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Questa intervista era nata diversamente. Come
diversamente era nata la manifestazione del 23 marzo. Doveva essere una
giornata di festa e insieme di lotta per i diritti, quelli del lavoro ma
non solo. Una giornata per dare voce ai tanti che chiedono per il nostro
paese più diritti, anche per chi oggi ne è sprovvisto.
Poi, il 19 marzo, con il solito implacabile
tempismo, un gruppo di terroristi ha assassinato Marco Biagi, docente di
diritto del Lavoro e consulente del ministro Maroni, una persona in
prima linea nel confronto e nello scontro sociale in atto nel paese. E
la manifestazione del 23 ha dovuto cambiare di segno per dare subito una
risposta inequivocabile all’attacco del terrorismo, come del resto è
nella tradizione del sindacato. E anche la nostra intervista è
cambiata.
Incontriamo Sergio Cofferati all’indomani della
grande manifestazione di Bologna (80.000 persone in piazza chiamate da
Cgil Cisl e Uil) e della segreteria unitaria che ha deciso, per mercoledì
27, manifestazioni in tutta Italia contro il terrorismo, confermando
insieme l’intenzione espressa da tutti i sindacati di uno sciopero
generale entro aprile contro l’attacco all’articolo 18 deciso dal
governo con la legge delega sul mercato del lavoro. La Cgil dal canto
suo ha deciso di confermare la manifestazione del 23 marzo, anche se,
ovviamente, le parole d’ordine sono cambiate.
«Tutti devono rispondere con grande fermezza –
spiega il segretario generale della Cgil -, difendendo la democrazia con
gli strumenti della democrazia, e ripristinando subito le condizioni di
una dialettica sociale fisiologica. Per questo le Confederazioni hanno
riconfermato le proprie valutazioni di merito sulle politiche sociali
indicate dal governo, sostenendo le proprie posizioni con la lotta e la
mobilitazione. Per questo il 23 manifesteremo a Roma. Perché la difesa
del merito e la conferma delle proprie iniziative è l'unico modo
efficace per rispondere al terrorismo e impedire che sia la mano omicida
a dettare tempi, priorità e modalità del confronto sindacale».
Rassegna L’assassinio del professor Biagi
ricorda anche troppo quello del professor D’Antona tre anni fa…
Cofferati Ci sono molte somiglianze, a partire
dal lavoro che facevano D’Antona e Biagi, docenti universitari che
collaboravano con le istituzioni.
Ma nel delitto di oggi c’è una diversità
profonda: il professor Biagi è stato ucciso mentre stava svolgendo un
ruolo attivo di negoziatore in una situazione di dialettica aspra,
caratterizzata da forti tensioni sociali. L'obiettivo dei suoi assassini
non può essere interpretato solo come l'ennesimo tentativo di produrre
lesioni alla democrazia uccidendo persone che lavorano per consolidare
il tessuto sociale. No, dietro questo assassinio c’è anche il
tentativo di rendere più impervio un confronto già difficile come mai
prima, puntando esplicitamente a condizionare in negativo i
comportamenti dei sindacati. Un tentativo che non riuscirà.
Rassegna Non è mancato, tra i commenti a caldo, chi
ha chiamato a correo il sindacato, e soprattutto la Cgil, per le sue
posizioni in questa fase di scontro sociale.
Cofferati Attribuire alla fisiologia delle relazioni
sociali responsabilità che attengono solo alla follia omicida, è una
cosa indegna oltre che strumentale. Chi lo fa, tra l'altro, non solo
mostra la sua intenzione esplicita di aggredire e indebolire il suo
interlocutore, ma rimuove una parte della storia importante di anni
recenti e passati: il movimento sindacale confederale, a partire dalla
Cgil, ha sempre combattuto ogni forma di terrorismo, pagando per questo
prezzi elevati.
Rassegna La parola d’ordine principale oggi
è “il terrorismo uccide i diritti”. Ma è giusto ricordare,
magari brevemente, l’articolo 18 e le altre ragioni per cui si
manifesta…
Cofferati Sì, certo. La prima riguarda lo
sviluppo e il Mezzogiorno. Le politiche dei 100 giorni sono state un
fallimento: lo stimolo all’offerta che era stato immaginato si è
trasformato in trasferimenti dallo Stato verso le imprese senza alcun
criterio selettivo. I due provvedimenti più decantati – la Tremonti
bis e quello sull’emersione – non hanno dato riscontri positivi:
anzi, quest’ultimo è stato reiterato solo per nasconderne il
fallimento. Siamo in una fase di rallentamento della
crescita senza avere politiche mirate ed efficaci per la parte più
debole del paese. Chiediamo quindi politiche efficaci e di qualità per
il Mezzogiorno, a partire dal finanziamento degli strumenti della
programmazione negoziata.
