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23 marzo / Intervista a Sergio Cofferati

Il terrorismo non vincerà

di Enrico Galantini

 

Questa intervista era nata diversamente. Come diversamente era nata la manifestazione del 23 marzo. Doveva essere una giornata di festa e insieme di lotta per i diritti, quelli del lavoro ma non solo. Una giornata per dare voce ai tanti che chiedono per il nostro paese più diritti, anche per chi oggi ne è sprovvisto.

Poi, il 19 marzo, con il solito implacabile tempismo, un gruppo di terroristi ha assassinato Marco Biagi, docente di diritto del Lavoro e consulente del ministro Maroni, una persona in prima linea nel confronto e nello scontro sociale in atto nel paese. E  la manifestazione del 23 ha dovuto cambiare di segno per dare subito una risposta inequivocabile all’attacco del terrorismo, come del resto è nella tradizione del sindacato. E anche la nostra intervista è cambiata.

Incontriamo Sergio Cofferati all’indomani della grande manifestazione di Bologna (80.000 persone in piazza chiamate da Cgil Cisl e Uil) e della segreteria unitaria che ha deciso, per mercoledì 27, manifestazioni in tutta Italia contro il terrorismo, confermando insieme l’intenzione espressa da tutti i sindacati di uno sciopero generale entro aprile contro l’attacco all’articolo 18 deciso dal governo con la legge delega sul mercato del lavoro. La Cgil dal canto suo ha deciso di confermare la manifestazione del 23 marzo, anche se, ovviamente, le parole d’ordine sono cambiate.

«Tutti devono rispondere con grande fermezza – spiega il segretario generale della Cgil -, difendendo la democrazia con gli strumenti della democrazia, e ripristinando subito le condizioni di una dialettica sociale fisiologica. Per questo le Confederazioni hanno riconfermato le proprie valutazioni di merito sulle politiche sociali indicate dal governo, sostenendo le proprie posizioni con la lotta e la mobilitazione. Per questo il 23 manifesteremo a Roma. Perché la difesa del merito e la conferma delle proprie iniziative è l'unico  modo efficace per rispondere al terrorismo e impedire che sia la mano omicida a dettare tempi, priorità e modalità del confronto sindacale».

Rassegna  L’assassinio del professor Biagi ricorda anche troppo quello del professor D’Antona tre anni fa…

Cofferati  Ci sono molte somiglianze, a partire dal lavoro che facevano D’Antona e Biagi, docenti universitari che collaboravano con le istituzioni.

Ma nel delitto di oggi c’è una diversità profonda: il professor Biagi è stato ucciso mentre stava svolgendo un ruolo attivo di negoziatore in una situazione di dialettica aspra, caratterizzata da forti tensioni sociali. L'obiettivo dei suoi assassini non può essere interpretato solo come l'ennesimo tentativo di produrre lesioni alla democrazia uccidendo persone che lavorano per consolidare il tessuto sociale. No, dietro questo assassinio c’è anche il tentativo di rendere più impervio un confronto già difficile come mai prima, puntando esplicitamente a condizionare in negativo i comportamenti dei sindacati. Un tentativo che non riuscirà.

Rassegna Non è mancato, tra i commenti a caldo, chi ha chiamato a correo il sindacato, e soprattutto la Cgil, per le sue posizioni in questa fase di scontro sociale.

Cofferati Attribuire alla fisiologia delle relazioni sociali responsabilità che attengono solo alla follia omicida, è una cosa indegna oltre che strumentale. Chi lo fa, tra l'altro, non solo mostra la sua intenzione esplicita di aggredire e indebolire il suo interlocutore, ma rimuove una parte della storia importante di anni recenti e passati: il movimento sindacale confederale, a partire dalla Cgil, ha sempre combattuto ogni forma di terrorismo, pagando per questo prezzi elevati.

Rassegna  La parola d’ordine principale oggi è  “il terrorismo uccide i diritti”. Ma è giusto ricordare, magari brevemente, l’articolo 18 e le altre ragioni per cui si manifesta…

Cofferati  Sì, certo. La prima riguarda lo sviluppo e il Mezzogiorno. Le politiche dei 100 giorni sono state un fallimento: lo stimolo all’offerta che era stato immaginato si è trasformato in trasferimenti dallo Stato verso le imprese senza alcun criterio selettivo. I due provvedimenti più decantati – la Tremonti bis e quello sull’emersione – non hanno dato riscontri positivi: anzi, quest’ultimo è stato reiterato solo per nasconderne il fallimento.  Siamo  in una fase di rallentamento della crescita senza avere politiche mirate ed efficaci per la parte più debole del paese. Chiediamo quindi politiche efficaci e di qualità per il Mezzogiorno, a partire dal finanziamento degli strumenti della programmazione negoziata.

