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Roma invasa dal popolo dei diritti

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Roma 23 marzo / La manifestazione della Cgil

Roma invasa dal popolo dei diritti

Tre milioni di persone: è questo il numero dei partecipanti alla manifestazione di Roma secondo la Cgil. Una cifra impressionante, tre volte il milione di manifestanti previsto dalla confederazione (che era già un numero notevole). ."Quando la questura - ha spiegato il responsabile organizzativo della confederazione Carlo Ghezzi - potrà vedere le nostre fotografie dagli elicotteri allora saremo pronti a fare congiuntamente le stime. Così vedremo chi ha le valutazioni più giuste e chi il metro
corto". GHezzi si riferisce alle stime sui partecipanti fornite dalla Questura, che ha calcolato non più di 700 mila persone.

Ghezzi ha quindi spiegato che "determinante nel superare anche le più rosee previsioni è stato il fenomeno del 'fai da te' sviluppatosi negli ultimi giorni, quando c'é stata un'impennata di richieste di partecipazione e non siamo più stati in grado di farvi fronte. Per cui - ha aggiunto - a tutte le persone giunte con i nostri pullman e con i nostri treni, vanno aggiunte quelle arrivate a Roma con i propri mezzi e poi - ha spiegato ancora Ghezzi - le decine di migliaia di cittadini portati in piazza da tutte le associazioni che hanno aderito alla nostra manifestazione: 50 mila l'Arci e altrettanti il Social Forum. Infine - ha concluso - non si può sottovalutare la straordinaria partecipazione di lavoratori, cittadini, pensionati e studenti delal capitale. Veramente non ce l'aspettavamo".

Molte piazze di Roma sono state invase dalle persone che non hanno trovato posto al Circo Massimo. E, subito dopo la fine del discorso di Cofferati, i manifestanti hanno cominciato a defluire lungo tutte le vie centrali della Capitale. Piazza Venezia si è riempita di bandiere rosse.

La mattina
Il Circo Massimo si è già quasi del tutto riempito. I sei cortei sono partiti in anticipo, tanta era la gente: già verso le otto e mezzo. Un corteo, quello che veniva da Piazzale dei Partigiani, ha dovuto addirittura cambiare percorso per non intralciare la marcia di quelli che venivano dal Foro Italico. Le strade di Roma sono piene di lavoratori, di giovani, di donne e pensionati.

Molte bandiere rosse della Cgil sono listate a lutto per la morte di Marco Biagi. Ma accanto alle bandiere, ai berretti e agli striscioni del popolo portato nella Capitale dalla Cgil ci sono anche i fiori. I manifestanti della Basilicata e della Campania, infatti, sfilano con migliaia di rose rosse, a simboleggiare i diritti dei cittadini, e coi garofani rossi a rappresentare i diritti dei lavoratori. Pochi gli striscioni contro il governo. Dice un sindacalista: "Dopo l'attentato al professor Biagi li abbiamo lasciati a casa". Tra le delegazioni della Basilicata, ce n' è una di ultrasettantenni tra cui alcune donne oltre gli 80 protagoniste delle lotte bracciantili nella loro regione. 

Alle 9.30 la testa del corteo partito da piazzale dei Partigiani è arrivata al Circo Massimo quando ancora la coda doveva partire e migliaia di manifestanti continuano a scendere dai treni. Durante il breve percorso sono stati pochissimi gli slogan urlati ma su tutti uno ha prevalso: "L'articolo 18 non si tocca". A far da sottofondo al corteo sono stati tamburi, campanacci e fischietti. E' stato un corteo serio che poco ha concesso alla goliardia. I manifestanti, quasi tutti muniti di bandiere, provengono dalla Lombardia, dall'Emilia Romagna e dalla Sardegna. Finora sono dieci i treni giunti nella stazione Ostiense ed altri se ne attendono per la mattinata. 

Sergio Cofferati è già arrivato al Circo Massimo, dove alle 13.00 circa terrà il suo comizio.  "Avevamo la certezza che sarebbe stato così", ha detto riferendosi alla partecipazione imponente alla manifestazione. "La presenza di tanta gente l'avevamo riscontrata nelle riunioni preparatorie". Di fronte ad un'area già gremita alle 10,20 del mattino, quando ancora stanno giungendo i sei cortei provenienti da varie zone della capitale, 
Cofferati ha colto con soddisfazione in colpo d'occhio del Circo 
Massimo. "Per lottare contro il terrorismo che rialza la testa, e per 
difendere la democrazia - ha detto Cofferati - si impone l'esigenza di far rispettare i nostri diritti".

A una domanda sul possibile esito del prossimo incontro col governo, previsto per martedì prossimo, Cofferati ha risposto: "Non lo so. Non dipende da noi. La nostra posizione è nota da tempo, è indispensabile lo stralcio. Se ciò avverrà riprenderemo il confronto".

(23 marzo 2002)