Rassegna Un secondo terreno di forte critica
al governo è quello del fisco…
Cofferati Noi contestiamo la delega fiscale
proprio nel suo impianto. Affaccia un’idea di superamento della
progressività, facendo saltare il principio basilare secondo cui chi più
ha, più deve pagare. E inoltre produce un effetto redistributivo
vantaggioso per i più ricchi e proporzionalmente penalizzante per i più
poveri, quella parte di società che il sindacato rappresenta.
A questo va aggiunto che la diminuzione del gettito
fiscale prevista dalla delega – che viene presentata come il fatto che
gli italiani pagheranno meno tasse – in verità produce un disastro
sul sistema delle protezioni, dalla sanità all’assistenza, dalla
previdenza agli ammortizzatori sociali: verrebbero infatti meno le
risorse per alimentare il welfare come si è andato consolidando nel
corso degli anni.
Rassegna Ci sono poi i capitoli scuola e
previdenza. Anche qui l’opposizione della Cgil è netta.
Cofferati Le scelte del ministro Moratti sono
regressive: impoveriscono l’assetto della scuola pubblica, riportano
il sistema scolastico indietro di decenni e mettono a repentaglio
anche i passi avanti e le conquiste che avevamo apprezzato nel corso
della scorsa legislatura.
Per quanto riguarda la previdenza, la
decontribuzione è un grazioso regalo del governo a Confindustria ed è
un disastro per il sistema previdenziale, che viene messo in crisi: i
giovani, la cui pensione viene calcolata sui contributi versati, al
momento di andare in pensione avrebbero trattamenti assai inferiori; per
i meno giovani – quelli che andranno in pensione tra un po’, quelli
che già sono pensionati – il calo del monte-contributi complessivo
porterà come conseguenza l’impossibilità per gli istituti di pagare
le loro pensioni con i valori e con i rendimenti attuali.
La tesi del governo, secondo cui l’aumento dei
contributi dei collaboratori coordinati e continuativi compensa il calo
di contributi dei nuovi assunti, è priva di fondamento. Parliamo di
numeri in nessun modo comparabili: i collaboratori sono assai meno di
coloro che verranno assunti attraverso il processo fisiologico del turn
over; e poi, all’aumento dei contributi per i collaboratori deve
corrispondere un aumento di prestazioni oggi sensibilmente inferiori a
quelle degli altri.
Rassegna E arriviamo così all’articolo 18, che il
Consiglio dei ministri alla fine non ha stralciato, anzi…
Cofferati Il governo ha introdotto ulteriori
modifiche che sono addirittura peggiori rispetto al testo iniziale:
prefigurano una dualità di diritti che fa diversi i giovani del
Mezzogiorno da quelli del Nord per la fattispecie più consistente
prevista dalla delega, quelli dei contratti di lavoro a tempo
determinato che vengono trasformati in contratti a tempo indeterminato;
l’intenzione, non dichiarata ma trasparente, è quella di ricompattare
le proprie fila dando un aiuto alla Lega escludendo il Nord dalle
modifiche all’articolo 18.
Ma così si disegna un’Italia divisa anche sul
piano dei diritti. Qualche giorno prima Confindustria era tornata ad
affacciare l’idea che la chiave di volta per l’intervento nel
Mezzogiorno sia quella dei salari differenziati: da un lato, quindi,
ritornano le gabbie salariali, dall’altro le gabbie dei diritti.
Il tentativo è smaccato: togliere protezioni
legislative e contrattuali alle persone e reintrodurre la possibilità
per le aziende di licenziare discriminando, perché salta il principio
della giusta causa o del giustificato motivo. Un principio di civiltà,
peraltro sancito oggi anche dalla Carta dei diritti europea, il cui
articolo 30 parla di «divieto di licenziare una persona senza
giustificazione», aggiungendo poi «secondo la prassi e le regole
nazionali» a conferma del principio del non regresso nell’attuazione
delle normative europee.
Rassegna Ma governo e Confindustria dicono che
quella della reintegrazione nel posto di lavoro è un’anomalia tutta
italiana e perciò non più sopportabile…
Cofferati È una bugia bella e buona. Ci sono
altri paesi europei che prevedono la reintegrazione assieme a normative
restrittive della possibilità di licenziare.