Rassegna  Un secondo terreno di forte critica al governo è quello del fisco…

Cofferati  Noi contestiamo la delega fiscale proprio nel suo impianto. Affaccia un’idea di superamento della progressività, facendo saltare il principio basilare secondo cui chi più ha, più deve pagare. E inoltre produce un effetto redistributivo vantaggioso per i più ricchi e proporzionalmente penalizzante per i più poveri, quella parte di società che il sindacato rappresenta.

A questo va aggiunto che la diminuzione del gettito fiscale prevista dalla delega – che viene presentata come il fatto che gli italiani pagheranno meno tasse – in verità produce un disastro sul sistema delle protezioni, dalla sanità all’assistenza, dalla previdenza agli ammortizzatori sociali: verrebbero infatti meno le risorse per alimentare il welfare come si è andato consolidando nel corso degli anni.

Rassegna  Ci sono poi i capitoli scuola e previdenza. Anche qui l’opposizione della Cgil è netta.

Cofferati Le scelte del  ministro Moratti sono regressive: impoveriscono l’assetto della scuola pubblica, riportano il sistema scolastico indietro di decenni  e mettono a repentaglio anche i passi avanti e le conquiste che avevamo apprezzato nel corso della scorsa legislatura.

Per quanto riguarda la previdenza, la decontribuzione è un grazioso regalo del governo a Confindustria ed è un disastro per il sistema previdenziale, che viene messo in crisi: i giovani, la cui pensione viene calcolata sui contributi versati, al momento di andare in pensione avrebbero trattamenti assai inferiori; per i meno giovani – quelli che andranno in pensione tra un po’, quelli che già sono pensionati – il calo del monte-contributi complessivo porterà come conseguenza l’impossibilità per gli istituti di pagare le loro pensioni con i valori e con i rendimenti attuali.

La tesi del governo, secondo cui l’aumento dei contributi dei collaboratori coordinati e continuativi compensa il calo di contributi dei nuovi assunti, è priva di fondamento. Parliamo di numeri in nessun modo comparabili: i collaboratori sono assai meno di coloro che verranno assunti attraverso il processo fisiologico del turn over; e poi, all’aumento dei contributi per i collaboratori deve corrispondere un aumento di prestazioni oggi sensibilmente inferiori a quelle degli altri.

Rassegna E arriviamo così all’articolo 18, che il Consiglio dei ministri alla fine non ha stralciato, anzi…

Cofferati  Il governo ha introdotto ulteriori modifiche che sono addirittura peggiori rispetto al testo iniziale: prefigurano una dualità di diritti che fa diversi i giovani del Mezzogiorno da quelli del Nord per la fattispecie più consistente prevista dalla delega, quelli dei contratti di lavoro a tempo determinato che vengono trasformati in contratti a tempo indeterminato; l’intenzione, non dichiarata ma trasparente, è quella di ricompattare le proprie fila dando un aiuto alla Lega escludendo il Nord dalle modifiche all’articolo 18.

Ma così si disegna un’Italia divisa anche sul piano dei diritti. Qualche giorno prima Confindustria era tornata ad affacciare l’idea che la chiave di volta per l’intervento nel Mezzogiorno sia quella dei salari differenziati: da un lato, quindi, ritornano le gabbie salariali, dall’altro le gabbie dei diritti.

Il tentativo è smaccato: togliere protezioni legislative e contrattuali alle persone e reintrodurre la possibilità per le aziende di licenziare discriminando, perché salta il principio della giusta causa o del giustificato motivo. Un principio di civiltà, peraltro sancito oggi anche dalla Carta dei diritti europea, il cui articolo 30 parla di «divieto di licenziare una persona senza giustificazione», aggiungendo poi «secondo la prassi e le regole nazionali» a conferma del principio del non regresso nell’attuazione delle normative europee.

Rassegna  Ma governo e Confindustria dicono che quella della reintegrazione nel posto di lavoro è un’anomalia tutta italiana e perciò non più sopportabile…

Cofferati  È una bugia bella e buona. Ci sono altri paesi europei che prevedono la reintegrazione assieme a normative restrittive della possibilità di licenziare.

