sono privi, oppure su quelli che entreranno successivamente nel mercato del lavoro". A chi "affaccia l'idea" che con l'articolo 18 si voglia agire per rendere possibile un lavoro per i giovani "noi rispondiamo così: non c'é nessun rapporto, non c'é mai stato, tra la possibilità per un'impresa di licenziare senza una ragione e la possibilità per la stessa impresa di assumere delle persone".

"Ma noi - spiega Cofferati - siamo diversi da loro. Noi siamo figli della solidarietà". La solidarietà dei padri che trasmettono ai figli le proprie conquiste: è questo il valore che il sindacato oppone alla "filantropia" e al "capitalismo compassionevole" di cui sono intrisi governo e maggioranza.

Le ultime parole di Cofferati sono per i cittadini presenti alla manifestazione, per i simpatizzanti accorsi anche se non sono parte integrante dell'universo Cgil. "La vostra presenza è straordinaria", commenta Cofferati, e poi lancia un primo appello agli intellettuali: "non preoccupatevi se vi aggrediscono, rispondente con fermezza"; e un secondo appello ai giovani new global presenti alla manifestazione: "contuinuate a rappresentare le vostre idee, non fatevi intimidire. Ma non lasciatevi affascinare dall'idea di autorappresentarvi politicamente. Stimolate i partiti, spingeteli a guardare a voi". 

Alla fine dell'intervento i manifestanti hanno applaudito per cinque minuti.

(Davide Orecchio, 23 marzo 2002)