Rassegna Berlusconi ha ritirato fuori la
questione dei padri contro i figli e ne vuole fare il cuore di una
campagna di comunicazione…
Cofferati È vero proprio l’opposto. Loro
vogliono togliere diritti alle persone, noi vogliamo estenderli. Noi
chiediamo l’estensione dei diritti che i padri si sono conquistati,
anzi, in larga misura si tratta di diritti che i nonni hanno conquistato
in parte per se stessi e in gran parte per i padri di oggi. Chiediamo
che vengano estesi e modulati per i ragazzi che oggi non ne hanno, per
tutti coloro i quali sono privi di coperture. È il governo che
vuole impedire ai ragazzi di avere i diritti che hanno i loro padri. Se
questo passasse, al turno successivo toccherebbe ai padri, perché un
sistema duale di diritti in un posto di lavoro non può reggere.
Rassegna La manifestazione del 23, poi lo sciopero
generale. E dopo?
Cofferati Questa domanda lascia trasparire una
scarsa convinzione sull’efficacia di quello che noi faremo. Io sono
invece convinto che la manifestazione prima, così come lo sciopero
generale poi, sono appuntamenti che possono avere un’efficacia
straordinaria. Il governo non è in grado, con la decisione che ha
preso, di chiudere davvero le sue contraddizioni. Molte di esse possono
tornare ad acuirsi.
Bisogna fare le cose una per volta, facendo tutto
quello che serve per ottenere il massimo del risultato. Oggi siamo
concentratissimi sulla manifestazione. Poi passeremo a concentrarci
sullo sciopero generale.
Se poi sarà necessario andare oltre, non saranno né
la determinazione né la fantasia a farci difetto per dare continuità
alla nostra iniziativa. Il sindacato confederale ha risorse culturali e
politiche enormi da mettere in campo. Io credo conti molto, anche nella
crescita del consenso intorno alle nostre proposte, il modo pacato ma
anche molto fermo con cui ci siamo posti, argomentando le nostre
ragioni, senza esorcizzare le posizioni di nessuno ma cercando di essere
coerenti e lineari.
Rassegna A tuo avviso la compattezza del
governo potrebbe incrinarsi di fronte al prossimo appuntamento
elettorale?
Cofferati Questo potrebbe essere uno
degli elementi di difficoltà in grado di condizionare il governo. Del
resto, forze politiche che sono abituate a scegliere i propri
comportamenti in base ai sondaggi possono anche cambiare repentinamente
posizione.
Oggi però la scelta netta è quella di rilanciare
il collateralismo con Confindustria.
Rassegna A proposito, tra gli imprenditori e
nella stessa Confindustria non tutti sembrano entusiasti della scelta di
andare allo scontro frontale…
Cofferati Tra gli imprenditori italiani
ci sono elementi di divisione ormai visibili. Che cosa porteranno queste
articolazioni, non lo so. Per ora mi limito a registrarle. Non mi
sembrano tutti felici della messa in discussione di un sistema di
relazioni che negli anni passati ha dato buoni risultati per tutti.
Paradossalmente, se nei prossimi mesi ci dovesse essere quel segnale di
ripresa che tutti auspichiamo, i primi a non avere interesse a un
conflitto sociale sarebbero proprio loro. Ovviamente parlo di chi pensa
al bene dell’impresa. Chi ha in testa scelte ideologiche, oppure
persegue obiettivi politici, si comporta diversamente.
Anche l’idea di dividere il sindacato si sta
rivelando un clamoroso errore: moltiplicano i danni, frantumano un
sistema di rapporti che era stato utilissimo. E poi, pensare di poter
gestire il sistema delle relazioni industriali in questo paese sulla
base dell’emarginazione dell’organizzazione più antica, più
radicata e più grande è una cosa priva di qualsiasi traccia di buon
senso.
Rassegna Ultima domanda. Come ti aspetti la
giornata del 23?
Cofferati Doveva essere una manifestazione
grandissima, colorata e allegra. Sarà una manifestazione grandissima lo
stesso, anche se non è tempo di allegria, oggi.
Sarà comunque l’occasione per insistere sul tema
dei diritti, che è quello che ci porta ad avere consenso nel
mondo che è al di fuori dalla sfera del lavoro. La scelta fondamentale
della Carta di Nizza è quella di considerare inscindibili i diritti
della persona, quelli del cittadino, quelli che nascono nel lavoro. Il
governo italiano sta attaccando questa connessione partendo dai diritti
del lavoro e da una parte di quelli di cittadinanza: penso
all’orribile legge Bossi-Fini.
Le persone avvedute si rendono conto che il rischio
può riverberarsi su tutti. Per questo non c’è solo una generica
solidarietà con le posizioni del sindacato – che già sarebbe
moltissimo. C’è la condivisione dell’obiettivo di estendere i
diritti, di farli diventare componente importante in una società
complessa e articolata come quella moderna. Questo lascia ben
sperare.
(Rassegna sindacale n.11, marzo 2002)
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