Rassegna  Berlusconi ha ritirato fuori la questione dei padri contro i figli e  ne vuole fare il cuore di una campagna di comunicazione…

Cofferati  È vero proprio l’opposto. Loro vogliono togliere diritti alle persone, noi vogliamo estenderli. Noi chiediamo l’estensione dei diritti che i padri si sono conquistati, anzi, in larga misura si tratta di diritti che i nonni hanno conquistato in parte per se stessi e in gran parte per i padri di oggi. Chiediamo che vengano estesi e modulati per i ragazzi che oggi non ne hanno, per tutti coloro i quali sono privi di coperture.  È il governo che vuole impedire ai ragazzi di avere i diritti che hanno i loro padri. Se questo passasse, al turno successivo toccherebbe ai padri, perché un sistema duale di diritti in un posto di lavoro non può reggere.

Rassegna La manifestazione del 23, poi lo sciopero generale. E dopo?

Cofferati  Questa domanda lascia trasparire una scarsa convinzione sull’efficacia di quello che noi faremo. Io sono invece convinto che la manifestazione prima, così come lo sciopero generale poi, sono appuntamenti che possono avere un’efficacia straordinaria. Il governo non è in grado, con la decisione che ha preso, di chiudere davvero le sue contraddizioni. Molte di esse possono tornare ad acuirsi.

Bisogna fare le cose una per volta, facendo tutto quello che serve per ottenere il massimo del risultato. Oggi siamo concentratissimi sulla manifestazione. Poi passeremo a concentrarci sullo sciopero generale.

Se poi sarà necessario andare oltre, non saranno né la determinazione né la fantasia a farci difetto per dare continuità alla nostra iniziativa. Il sindacato confederale ha risorse culturali e politiche enormi da mettere in campo. Io credo conti molto, anche nella crescita del consenso intorno alle nostre proposte, il modo pacato ma anche molto fermo con cui ci siamo posti, argomentando le nostre ragioni, senza esorcizzare le posizioni di nessuno ma cercando di essere coerenti e lineari.

Rassegna  A tuo avviso la compattezza del governo potrebbe incrinarsi di fronte al prossimo appuntamento elettorale? 

Cofferati  Questo potrebbe  essere uno degli elementi di difficoltà in grado di condizionare il governo. Del resto, forze politiche che sono abituate a scegliere i propri comportamenti in base ai sondaggi possono anche cambiare repentinamente posizione.

Oggi però la scelta netta è quella di rilanciare il collateralismo con Confindustria.

Rassegna  A proposito, tra gli imprenditori e nella stessa Confindustria non tutti sembrano entusiasti della scelta di andare allo scontro frontale…

Cofferati  Tra gli imprenditori italiani  ci sono elementi di divisione ormai visibili. Che cosa porteranno queste articolazioni, non lo so. Per ora mi limito a registrarle. Non mi sembrano tutti felici della messa in discussione di un sistema di relazioni che negli anni passati ha dato buoni risultati per tutti. Paradossalmente, se nei prossimi mesi ci dovesse essere quel segnale di ripresa che tutti  auspichiamo, i primi a non avere interesse a un conflitto sociale sarebbero proprio loro. Ovviamente parlo di chi pensa al bene dell’impresa. Chi ha in testa scelte ideologiche, oppure persegue obiettivi politici, si comporta diversamente.

Anche l’idea di dividere il sindacato si sta rivelando un clamoroso errore: moltiplicano i danni, frantumano un sistema di rapporti che era stato utilissimo. E poi, pensare di poter gestire il sistema delle relazioni industriali in questo paese sulla base dell’emarginazione dell’organizzazione più antica, più radicata e più grande è una cosa priva di qualsiasi traccia di buon senso.

Rassegna  Ultima domanda. Come ti aspetti la giornata del 23?

Cofferati  Doveva essere una manifestazione grandissima, colorata e allegra. Sarà una manifestazione grandissima lo stesso, anche se non è tempo di allegria, oggi.

Sarà comunque l’occasione per insistere sul tema dei diritti, che  è quello che ci porta ad avere consenso nel mondo che è al di fuori dalla sfera del lavoro. La scelta fondamentale della Carta di Nizza è quella di considerare inscindibili i diritti della persona, quelli del cittadino, quelli che nascono nel lavoro. Il governo italiano sta attaccando questa connessione partendo dai diritti del lavoro e da una parte di quelli di cittadinanza: penso all’orribile legge Bossi-Fini.

Le persone avvedute si rendono conto che il rischio può riverberarsi su tutti. Per questo non c’è solo una generica solidarietà con le posizioni del sindacato – che già sarebbe moltissimo. C’è la condivisione dell’obiettivo di estendere i diritti, di farli diventare componente importante in una società complessa e articolata come quella  moderna. Questo lascia ben sperare.

(Rassegna sindacale n.11, marzo 2002)