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Bilancio partecipativo

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Bilancio partecipativo

Il bilancio partecipativo di Porto Alegre

di Tarcisio Tarquini

Porto Alegre, Brasile. Città di un milione e 300mila abitanti, capitale dello Stato del Rio Grande do Sul. Fino al termine degli anni 80 era sinonimo di emarginazione e disperazione sociale (un terzo dei residenti poteva dirsi, scrive l’urbanista Giovanni Allegretti, cittadino di fatto e non di diritto). Oggi è la capitale mondiale della partecipazione popolare. E, madrina dello strumento principe di questa partecipazione, il bilancio partecipativo. I cui effetti possono misurarsi, a oltre dieci anni dalla sua istituzione, voluta dal Partido dos Trabalhadores, che amministra la città dal 1988, con poche cifre. Investimenti per più di 700 milioni di dollari, con una media annua che è oscillata dal 15 al 25 per cento delle entrate fiscali (il resto è andato ai salari degli impiegati comunali e al funzionamento della macchina amministrativa); tutte le abitazioni sono state fornite di acqua potabile e, dal 1989 al 1997, la parte di popolazione che può beneficiare delle fognature è salita dal 46 al 74 per cento del totale. Progressi analoghi sono stati registrati in tutti i settori, primi fra tutti la sanità e la scuola (Le Monde diplomatique, maggio 2000).

Ma cos’è il bilancio partecipativo? Tutto comincia nel 1989, con l’obiettivo di portare la popolazione a partecipare attivamente all’elaborazione delle politiche municipali che la toccano direttamente e decidere le spese pubbliche, sottraendole a influenze che l’esperienza precedente aveva dimostrato spesso inquinate dalla corruzione.

La città viene divisa in sedici settori, all’interno dei quali tutti i residenti vengono invitati a prendere parte a riunioni pubbliche per precisare i loro bisogni e segnalare le priorità. Accanto alle assemblee territoriali vengono istituite cinque commissioni tematiche, con i protagonisti della vita sociale (sindacalisti, imprenditori, agricoltori, studenti, associazioni), per assicurare che a quello locale si aggiunga un punto di vista su temi globali della città (trasporti, educazione, sviluppo economico). Anche questi gruppi di lavoro propongono le loro priorità. La municipalità prende parte alle riunioni fornendo tutte le informazioni di carattere finanziario e tecnico necessarie. Un gabinetto di programmazione elabora, sulla scorta delle indicazioni pervenute dalle commissioni locali e tematiche, un progetto di budget che, dopo un’ulteriore fase di controllo dal basso, viene infine portato alla discussione e al voto del consiglio municipale. Da quel momento inizia l’attività di controllo sull’attuazione del budget, mentre si verifica se quanto stabilito nel bilancio dell’anno precedente sia stato effettivamente realizzato.

(5 novembre 2002)

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